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Regioni.it

n. 2630 - venerdì 19 dicembre 2014

Sommario
- Province: si allarga a "macchia d'olio" la protesta dei dipendenti
- Expo 2015: Spacca, prosegue l'impegno delle Regioni
- Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2012-2013
- UE adotta programma FSE per occupazione e istruzione
- Maroni: manovra grave errore del Governo
- Istruzione: serve un sistema educativo professionalizzante

+T -T
Province: si allarga a "macchia d'olio" la protesta dei dipendenti

Delrio: “il personale non rimarrà per strada ma verrà assorbito tramite blocco di tutte le assunzioni in tutte le amministrazioni dello Stato"

(Regioni.it 2630 - 19/12/2014) Si allarga e si diffonde a macchia d’olio la protesta dei dipendenti delle Province. Segnali e notizie arrivano da diverse parti del paese.
In Toscana i dipendenti hanno occupato la Sala Consiglio della Provincia di Grosseto, in segno di protesta contro il piano di riorganizzazione del governo che prevede tagli al personale. Il 18 dicembre, nell'ambito della stessa protesta, erano già state occupate le sedi di Firenze, Siena e Pisa e una analoga iniziativa è prevista oggi a anche a Prato.
Corteo nel centro della città a Pisa, da parte dei dipendenti della Provincia che protestano contro i tagli del Governo che, secondo Cgil, Cisl e Uil, “mettono a rischio 250 posti”. I lavoratori hanno scandito slogan contro l'esecutivo e appeso lungo l'Arno striscioni contro il governo. In uno striscione, appeso sulla balaustra del Ponte di Mezzo, è stato scritto "Provincia licenziata, piena incontrollata" riferendosi alle attività dell'ente in materia di difesa del suolo.
Prosegue poi ad oltranza l'occupazione di alcuni locali della Provincia di Firenze da parte dei dipendenti, per protesta contro i tagli al personale, che si dicono convinti a portare avanti, se necessario, l'iniziativa in questo fine settimana e anche a Natale. “Stiamo aspettando perché è atteso il maxiemendamento alla legge di stabilità e vedremo se ci saranno aspetti positivi che ci riguardano – ha spiegato Giuseppe Aloi della Rsu - altrimenti siamo pronti a continuare la protesta. Il fine settimana è quasi assicurato e se necessario anche a Natale”.
In Emilia-Romagna a Bologna i lavoratori della Provincia di Bologna hanno “invaso” Palazzo D'Accursio. Mentre il sindaco e presidente metropolitano Virginio Merola stava incontrando parlamentari e sindacati sul caos che minaccia di travolgere ciò che resta dell'ente di Palazzo Malvezzi, un centinaio di dipendenti ha  occupato simbolicamente lo scalone dei cavalli da cui si accede alla sede municipale. Il presidio è stato organizzato da Cgil, Cisl e Uil.
Occupazioni simboliche anche a Modena dove per  quasi due ore i dipendenti della Provincia hanno occupato la sala del  consiglio provinciale, facendo ritardare di circa un'ora l'inizio  lavori dell'Assemblea dei sindaci. Accanto alla protesta, i sindacati hanno in Emilia Romagna aperto  anche un confronto istituzionale. Questa mattina in Regione, infatti,  Cgil, Cisl e Uil, hanno illustrato l'istanza al Presidente Stefano Bonaccini e sottoscritto con lui un documento condiviso. Nel testo c'è l'impegno del presidente Bonaccini ad “aprire un'interlocuzione con il Governo sull'emendamento relativo al  taglio del personale in forza alle province e città metropolitane".  Non solo. E' previsto anche l'impegno a garantire il mantenimento  degli attuali livelli occupazionali nel rispetto dei contenuti e dei  percorsi di confronto definiti negli accordi sia confederali che di  categoria (protocollo del 10 dicembre 2013) già sottoscritti con la  Regione ed il complessivo sistema delle autonomie locali. Regione e sindacati hanno condiviso anche la decisione di costituire  un tavolo permanente di confronto a livello regionale che garantisca  un flusso di informazioni costanti sulle attività dell'osservatorio  regionale e nazionale. Infine  l'impegno a confermare le risorse del  bilancio regionale destinate alle "attività delegate" e ricerca di un  confronto con il Governo al fine di ridurre l'impatto dei tagli  attualmente previsti dal Ddl Stabilità 2015.
