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Regioni.it

n. 2631 - lunedì 22 dicembre 2014

Sommario
- Macroregioni: il dibattito è aperto
- Dipendenti Province: "nodo" nel rapporto Stato-Regioni
- Emilia-Romagna: Bonaccini presenta la nuova Giunta
- Un sito per capire come utilizzano le risorse Regioni ed enti locali
- Istat: le partecipate pubbliche in Italia
- Macroregione adriatico ionica: sì Conferenza Regioni a programma Adrion

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Macroregioni: il dibattito è aperto

(Regioni.it 2631 - 22/12/2014) “Non dobbiamo commettere l'errore, emerso sulle Province, di affidarsi agli slogan o ai colpi di mano solo nell'idea di tagliare lo Stato per risparmiare. Queste riforme vanno fatte con l'obiettivo riorganizzare lo Stato, ma per farlo funzionare meglio. Come la vedo io, un'autoriforma delle Regioni mira anche a fornire servizi di qualita' ai cittadini mettendo in comune certe funzioni di governo. C'e' molto di concreto che si puo' gia' fare senza fare nuove leggi". Cosi', in un'intervista pubblicata dal quotidiano "La Repubblica", Nicola Zingaretti, governatore del Lazio. "I governatori hanno voglia di rinunciare ciascuno ai propri poteri esclusivi? Da presidente del Piemonte e della Conferenza delle Regioni - spiega - , Sergio Chiamparino ne ha gia' parlato al governo. Le circoscrizioni regionali furono definite in un'altra e'ra, quando la società era ancora molto agricola e non esisteva il mercato unico europeo. I confini regionali non corrispondono piu' necessariamente ad ambiti ottimali per il buon governo: quasi 70 anni dopo che sono stati disegnati e dopo 40 anni di funzionamento, si puo' pensare a rivedere lo stato di cose. Le Regioni - puntualizza Zingaretti - possono iniziare subito a mettere insieme alcune attività, in modo da ridurre i costi e alzare la qualita' dei servizi. Poi si potrà pensare realisticamente a ridurre il numero delle Regioni stesse per arrivare a ambiti più ampi”. Zingaretti indica i mestieri che andrebbero messi in comune. “L'attivita' di zooprofilassi lo è già e dimostra che si può fare. Ci si può arrivare su alcuni servizi sanitari, anche attraverso la specializzazione di centri di eccellenza facilmente raggiungibili. La protezione civile, la tutela dal rischio idrogeologico, i trasporti, le agenzie regionali per l'ambiente. E naturalmente anche certi enti e società partecipate. Le istituzioni regionali devono avere la lungimiranza di perdere qualche pezzo di ciò che per alcuni continua ad essere un potere, anche elettorale, a vantaggio dell'efficienza per i cittadini e le imprese”.
“Il punto è smettere di pensare che lo Stato sia una bad company irriformabile - sottolinea il presidente della Regione Lazio - .Non dobbiamo chiudere e smantellare le strutture, ma accettare la sfida dell'autoriforma. Con le risorse disponibili, a maggior ragione dopo gli ultimi tagli alle Regioni, gli apparati non tengono più. Perché i cittadini dovrebbero credere a un'autoriforma, con quello che hanno sotto gli occhi? Perché esistono misure che si possono prendere subito per togliere ossigeno alla corruzione. Vanno ridotte drasticamente le centrali appaltanti. Vanno semplificate le procedure e i cosiddetti pareri di competenza, e serve trasparenza totale, consultabile su internet, su ogni gara d'appalto e chi le vince. La complessità dei processi amministrativi è il brodo della corruzione, dunque e' importante che si sappia sempre chi esattamente fa cosa”.
Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania (e Vicepresidente della Conferenza delle regioni) è convinto che “debito e disservizio si siano creati nel rapporto tra Stato e Regioni, quel rapporto è una neoplasia”, anche per questo occorre superare l'attuale assetto istituzionale regionale. “Siamo in una situazione - ha affermato - in cui dobbiamo sapere chi fa che cosa. Siccome in parlamento sono aperte le riforme, occorre agire adesso. Lavoriamo per sciogliere le Regioni - ha aggiunto – perché se non si arriva a a una riforma dell'attuale regionalismo, tutti i sacrifici che sono stati fatti si riverseranno sugli enti nuovi”.
