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Regioni.it

n. 2659 - martedì 10 febbraio 2015

Sommario
- Corte dei Conti: inaugurazione anno giudiziario 2015
- Foibe: il "Giorno del Ricordo" nelle Regioni
- ImpresaLavoro: Regioni finanziano aziende per 6 miliardi
- Istat e Cgia: studi su carichi fiscali
- Province: Rughetti, si lavora in 2 step
- Gazzetta Ufficiale: la rassegna di gennaio

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Corte dei Conti: inaugurazione anno giudiziario 2015

Pericolo corruzione, attenzione anche su irregolarità e frodi

(Regioni.it 2659 - 10/02/2015) “Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi”. Il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2015, denuncia gli “effetti devastanti” della corruzione sulla crescita della nostra economia.
I fenomeni di “mala gestione e corruzione – sottolinea Squitieri - rischiano di incrinare non solo il rapporto tra cittadini e classe dirigente del Paese, ma la stessa speranza di poter trarre dall'azione pubblica nuovo impulso per il ritorno su livelli di crescita soddisfacenti”. E’ un circolo vizioso quello che si è venuto a creare tra crisi economica e corruzione, “nel quale l'una è causa ed effetto dell'altra”.
Il presidente della Corte dei Conti ha quindi invitato di non “lasciare che prenda forza l'idea di una società incapace di compiere scelte collettive, di perseguire a livello di Amministrazione pubblica obiettivi concreti e di garantire un sistema di servizi efficiente e sostenibile”.
La corruzione ha “effetti devastanti” sull'attività di impresa e quindi sulla crescita. L'economia italiana è caratterizzata da un “quadro di estrema fragilità e di perdurante sfiducia degli operatori”. Ma “si sono venuti ad innestare negli ultimi tempi elementi di novità di grande rilievo”, come il ribasso del petrolio e la maggiore flessibilità Ue.
Tra i problemi evidenziati dalla Corte dei Conti anche la cattiva gestione dei fondi, in particolare quelli europei, da parte degli enti territoriali.
“Notevoli sono, quindi, le  risorse europee che continuano ad essere sottratte alle finalità programmate a causa di irregolarità e frodi”. La Corte dei Conti evidenzia così il numero di spese irregolari nelle Regioni e soprattutto in quelle del Sud (60,4% delle irregolarità rilevate) condizionate da “vari fattori negativi”.
Nella relazione della Corte dei Conti, per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, si spiega che nelle regioni del Mezzogiorno la presenza sul territorio della criminalità organizzata comporta un “più marcato ritardo nella crescita economica rispetto alle altre aree”.
Nell'ambito dei Fondi strutturali, il Fesr è quello per il quale sono individuabili i più alti importi di spesa irregolare, pari a 17,8 milioni di euro. Le Regioni nelle quali si registrano i maggiori importi sono: la Calabria (7,7 milioni), la Campania (3,3 milioni), la Toscana (2,4 milioni) e la Sardegna (2,3 milioni).
Tra le strutture della pubblica amministrazione gli enti territoriali incidono per il 67% sul totale degli importi finiti sotto la lente della magistratura contabile. Fra i sistemi di frode utilizzati, c’è soprattutto la mancata realizzazione delle attività finanziate. 
Ma le Regioni del Sud non hanno solo il primato delle irregolarità, sono anche quelle più penalizzate dalla manovre economiche di questi ultimi anni: "gli effetti delle manovre hanno penalizzato principalmente le Amministrazioni del Mezzogiorno, alle cui difficoltà si sono aggiunte le consistenti contrazioni di risorse soprattutto in conto capitale".
Squitieri rileva anche i problemi relativi alle riforme degli Enti locali, dalla riforma delle Province alle disposizioni sulle Città metropolitane, come sulle unioni e fusioni di Comuni. E' comunque “prioritario riorganizzare le strutture dello Stato, puntando a che queste rispondano con rapidità e trasparenza ai bisogni dei cittadini”.
“La rimodulazione, organizzativa e funzionale, del sistema avrebbe dovuto, a parere della Corte, estendersi in maniera radicale anche all’attività degli organismi partecipati ai quali sovente è affidata la gestione dei servizi pubblici e delle funzioni strumentali.
