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Regioni.it

n. 2782 - lunedì 7 settembre 2015

Sommario
- Lavoro: Consiglio ministri approva decreti attuativi Jobs Act
- Sanità: Regione Lazio, accorpate le Asl di Roma
- Pareggio di bilancio: occorre patto istituzionale
- Politiche attive del lavoro: il testo dell'Accordo Stato-Regioni
- Rete autostradale e aree di servizio: il parere sul piano di ristrutturazione
- Crisi siriana: sostegno a istituzioni libanesi, verso firma memorandum

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Lavoro: Consiglio ministri approva decreti attuativi Jobs Act

Norme su sicurezza lavoro e personale Area vasta

(Regioni.it 2782 - 07/09/2015) Il Consiglio dei ministri del 4 settembre 2015 ha in particolare approvato alcuni decreti attuativi del Jobs Act:
1) Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale (decreto legislativo – esame definitivo);
2) Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive (decreto legislativo – esame definitivo);
3) Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità (decreto legislativo – esame definitivo);
4) Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (decreto legislativo – esame definitivo).
Inoltre sono state varate anche norme riguardanti la salute e la sicurezza dei lavoratori e il personale dell’area vasta.
Per quanto interessa le Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, il decreto legislativo prevede, tra l’altro, l’istituzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro. In supporto alla programmazione dell’attività di vigilanza svolta dall’Ispettorato, si prevede l’obbligo per l’INPS, l’INAIL e l’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione dell’Ispettorato, anche attraverso l’accesso a specifici archivi informatici, dati e informazioni, sia in forma analitica che aggregata. Al fine di rafforzare l’azione di coordinamento con altri organi preposti alla vigilanza si prevede:
- la stipula di appositi protocolli,  anche con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale onde  assicurare l’uniformità di comportamento ed una maggiore efficacia degli accertamenti ispettivi, evitando la sovrapposizione degli interventi;
- l’obbligo per ogni altro organo di vigilanza che svolge accertamenti in materia di lavoro e legislazione sociale di raccordarsi con l’Ispettorato.
Mentre con le Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive, viene istituita una Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e formata dalle strutture regionali per le Politiche attive del Lavoro, dall’INPS, dall’INAIL, dalle Agenzie per il lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione, dagli enti di formazione, da Italia Lavoro, dall’ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) nonché dal sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, dalle università e dagli altri istituti di scuola secondaria di secondo grado. L’istituzione dell’ANPAL avverrà senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica.
Per garantire i livelli essenziali di prestazioni in materia di servizi e politiche attive del lavoro, Ministero del lavoro, Regioni e Province autonome definiranno, un Piano finalizzato all’erogazione delle politiche attive mediante l’utilizzo coordinato di fondi (nazionali, regionali e del Fondo Sociale Europeo). Allo stesso scopo il Ministero del lavoro stipulerà, con ogni Regione e con le Province autonome, una convenzione per regolare i rapporti e gli obblighi concernenti la gestione dei servizi per l’impiego e delle politiche attive del lavoro. Il Ministero del lavoro controllerà quindi il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale e monitorerà le politiche occupazionali. Sarà istituito un Albo nazionale dei soggetti accreditati a svolgere funzioni in materia di politiche attive del lavoro, un Sistema informativo delle politiche del lavoro e il fascicolo elettronico del lavoratore. All’istituzione dell’Albo provvederà l’ANPAL; nello stesso vengono iscritte le agenzie per il lavoro e le agenzie che intendono operare nel territorio delle regioni che non abbiano istituito un proprio regime di accreditamento. L’obiettivo è quello di valorizzare le sinergie tra soggetti pubblici e privati e di rafforzare le capacità di incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Il Sistema informativo e il fascicolo elettronico del lavoratore mirano ad una migliore gestione del mercato del lavoro e del monitoraggio delle prestazioni erogate. Per semplificare gli adempimenti per i datori di lavoro, si prevede che le comunicazioni di assunzione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro (comprese quelle relative alla gente di mare), dovranno essere effettuate in via telematica. I beneficiari di prestazioni a sostegno del reddito, che non abbiano riottenuto una occupazione, saranno chiamati a stipulare un Patto di servizio personalizzato. La sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato sarà necessaria anche ai fini della concessione dell’Assegno di disoccupazione (ASDI). I beneficiari di prestazioni di sostegno al reddito che, senza giustificato motivo, non partecipano alle iniziative finalizzate a conseguirne l’inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro saranno soggetti a sanzioni che vanno dalla decurtazione, alla sospensione o decadenza dalle prestazioni. Si prevede inoltre un Assegno di ricollocazione, a favore dei soggetti disoccupati, percettori della NASpI, la cui disoccupazione ecceda i quattro mesi. La somma, graduata in funzione del profilo di occupabilità, sarà spendibile presso i Centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati a svolgere funzioni e compiti in materia di politiche attive del lavoro. L’assegno non costituirà reddito imponibile. Ancora, i lavoratori titolari di strumenti di sostegno del reddito potranno essere chiamati a svolgere attività di servizio nei confronti della collettività nel territorio del Comune di residenza. L'utilizzo dei lavoratori in tali attività non determinerà l'instaurazione di un rapporto di lavoro. A questi lavoratori spetterà un importo mensile, pari all’assegno sociale, erogato dall’INPS.
