Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 2632 - martedì 23 dicembre 2014

Sommario
- Istat: Annuario statistico italiano 2014
- Lorenzin: con inizio anno aggiornamento Lea
- Macroregioni e Province: fibrillazioni nel "cantiere riforme"
- Parere sulla Legge di stabilità
- Euregio: firmati accordi da Zaia e Serracchiani
- Istat: turismo, i dati dell'Annuario statistico 2014

+T -T
Istat: Annuario statistico italiano 2014

(Regioni.it 2632 - 23/12/2014) L’Istat ha pubblicato l’Annuario statistico italiano 2014 e i dati presentati (riferiti al 2013) costituiscono la base per 24 capitoli, con dettaglio regionale e spesso con un confronto sintetico con i quattro anni precedenti.
Per quanto riguarda il “territorio” l’Istat conferma che, purtroppo il “Bel Paese” è  a rischio sismico: nel 2013 sono stati registrati complessivamente 21.369 eventi sismici anche se quasi tutti di magnitudo inferiore a 4,0.
L’Italia resta il Paese delle tante municipalità, ma sette comuni su dieci hanno una popolazione pari o inferiore ai 5 mila abitanti, una frammentazione amministrativa comunque in via di riduzione per effetto della politica di contenimento della spesa pubblica che sta incidendo sul numero dei comuni; nei primi mesi del 2014 sono scesi a 8.057 unità, un livello simile a quello del 1971. Dopo la fuga dalle grandi città dei primi anni duemila, che ha fatto crescere in misura significativa i residenti dei comuni della prima e seconda cintura, il trend si è invertito fra il 2011 e il 2013. Pur con alcune piccole eccezioni, gli spostamenti si direzionano ora verso il centro capoluogo.
Su fronte della tutela dell’ambiente va sottolineato che nel 2013 la quantità di rifiuti urbani raccolti si attesta a 29,6 milioni di tonnellate (490 chilogrammi per abitante), l’1,3% in meno dell’anno precedente. La raccolta differenziata raggiunge il 42,3%, dal 40% del 2012; a livello territoriale i valori più alti di raccolta differenziata si registrano nelle provincia autonoma di Trento (68,9%) e in Veneto (64,6%); quelli più bassi in Sicilia (13,4%) e Calabria (14,7%).
La crisi economica fa sentire i suoi effetti e si riducono i consumi energetici. Nel 2013, il consumo interno lordo di energia si è ridotto del 3% passando da 176,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) a 171,0. È forte anche il calo delle importazioni di energia elettrica, pari a -8,2%. 
Si è ridotto in misura consistente l’apporto delle fonti tradizionali alla produzione di energia elettrica – dal 77,4% del 2009 al 66,6% del 2013. Al contempo è cresciuto il contributo delle fonti rinnovabili, nel 2013 si attestano al 38,6% della produzione lorda totale.
Calano fortunatamente gli incendi in Italia: nel 2013 sono stati 2.936 contro 8.274 dell’anno precedente (-65%). Anche la superficie interessata si è ridotta fortemente, da 130.799 ettari a 29.076 (-78%).
Allarme mobilità: Nel 2014 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie nella zona in cui abitano sono il traffico (36,9%), la difficoltà di parcheggio (35,2%), l’inquinamento dell’aria (34,4%), la difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,7%), il rumore (30,6%). In ultima posizione si colloca l’irregolarità nell’erogazione dell’acqua, che costituisce un problema per l’8,6% delle famiglie ma le differenze sul territorio sono forti: le percentuali più alte si registrano in Calabria (32,1%) e Sicilia (24,1%).
Aumenta il numero degli abitanti : 60.782.668 i residenti al 31 dicembre 2013  oltre un milione in più rispetto all’inizio dell’anno (+1,8%). La ripartizione in cui si è registrato il maggiore incremento è il Centro (+3,3%); quella con il maggior numero di residenti è il Nord-ovest (16.130.725, il 26,5% del totale).  Diminuiscono i decessi, (600.744, erano stati 612.883 nel 2012) ma si registra un decremento maggiore delle nascite: 514.308 contro 534.186 del 2012.
Al 1° gennaio 2013 (ultimo dato disponibile) gli stranieri residenti sono 4.387.721 (l’8,3% in più di un anno prima) e costituiscono il 7,4% della popolazione complessiva. Il 28,3% dei cittadini stranieri proviene dall’Ue, il 24,3% dall’Europa centro-orientale e il 14,1% dall’Africa settentrionale.
