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Regioni.it

n. 2687 - venerdì 20 marzo 2015

Sommario
- Convocata il 25 marzo la Conferenza delle Regioni
- Conferenza Stato-Regioni per mercoledì 25 marzo
- Rapporto sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione Europea
- Quagliariello rifiuta ministero Affari regionali
- Svolgimento contemporaneo elezioni regionali ed amministrative 2015
- Boldrini:"autonomia speciale non è in discussione"

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Rapporto sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione Europea

(Regioni.it 2687 - 20/03/2015) Presentato a Montecitorio il 19 marzo, “il rapporto 2014 sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione europea” è stato anche l’occasione per un rapido dibattito sugli iter parlamentari.
“Come vice presidente della Camera non posso che constatare, con profonda amarezza, come i processi decisionali siano sempre più patologicamente sbilanciati a favore delle sedi endogovernative rispetto alle sede parlamentare”, cos’ ha sottolineato Luigi Di Maio e “ciò – ha aggiunto il Vicepresidente della Camera - crea grossi problemi relativi alle garanzie della trasparenza e della decisione.
Anche il senatore del Pd Vannino Chiti, presidente della commissione Politiche dell''Unione europea si è soffermato sulla “predominanza del ruolo del governo, e per quanto riguarda le Regioni, delle giunte, nella produzione legislativa” che “emerge come un dato incontestabile anche in questa nuova edizione del rapporto sulla legislazione: a livello nazionale conversione di decreti legge, leggi di bilancio, di ratifica, leggi europee hanno rappresentato oltre l''80% del totale. Inoltre - ha aggiunto Chiti - vi è il rischio concreto di uno scivolamento in un monocameralismo di fatto: una sola Camera, anzi le sole commissioni di una Camera esaminano e modificano il testo, poi approvato, per lo piu'' con voto di fiducia, dalle assemblee. Siamo a un sostanziale monocameralismo a senso unico, alternato”. “Non è superfluo richiamare la necessità di limitare l''uso dei disegni di legge delega, non solo in termini numerici, ma anche di ampiezza dei contenuti: vi sono casi in cui più che di delega potrebbe parlarsi di una dismissione, in forza della quale il Parlamento affida al Governo la disciplina di interi settori di legislazione. Anche il ricorso ad altri strumenti procedurali – il contingentamento dei tempi, il metodo del ''canguro'' nelle votazioni, e così via - danno un''immagine plastica della riduzione dello spazio di dibattito e discussione anche in materie, come le riforme costituzionali e la legge elettorale, che dovrebbero essere considerate parlamentari per eccellenza e che invece hanno assunto i tratti di elementi essenziali del programma di governo”.
Il governo “non è un corpo ostile verso il Parlamento”, ha sottolineato il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, nel corso della presentazione del rapporto 2014 sulla legislazione tra Stato, Regioni e Ue.
“L'auspicio che credo di aver ravvisato è di una maggiore collaborazione e sintonia tra parlamento e governo- ha detto Boschi- il Governo non può essere vissuto come un soggetto estraneo e ostile al Parlamento. La sfida interessante sarà trovare un modo di lavorare insieme sapendo che non siamo un corpo ostile verso il Parlamento”.
Il ministro ha poi ribadito che il Governo non ricorre ai decreti legge in misura maggiore né rispetto ai governi precedenti né rispetto ai partner europei.
Dati alla mano, la Boschi, chiama un causa il rapporto tra decreti legge e le leggi approvate dal parlamento che non siano di conversione dei decreti legge: “Se un anno fa il rapporto era di 60 a 40, cioè 60% erano leggi di conversione, oggi siamo scesi sotto al 30 per cento”. E poi, il ricorso ai decreti legge: Rispetto agli atti approvati in Consiglio dei Ministri solo il 21 per cento sono decreti legge, si può sempre migliorare, certo, ma i Dl non rappresentano lo strumento più utilizzato”. Boschi ha ricordato anche che si è in “fase calante e non crescente rispetto ai tre governi Letta, Monti e Berlusconi”. E anche rispetto ai partner europei, i dati sono a 'favore' del governo Renzi visto che il ricorso alla decretazione d'urgenza, tra i partner europei, va dal 70 al 90% del totale.
Per quanto riguarda i dati contenuti nel rapporto diminuisce sensibilmente la produzione legislativa delle Regioni. Nel 2013, le Regioni ordinarie e le specialità hanno emanato 711 leggi: 690 leggi ordinarie e 21 leggi statutarie. Considerando le sole leggi ordinarie, si registra un decremento di 100 unità rispetto alle 790 leggi emanate nel 2012. I dati sono contenuti nel rapporto 2014 sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione europea che è stato presentato questo pomeriggio alla Camera. La contrazione maggiore - di ben 77 unità - si registra soprattutto nelle Regioni ordinarie, dove si passa dalle 615 leggi del 2012 alle 538 del 2013. Mentre per le specialità la riduzione del numero delle leggi è di sole 23 unità (dalle 175 del 2012 alle 152 del 2013).
La riduzione della complessiva produzione legislativa del 2013 risulta confermata anche dai dati relativi agli articoli e ai commi; infatti, considerando l'insieme delle Regioni (ordinarie, speciali e Province autonome), dai 9.475 articoli prodotti nel 2012 si scende ai 7.302 del 2013, mentre dai 25.543 commi del 2012 si scende ai 18.868 del 2013.