In Sicilia proteste a tappeto a Palermo e non solo, con pesanti ripercussioni sul traffico. Dalle province alle piccole imprese, sino agli studenti. Sotto accusa la paralisi alla Regione, a causa soprattutto dello stallo sul bilancio gravato da una voragine finanziaria di oltre 3,5 miliardi di euro. E' così scattato il sit-in dei dipendenti delle ex province in tutta la Sicilia presso le sedi di appartenenza. Aderendo alla mobilitazione lanciata dai segretari nazionali di categoria, le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, hanno indetto assemblee per manifestare contro la politica del governo nazionale. "Disattendendo ogni confronto - dicono i segretari generali Michele Palazzotto (Fp Cgil), Luigi Caracausi (Cisl Fp) e Enzo Tango (Uil Fpl) - l'esecutivo nazionale conferma la politica dei tagli e dei vincoli sulle assunzioni. Una scelta che mette a rischio non solo le garanzie occupazionali per tutti i dipendenti degli enti, siano essi di ruolo o precari, ma la tenuta dei servizi".
In Liguria la seduta del consiglio regionale è stata sospesa e i lavoratori delle province hanno illustrato le loro istanze dalla tribuna riservata al pubblico. Tra i casi evidenziati dai dipendenti quello dell'ufficio inclusione disabili della provincia di Genova. L'appalto a una coop privata scade il 28 febbraio e al momento non c'è un interlocutore istituzionale con cui discutere un eventuale rinnovo che, dicono i lavoratori, rischia tagli importanti.
“Non ho mai fatto mancare la mia voce e continuerò a levarla sul futuro degli enti locali, delle Province e delle nuove Città Metropolitane, esprimendo un giudizio totalmente negativo sul modo in cui il governo sta gestendo una prospettiva potenzialmente positiva". Lo ha detto Marco Doria, sindaco metropolitano ai rappresentanti sindacali delle centinaia di lavoratori che hanno protestato il 19 dicembre alla Regione, durante la conferenza metropolitana. “Questo modo di procedere è inaccettabile, con tagli drastici di risorse senza nemmeno discutere che funzioni dovrà svolgere la Città Metropolitana e creando condizioni pesantissime di incertezza nei dipendenti. Condividiamo completamente le vostre posizioni", ha detto Doria secondo un comunicato diffuso dalla Provincia di Genova. Gian Felice Isola della Cgil e Paolo Giampaolo della Uil a nome delle organizzazioni sindacali hanno invitato il sindaco, il Consiglio e la Conferenza metropolitana ad essere a fianco dei lavoratori e ad "intervenire pesantemente nei confronti del governo perché il sistema così non può più andare avanti, continuando a massacrare servizi e dipendenti pubblici e il welfare" ma anche della Regione "che si sta accingendo a riprendere una serie di deleghe gestite dalle Province, scegliendole con il criterio di quelle che portano maggiori risorse”.
In Umbria protesta delle rsu della provincia di Perugia prima della conferenza stampa della presidente della Regione, Catiuscia Marini. Qualche decina di lavoratori con le bandiere dei sindacati ha preso posto all'interno di palazzo Donini, sede della giunta. “Chiediamo un impegno della Regione per farsi promotrice nei confronti del Governo su quanto succede in tutte le Province" ha detto uno dei sindacalisti, Angelo Scatena (Fp-Cgil). "Da domani questo disagio - ha aggiunto -  diventerà realtà su scuole e ambiente. Con l'approvazione della Legge di stabilità questo Governo ha deciso di mandare a casa i lavoratori delle Province e di tagliare i servizi ai cittadini", si legge in una nota delle rsu della Provincia di Perugia.
La presidente della Regione Umbria ha invitato “al rispetto dei 22 mila cassa integrati dell'Umbria” quando nella sala sono arrivati le grida dei dipendenti della Provincia ancora all'interno di palazzo Donini. Con tono deciso la presidente, che aveva appena cominciato la conferenza stampa di fine anno, ha quindi invitato alla calma. “Questi atteggiamenti - ha detto Marini - non aiutano a portare solidarietà. Nessun dipendente delle Province ha perso un euro. Serve rispetto per i 22 mila cassa integrati”.