Infine si conferma la longevità degli italiani: in virtù della costante riduzione dei rischi di morte a tutte le età, prosegue nel 2013 l’incremento della speranza di vita alla nascita: per gli uomini da 79,6 del 2012 a 79,8 anni e per le donne da 84,4 a 84,6. 3  All’interno dell’Unione europea solo la Svezia ha una situazione migliore per gli uomini (79,9 anni), mentre per le donne la speranza di vita è più alta in Spagna (85,5) e Francia (85,4) (dati 2012). Sul territorio, è la Liguria la regione con l’indice di vecchiaia più alto (238,2 anziani ogni 100 giovani) mentre quella con il valore più basso è la Campania (106,4%).  Nell’Ue a 27 paesi l’Italia si conferma al secondo posto, preceduta dalla Germania che ha circa 160 anziani ogni 100 giovani.
Le separazioni legali passano da 88.797 del 2011 a 88.288 del 2012; i divorzi da 53.806 del 2011 a 51.319 del 2012. Come negli anni precedenti, le separazioni consensuali sono decisamente di più delle giudiziali, rappresentano l’85,4% circa del totale.
Sanità: nel 2014, il 70% della popolazione ha fornito un giudizio positivo del proprio stato di salute (valore stabile rispetto a un anno prima), più elevato fra gli uomini (73,8%) che fra le donne (66,3%). A parità di età, già dai 45 anni in su le donne appaiono svantaggiate: nella fascia di età 45-54 anni il 72,8% degli uomini si considera in buona salute contro il 68,4 delle coetanee ma le differenze si accentuano tra i 55-59 anni (63,8% contro 54,9) e i 75 anni e oltre (29,5% contro 17,7).
Quanto alle patologie croniche, il 38,9% dei residenti dichiara di essere affetto da almeno una fra le 15 considerate (valore in crescita rispetto al 2013); le più diffuse sono: l’ipertensione (17,4%) l’artrosi/artrite (16%), le malattie allergiche (10,3%), l’osteoporosi (7,5%), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (5,8%) e il diabete (5,5%).  Da segnalare il deciso aumento (+2,4 punti percentuali rispetto al 2013) dei 25-34enni che soffrono di allergie e la riduzione della quota di chi è affetto da artrosi e artrite fra gli ultrasettantacinquenni (-4,4 punti).
Nelle abitudini alimentari il pranzo resta il pasto principale e in oltre sei casi su dieci viene consumato fra le mura domestiche. La quota più bassa si registra tra gli uomini di 35-44 anni (51,2%). Diffusa e stabile nel tempo è anche la consuetudine a fare una colazione adeguata al mattino: circa otto persone su dieci abbinano al caffè o al tè alimenti nutrienti come latte, biscotti, pane. Questo comportamento salutare è più diffuso fra le donne (83,2%) rispetto agli uomini (77%).
Prosegue il declino dell’abitudine al fumo. Nel 2014 si dichiara fumatore il 19,5% della popolazione over14, contro il 20,9% nel 2013 e il 21,9% nel 2012. Il tabagismo è più diffuso fra gli uomini (24,5%) che fra le donne (14,8%). Per i primi il picco viene raggiunto nella classe di età 25-34 anni (33,5%) mentre per le fumatrici nella classe di età 20-24 (20,5%).
Nel settore della giustizia , i procedimenti civili (nel 2012) sopravvenuti in primo grado sono 4.041.919, il 34,1% viene trattato presso l’ufficio del Giudice di pace, il 65% è in carico ai Tribunali e lo 0,9% alle Corti d’appello. Nel primo grado di giudizio, il primato dei procedimenti pendenti a fine anno spetta ai Tribunali (69,2%). Nel 2013 i protesti levati sono 1.234.670 (-12,3% sul 2012) con un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro (3,4 l’anno precedente) e un importo medio unitario di 2.263 euro (2.412 nel 2012).  Nel 2012 sono stati 2.818.834 i delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria, il 2% in più dell’anno precedente. Tra le tipologie di delitto, risultano in forte aumento le truffe e frodi informatiche (+10,5%). Incrementi più contenuti si registrano per estorsioni (+6,2%), ricettazione (+5,5%), rapine e furti (+5,1 e 4,1%, rispettivamente). In calo, invece, lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione (-13,2%), i tentati omicidi (-5,3%) e gli omicidi volontari (-4%).