“La Città metropolitana – spiega poi il presidente della Campania in un articolo pubblicato da “Il mattino il 21 dicembre - nasce tra tante incertezze, come dimostrano le incognite sul futuro dei dipendenti della Provincia, perché lo Stato non è organizzato bene. Le Città metropolitane non possono da sole affrontare la crisi, avranno solo debiti, partiranno con un grande fardello. II tema centrale da affrontare è quello dello scioglimento delle Regioni. Se non si supera l'attuale regionalismo, anche tutti i sacrifici fatti dalla buona politica, come quella che ha governato la Provincia di Napoli in questi cinque anni, si riverseranno sui nuovi enti. Sono sempre stato contrario alla legge Delrio - prosegue Caldoro - anche se riconosco al sottosegretario di essere stato, a differenza di tanti amministratori di centrosinistra del Sud, un bravo sindaco. Il suo modello non funziona. Che significato ha sciogliere le Province, cioè gli unici enti che avevano i bilanci in pareggio? Si potevano superare le Province, ma si doveva partire dalle Regioni”. secondo l'analisi di Caldoro, immaginando le Regioni “i costituenti, con il vecchio articolo 118, non avevano disegnato enti di gestione”. Anche secondo il presidente della Campania il problema è chiarire chi fa e che cosa. La via d'uscita è un processo di riforma che porti alla costituzione di macro aree. “La Lombardia che conta 10 milioni di abitanti e che già da sola costituisce una macro regione - dice Caldoro – ha, non a caso, tutti i parametri in ordine”. Tornando poi sulla città metropolitana, spiega ancora il Presidente campano, siamo di fronte ad “un dibattito surreale: i nostri rappresentanti in sede di discussione della Città metropolitana hanno posto problemi di merito, mentre il centrosinistra e de Magistris hanno scelto una strada diversa. Una strada tutta politica, tutta legata ai posti di potere. Un grave errore, ma come presidente della Regione ribadisco la mia disponibilità a trovare soluzioni”.
Insomma nelle forze politiche nazionali ma anche fra i politici regionali si sta rapidamente facendo spazio l’idea di accorpare le Regioni. A fare il punto è un articolo del “Il Messaggero” che ricorda come il dibattito sia stato aperto da un disegno di legge dei parlamentari del Pd Roberto Morassut e Raffaele Ranucci. “Poi a sorpresa – scrive il Messaggero - il presidente della Conferenza delle Regioni, nonché presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, si è detto favorevole all'accorpamento e a una ridefinizione della missione di questi istituti. Anzi, Chiamparino ha fatto di più. Ha preso carta e penna e ha scritto al premier Matteo Renzi per chiedere un incontro urgente proprio per discutere (quello che segue è letterale) «di prospettive e ruolo delle Regioni”.
Infine anche il Presidente del Veneto, Luca Zaia, affida alle agenzie (a margine della firma a Trieste di dueaccordi operativi in materia di protezione civile e sanità con lapresidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani e colPresidente della Carinzia, Peter Kaiser) la propria simpatia per l’ipotesi di futuri accorpamenti: "io sono per l'accorpamento delleregioni e credo che un ridisegno della logistica istituzionale alivello regionale rafforzi e potenzi ancora di più l'offerta inmateria federalista. La verità è che il Governo ora nicchia nelfarlo, perché sa che nel momento in cui lo fa rafforza le regionie non le distrugge”.

 



( Stefano Mirabelli / 22.12.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
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