Nel rapporto si spiega che la contrazione del dato relativo al 2013 va, comunque, monitorata nei prossimi anni dal momento che potrebbe aver giocato un ruolo significativo in tal senso il rallentamento dell'attività legislativa verificatasi in alcune Regioni a seguito del rinnovo delle Assemblee regionali, avvenute per alcune nel 2013 e per altre nei primi mesi del 2014.Riguardo al tema del "disboscamento" normativo, la rinnovata presenza di leggi di abrogazione generale in Regioni (Emilia- Romagna e Liguria) che già erano intervenute a ripulire i loro ordinamenti da normativa "ormai desueta e inutile è la conferma della bontà dello strumento utilizzato"; il ricorso, invece, da parte di Regioni (Abruzzo) che, per la prima volta intervengono a cancellare una parte della legislazione "ormai disapplicata e mai formalmente abrogata è, invece, la prova della bontà del "trasferimento" del modello da una Regione all'altra, tante volte auspicato anche per altri strumenti e iniziative”.
Il primato delle leggi più pesanti spetta, ancora una volta, alla Regione Friuli Venezia Giulia con 557 articoli (in diminuzione, comunque, rispetto agli 825 articoli del 2012) e 2.163 commi (anch'essi in diminuzione rispetto ai 4.100 commi dell'anno precedente). Tra le Regioni ordinarie, invece, sono l'Abruzzo e la Toscana a produrre il maggior numero di leggi: la prima produce il maggior numero di commi, prevalendo sulla Toscana che, come rilevato in passato, era la Regione che registrava le maggiori dimensioni fisiche delle leggi. La Regione Abruzzo, infatti, totalizza 737 articoli e 1.840 commi contro i 740 articoli e i 1.473 commi delle leggi della Toscana. Anche per il 2013 i dati sulla produzione legislativa variano notevolmente da Regione a Regione, testimoniando la presenza di situazioni politico istituzionali specifiche e diverse. In particolare, dai dati del 2013 - confrontati con quelli del 2012 - emerge una notevole diminuzione della produzione legislativa in alcune Regioni ordinarie (ad esempio, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Veneto), una media diminuzione in altre (ad esempio, Toscana e Umbria) e un aumento, anche se di poche unità, in Emilia-Romagna, Marche e Piemonte.
La maggior parte delle leggi promulgate dalle Regioni è di iniziativa dell'esecutivo. Su 711 leggi emanate, 386, pari al 54,3%, sono di iniziativa della Giunta e 290, pari al 40,8%, sono di iniziativa del Consiglio. I dati sono contenuti nel rapporto 2014 sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione europea che è stato presentato questo pomeriggio alla Camera. Lo stesso rapporto si mantiene considerando separatamente Regioni ordinarie e specialità (rispettivamente, 52,8% e 59,6% di iniziativa dell'Esecutivo, 41,6% e 37,8% di iniziativa dell'Assemblea legislativa).
Naturalmente anche per questo dato non mancano differenze tra Regioni: nel 2013, il Trentino-Alto Adige (con il 100%), la Basilicata (con il 95,2%), la Valle d'Aosta (con il 95,2%) e la Liguria (con l'84%) sono le Regioni dove maggiore è l'incidenza delle leggi di iniziativa della Giunta; la Calabria (con il 77,6%), l'Abruzzo (con il 75,0%) e la Sardegna (con il 74,4%) sono gli enti nei quali più alta è l'incidenza delle leggi di iniziativa assembleare.
E' piuttosto rapido l'iter legislativo delle Regioni. Guardando al periodo intercorrente tra la data della prima seduta della Commissione consiliare competente per materia e la data della seduta consiliare nella quale il progetto è approvato definitivamente, emerge che il maggior numero di leggi ha un iter compreso tra 1 e 30 giorni (305 leggi, pari al 42,9% del totale); seguono le leggi emanate tra 31 e 90 giorni (206 leggi, pari al 29,0%), tra 91 e 180 giorni (75 leggi, pari al 10,5%), tra 181 e 360 (68, pari al 9,6%) e oltre i 360 giorni (57, pari all'8,0%).
Le Regioni hanno emanato, nel 2013, complessivamente 398 regolamenti: 141 dalle Regioni ordinarie e 257 dalle Regioni speciali. Si registra una diminuzione di 91 unità rispetto ai 489 regolamenti emanati nel 2012. E' quanto emerge dal rapporto 2014 sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione europea che è stato presentato questo pomeriggio alla Camera.
La diminuzione è avvenuta soprattutto nelle specialità con 77 regolamenti in meno (257 contro 334 del 2012). Nelle Regioni ordinarie il dato si è contratto, invece, di 14 unità (141 contro 155 del 2012). Come sempre, comunque, il ricorso ai regolamenti rimane maggiormente consistente nella Regione Friuli Venezia Giulia e nelle due Province autonome di Bolzano e di Trento, ma anche alcune tra le Regioni ordinarie mostrano, ormai da anni e in modo significativo rispetto al passato, maggiore attenzione per la fonte secondaria.
La diminuzione del peso dei regolamenti è messa in evidenza anche dalle dimensioni degli atti in articoli. Pur registrando le Regioni speciali 721 unità in più rispetto alle Regioni ordinarie (2.199 articoli contro 1.478), il dato risulta decisamente inferiore rispetto a quello del 2012, quando gli articoli dei regolamenti risultavano 2.671 nelle specialità e 1.621 nelle Regioni ordinarie pari, dunque, a 1.050 unità in più.


( red / 20.03.15 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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