Continua a scendere a livello nazionale l’indice di affollamento delle carceri, ovvero il rapporto tra detenuti presenti e posti letto previsti. Nel 2013 si attesta a 131,1 da 139,7 del 2012. La situazione è più critica nel Nord (142,3 detenuti per 100 posti letto), ma anche nel Mezzogiorno e al Centro i valori sono ben lontani da quello ottimale. Tra le regioni i valori oscillano tra 163,4 della Liguria e 78,9 della Sardegna, l’unica regione che ha un tasso di affollamento inferiore a cento.
Scende il numero di iscritti alla scuola dell’infanzia  Sono 8.943.701 gli studenti iscritti all’anno scolastico 2012/2013, circa 17.500 in meno rispetto a quello precedente. Per la prima volta negli ultimi quattro anni diminuiscono gli iscritti sia alle scuole dell’infanzia (-8.817) sia alle scuole secondarie di primo grado (-12.621) mentre prosegue, anche se attenuato, il calo degli iscritti alle scuole secondarie di secondo grado (-2.686). Crescono, invece, i bambini nelle scuole primarie (+6.666) e i giovani iscritti ai percorsi triennali di istruzione e formazione (+47.321).
Sono quasi 787 mila gli alunni stranieri nelle scuole italiane, poco meno del 9% degli iscritti. Sono le regioni del Nord e del Centro ad accogliere il maggior numero di giovani stranieri: la loro presenza nelle scuole del primo ciclo sfiora il 14% degli iscritti, mentre nel Mezzogiorno non raggiunge il 3,5%.
Il tasso di scolarità si attesta ormai da qualche anno intorno al cento per cento per la scuola primaria e per la secondaria di primo grado, mentre quello della scuola secondaria di secondo grado è al 93,1%, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente.
giovani che ripetono l’anno nelle scuole secondarie di secondo grado sono il 5,8% degli iscritti. La selezione scolastica è più forte nel passaggio dal primo al secondo anno: infatti, la percentuale di alunni respinti è pari al 16,8%.
Gli esami di terza media sono superati dalla quasi totalità degli studenti (99,7%) ma solo il 6,5% supera l’esame con il voto più alto, mentre poco più della metà (57,2%) consegue la licenza media con un voto uguale o inferiore al “sette”.
Il livello di istruzione della popolazione italiana si è costantemente innalzato nel corso del tempo. Quasi tre persone su dieci hanno un diploma di scuola secondaria superiore (29,2%), mentre sono il 12,3% quelli che hanno conseguito un titolo di studio universitario.
Il passaggio dalla scuola secondaria all’università (calcolato rapportando gli immatricolati all’università ai diplomati di scuola secondaria superiore che hanno conseguito il titolo nello stesso anno solare) è andato progressivamente riducendosi dopo la forte crescita negli anni di avvio della riforma (72,6 immatricolati su 100 diplomati nel 2003/2004). Nell’anno accademico 2012/2013 è al 55,7 per cento, con i valori più alti per i residenti nelle regioni del Nord-ovest e in quelle del Centro (entrambe 60,2)
Chi si iscrive per la prima volta si indirizza verso i corsi di primo livello di durata triennale (83,8%) mentre il restante 16,2% si orienta verso i corsi di laurea magistrale a ciclo unico.
Nel 2012 circa 297.000 studenti sono arrivati al traguardo della laurea (o del diploma universitario), circa 1.400 in meno rispetto all’anno precedente (-0,5%).
I musei attirano sempre più visitatori. Nel 2013, oltre 38 milioni e 190 mila persone hanno frequentato i 431 luoghi di antichità e arte presenti sulla Penisola, circa 1 milione e 800 mila in più rispetto al 2012. Di cobtro scende la tiratura dei libri  Nel 2012 sono stati pubblicati 59.230 libri, per un totale di 179 milioni di copie. Rispetto all’anno precedente il numero dei titoli è rimasto stabile ma la tiratura è diminuita quasi di un quinto. Aumentano le prime edizioni, che rappresentano il 64,8% della produzione. Dopo il calo registrato nei due anni precedenti, aumentano seppure leggermente i consumi culturali fuori casa nel 2014. Il 62,6% della popolazione di sei anni e oltre ha fruito di almeno uno spettacolo o un intrattenimento o di una visita a musei e mostre (61,1% nel 2013). Nonostante continui ad attirare il maggior numero di persone, il cinema ha subìto la flessione più decisa negli ultimi cinque anni: nel 2010 si recava al cinema il 52,3% della popolazione di sei anni e più, oggi solo il 47,8%.