Alla luce del fatto che l’attuazione del provvedimento presuppone una sequenza di interventi normativi successivi (decreti di attuazione) e una prospettiva di stabilità degli assetti politici, erano emerse perplessità in merito all’attuabilità, in tempi brevi, della contemporanea soppressione delle Province, da un lato, e l’istituzione delle Città metropolitane, dall’altro. Sulla scorta di tali considerazioni – afferma sempre il presidente della Corte dei Conti - dubbi erano stati espressi, anche, a proposito della presupposta invarianza degli oneri per il trasferimento delle risorse e funzioni dalla Provincia ad agli altri enti territoriali.
Non risultarono convincenti neanche le annotazioni relative ai risparmi di scala conseguenti a tali processi di unificazione, essendo la struttura delle spese fortemente squilibrata sulla componente relativa agli oneri inderogabili”.
Altro fenomeno "negativo" rilevato da Squitieri sono “le ripetute proroghe e rinnovi nell'importante settore dell'attività negoziale pubblica”. L'affidamento per periodi lunghi allo stesso soggetto di opere, servizi o forniture non sempre infatti "risulta corrispondere a canoni di efficienza, trasparenza ed economicità, anche generando alterazioni del regime concorrenziale, sempre più peraltro tutelato dal diritto comunitario”.
Per quanto riguarda i risparmi attesi da queste riforme delle amministrazioni pubbliche, “i risparmi effettivamente quantificabili sono di entità contenuta, mentre è difficile ritenere che una riorganizzazione di così complessa portata sia improduttiva di costi. Appare pertanto decisiva la costante verifica dell’andamento dell’attuazione della riforma e dei risultati sotto il profilo del governo delle risorse impiegate e del rispetto del divieto di nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
E per quanto riguarda il personale delle Province, Squitieri spiega le delicate questioni sulla “quantificazione delle risorse destinate alle funzioni delegate e la individuazione del contingente di personale oggetto di trasferimento”.
In tale contesto, ribadisce il presidente della Corte dei Conti, è stata evidenziata “la necessità di attuare un processo di riordino dell’articolazione periferica dello Stato, soprattutto degli Uffici territoriali di Governo, alla luce, anche, della previsione secondo la quale il livello provinciale e delle città metropolitane non costituisce ambito territoriale obbligatorio o di necessaria corrispondenza per l’organizzazione periferica delle pubbliche amministrazioni”.
In merito all’attuazione del federalismo fiscale, Squitieri rileva “una significativa accelerazione sia delle entrate di competenza degli enti territoriali che di quelle dell’amministrazione centrale.
Alla crescita delle entrate proprie ha corrisposto un ridimensionamento dei trasferimenti statali. Ciò ha comportato una significativa ricomposizione delle fonti di finanziamento degli enti territoriali. Ma la forte crescita delle entrate non sembra espressione di un effettivo aumento di autonomia impositiva. Nulla è infatti cambiato a seguito dell’ampliamento del sistema delle compartecipazioni (l’IVA) che, risolvendosi nella mera devoluzione di quote del gettito di tributi erariali, non accorda agli enti decentrati margini di manovrabilità e, per contro, aumenta la dipendenza delle entrate locali dagli interventi centrali sui tributi statalicompartecipati.
E poco è cambiato (se si esclude l’introduzione dell’IMU) anche sul versante dei tributi propri. Per un verso, infatti, l’autonomia impositiva degli enti decentrati continua ad essere sostanzialmente circoscritta alla facoltà di variare, entro intervalli prefissati, le aliquote di alcuni tributi locali. Per altro verso, tale facoltà continua a subire limitazioni, dal lato della manovrabilità delle aliquote, da quello dell’integrità delle basi imponibili e da quello della stessa titolarità del gettito”.
La Corte dei Conti ha sottolineato come con l’attuazione del d.lgs. 118/2011 (armonizzazione dei bilanci regionali) si sia “avviato un processo fondamentale per il consolidamento del processo di aggiustamento dei conti della sanità e per il recupero del governo della spesa del settore. Si tratta, tuttavia, di un percorso particolarmente complesso, che ha richiesto un attento monitoraggio delle gestioni regionali”.
Nell’ambito dei giudizi di parificazione, le analisi da sempre svolte sul settore sanitario “sono state arricchite, potendosi affrontare anche aspetti riguardanti la rappresentazione dei flussi finanziari delle risorse destinate al settore, nonché le relazioni finanziarie fra il bilancio regionale e quelli delle aziende sanitarie”.