Un centinaio di dipendenti, con bandiere dei sindacati, hanno occupato simbolicamente la sala dove era in programma la conferenza stampa di fine anno della giunta. "Il nostro problema - hanno detto alcuni rappresentanti - è quello dei lavoratori delle Province di tutta Italia: se non cambiano le norme resteremo senza lavoro. Vi chiediamo di farvi promotori delle nostre ragioni nei confronti del governo. Altrimenti ne pagheranno le conseguenze i cittadini e le nostre famiglie". La presidente Catiuscia Marini, dopo alcuni minuti, ha promesso un incontro con i lavoratori al termine della conferenza stampa.
Protesta dei lavoratori delle Province anche in varie sedi del Veneto. A Verona si sono registrati momenti di tensione, quando un gruppo di dipendenti, che stavano manifestando sotto il palazzo contro i tagli del 50% proposti dal governo nel riordino delle amministrazioni provinciale, è entrato nella Sala Rossa, dove il presidente Antonio Pastorello stava tenendo la conferenza stampa di fine anno con gli assessori.
Nel Lazio è iniziato a Frosinone il presidio di protesta  dei lavoratori della Provincia contro il taglio dei fondi per il personale che mette a rischio trecento posti di lavoro. Davanti al palazzo dell'amministrazione comunale  sono già arrivati molti dipendenti e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.  In giornata dovrebbe essere stilato un documento tra organizzazioni sindacali e il presidente della Provincia di Frosinone.
In Sardegna duecentocinquanta dipendenti della Provincia di Nuoro hanno occupato la sala consiliare. I lavoratori, sostenuti dal sindacato unitario Cgil, Cisl e Uil, come in tutte le Province d'Italia, vivono l'incertezza sul loro futuro dopo l'abolizione delle Province elettive e protestano contro l'incertezza sul riordino delle competenze. “L'emendamento alla legge di stabilità con il taglio dei trasferimenti è una spada di Damocle - hanno detto Sandro Fronteddu e Giorgio Mustaro di Cgil e Cisl - significa che sarà complicato pagare gli stipendi, mentre parlare di esercizi e di funzioni è pura fantasia”. Da più parti si parla di migliaia di esuberi, ma dalla politica non trapela niente. “In Sardegna poi - sottolineano i sindacalisti - il disegno di legge che ridisegna le autonomie locali è ancora in alto mare. Oggi abbiamo messo in atto una occupazione simbolica, strutturata in forma di assemblea ma per i prossimi giorni cercheremo di mettere in atto altre forme di protesta per avere delle risposte sul futuro dei dipendenti”. Il presidente della Provincia Costantino Tidu ha ribadito di condividere le ragioni della protesta e di essere al fianco dei lavoratori. Martedì 23 dicembre la Giunta regionale dovrebbe approvare la legge di riordino degli enti locali che prevede il superamento dell'attuale assetto istituzionale (Regione, Province, Comuni) con uno completamente nuovo nel quale l'ente intermedio tra Comuni e Regione sarà l'Unione dei Comuni, mentre le Province (tre sono previste per Statuto) saranno svuotate progressivamente di competenze. E' quanto emerso dall'audizione dell'assessore regionale degli Enti locali, Cristiano Erriu, in Commissione Autonomia del Consiglio regionale, presieduta da Francesco Agus (Sel). Per il passaggio delle funzioni verrà creato un osservatorio regionale, mentre i commissari hanno chiesto all'assessore che per i circa duemila dipendenti, dipendenti delle società in house e precari non si creino in Sardegna gli stessi problemi che stanno caratterizzando la riforma in altre regioni (ritardi nei pagamenti degli stipendi, ecc.). Le Unioni dei Comuni avranno una popolazione minima di 10 mila abitanti e saranno dei veri e propri enti locali con personalità giuridica, mentre le associazioni dei comuni potranno essere formate da amministrazioni con non meno di 180 mila abitanti. Potrebbe essere anche prevista un ente a metà tra le due figure: le unioni  dei centri metropolitani per comuni non contigui, ma con connessioni importanti. Tutte le amministrazioni, però, saranno obbligate a consorziarsi nelle Unioni che avranno organi di secondo livello. Via libera anche alla città metropolitana di Cagliari che però non coinciderà con l'intera attuale provincia: ci saranno i Comuni dell'area vasta (forum dei sindaci) e si potranno associare anche altre amministrazioni che lo chiederanno. “Dal 7 gennaio la prima Commissione avvierà l'iter delle consultazioni e delle audizioni sul provvedimento - ha spiegato Agus all'Ansa - ma vogliamo anche uscire dal palazzo del Consiglio e stiamo pensando ad una consulta plenaria che dialoghi con i territori”.
