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Regioni.it

n. 2696 - giovedì 2 aprile 2015

Sommario
- Province: Regioni continuano a fare la loro parte, governo si impegni per risorse
- Legge Delrio sulle Province: la posizione delle Regioni
- Province: Caldoro, collaboriamo con il Governo, ma va sciolto il nodo risorse
- Province: le dichiarazioni di Maroni, Garavaglia e Zaia
- Le Regioni e la Giornata mondiale della consapevolezza per l'autismo
- Sanità: piani di rientro, l'attività dell'Agenas

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Province: le dichiarazioni di Maroni, Garavaglia e Zaia

(Regioni.it 2696 - 02/04/2015) “Il Governo ha tagliato il 100 per cento dei trasferimenti alle Province, molte Regioni hanno tagliato fino all'80 per cento dei trasferimenti, noi invece abbiamo proposto alle Province lombarde di ridurre i trasferimenti da 214 milioni a 205 milioni, con un taglio di soli 9 milioni, un taglio ridicolo e sostenibilissimo, eppure le Province ci hanno detto di no. A questo punto ne prenderemo atto e ci riprenderemo tutte le competenze, perché ormai le Province non riescono a fare più nulla e, non potendo andarci di mezzo i cittadini, questa è la soluzione migliore”". Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, incontrando i giornalisti prima di intervenire al 'Lombardia Aerospace Cluster Day', allo stabilimento Alenia Aermacchi di Venegono Superiore (Varese). "La Regione – ha ribadito Maroni - si prende tutte le competenze e fa quello che le Province oggi non riescono più a fare e chiudiamo qui le polemiche”.
“Ho già detto in tempi non sospetti che la Delrio è una legge fallita e ora ci tocca gestire questo fallimento. A questo punto è importante che sul personale delle Province lo Stato faccia la sua parte”: lo ha detto il coordinatore degli assessori alla Finanza della Conferenza delle Regioni, Massimo Garavaglia.
“I centri per l'impiego e la polizia locale - ha aggiunto l'amministratore lombardo – lo Stato li ha avocati a sé e quindi ora ha il dovere di garantire queste 9-10mila persone che dovrebbero andare a lavorare in quelle strutture”.
Sulla riforma Delrio piuttosto perplesso anche il presidente del Veneto, Luca Zaia: “penso che sia sbagliato continuare ad aprire a nuovi concorsi nella Pubblica amministrazione, bisognerebbe invece bloccare tutti i concorsi e dare la priorità ai dipendenti della provincia. Sul personale delle Province stiamo lavorando, io personalmente capisco le loro preoccupazioni, ma è anche importante spiegare che lo Stato non può fare leggi senza soldi e io peraltro non ho le risorse per assumerli in Regione”, ha sottolineato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, al termine della Conferenza delle regioni. Per questo “bisognerebbe bloccare tutti i concorsi e dare una corsia preferenziale - ha detto ancora Zaia - ai dipendenti delle Province. In questa logica, ad esempio, è apprezzabile l'idea di una loro sistemazione presso i Tribunali”.
Dichiarazioni che non sono piaciute ad alcuni esponneti del Governo: “quante inutili e infondate polemiche da parte di alcuni Presidenti di Regione”, ha detto Gianclaudio Bressa, Sottosegretario di Stato agli Affari regionali, commentando le dichiarazioni successive alla Conferenza delle Regioni.
Angelo Rughetti, sottosegretario alla Semplificazione e alla Pubblica amministrazione, commenta in una nota le dichiarazioni rese da alcuni Presidenti di Regione"Ha ragione Sergio Chiamparino quando dice che sull'attuazione della legge 56/2014 serve serietà e non la furbizia del passaggio del cerino acceso. Rimango invece un po' stupito quando leggo le dichiarazioni di altri Presidenti di Regione che annaspano perche' hanno perso il ricorso davanti alla Corte Costituzionale e ora vedono sfumare la linea politica strumentale e irresponsabile che avevano intrapreso".
Sul fronte sindacale manifestano una certa delusione diversi rappresentati delle organizzazioni delusi dall'incontro tecnico che si è svolto oggi a Palazzo Vidoni sulle tabelle di equiparazione che dovrebbero costituire la base per avviare i processi di mobilità del personale in tutti i comparti della pubblica amministrazione, dai ministeri agli enti locali, comprese le province che destano particolari preoccupazioni per la loro abolizione.
“E' stato un incontro tecnico inconcludente e deludente” ha commentato il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo, uscendo dal ministero dove i sindacati hanno incontrato, tra gli altri, il capo Gabinetto, Bernardo Polverari e alcuni tecnici del Dipartimento della Funzione pubblica. Il governo ha presentato infatti un documento di quattro articoli, che sarà un Dpcm, con le tabelle di equiparazione giudicato "una risposta insufficiente e uno strumento rigido e arcaico" dal segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava. Ai sindacati è stato chiesto di dare le loro osservazioni entro il 9 aprile, ma alcuni hanno chiesto un po' più di tempo e la possibilità di un nuovo incontro.
Anche la Cgil è uscita insoddisfatta. "Dall'incontro sono emersi due elementi - ha detto all'Adnkronos Federico Bozzanca, a margine della riunione - innanzitutto la impossibilità di aprire un vero e proprio confronto su una materia così delicata come la mobilità. E poi un approccio puramente burocratico con tabellari salariali e non con l'individuazione di profili professionali (e relative retribuzioni)".
Immediata la risposta il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia: i sindacati "vogliono aiutarci con i loro contributi puntuali e di merito prima dell'adozione definitiva del provvedimento oppure vogliono proseguire in una battaglia ideologica proprio alla vigilia di una grande operazione di mobilità come quella delle province?”. Madia spiega che le tabelle "sono uno strumento tecnico, che attua una precisa disposizione di legge. Questo strumento aiuta un processo che già esiste e che non ha mai funzionato in maniera efficace, cioè la mobilità, e serve a guidare questo processo con maggiori certezze per i lavoratori. La scelta del principio di prossimità serve proprio a tutelare nello spostamento i trattamenti economici, definendo le corrispondenze giuridiche" ha sottolineato il ministro. “Abbiamo inoltre fissato due principi, sempre a tutela dei lavoratori: - scrive Madia - l'assegno ad personam e la facoltà di optare per il regime previdenziale di provenienza. In altre parole a chi verrà chiesto di valorizzare la propria professionalità in una diversa amministrazione non sarà tolto neanche un euro di stipendio o di pensione".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


( red / 02.04.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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