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Regioni.it

n. 2673 - lunedì 2 marzo 2015

Sommario
- Istat: dati 2014 su Pil e disoccupazione
- Dispositivi medici: Linee guida per utilizzo dati e documentazione
- Legge di stabilità: Bressa e Coletto su tagli alla sanità
- Rapporto Agenas: andamento della spesa sanitaria, anni 2008-2013
- Progetti didattici nei musei: parere positivo al Decreto sui criteri
- Posizione su crescita digitale e strategia banda ultra larga 2014-20

Documento della Conferenza delle Regioni del 19 febbraio

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Posizione su crescita digitale e strategia banda ultra larga 2014-20

(Regioni.it 2673 - 02/03/2015) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 19 febbraio, ha preso posizione sulle politiche per le agende digitali, la crescita digitale, la strategia per la banda ultra larga nella programmazione 2014-2020 ed ha approvato uno specifico documento (pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it) che è stato inviato dal Presidente Sergio Chiamparino al sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Graziano Delrio, al ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna madia, e al Direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Alessandra Poggiani.
Si riporta di seguito il testo integrale.
Le Regioni e le Province Autonome credono che con l’agenda digitale l’Italia deve puntare a fare del digitale la leva del cambiamento del Paese, a servizio di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
L'agenda digitale è infatti un'idea di futuro, una visione dell’Italia e delle regioni nell'era digitale, non è un documento programmatico di settore, né solo l'articolazione di un insieme di azioni o interventi. In pratica l’agenda deve ergersi a vero piano industriale e strategico e non solo documento di auspicio e indirizzo per l’ adeguamento infrastrutturale e culturale.
L’Italia deve attuare interventi strutturali per essere in grado di sfruttare appieno le opportunità del digitale per produrre cambiamento nell’economia, nel tessuto sociale e nelle istituzioni. L’Italia ha straordinari punti di forza culturali, sociali ed economici per essere protagonista della rivoluzione digitale anche in Europa e nel mondo.
Le politiche per il digitale devono quindi concorrere a creare un quadro normativo ed un ecosistema digitale favorevole alla crescita economica, alla volontà di investire ed innovare, allo sviluppo delle reti tecnologiche (infrastrutture), delle reti sociali tra le persone, delle reti tra istituzioni e tra le imprese. In questo ambito le Regioni assumono il ruolo di interlocutore naturale e privilegiato del territorio di competenza, con particolare riferimento alle Città, sia in termini di coordinamento e collaborazione con gli EELL che di contatto e cooperazione con gli attori sociali ed economici che agiscono a livello locale.
Per questo occorre una mobilitazione delle migliori energie del Paese per affrontare l’emergenza del divario digitale culturale che ostacola la valorizzazione delle nuove opportunità del mondo digitale: occorre superare la logica dell’informatizzazione dell’esistente e ripensare i processi profondamente, cambiare l’organizzazione del lavoro sia nel pubblico che nel privato, scoprire nuovi mercati e modelli di business, affrontare le sfide sociali emergenti con l’innovazione sociale, accrescere la partecipazione e l’inclusione, migliorare la qualità della vita, affermare nuovi diritti.
Veri e propri nuovi diritti di cittadinanza digitale che vanno affermati e garantiti alla popolazione e anche agli operatori economici, a partire dall’accesso alla rete Internet (in banda larga e ultralarga) e della acquisizione delle competenze e conoscenze necessarie all’utilizzo consapevole ed attivo delle reti e delle tecnologie per creare e fruire di nuovi servizi e prodotti. Il riconoscimento di diritti va nella direzione di affrontare e risolvere il problema sempre più ampio delle nuove forme di marginalità territoriale ma anche e soprattutto sociale che la diffusione delle tecnologie di comunicazione e informazione inevitabilmente creano.
Il digitale e l’ICT sono un fattore di innovazione congiunto:
1. dei processi economici (sviluppo della capacità produttiva ICT-based, dell’economia della conoscenza e della creatività, start-up, realizzazione dei processi smart city & communities, agricoltura strategica, imprenditoria sociale, artigianato digitale, ecc.)
2. dei processi sociali (costruzione e capacitazione all’esercizio della cittadinanza digitale, supporto ai processi di comunità ed alla produzione di beni comuni, innovazione sociale, crowdsourcing e crowdfounding, ecc.)
3. dei processi istituzionali ed amministrativi (trasformazioni organizzative e servizi di e-government, identità digitale, framework di interoperabilità, semplificazione istituzionale ed amministrativa, trasparenza e anticorruzione, condivisione dei dati, disintermediazione e dematerializzazione vera anche con processi di adeguamento e accoglimento delle pratiche consumer, servizi associati, sistema informativo di supporto alle politiche nazionali e regionali, ecc.).
