Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 2679 - martedì 10 marzo 2015

Sommario
- Chiamparino: riforma Costituzione positiva, spero in possibili miglioramenti
- Camera approva riforma della Costituzione
- Istat: cala la produzione industriale, in crescita il settore auto
- Rossi e Vendola su difesa suolo e dissesto idrogeologico
- Tumore: 3 milioni di italiani colpiti, ma guarisce uno su quattro
- EXPO 2015: al via alcuni programmi regionali

+T -T
Camera approva riforma della Costituzione

Ora il testo torna al Senato

(Regioni.it 2679 - 10/03/2015) L'Aula della Camera ha dato il via libera finale al Disegno di legge di di riforma della Costituzione (vedi anche "Regioni.it" n. 2663), che ora torna in Senato per la terza lettura.
I sì sono stati 357, i voti contrari 125, mentre 7 gli astenuti.
Due i “campi” su cui agisce la riforma: il superamento del bicameralismo perfetto e la rivisitazione del Titolo V della Costituzione (ovvero la ripartizione delle competenze legislative fra Stato e Regioni).
Il Senato dei 100
Il Senato della Repubblica non sarà più eletto direttamente e rappresenterà le istituzioni regionali e locali. Sarà composto da 21 sindaci, 74 consiglieri regionali e 5 membri nominati per 7 anni dal presidente della Repubblica (100 membri e non più 315).
E’ prevista quindi un''elezione di secondo grado, dai consigli regionali. La ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà proporzionale alla popolazione. Infine sarà una legge ordinaria a determinare la modalità di elezione dei membri del nuovo Senato e i seggi saranno “attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio”. Spariscono i senatori a vita, ma l presidente della Repubblica potrà nominare senatori cittadini – che rimarranno in carica per 7 anni - che abbiano illustrato, ''per i loro altissimi meriti'', il Paese. Questi senatori durano in carica 7 anni e non potranno essere nuovamente nominati. Gli unici senatori a vita saranno gli ex presidenti della Repubblica, che non saranno computati nel numero dei senatori di nomina presidenziale.
La durata del mandato dei futuri senatori coinciderà con quello delle istituzioni territoriali che rappresenteranno. Non riceveranno alcuna indennità, ma godranno delle stesse tutele dei deputati (anche per loro infatti è prevista l''immunità parlamentare).
La riforma costituzionale modifica l''articolo 55 della Costituzione eliminando il bicameralismo perfetto. Sarà la sola Camera (i deputati rimarranno 630) a essere titolare del rapporto di fiducia con il governo e ad esercitare “la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell''operato del governo”. Al Senato della Repubblica, invece, spetterà, come si è detto, il compito di rappresentare le istituzioni territoriali, concorrere alla funzione legislativa e partecipare alle decisioni sulle politiche dell''Unione europea. E ancora: il Senato valuterà l'attività delle Pubbliche Amministrazioni, l'attuazione delle leggi, controllerà e valuterà le politiche pubbliche, concorrerà “a esprimere pareri sulle nomine di competenza del governo nei casi previsti dalla legge” e “paritariamente nelle materie che concernono i diritti della famiglia e la tutela della salute”.
Il nuovo Senato non deciderà sulle leggi che consentono l''amnistia o l''indulto, ma solo la Camera avrà potestà legislativa in materia. Stessa cosa per le deliberazioni dello Stato di guerra. Infine, solo la Camera potrà autorizzare la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica.
Il nuovo Senato, invece, parteciperà alle decisioni sulle leggi che autorizzano la ratifica dei trattati che riguardano l''appartenenza dell''Italia alla UE.
Le leggi che regolano l'elezione della Camera e del Senato potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità da parte della Corte costituzionale (che dovrà pronunciarsi entro un mese) su richiesta di un terzo dei componenti di una Camera. La nuova norma varrà anche per leggi approvate nella legislazione in corso, quindi anche per l''Italicum.
Snellito il processo legislativo, ovvero l''iter di formazione delle leggi. Nuovi termini e modalità per il passaggio dei provvedimenti dalla Camera al Senato. Il Senato potrà proporre modifiche alla Camera sulle leggi di Stabilità e che riguardano Roma Capitale, il governo del territorio, la Protezione civile, l''attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali e dell''Unione europea e leggi che riguardano i poteri delle Regioni e degli enti locali anche a maggioranza semplice. Stessa cosa varrà per la Camera, che potrà poi respingere le proposte con la stessa maggioranza semplice.
“Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo nei trenta giorni successivi e il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati, entro i successivi venti giorni, si pronuncia in via definitiva”. Nel caso in cui il Senato della Repubblica non disponga di procedere all''esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata”.
Il futuro Senato non avrà voce sui temi etici e non avrà potere pieno di “controllo e valutazione delle politiche pubbliche”. Durante l''esame in aula è stato approvato un emendamento che modifica il quorum per l''elezione del presidente della Repubblica per cui dopo i primi tre voti a maggioranza dei due terzi dell''assemblea, il quorum a maggioranza dei tre quinti dell''assemblea parte dal quarto scrutinio e non più dal quinto e dal settimo scrutinio non ci sarà bisogno della maggioranza dei 3 quinti dei votanti.
