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Regioni.it

n. 2658 - lunedì 9 febbraio 2015

Sommario
- Istat: i conti economici territoriali
- Expo delle idee: l'esposizione universale entra nel vivo
- Il Comitato delle Regioni elegge il nuovo Presidente
- Rapporto Ocse: spesa per l'istruzione in Italia sotto la media
- Dissesto suolo: Sardegna approva legge per geologi nei comuni
- Sanità: i LEA e la vexata quaestio dei tagli della legge di stabilità

+T -T
Istat: i conti economici territoriali

Dati relativi al triennio 2011-2013

(Regioni.it 2658 - 09/02/2015) L’Istat ha diffuso i “conti economici territoriali” relativi al triennio 2011-13. Il Pil per abitante nel 2013 risulta pari a 33,5 mila euro nel Nord-ovest, a 31,4 mila euro nel Nord-est e a 29,4 mila euro nel Centro. Il Mezzogiorno, con un livello di Pil pro capite di 17,2 mila euro, presenta un gap molto ampio con il Centro-Nord, dove si registra un livello di Pil pro capite di 31,7 mila euro; il valore registrato nel Mezzogiorno è quindi inferiore del 45,8% rispetto a quello del Centro-Nord.
Ecco, in “pillole”, le altre evidenze della rilevazione Istat.
La spesa per consumi finali delle famiglie a prezzi correnti nel 2013 risulta pari a 18,3 mila euro per abitante nel Centro-Nord e a 12,5 mila euro nel Mezzogiorno.
Lazio e Sicilia sono le regioni più terziarizzate, in termini di incidenza settoriale del valore aggiunto, mentre Basilicata ed Emilia Romagna sono quelle a maggiore propensione agricola e industriale.
Nel 2012 Milano è la provincia con i più elevati livelli di valore aggiunto per abitante prodotto, pari a 46,6 mila euro; seguono Bolzano con 35,8 e Bologna con 34,4 mila euro.
Le province con i più bassi livelli di valore aggiunto per abitante prodotto sono Medio Campidano e Agrigento, con circa 12 mila euro, e Barletta-Andria-Trani e Vibo Valentia con meno di 13 mila euro.
Il contributo dei servizi finanziari, immobiliari e professionali al valore aggiunto provinciale è prevalente nelle province di Milano, Roma e Trieste. Il contributo dell’industria primeggia in molte province del Nord-est e in particolare in quella di Modena.
Tra il 2011 e il 2013 la Lombardia e il Trentino Alto Adige ottengono le uniche performance occupazionali positive, mentre Calabria e il Molise le cadute più ampie (-8% circa in termini di numero di occupati).  Il calo dell’occupazione registrato a livello nazionale tra e il 2011 e il 2013 (-2,2%) ha interessato quasi tutte le regioni, con le eccezioni di Bolzano (+2,2%), Trento (+1,3%) e Lombardia (+0,4%), (Figura 8). Le regioni che nel biennio presentano le cadute dell’occupazione più ampie sono Calabria (-8,1%), Molise (-8,0%), Sardegna (-7,5%) e Sicilia (-7,4%)4.  Il contributo del settore agricolo alla variazione dell’occupazione regionale risulta positivo in Abruzzo (0,7 punti percentuali nel confronto del 2013 con il 2011), Friuli-Venezia Giulia (0,5 punti percentuali), Umbria (0,3 punti percentuali) Valle d'Aosta (0,3 punti percentuali) e a Bolzano (0,2 punti percentuali). Il contributo è nullo per Lazio e Lombardia, mentre è negativo in tutte le altre regioni, con valori inferiori a -1 punto percentuale in Calabria, Basilicata e Sicilia.
L’apporto dell’industria è positivo in Campania (0,8 punti percentuali), Basilicata (0,8 punti percentuali), Bolzano (0,6 punti percentuali), Liguria (0,4 punti percentuali), Valle d'Aosta (0,3 punti percentuali) e Calabria (0,1 punti percentuali); negativo nelle altre regioni, in particolare in Puglia, Emilia-Romagna, Piemonte, Marche, Veneto, Abruzzo e Molise i contributi dell’industria al calo dell’occupazione sono inferiori a -1 punto percentuale.
Il settore delle costruzioni presenta i contributi negativi più ampi alla dinamica occupazionale. Ciò riguarda, in particolare, le regioni del Mezzogiorno: Molise (-2,3 punti percentuali), Puglia e Campania (-1,8 punti percentuali), Basilicata e Calabria (-1,7 punti percentuali) e Sicilia (-1,6 punti percentuali).
Il comparto dei servizi del commercio, ricettivi, dei trasporti, poste e comunicazioni registra contributi negativi molto marcati (oltre due punti percentuali in valore assoluto) in Calabria, Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta e Liguria. Contributi positivi di circa un punto percentuale si registrano, invece, a Trento, Bolzano e in Campania.
Il settore dei servizi finanziari, immobiliari e professionali – l’unico che a livello nazionale presenta una dinamica favorevole tra il 2011 e il 2013 – assicura apporti positivi particolarmente ampi nella provincia trentina, in Piemonte e nel Lazio, mentre solo in Sardegna il contributo è ampiamente negativo.
Infine, gli altri servizi (servizi pubblici e servizi alle famiglie), presentano una variazione quasi nulla a livello nazionale, danno luogo a contributi positivi a Bolzano e nel Veneto (1,1 punti percentuali) e negativi nelle Isole (inferiori a -1 punto percentuale) e nelle Marche (-1 punto percentuale).


( sm / 09.02.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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