E’ quindi necessario che il Governo ed il sistema delle Regioni agiscano su queste tre dimensioni in modo sinergico ed integrato, in modo da attivare e supportare un impatto strutturale. In questo è estremamente rilevante il rapporto con il territorio e la governance esercitata attraverso un modello di partnership multilivello.
Gli obiettivi dell’agenda digitale si pongono in maniera trasversale ad ogni politica pubblica ed il digitale è in grado di innovare le modalità di attuazione e massimizzare i benefici per gli interventi effettuati in qualsiasi ambito.
Le Regioni vogliono affermare una visione dell’agenda digitale che permetta al Paese di passare alla fase di esecuzione. Nel quadro di una strategia unitaria della Repubblica per il digitale l’attuazione delle agende digitali regionali rappresenta lo strumento per cambiare strutturalmente il Paese e per accompagnare la transizione dei sistemi locali e nazionali verso l’economia digitale mediante un sistematico coinvolgimento di tutti gli stakeholders sia privati che pubblici.
2. Stato dell’arte
Le Regioni e le Province Autonome hanno già espresso formalmente le proprie posizioni attraverso:
- “Contributo delle Regioni per un'agenda digitale al servizio della crescita" approvato in Conferenza delle Regioni il 24 luglio 2013;
- “Agire le agende digitali per la crescita, nella programmazione 2014-2020" approvato in Conferenza delle Regioni il 5 agosto 2014.
In data 3 dicembre 2014 si è riunito per la prima volta il “tavolo di coordinamento per l’Agenda Digitale” della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome con la finalità di istituire un coordinamento politico permanente in seno alla Conferenza delle Regioni sulla tematica dell’Agenda Digitale, in considerazione della trasversalità della tematica non ascrivibile alla competenza di un’unica Commissione (tra quelle esistenti).
Il Governo ha recentemente approvato tre documenti strategici che riguardano l’attuazione dell’Agenda Digitale:
- Strategia Nazionale per la Banda Ultra Larga (in consultazione pubblica dal 20 novembre e considerato come documento di condizionalità ex ante per la programmazione 2014-2020);
- Strategia Nazionale per la Crescita Digitale (in consultazione pubblica dal 20 novembre e considerato come documento di condizionalità ex ante per la programmazione 2014-2020);
- Agenda Nazionale Semplificazione.
La piena coerenza attuativa fra i documenti nazionali e territoriali, che dovrebbe emergere in particolare nei Piani Operativi Regionali (POR) della programmazione 2014-2020, è relativamente garantita dalla condivisione degli obiettivi, essendo condizionata dal livello di astrazione dei documenti fino ad ora disponibili e dalla presenza di alcune divergenze attuative fra modelli federati e decentrati e modelli centralizzati. Con riferimento alle strategie nazionali si sottolinea comunque la necessità di una maggiore focalizzazione su azioni precise e concrete a partire dalle risorse nazionali messe in campo dal Governo e l’individuazione di un’agenda di azioni con relativo cronoprogramma e verifica/monitoraggio degli obiettivi individuati. Nel mese di novembre (17, 19 e 20) si sono svolti incontri fra il livello centrale (MISE e AgID) e le Regioni e Province Autonome per esaminare la coerenza ad alto livello fra le bozze dei piani operativi regionali e le strategie nazionali. Ne è emerso che elemento essenziale per la coerenza risulta essere la definizione della governance operativa delle azioni pianificate (con ruoli chiari e definiti) e la co-progettazione delle azioni inter-istituzionali, sia nei rapporti fra Regioni, sia nei rapporti fra Governo e Regioni.
In tale contesto dovranno altresì essere definiti con chiarezza ruoli e compiti con particolare riferimento anche alla rete di competenze affidata alle Regioni e alle Province Autonome.
Le Regioni sono disponibili a definire con il Governo tali fondamentali aspetti, impregiudicato tuttavia il percorso, già avviato e per taluni di imminente conclusione, dei Piani Operativi Regionali della nuova programmazione innanzi alla Commissione europea, il cui ritardo comporterebbe conseguenze altamente pregiudizievoli al raggiungimento degli obiettivi, posto che in ogni caso dal tempestivo avvio dell’attuazione dei documenti regionali derivano sicuramente non trascurabili benefici in termini di sviluppo complessivo, anche digitale, del territorio.
3. Proposte e richieste
Come più volte ribadito dalla Conferenza delle Regioni, è tempo di abbandonare la logica finora perseguita, caratterizzata da interventi disorganici e frastagliati, superando i rischi di frammentarietà e autoreferenzialità spesso connessi ai progetti finanziati con risorse nazionali, regionali o comunitarie.