Per quanto concerne il contenimento della spesa sanitaria, “in questi anni, l’efficacia delle misure di contenimento della spesa è stata affidata più a meccanismi di riduzione delle risorse che all’operare di una regola fiscale, di volta in volta modificata per rispondere a esigenze ulteriori o per rimuovere difficoltà operative. Le incertezze sulla disponibilità delle risorse, i tagli, le difficoltà di operare una effettiva programmazione dell’esercizio, piuttosto che gli ostacoli attribuiti alla regola fiscale, hanno finito per incidere sulla gestione. Senza un’attenta revisione e selezione delle funzioni da conservare a garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e per gli interventi a sostegno della crescita, ulteriori inasprimenti rischiano di tradursi in maggiori differenze nelle garanzie offerte a cittadini e alle imprese o, peggio, in squilibri nascosti destinati a generare costi futuri. L’esperienza del Patto della salute si conferma positiva. Anche il 2013 ha confermato i progressi, già evidenziati negli ultimi esercizi, nel contenimento dei costi per l’assistenza sanitaria. La spesa complessiva ha continuato a ridursi, pur se a ritmi inferiori allo scorso biennio. Inferiore alle attese per circa 2 miliardi, ha confermato la sua stabilizzazione in termini di prodotto al 7 per cento”.  Le perdite (1,6 miliardi) si riducono del 14,4 per cento rispetto al 2012, mentre le Regioni in Piano di rientro registrano il miglioramento più netto (-21 per cento).
Un’altra questione è legata al reperimento in sanità “delle risorse da destinare ai nuovi bisogni di una popolazione sempre più anziana e al finanziamento degli investimenti. Un fabbisogno di risorse alla cui copertura, oltre che attraverso un più appropriato utilizzo delle strutture si dovrà far fronte anche con una revisione del ruolo attribuito al sistema di compartecipazione alla spesa.
L’importanza e l’urgenza di accelerare gli interventi di riadeguamento delle strutture e di miglioramento dell’appropriatezza delle prestazioni richiede, poi, la revisione e il potenziamento degli strumenti a disposizione delle Amministrazioni territoriali per la gestione delle prestazioni. Tutto ciò non può essere, tuttavia, un alibi per un allungamento senza limiti del riassorbimento degli squilibri”.
Sul versante degli enti dei Servizi sanitari regionali, si evidenzia un andamento in crescita dei pagamenti correnti (da 113,8 miliardi del 2011, a 119,2 miliardi del 2013).
“Allo stato, per quanto riguarda la spesa sanitaria delle Regioni, essenzialmente caratterizzata da trasferimenti, si evidenzia una sostanziale stabilità nel triennio preso in considerazione. Nel 2013, infatti, la spesa resta, sostanzialmente, sui livelli del 2012, dopo l’aumento, seppur contenuto (+1,47%), segnato rispetto al 2011”.
La spesa corrente sanitaria è stata analizzata e gli impegni per spesa corrente sanitaria dell’intero comparto Regioni/Province autonome ammontano, nel 2013, a 117,87 miliardi di euro. “Il peso della spesa sanitaria su quella corrente complessiva è pari nel 2013 al 75,87%, contro il 76,50% del 2012”.
In termini di cassa (pagamenti), l’incidenza della spesa sanitaria corrente sulla spesa corrente si ragguaglia al 74,83%, riducendosi rispetto al 2012 (-2,37%).
Il debito verso fornitori degli enti del SSN registra una costante riduzione nel triennio 2011 - 2013, in cui si rileva “una diminuzione di oltre 9,5 miliardi (l’andamento è riferito all’aggregato Regioni escluse Toscana e Calabria, di cui non sono disponibili i dati del 2013). La diminuzione maggiore riguarda soprattutto alcune delle Regioni che hanno beneficiato delle anticipazioni di liquidità destinate all’ambito sanitario”.
Squitieri infine spiega che nel 2014, la Corte dei Conti "ha continuato, attraverso le Sezioni regionali, coordinate a livello centrale, dalla Sezione autonomie, a rendere costante e proficuo il monitoraggio ed il controllo del sistema delle autonomie territoriali – snodo cruciale dell’articolazione istituzionale della Repubblica - anche intervenendo in presenza di gravi squilibri finanziari, o, comunque di serie difficoltà gestionali”.



( Giuseppe Schifini / 10.02.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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