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n. 2743 - lunedì 15 giugno 2015

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Istat: in diminuzione l'immigrazione, cresce l'emigrazione

Italia, paese sempre meno giovane

(Regioni.it 2743 - 15/06/2015) Gli sbarchi di questi giorni e l’arrivo di diversi profughi dal Nord-Africa non devono dare l’idea che il nostro Paese sia diventato particolarmente attrattivo. E’ infatti noto che – oltre alla situazione di disperazione e di guerra di molte zone – ciò che spinge gli immigrati verso le nostre coste è la speranza di poter raggiungere paesi del centro e del Nord Europa.
Una conferma indiretta arriva dall’Istat: rispetto agli anni precedenti diminuiscono gli immigrati e aumentano gli emigrati, con un saldo tra flussi in entrata e in uscita di 140 mila. Gli iscritti in anagrafe provenienti dall'estero nel 2014 stati quasi 280 mila, di cui il 90% sono stranieri. Gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all'estero sono poco meno di 30 mila. Al contrario, coloro che hanno lasciato il nostro Paese sono circa 136 mila, di cui 90 mila sono italiani.
Non solo. La popolazione residente in Italia è sostanzialmente arrivata alla crescita zero e sono proprio i flussi migratori che a malapena compensano il calo demografico dovuto alla dinamica naturale. Nel 2014 siamo arrivati a 60.795.612 unità, con un aumento di appena 12.944 ( e diventa addirittura negativo per la popolazione femminile: -4.082) rispetto all'anno precedente.
Al 31 dicembre 2014 risiedono in Italia 60.795.612 persone, di cui piu' di 5 milioni (8,2%) di cittadinanza straniera. A rilevarlo è il “bilancio demografico nazionale - Popolazione residente in totale e straniera, natalità, mortalità, migrazioni, stranieri per cittadinanza” dell’Istituto.
Nel corso del 2014 il numero dei residenti nel nostro Paese è rimasto stabile. In aumento invece le acquisizioni di cittadinanza: sono circa 130 mila i nuovi cittadini italiani (+29%).
Il movimento naturale della popolazione (nati meno morti) ha fatto registrare un saldo negativo di quasi 100 mila unità, che segna un picco mai raggiunto nel nostro Paese dal biennio 1917-1918 (primo conflitto mondiale).
Sono stati registrati quasi 12 mila nati in meno rispetto all'anno precedente. Anche i nati stranieri continuano a diminuire (-2.638 rispetto al 2013), pur rappresentando il 14,9% del totale dei nati. La mortalità resta stabile, con una lieve diminuzione dei decessi in valore assoluto (-2.380). Continua l'invecchiamento della popolazione italiana: l'età media è 44,4 anni, in costante aumento di due decimi all'anno nel periodo 2011-2014.
L'età media è elevata in tutte le regioni d'Italia pur se con intensità differenti: al Centro-nord supera i 45 anni mentre nelle regioni del Mezzogiorno il valore è di poco superiore ai 43 anni. A livello regionale l'età media è più elevata in Liguria (48,3 anni) seguita da Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Piemonte e Umbria, che presentano valori superiori ai 46 anni. Regioni con valori al di sotto della media nazionale sono presenti sia nel Centro-nord (Trentino-Alto Adige a 42,9 anni e Lazio a 44,1), sia nel Mezzogiorno (particolarmente Sicilia a 42,9 anni e Campania a 41,5).
Continua la riduzione della popolazione più giovane (under 15): al 31 dicembre 2014 è pari al 13,8%, 2 punti decimali in meno rispetto al 2011. Anche la popolazione in età attiva (15-64 anni) prosegue la sua contrazione passando da un valore superiore al 65% nel 2011 al 64,5% nel 2014. In aumento invece la popolazione anziana (65 anni e oltre) che è pari al 21,7%, quasi un punto percentuale in più rispetto al 2011.
In particolare, i cosiddetti "grandi vecchi" (80 anni e più) crescono ogni anno di un punto decimale, arrivando nel 2014 al 6,5% della popolazione. Le persone ultracentenarie in vita al 31 dicembre 2014 sono 19 mila (3 mila uomini e 16 mila donne). Le persone con almeno 105 anni sono più di 800, di cui solo un centinaio sono uomini. Infine le persone con 110 anni e oltre sono 18, tutte di genere femminile, la più fortunata delle quali ha compiuto 115 anni e risiede in Piemonte.


( sm / 15.06.15 )
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