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Regioni.it

n. 2773 - martedì 28 luglio 2015

Sommario
- Lorenzin: in sanità non saranno tagliati 10 miliardi
- Coletto su tagli sanità: così salta sistema universalità
- Tagli sanità: Maroni, Rossi, Zaia e Bonaccini
- Tagli sanità: il testo dell'intesa Stato-Regioni del 2 luglio
- Sanità: piani di rientro, buone notizie per Abruzzo e Piemonte
- Trivelle: a Termoli il no di 6 Regioni

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Tagli sanità: Maroni, Rossi, Zaia e Bonaccini

Boschi: tagli sanità sono quelli concordati con le Regioni il 2 luglio

(Regioni.it 2773 - 28/07/2015) “Tagliare 10 miliardi alla sanità, senza applicare i costi standard, significa dichiarare guerra alle Regioni virtuose, alla Lombardia in primo luogo, e alla guerra noi risponderemo con la guerra". Così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha anche rilasciato un’intervista al quotidiano “Libero” sul tema proposto dal Governo di ulteriori tagli alla spesa sanitaria.
“Non si può tagliare in questo modo, - afferma Maroni – la proposta che noi abbiamo fatto è molto chiara: applicando i costi standard, si ha un risparmio di 23 miliardi di euro, favorendo e premiando le Regioni virtuose e costringendo quelle non virtuose a fare meglio".
Comunque Maroni non crede al sistema dei tagli: “no, non ci credo, è la cosa più semplice ma è la cosa più pericolosa e dannosa per noi e io non intendo accettare di essere costretto a chiudere gli ospedali”.
A “Libero” Maroni sostiene inoltre che “la Lorenzin fa riferimento a un patto firmato con le regioni nel luglio 2014, che tra l'altro prevedeva un bonus per la Lombardia di 500 milioni, che è stato tolto dai tagli di Renzi che anzi, ne ha poi voluti altri 250. La spending review del commissario che è in votazione in Parlamento, invece, guarda al futuro e ha il chiaro intento di punire le regioni che spendono bene i propri soldi”.
Sul tema è intervenuto anche il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, con un'intervista a “la Repubblica”: “non dico che la spesa sanitaria non vada ridotta, anzi. In Toscana abbiamo appena iniziato un processo di razionalizzazione che porterà da 12 a 3 il numero delle aziende sanitarie. Da anni ci muoviamo in questa direzione, abbiamo accorpato le centrali d'acquisto e lavorato sull'appropriatezza delle cure e delle prescrizioni. Sempre d'intesa con i medici, però. Le sanzioni non servono a niente”.
Rossi sottolinea che “ci sono altri settori da colpire oltre alla sanità. Su questo fronte le Regioni hanno già dato un contributo niente affatto banale al risanamento delle casse dello Stato”.
“Attenzione ad accanirsi sulla sanità, - richiama Rossi - si rischia di raggiungere un punto di rottura pericoloso. Sarebbe davvero una sciocchezza oltre che una penalizzazione per i cittadini”. Rossi quindi aggiunge che "il servizio pubblico è un patrimonio dell'Italia, un sistema che garantisce cure a tutti e che non costa più di quello degli altri paesi europei”. Al contrario, “mi risulta che la spesa previdenziale italiana non sia allineata a quella media europea. Ci sono almeno 33mila pensioni d'oro che da sole valgono 3 miliardi, quasi l'intero gettito della tassa sulla prima casa. Non sarebbe l'ora di recuperare risorse da questo capitolo?”.
Anche Zaia rilascia un’intervista al Corriere della Sera, dove propone di “mandare dei veneti a commissariare la sanità di certe Regioni", così "non ci sarebbe più bisogno di alcun taglio”.
Alla domanda su quanto sostenuto dal ministro Lorenzin che non ci saranno ulteriori tagli, Zaia dichiara: “e allora dica che si useranno i costi standard. Dica che i costi per un certo bene o servizio saranno omogenei in tutta Italia. Dica che non sarà più possibile che in certe Regioni ci sia, per dire, un geriatra ogni centomila abitanti e in altre uno ogni mille”. Se i costri standard si applicassero non solo alla sanità, la virtuosità varrebbe 30 miliardi.
“In Veneto non si paga l'addizionale regionale Irpef, né alcun ticket regionale. Ciononostante, la nostra sanità è benchmark, un modello, per quella nazionale e ancora siamo in attivo per otto, dieci milioni. Ma se il governo taglia ancora, mi costringe a mettere altre tasse oppure a chiudere gli ospedali. Ma noi la razionalizzazione l'abbiamo fatta, e non sapremmo quali chiudere”, dice Zaia, secondo cui “è evidente che se ci sono quattro regioni del Sud che aprono voragini da oltre 5 miliardi, forse è là che bisogna guardare”.
Mentre il presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, si dice convinto che i tagli in sanità non comporteranno rischi di arretramento dei servizi: “credo che l’affronteremo con la serenità di sempre, consapevoli del fatto che qui si sono già attivate e fatte 'riforme' che permettono di essere competitivi su necessità che altre regioni dovranno affrontare”.
Bonaccini ha annunciato il 'piano' con cui la Regione punta a ridurre drasticamente, da qui a fine anno, i tempi d'attesa per visite ed esami. “Nel confronto – afferma Bonaccini - si possono sempre migliorare le cose, ma io credo che qui abbiamo una tale forza e qualità che non vedo molti rischi di arretramento”.
Bonaccini inoltre ricorda che “si sta andando nella direzione di firmare, c'è già l'accordo, un aumento di tre miliardi e oltre di euro per il prossimo anno di incremento del fondo sanitario nazionale, che andando per comparti vorrebbe dire l'arrivo, in regione, di qualche centinaia di milioni di euro”.
Infine il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, al Senato precisa che “i tagli che sono stati previsti per la sanità e recepiti dal testo presentato dal governo e votato dalle commissioni sono quelli concordati con le Regioni il 2 luglio con l'unanimità delle Regioni presenti” (vedi notizia successiva).



 
 



( gs / 28.07.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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