In Abruzzo circa 50 dipendenti della Provincia dell'Aquila a rischio taglio hanno occupato il primo piano della sede dell'ente in via Monte Cagno, nella periferia Ovest del capoluogo. Annunciata, inoltre, un'occupazione per martedì prossimo del Consiglio regionale. Le nuove norme contenute nella legge di stabilità – secondo i manifestanti -  mettono a rischio complessivamente 720 posti di lavoro, 263 dei quali all'Aquila. “Siamo in preda a un delirio istituzionale - afferma la sindacalista Cgil Rita Innocenzi, presente alla manifestazione - Il taglio delle Province è un fallimento della riforma della pubblica amministrazione. Le Province sono anche a rischio di dissesto finanziario, bisogna aprire subito un tavolo della concertazione per garantire i dipendenti e la continuità dei servizi”. Il governo ha intenzione, già a partire dal 2015, di ottenere un risparmio di un miliardo di euro imponendo alle 86 Province italiane il dimezzamento del loro attuale personale, da 31.446 dipendenti attuali a 19.339, con un taglio di 20 mila posti. Nel dettaglio la Provincia dell'Aquila dovrà tagliare 263 lavoratori, con risparmio di 10,2 milioni. “Se l'idea del governo è che gli enti con meno compiti debbano avere meno spese - ha denunciato nei giorni scorsi il presidente, Antonio Del Corvo - vengano da Roma a vedere se, quei pochi compiti sono tali da cambiare la vita alle persone”.
In Campania i dipendenti della Provincia di Napoli hanno occupato i locali di palazzo Matteotti, sede della Provincia, per protestare "contro la riduzione del 30% della  dotazione organica prevista nella legge di stabilità in discussione al Senato per le nascenti Città Metropolitane". I dati in possesso delle  organizzazioni sindacali parlano di "oltre 400 lavoratori che  vedrebbero a rischio il loro posto di lavoro se dovesse essere  confermato nel maxi emendamento proposto dal Governo quanto discusso  in Commissione, che prevede il drastico ridimensionamento degli  organici". Il presidente uscente della Provincia di Napoli, Antonio  Pentangelo, esprime la sua "sentita solidarietà ai dipendenti della  Provincia. Negli anni in cui ho guidato l'Amministrazione - aggiunge Pentangelo  - mi sono confrontato con dirigenti e dipendenti che hanno sempre  mostrato un'alta professionalità. Questa ricchezza di esperienze oggi sono messe pesantemente a rischio solo apparentemente per legittimi motivi di bilancio delle Regioni o dei diversi enti locali. In realtà tutto ciò che sta accadendo è figlio di una strategia dell'attuale governo che tende a penalizzare in modo forsennato tutto il sistema  amministrativo periferico. La politica, ma specialmente l'opinione  pubblica deve capire e ricordare che tutti i dipendenti sono un  patrimonio dello Stato, che li ha formati e utilizzati per ottimizzare i servizi che offre. Perderli, o anche solo penalizzarli, significa  sprecare risorse umane che sono un bene primario ed indispensabile per il rilancio del Paese", conclude Pentangelo.