Anche se in lieve flessione, la televisione rimane il medium più amato dagli italiani: la guarda il 91,1% della popolazione di tre anni e più (92,3% nel 2013). Il piccolo schermo attira spettatori in tutte le fasce di età, ma i più accaniti fruitori sono i giovanissimi di 6-14 anni (94%) e i 60-74enni (stessa percentuale).  L’ascolto della radio rimane stabile, interessa il 56,7% della popolazione. I programmi radiofonici hanno le maggiori audience fra i giovani di 18-24 anni (68%) e fra i 25-44enni (72%).
Nell’anno in corso legge un quotidiano almeno una volta a settimana il 47,1% della popolazione di sei anni e più ma la percentuale è in costante calo dal 2010 (55%). I lettori di quotidiani aumentano al crescere dell’età fino ai 74 anni: la quota maggiore si rileva tra i 60-64enni (58,5%) ed è più elevata tra gli uomini (52,8% contro 41,7% registrato per le donne). Continua a scendere anche la percentuale di lettori di libri. Nel 2014 si dedica alla lettura il 41,4% delle persone in età scolare (-1,6 punti percentuali rispetto al 2013).
L’uso della tecnologia sta lentamente prendendo piede nel nostro Paese. Nel 2014 cresce leggermente, dal 54,3% di un anno fa al 54,7%, la quota di popolazione che utilizza il personal computer mentre registra un deciso balzo in avanti, dal 54,8 al 57,3%, la percentuale di chi si collega ad Internet. I più assidui sono i giovani under20 - quasi nove su dieci - ma gli utilizzatori del pc aumentano anche fra i 65-74enni (21,2% contro 19,5% di un anno prima) e gli ultrasettantacinquenni (4,7% dal 3,9% nel 2013). Un andamento analogo si registra anche per gli internauti.. Permane il digital divide fra le diverse aree del Paese: utilizza il pc il 46,6% della popolazione residente nel Sud, il 50,8% di quella delle Isole mentre nel Nord e nel Centro le quote salgono al 58%. Gli internauti sono invece il 61% al Nord-ovest, il 59,9% al Centro e il 49,3% al Sud. 7
Lo sport resta ancora “poco amato”: meno di un terzo della popolazione di tre anni e più (31,6%) pratica nel tempo libero uno o più sport; fra questi il 23% vi si dedica con continuità, l’8,6% in modo saltuario. C’è poi un ulteriore 28,2% che svolge qualche attività fisica come fare passeggiate di almeno due chilometri, nuotare o andare in bicicletta mentre i veri sedentari sono circa quattro su dieci. Lo sport continuativo viene praticato di più fra i 6 e i 17 anni mentre l’attività sportiva saltuaria è peculiare fra i 18-24enni.
Il mercato del lavoro registra qualche cambiamentoNel 2013 sono 22.420.000 gli occupati, 478.000 in meno rispetto all’anno precedente. A seguito dell’innalzamento dell’età pensionabile, continua a crescere la quota di occupati 55- 64enni (da 40,4 a 42,7%) mentre si riduce il tasso di occupazione tra i giovani, soprattutto fra i 15-24enni (da 18,5 a 16,3%) e i 25-34enni (da 63,8 a 60,2%). La diminuzione degli occupati riguarda sia i lavoratori dipendenti (-335.000) sia gli indipendenti (-143.000).
Perdono occupazione tutti i settori di attività economica: -89.000 unità nell’industria in senso stretto, -35.000 in agricoltura, -163.000 nelle costruzioni e -191.00 nei servizi. Si riduce il numero dei dipendenti a termine (-6,1%), in crescita dal 2010, mentre continuano ad aumentare gli occupati a tempo parziale (+2,8%) anche se l’incremento del part time è di tipo involontario.
Il tasso di occupazione è al 55,6%, valore che si mantiene ampiamente al di sotto della media Ue (64,1%); quello maschile si attesta al 64,8% (66,5% nel 2012), mentre il tasso riferito alle donne si posiziona al 46,5% (47,1% l’anno precedente). Rimangono ampi i divari territoriali, con il tasso di occupazione che al Nord è oltre venti punti più elevato di quello dell’area meridionale.