Questa complessità richiede una forte collaborazione inter-regionale e tra Governo e Regioni per avere:
a) una complementarietà delle strategie regionali e nazionali all’interno di un sistema di condivisione continua e, quindi, una governance stabile;
b) la specializzazione e l’integrazione delle iniziative dei vari territori per arrivare a produrre effetti davvero strutturali e moltiplicare, tramite il digitale, gli effetti delle azioni più disparate in tutti gli OT della programmazione 2014-2020;
c) interventi significativi sulle competenze digitali manageriali (e-leadership) e per la capacitazione nella gestione di programmi e progetti legati all’ICT.
Sulla base di quanto sin qui specificato si esprime generale apprezzamento per il metodo con cui il Governo si approccia al processo di condivisione della Strategia nazionale per la banda ultralarga e della Strategia nazionale per la crescita digitale, fondato sulla logica della condivisione e collaborazione inter-istituzionale, che è già stato sperimentato con successo in altri settori.
Si ritiene tuttavia che sull’ampio tema dell’agenda digitale vada definito un modello di collaborazione fondato su un coordinamento stabile tra Regioni, Governo centrale e istituzioni territoriali, ribadendo l’esigenza di superare la logica della settorializzazione degli interventi, vanno ridotti e semplificati i luoghi e gli organi di confronto e coordinamento. A tal proposito, si avverte da tempo il bisogno che anche il Governo nazionale si impegni a garantire un maggior coordinamento tra i diversi Ministeri rispetto agli interventi ICT di emanazione statale per evitare di investire risorse in mille interventi senza produrre effetti strutturali.
In sintesi, va definita una “regia unitaria” delle misure in tema di agenda digitale (che progressivamente sostituisca e superi i numerosi e disarticolati tavoli, comitati, gruppi di lavoro attivi nei vari settori), improntata ad una collaborazione sistematica e strutturata con gli enti territoriali.
Si ritiene pertanto importante:
1. segnalare che la Conferenza delle Regioni e Province Autonome ha costituito un gruppo di coordinamento nazionale in seno alla Conferenza della Regioni (che prelude la costituzione di una commissione dedicata all’agenda digitale e all’innovazione, unico luogo di sintesi delle politiche e strategie regionali in materia) al fine di garantire l’identificazione di una posizione politica e tecnico/operativa unitaria, che superi ogni struttura precedente e che si integri nativamente con le strategie e le strutture del Governo e di AgID, al fine di garantire l’allineamento strategico e operativo fra le parti e uno sviluppo digitale omogeneo su tutto il territorio del Paese;
2. richiedere al Governo di semplificare, per quanto possibile, e rafforzare la Governance in ambito di Agenda Digitale a livello nazionale garantendo un riferimento univoco politico-strategico e un riferimento unitario tecnico-operativo rappresentato da AgID (interfaccia operativa nei confronti dei Ministeri) costituendo un gruppo di lavoro, in seno al Comitato di Indirizzo di AgID in cui le Regioni e Province Autonome sono rappresentate con proprio delegato per passare dall’insieme delle strategie oggi definite alla fase di attuazione attraverso un portafoglio progettuale condiviso e portato avanti con metodologie uniformi e responsabilità chiare;
3. ottimizzare i processi di perfezionamento e riuso degli investimenti già fatti da altri per mettere a fattor comune le esperienze maturate dalle Regioni e condividere le conoscenze. Proprio per valorizzare l’apporto che può derivare dalla condivisione delle soluzioni digitali di rilievo già sviluppate dalle Regioni e Province Autonome proporre al Governo di mettere in capo a singole Regioni o Province Autonome, lo sviluppo e l’erogazione di soluzioni nazionali valide per tutte le Regioni con il supporto e coordinamento tecnico di AgID, al fine che ogni singola soluzione risulti unica a livello nazionale, funzionante, sicura e mantenuta nel tempo;
4. richiedere al Governo di chiarire lo scenario di utilizzo, valorizzazione e coordinamento delle competenze e delle risorse oggi disponibili nelle Regione e nelle in-house, ove presenti, per svolgere questi compiti, consentendo, qualora operino in questo quadro, di superare i vincoli territoriali a favore dell’erogazione di soluzioni nazionali uniche, in un’ottica di co-progettazione e di co-realizzazione funzionale ad un reale “condivisione” non solo di soluzioni ma anche di competenze tecniche e manageriali;
5. realizzare un programma di scambi e/o distacchi di personale tra le Regioni, le in-house e l’AgID in modo da realizzare una contaminazione operativa che porti beneficio all’intero sistema e superi l’impostazione esclusivamente top down su IT PA dando spazio al bottom up, garantito da chi conosce realmente il territorio;
