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Regioni.it

n. 2679 - martedì 10 marzo 2015

Sommario
- Chiamparino: riforma Costituzione positiva, spero in possibili miglioramenti
- Camera approva riforma della Costituzione
- Istat: cala la produzione industriale, in crescita il settore auto
- Rossi e Vendola su difesa suolo e dissesto idrogeologico
- Tumore: 3 milioni di italiani colpiti, ma guarisce uno su quattro
- EXPO 2015: al via alcuni programmi regionali

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Tumore: 3 milioni di italiani colpiti, ma guarisce uno su quattro

(Regioni.it 2679 - 10/03/2015) Più di 3 milioni di italiani hanno ricevuto una diagnosi di tumore, ma uno su quattro può essere considerato “guarito” trovandosi di fronte ad un’aspettativa di vita pari a quella della popolazione generale.
A testimoniarlo sono i dati del rapporto Airtum 2014 sui tumori in Italia presentato il 9 marzo a Roma.
L’analisi è stata condotta sui 45 registri tumori italiani che coprono il 53% della popolazione, mostra un aumento del 20% dei casi rispetto al 2010. Oltre il 20% dei maschi e il 13% delle femmine sopra i 75 anni sono interessati dal fenomeno.
Il messaggio che dobbiamo dare oggi è di concretezza e di speranza - ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - il passaggio dalla sopravvivenza alla guarigione è già stato fatto a livello scientifico, sappiamo che uno su quattro guarisce però sappiamo anche che i tumori aumentano, è una sfida che dobbiamo cogliere''.
“Il tumore principale per le donne è quello della mammella, che colpisce oltre 600mila donne - ha spiegato Stefano Guzzinati del registro tumori del Veneto -, mentre sono 300mila i maschi che hanno ricevuto una diagnosi di tumore della prostata”.
E’ stato calcolato anche quanto è necessario aspettare dopo la diagnosi per potersi considerare guariti. Per il tumore della mammella ad esempio oltre il 50% delle donne con la diagnosi non morirà a causa della malattia, ma servono 20 anni per potersi dichiarare guariti, mentre per il colon retto è meno della metà. “Molto più basso il tempo necessario per guarire da un tumore al testicolo o della tiroide, meno di 5 anni, mentre per il 'big killer' degli uomini, quello della prostata, il periodo è 20 anni, mentre la percentuale di quelli che guariranno è del 40%. Ancora migliore del dato dei guariti è quello sui cosiddetti 'lungosopravviventi', quelli cioè che hanno la diagnosi da più di cinque anni, che sono il 60% del totale.
Sul piano culturale contano però anche le parole .Proprio per la maggior efficacia delle terapie e la sempre maggior adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce è notevolmente cambiata la prognosi delle patologie tumorali con la progressiva e costante crescita del numero dei malati cronici e dei lungosopravviventi. A seguito dell’indagine epidemiologica condotta dall’AIRTUM il termine lungospravvivente può finalmente essere sostituito con “persona guarita”, come da tempo auspicato e sostenuto dal volontariato oncologico.
I numeri sono confortanti, ha sottolineato Francesco De Lorenzo, presidente della federazione delle associazioni di volontariato in Oncologia (Favo), ma lo scenario che delineano non è privo di problemi. ''Questa è la conferenza che ci consente di dire che abbiamo superato lo stigma 'cancro uguale morte' - ha sottolineato - è ora di fare battaglie affinché le persone guarite possano contrarre un mutuo, fare un'assicurazione, trovare un lavoro. Serve una battaglia sociale, per garantire ai malati guariti innanzitutto il diritto alla riabilitazione”.
A chi scopre di avere il cancro poi, serve un rapido accesso ai nuovi farmaci, anche se il loro costo è elevatissimo. ''Un sistema come il nostro - ha spiegato il ministro Lorenzin – deve essere in grado di garantire a tutti l'accesso a questi farmaci in modo universalistico che o ti guariscono o ti aumentano in modo eccezionale l'aspettativa di vita''.
A incidere sulla speranza di guarigione, hanno sottolineato gli esperti dell'Airtum, che ha realizzato il rapporto su 50 tipi di cancro insieme al Cro di Aviano, alla Regione Veneto e all'Iss, sono oltre al tipo di tumore anche l'età alla diagnosi, con il 35% dei pazienti che ha più di 75 anni, mentre la distribuzione dei sessi è più alta per le donne, 45 a 55%.
Tornando al tema della “lunga sopravvivenza” – o meglio della “guarigione” - va sottolineato il ruolo del volontariato oncologico, che, attraverso FAVO, ha contribuito in maniera determinante alla diffusione su tutto il territorio nazionale di una cultura sulla “lungosopravvivenza” e una presa in carico specifica dei bisogni espressi dalle persone che hanno affrontato il cancro attraverso la partecipazione a progetti di ricerca finanziati dal Ministero della Salute nel triennio 2011-2013, tra cui in particolare, il “Cancer survivorship: a new paradigm of care”. Le attività progettuali (coordinate dal CRO di Aviano, in collaborazione con Humanitas Cancer Center, Rete di Assistenza Oncologica Siracusa, Institute of Medicine, FAVO e AIMaC) hanno avuto lo scopo di valutare l’efficacia di un complesso di interventi per rispondere alla domanda di salute di chi è guarito dal cancro e arrivare alla definizione di linee guida condivise che informino le strategie di programmazione socio-sanitaria riguardo il follow up.
Dai risultati di questi progetti è emerso che i sopravvissuti alle terapie devono imparare a convivere con gli esiti di esse o con il timore di possibili ricadute, spesso evitabili tramite un’efficace prevenzione terziaria. Per questo motivo, per le persone guarite è essenziale recuperare la miglior condizione fisica possibile dopo gli esiti devastanti di chemioterapie, radioterapie e uso di farmaci con forti effetti secondari. Il pieno recupero può essere raggiunto solo con una riabilitazione adeguata, essenziale per il ritorno al lavoro e alla normalità. Le conseguenze economiche e sociali della malattia per i malati oncologici sono molto gravi e di riflesso lo sono anche per il sistema economico italiano.
Secondo la federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO) il Servizio sanitario nazionale (SSN) trascura sia la fase di riabilitazione post-trattamento acuto sia quella che segue alla remissione totale. La mancanza di supporto socio-economico-assistenziale carica di oneri le famiglie, costrette a provvedere a proprie spese alle forme di assistenza omesse dall’SSN nella fase post-acuzie. Una situazione che – secondo la FAVO - si riverbera sulla finanza pubblica, generando oneri sotto forma di assegni d’invalidità e pensioni evitabili. Solo in Italia, infatti, nel 2010 erano 2.587.347 le persone che vivevano dopo una diagnosi di tumore (4,4%della popolazione totale), nel 2015 saranno 3 milioni.


( sm / 10.03.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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