Nel 2013 le persone in cerca di occupazione crescono di 369.000 unità (+13,4%). Il tasso di disoccupazione sale al 12,2% (da 10,7%), quello di inattività al 36,5% (da 36,3%).
Nel corso del 2013 sono stati rinnovati 17 contratti collettivi nazionali che hanno coinvolto poco più della metà dei lavoratori. Nessun rinnovo però per il settore agricolo e la Pubblica amministrazione.. Le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate in media dell’1,4%, ma all’interno della Pubblica amministrazione gli aumenti sono pari a zero.
Alla data del Censimento della popolazione 2011, le persone che effettuano spostamenti quotidiani per studio o lavoro sono 28.852.721, il 48,8% della popolazione residente in famiglia. In sei casi su dieci (60,6%) gli spostamenti sono effettuati all’interno dello stesso comune di residenza, in quattro su dieci (39,4%) tra comuni diversi o con l’estero.
Nel 2013 il 73,4% delle famiglie è proprietario dell’abitazione in cui vive, in crescita rispetto al 2012, quando era il 72,4%. Fra queste, il 16,6% sta pagando un mutuo (quota pressoché stabile rispetto agli anni precedenti). Le famiglie che vivono in case in affitto sono invece il 16,7%. Tra queste il 74,3% vive in abitazioni di proprietà di un privato, il 19% in case di proprietà di enti pubblici (quota invariata rispetto al 2012).  Ad incidere maggiormente sulla spesa totale per le utenze ed i servizi delle abitazioni è la bolletta del gas, che rappresenta il 2,6% della spesa totale, seguita da quella dell’energia elettrica (2,1%) e dalla bolletta telefonica (1,5%).
Continua il calo della quota di famiglie che possiedono il telefono fisso (dal 72,8% del 2009 al 64% del 2013), mentre sono sempre di più quelle che hanno un telefono cellulare (dall’87,8% del 2009 al 91,5% del 2013). Sempre più diffusi anche altri beni durevoli, come il personal computer (dal 52,3% al 59,8%), il condizionatore d’aria (dal 33,5% al 37,1%) e la lavastoviglie (dal 44,5% al 48%).
Nel 2012 le imprese ferroviarie hanno trasportato oltre 854 milioni di passeggeri per un totale di poco meno di 47 miliardi di passeggeri-chilometro, registrando, rispetto all’anno precedente, un aumento dello 0,9% del numero di passeggeri e un calo dello 0,2% dei passeggeri-chilometro.  Nel corso dello stesso anno le imprese ferroviarie hanno trasportato circa 88 milioni di tonnellate di merci (-3,6%), gli autotrasportatori molte di più, 1 miliardo e 121 milioni di tonnellate (-16,3% sul 2011).
Nel 2013 il parco circolante è composto da poco meno di 42 milioni di autoveicoli (-0,4% sul 2012), quasi 37 milioni sono autovetture (-0,3%). L’automobile è ancora il mezzo di trasporto privato più utilizzato per recarsi al lavoro e a scuola. Nel 2014 la usano quasi sette occupati su dieci (68,3%) come conducenti, e poco più di un terzo (35,8%) degli studenti come passeggeri. È in aumento, anche se di poco, l’utilizzo della bicicletta, che nel 2014 viene usata per gli spostamenti dal 3% degli studenti (2,4% nel 2013) e dal 4,3% degli occupati (3,8% un anno fa).
Si parla spesso troppo e male del trasporto pubblico locale che, invece, gode di un inaspettato consenso Nel 2014, meno di una persona over14 su quattro (23,8%) usa i mezzi pubblici urbani, il 16,2% si sposta con i mezzi extra-urbani mentre il 28,9% ha preso il treno almeno una volta.  Sugli aspetti della qualità del servizio quali frequenza delle corse, puntualità e possibilità di trovare posto a sedere, la percentuale di utenti dei mezzi urbani che si dichiarano soddisfatti è generalmente più bassa di quella degli utenti del trasporto ferroviario o di pullman e corriere. Nel 2014 torna a crescere, dopo il calo del 2013, la soddisfazione per la frequenza delle corse (dal 55,3% al 56,8% in un anno) e la puntualità dei mezzi urbani (dal 53,7% al 54,9%) come pure quella per pullman e corriere (dal 57,5% al 58,5%). Diminuisce, invece, la soddisfazione per la possibilità di trovare posti a sedere tra gli utenti del treno (dal 66,7% al 65,3%).


( sm / 23.12.14 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top