6. segnalare l’importanza della definizione e riconoscimenti di diritti di “cittadinza digitale” anche con la messa a sistema di azioni e approfondimenti sviluppati sia a livello nazionale che locale e attraverso l’attività di monitoraggio ed esigibilità dei diritti che potrà essere realizzata da un Osservatorio aperto e permanente sui diritti digitali (in costituzione a livello regionale in Emilia-Romagna);
Con specifico riferimento al documento oggetto di consultazione “Strategia Nazionale per la Banda Ultra Larga” si segnala che:
1. si ritiene importante definire in modo chiaro e preciso l’entità e fonte delle risorse economiche in campo e definire in modo preciso tempistiche e successione delle attività necessarie, anche al fine di verificare e valorizzare gli investimenti già realizzati sul territorio;
2. risulta auspicabile prevedere la partecipazione delle Regioni e Province Autonome, mediante l’interfaccia unitaria rappresentata dalla commissione Agenda Digitale della Conferenzadelle Regioni e Province Autonome, con propri rappresentanti, al COBUL;
3. nella prospettiva di realizzare una nuova infrastruttura digitale di accesso, garantire la disponibilità di 100 Mbps al 85% della popolazione e 30 Mbps al restante 15% al 2020, pur derivante da valutazioni condivisibili, si deve porre come obiettivo intermedio da chiarire rispetto alla pianificazione temporale degli interventi e da approfondire in termini di garanzia di omogeneità di “diritti digitali” sull’intero territorio nazionale;
4. sia necessario impegnarsi fin da subito per garantire, ovviamente nei limiti del possibile, la copertura a banda ultra larga a tutti, facilitandolo anche mediante intervento pubblico laddove necessario. Questo scenario favorirebbe anche la crescita della domanda di connettività avanzata.
5. l’articolazione in cluster (A, B, C, D) è una metodologia condivisibile su cui va predisposto un approfondimento specifico per singola Regione e Provincia Autonoma al fine di valutare la flessibilità nell’applicazione dei 4 modelli di intervento in relazione ai cluster e di valorizzare quanto già disponibile di infrastrutture pubbliche attuando interventi non discriminatori e comunque in linea con le direttive dell’Unione Europea; gli interventi di infrastrutturazione già realizzati ad opera della Pubblica Amministrazione devono essere affiancati da meccanismi che garantiscano (obblighino) a condizioni economiche sostenibili l’utilizzo da parte degli operatori di tali infrastrutture al fine di offrire servizi di connettività alla popolazione e alle imprese;
6. la complementarietà tra i fondi FESR e FEASR andrebbe valutata attentamente territorio per territorio prevedendo anche la possibilità di utilizzare entrambi i fondi nello stesso territorio comunale se necessario e opportunamente descritto (interventi su aree industriali, aree urbane e aree rurali);
7. le Regioni si impegnano dal canto loro a fornire tutto il supporto necessario al Governo per la realizzazione del Catasto federale delle infrastrutture esistenti nel sottosuolo secondo le migliori pratiche già operative in alcune Regioni e a semplificare, laddove necessario, le normative regionali al fine di ridurre i tempi di rilascio delle autorizzazioni e dei permessi per la posa di cavi e istallazioni digitali fisse e mobili;
8. Si sottolinea l’interesse e l’attenzione al tema dell’offerta di soluzioni libere e pubbliche di accesso alla banda larga ed ultra larga attraverso punti di connettività pubblica (wireless e wired) con particolare riferimento agli spazi pubblici e ai luoghi di aggregazione. E’ quindi auspicabile una forma di coordinamento tra interventi locali e nazionali ovviamente non in competizione con gli operatori di mercato.
Con specifico riferimento al documento oggetto di consultazione “Strategia Nazionale per la Crescita Digitale” si segnala che:
1. andrebbe fatto uno sforzo ulteriore per includere nella strategia maggiori azioni riguardo a Imprese e ICT (in particolare micro imprese). Le programmazioni regionali prevedono azioni per la promozione all’innovazione con uso ICT nelle imprese (OT3) e azioni per lo stimolo, anche attraverso creazione di start-up, a servizi ICT per le imprese (OT1);
2. mancano riferimenti a "strategie" nazionali recenti come l'Agenda della semplificazione e il "2° Piano di azione per l'Open Government Italiano”. La Crescita Digitale dovrebbe risultare nativamente ed esplicitamente integrata alle azioni più propriamente tecnologiche di tutti gli altri piani e strategie nazionali;
3. le Regioni e le Province Autonome per alcuni degli sviluppi proposti nella strategia possono utilmente contribuire con soluzioni già sviluppate ed in esercizio, mettendo a disposizione oltre alle eventuali tecnologie anche competenze ed esperienze;
4. sul tema della razionalizzazione del patrimonio ICT, consolidamento data center e cloud computing sia auspicabile che l’AgID riprenda il lavoro di verifica e di coordinamento delle iniziative delle Regioni e Province Autonome per adattare le strategie all’evoluzione dei data center consolidati a livello locale.


( red / 02.03.15 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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