In Calabria, in centinaia, hanno occupato insieme ai sindacati tutte e cinque le sedi istituzionali calabresi degli enti, in contemporanea con le Province di tutta Italia. A Catanzaro e' stato preparato un documento da presentare al Presidente della Regione, Mario Oliverio, perché si crei al piu' presto un osservatorio regionale sulle Province, cosi' come gia' avvenuto in altre regioni, non alle prese con la tornata elettorale. Oltre un centinaio i lavoratori presenti a ogni assemblea nelle cinque citta', in prima linea i dipendenti della Provincia di Vibo, reduci da oltre dieci giorni di mobilitazione affiancati dalla Cgil e che sono riusciti cosi' a sbloccare due delle quattro mensilità arretrate che gravano sui dipendenti, a causa del grave dissesto finanziario che pesa sui bilanci dell'ente. A Cosenza si prevede di occupare gli uffici di via Popilia da lunedì prossimo se non dovesse cambiare la direzione presa da palazzo Chigi col maxi emendamento presentato sugli enti intermedi. Accesa la mobilitazione anche a Crotone dove i lavoratori proprio nel periodo natalizio si vedono alle prese con una mensilita' arretrata. Qui, raccontano i dipendenti, sono stati, in alcuni locali commerciali, rifiutati i buoni pasto
perché si ritiene che non ci sia neppure la garanzia dell'esigibilità. "Il contesto e i problemi propri della regione amplificano gli interrogativi sul futuro lavorativo di noi dipendenti provinciali - e' la voce dei lavoratori dall'assemblea che si e' tenuta a Catanzaro - perché non dimentichiamo che i Comuni dovrebbero essere tra gli enti tenuti a riassorbire i dipendenti provinciali, secondo gli iter legislativi in corso, ma in Calabria ci sono ben 238 Comuni in dissesto finanziario dichiarato. Dove si andra' a finire?" . Nel capoluogo di regione i dipendenti hanno dichiarato lo stato di assemblea permanente insieme ai segretari generali dellaFunzione pubblica Cgil, Cisl e Uil. “Quello che piu' mi preoccupa - ha detto nell'assemblea catanzarese il segretario Funzione pubblica Cgil regionale Alfredo Iorno - e' che ancora in molti casi non si sono compresi del tutto gli interrogativi che pesano sul futuro dei dipendenti provinciali, soprattutto se passa il maxi emendamento del governo alla legge di stabilita' che contraddice, anzi, destruttura e rende di fatto inutile la legge Delrio e prevede pesantissimi tagli sul personale. Ma, come abbiamo detto nei giorni dell'occupazione a Vibo, se saltano le regole, perché non si pagano, come di dovere, gli stipendi ai lavoratori, salteranno tutte le altre regole, sia chiaro. inoltre - ha concluso il segretario della Fp Cgil - i deputati e i senatori calabresi sono tenuti a rendere conto, ai loro elettori, sui provvedimenti cheì votano a Roma, assumendosene la responsabilità politica sulle ricadute del personale”.
E mentre dilaga la protesta  il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa prova  a rassicurare i dipendenti delle Province: “mi spiace che all'origine di questo fraintendimento ci sia proprio l'Upi (l’Unione delle Province d’Italia, ndr) : "nessuno perderà il posto di lavoro, verranno ricollocati. Non si parla di esuberi o licenziamenti, si parla di mobilità" spiega Bressa. “Siamo di fronte - aggiunge intervenendo a Effetto Giorno su Radio 24 - a uno dei più colossali fraintendimenti della storia delle relazioni sindacali. Quello che deve essere chiarito è che la legge di stabilità contiene una norma speciale che dà assoluta garanzia al personale di non perdere il posto di lavoro. Proprio perché ci stiamo approntando a fare la più grande opera di mobilità nella storia della pubblica amministrazione, abbiamo immaginato di non farlo con le norme ordinarie, ma di prevedere un percorso speciale. Questo percorso è un percorso a garanzia dei titolari degli attuali posti. La legge Del Rio dice che i dipendenti manterranno il loro posto di lavoro e il loro livello di retribuzione".
Bressa spiega ancora: "Abbiamo fatto una norma che prevede che ci siano due anni di tempo perché questa mobilità possa avvenire e in questi due anni, nel testo che verrà depositato al Senato, si fa esplicito riferimento al fatto che questa fase transitoria avrà il suo termine al 31 dicembre 2016. Poi al 31 dicembre del 2016 scattano ulteriori altri due anni di tempo prima che il processo possa dirsi concluso. E' una transizione che ci porta al 30 aprile del 2019”.
Concetti poi rafforzato dal Sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio. “ Il personale delle province non rimarrà per strada ma verrà assorbito tramite blocco di tutte le assunzioni in tutte le amministrazioni dello Stato e affini". Delrio ha sottolineato che nel maxiemendamento alla legge di stabilità ci sarà un “elemento di certezza e non d'incertezza come qualcuno ha erroneamente sottolineato”.


( Stefano Mirabelli / 19.12.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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