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Regioni.it

n. 2632 - martedì 23 dicembre 2014

Sommario
- Istat: Annuario statistico italiano 2014
- Lorenzin: con inizio anno aggiornamento Lea
- Macroregioni e Province: fibrillazioni nel "cantiere riforme"
- Parere sulla Legge di stabilità
- Euregio: firmati accordi da Zaia e Serracchiani
- Istat: turismo, i dati dell'Annuario statistico 2014

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Macroregioni e Province: fibrillazioni nel "cantiere riforme"

(Regioni.it 2632 - 23/12/2014) Macroregioni e superamento delle Province: non c’è dubbio che il “cantiere delle riforme” registri più di una fibrillazione. Dopo la proposta di due parlamentari del Pd che puntano a  ridurre a 12 le regioni si continua infatti a parlare di una possibile riconfigurazione delle regioni. Il presidente della regione Veneto apre all’ipotesi “accorpamento”, ma boccia senza mezzi termini l’idea di una regione 'Roma Capitale', per la quale, secondo Zaia, servirebbe "faccia tosta".
Per il presidente del Veneto in effetti “è inammissibile pensare che ci siano Regioni che hanno meno abitanti della più piccola provincia del Veneto” e “se il governo le vuole ridisegnare, io sono d'accordo, ma l'esecutivo ha il dovere di fare una proposta e questo vorrebbe dire che abbiamo  scelto un livello di federalismo intermedio", conclude.
Dopo l’intervista al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (vedi "Regioni.it" n.2631), “la Repubblica” ha interpellato il Presidente della Campania che rivendica per sé il ruolo di “apripista” sul tema. Nell’intervista pubblicata il 23 dicembre  Stefano Caldoro ricorda che la sua proposta “fu lanciata in uno splendido isolamento mentre oggi ha largo consenso. È dunque il momento di accelerare. Ne ho parlato con il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e siamo d'accordo”. L’idea di accorpare e ridurre il numero delle regioni è per Caldoro una strada obbligata: “questo regionalismo è al capolinea. La riforma si fa adesso o mai più. Credo che bisogna lavorare sulle macroaree di funzioni perché gli attua li perimetri amministrativi non risolvono i problemi. Oggi c'è troppa confusione di ruoli”. Le future macroregioni, secondo il presidente della Campania (che è anche Vicepresidente della Conferenza delle Regioni) “dovranno essere organi di programmazione e pianificazione, non più di gestione come, peraltro, era scritto nella prima stesura della Costituzione. Sei, al massimo otto grandi aree. Bisogna creare enti che siano regolatori dei diritti territoriali a partire dai servizi e dalle tariffe”. Secondo Caldoro bastano “limitate modifiche della Costituzione, il resto si potrà fare con legge ordinaria” e “la nuova pianificazione dovrà cominciare dalla sanità. Anche in questo caso alle Regioni rimarrà il potere di programmare, così come per il ciclo integrato delle acque e per il trasporto pubblico. In alcuni casi la gestione riguarderà lo Stato, in altri le città metropolitane e i Comuni. Credo che l'errore della riforma costituzionale sia stato concentrare l'attenzione sulle Province, ma siamo in tempo per correggere”.
Concetti che il Presidente della Campania aveva già espresso in altre occasioni, anche in un’intervista pubblicata sul numero di novembre di “Civiltà del lavoro” (la rivista della federazione nazionale cavalieri del lavoro), dove fra l’altro puntava l’indice sul fatto che spesso “si verificano distorsioni, ci sono uffici che si raddoppiano e si triplicano”, problemi a cui potrebbe rispondere proprio l’idea di considerare le Regioni come “grandi enti di pianificazione, di regolazione del territorio, di programmazione delle risorse, di diritti territoriali”. “Vanno bene le nuove Province e le citta metropolitane, va bene il Senato federale, ma il vero tema per aumentare l’efficienza dei poteri locali è lo scioglimento delle Regioni e la riorganizzazione dei poteri delle Regioni di area larga”
La stessa rivista ha pubblicato anche un’intervista del Presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, in cui analizza l’attuale Ddl di riforma costituzionale che “ha il merito di suddividere le materie attribuendole in modo puntuale ad uno o all’altro dei due livelli. Resta però il fatto che molte materie, penso alla sanità o all’ambiente, ma anche alle stesse infrastrutture - con riguardo all’impatto sul territorio - ancorché attribuite in modo esclusivo allo Stato o alle Regioni, non possono essere considerate come compartimenti stagni. Il punto di vista dev’essere quello dell’interesse dei cittadini e dell’efficacia dei servizi collegati ad una data materia, non quello di una lotta fra poteri dello Stato. Serve allora uno strumento che agevoli al concertazione istituzionale. Certamente il nuovo Senato sarà sotto questo profilo un’utile camera di compensazione, ma va considerata anche un’altra ipotesi, quella di una legge bicamerale che disciplini con puntualità e dettaglio le materie e le funzioni di competenza attribuite allo stato o alle Regioni”. Quanto all’idea di una riduzione del numero delle Regioni con l’accorpamento delle più piccole, per Chiamparinoèuna tema da affrontare almeno in termini di dibattito politico e culturale. Non penso però che possa rientrare nel paniere delle scelte costituzionali che stiamo proponendo in questi mesi. Certamente occorre fare passi in avanti sul piano dell’autoriforma delle istituzioni regionali e sono convinto che il rafforzamento di alcune esperienze interregionali già in essere – sia a livello nazionale che a livello europeo - possa facilitare il cammino in questa direzione”.
Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi è tornato invece ad affrontare il tema: è "indiscutibile che una riforma fosse necessaria, perché tre livelli di enti non si possono mantenere, ma andavano ridisegnate meglio le funzioni, andavano ripensati e definiti i possibili accorpamenti. Non avremmo dovuto trovarci in questa situazione, mentre non si è messo mano ad un ridimensionamento degli apparati dello Stato sul territorio”.
Per Rossi "non ci si può limitare al ricollocamento. Se ci limitiamo a questo - ha detto - abbiamo fallito. Dobbiamo proporre in tempi brevi, entro metà gennaio, una legge sulle funzioni delle Province, definendo i compiti che si assume la Regione e quelli che invece vanno ai Comuni. In sostanza va ridisegnato un assetto, una pianta organica regionale, dove, questa la mia ambizione, quel personale che finora ha servito lo Stato continui a farlo e garantisca i servizi ai cittadini".
L’assessore Vittorio Bugli della regione Toscana (che per la conferenza delle regioni ha coordinato il gruppo di lavoro sull’applicazione della Legge Delrio) ha invece sottolineato che "rimane comunque decisivo che anche il Governo faccia la sua parte, e per questo continueremo ad impegnarci per un confronto serio e ragionevole con il Governo insieme ai Comuni”.


( red / 23.12.14 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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