Sarà il presidente della Camera (e non più del Senato) a sostituire il presidente della Repubblica ''ad interim''. Spetterà solamente alla Camera il potere di autorizzazione a procedere della giurisdizione ordinaria nei confronti del presidente del Consiglio e dei ministri, anche se cessati dalla carica, per i reati commessi nell''esercizio delle loro funzioni.
Modificato l''articolo 12 del ddl Riforme che prevedeva la possibilità che il governo chieda alla Camera di votare un proprio disegno di legge entro una data certa e senza modifiche, il cosiddetto ''voto bloccato''. Con la modifica i ddl dovranno essere posti in votazione entro 70 giorni (e non più 60) dalla deliberazione di urgenza. Il termine di 70 giorni, però, potrà “essere differito - si legge nella riformulazione - di 15 giorni, in relazione ai tempi di esame della commissione nonché alla complessità del disegno di legge. Un''altra novità è che il regolamento della Camera stabilirà le modalità e i limiti del procedimento, ''anche con riferimento all''omogeneità del disegno di legge”. È stata infine prevista una norma transitoria: fin all''adeguamento del regolamento della Camera, il differimento del termine dei 70 giorni ''non può essere inferiore a dieci giorni''.
Per i referendum serviranno 800mila firme. Dopo le prime 400mila la Corte costituzionale darà un parere preventivo di ammissibilità. Potranno riguardare o intere leggi o una parte purché questa abbia un valore normativo autonomo.
Spetterà solo alla Camera deliberazione dello Stato di guerra, ma servirà la maggioranza assoluta dei suoi componenti.
150 mila le firme necessarie per la presentazione di un progetto di legge popolare, ma è introdotto il principio che ne deve essere garantito l''esame e la deliberazione finale, pur nei tempi, forme e limiti da definire nei regolamenti parlamentari. L''articolo inoltre prevede che il Senato potrà, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei componenti, richiedere alla Camera di procedere all''esame di un disegno di legge. In quel caso, la Camera procede all''esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato.
Con la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione viene anche prevista la creazione dello statuto delle opposizioni. Questo sarà ''disciplinato'' dal regolamento della Camera.
Approvati dall'assemblea della Camera due emendamenti sulla parità di genere: “la legge della Repubblica stabilisce altresì i principi fondamentali per promuovere l'equilibrio di genere tra uomini e donne nella rappresentanza'”.
Le leggi che regolano gli uffici pubblici dovranno assicurare non solo il buon andamento e l''imparzialità
dell''amministrazioni ma anche la loro trasparenza.
Cambia radicalmente il “Titolo V”
Tornano allo Stato alcune competenze "esclusive": energia, infrastrutture strategiche, politiche attive e grandi reti di trasporto.
“Tratto di penna” definitivo su Province e Consiglio nazionale dell''economia e del lavoro (Cnel) e “ridimensionamento” delle Regioni. Infatti su proposta del governo la Camera potrà approvare leggi nei campi di competenza delle Regioni, “quando lo richieda la tutela dell''unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell''interesse nazionale”.
L''articolo 30 del Ddl approvato dalla Camera cancella la legislazione concorrente tra Stato e Regioni.
Alle Regioni rimarrà il potere di legiferare su “pianificazione del territorio regionale, mobilità al suo interno, dotazione infrastrutturale, programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito dei servizi alle imprese e in materia di servizi scolastici, istruzione, promozione del diritto allo studio, anche universitario”.
Spetterà invece allo Stato la competenza sulla tutela del lavoro, sulle politiche attive e sulla sicurezza alimentare sul coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. E ancora: spetteranno allo Stato, oltre la competenza sui mercati finanziari anche quella sui mercati assicurativi. Fra le altre materie resteranno inoltre alla competenza esclusiva dello Stato la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell''energia e le infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e navigazione d''interesse nazionale e porti e aeroporti di interesse nazionale e internazionale. Non solo, l'assemblea della Camera ha poi approvato un subemendamento che modifica ulteriormente il Titolo V: allo Stato sarà quindi affidata la competenza esclusiva sulle “politiche sociali”. Sempre nel passaggio alla Camera è stato deciso che anche la competenza esclusiva in materia di tutela, sicurezza e politiche attive del lavoro, tutela alimentare e promozione della concorrenza torni allo Stato.
La riforma prevede anche un tetto massimo agli stipendi degli amministratori regionali: non potranno superare quelli dei sindaci del comune capoluogo. Il Senato dovrà esprimersi obbligatoriamente sullo scioglimento dei consigli regionali.
L''articolo 31 del ddl prevede la “nota” clausola di supremazia che lo Stato può esercitare nei confronti delle Regioni “a tutela dell''unità della Repubblica e dell''interesse nazionale”. Quindi lo Stato potrà – con l'esercizio della clausola - occuparsi delle competenze in capo alle Regioni.
L'articolo 33 del Ddl Riforme modifica l''articolo 119 della Costituzione sull''autonomia finanziaria degli enti territoriali. Con l''articolo Comuni, Città metropolitane e Regioni avranno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell''equilibrio dei relativi bilanci, e concorreranno ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall''ordinamento dell''Unione europea.
Sarà poi una legge dello Stato a definire "gli indicatori" di riferimento "di costo e fabbisogno che promuovo condizioni di efficienza nell''esercizio delle medesime funzioni".


( sm / 10.03.15 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top