Per quanto riguarda le Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, sono state approvate disposizioni sulla semplificazioni di procedure e adempimenti del rapporto di lavoro. I principali interventi riguardano la tenuta, a decorrere dal 1° gennaio 2017, del libro unico del lavoro in modalità telematica presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, o ad esempio la modifica alla c.d. maxisanzione per il lavoro “nero” con l’introduzione degli importi sanzionatori “per fasce”, anziché legati alla singola giornata di lavoro irregolare e la reintroduzione della procedura di diffida, che consente la regolarizzazione delle violazioni accertate. La regolarizzazione è subordinata al mantenimento al lavoro del personale “in nero” per un determinato periodo di tempo.
Poi ci sono le Disposizioni in materia di rapporto di lavoro e quelle in materia di pari opportunit. Invece sulle Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183. Le disposizioni contenute nel decreto sono improntate a tre obiettivi: Inclusione di lavoratori e imprese; Semplificazione e certezze per le imprese; Razionalizzazione delle integrazioni salariali.
Il decreto estende “le integrazioni salariali in caso di riduzione o sospensione dell’orario di lavoro a 1.400.000 lavoratori e 150.000 datori di lavoro in precedenza esclusi da queste tutele. Questo risultato viene ottenuto estendendo la cassa integrazione agli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e includendo nei fondi di solidarietà tutti i datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti, anziché, come in precedenza, più di 15”.
Per la semplificazione delle procedure di autorizzazione:
- sarà possibile richiedere CIGS per tutto il periodo necessario (direttamente 24 mesi per riorganizzazione). Per i contratti di solidarietà (che diventano una causale di CIGS, prendendone tutte le regole), anche 36 mesi di fila in presenza di determinate condizioni (vedi oltre).
Certezza dei tempi:
- la CIGS parte 30 giorni dopo la domanda (per le richieste presentate a decorrere dal 1 novembre 2015).
Semplificazione dei controlli:
- un unico controllo tre mesi prima della fine del periodo di cassa.
Viene prevista una revisione della durata massima complessiva delle integrazioni salariali: per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile. Utilizzando la CIGS per causale contratto di solidarietà tale limite complessivo può essere portato a 36 mesi nel quinquennio mobile, perché la durata dei contratti di solidarietà viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente.
Per la CIGS, il decreto razionalizza la disciplina delle causali di concessione del trattamento. L’intervento straordinario di integrazione salariale può essere concesso per una delle seguenti tre causali:
- riorganizzazione aziendale (che riassorbe le attuali causali di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale), nel limite di 24 mesi in un quinquennio mobile;
- crisi aziendale, nel limite di 12 mesi in un quinquennio mobile. A decorrere dal 1° gennaio 2016, non può più essere concessa la CIGS nei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa. Viene previsto tuttavia un fondo di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, che consente la possibilità di autorizzare, previo accordo stipulato in sede governativa, un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria per una durata massima rispettivamente di dodici mesi nel 2016, nove nel 2017 e sei nel 2018, qualora al termine del programma di crisi aziendale l’impresa cessi l’attività produttiva, ma sussistano concrete prospettive di rapida cessione dell’azienda e di un conseguente riassorbimento occupazionale;
- contratto di solidarietà, sino a 24 mesi in un quinquennio mobile, che possono diventare 36 se l’impresa non utilizza CIGO o altre causali di CIGS nel quinquennio. Gli attuali contratti di solidarietà di tipo “A”, previsti per le imprese rientranti nell’ambito di applicazione della CIGS, diventano quindi una causale di quest’ultima e ne mutuano integralmente le regole in termini di misura della prestazione e di contribuzione addizionale. La riduzione media oraria non può essere superiore al 60 per cento dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di solidarietà. Viene inoltre previsto, a tutela del lavoratore, che per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70 per cento nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di solidarietà è stipulato.
Per quanto riguarda il provvedimento su “SALUTE E SICUREZZA DEI LAVORATORI” è stato approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione della convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, al fine di prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e creare un ambiente di lavoro sempre più sicuro e salubre mediante un’azione progressiva e coordinata sia a livello nazionale che a livello di impresa e con la piena partecipazione di tutte le parti interessate. Vengono previste azioni in quattro ambiti:
-formazione, attuazione e revisione periodica di una politica nazionale coerente in materia di salute, di sicurezza dei lavoratori e di ambiente di lavoro;
- promozione del dialogo sociale mediante la partecipazione, la collaborazione e la cooperazione piena e a tutti i livelli dei datori di lavoro, dei lavoratori e delle rispettive organizzazioni, nonché di tutte le altre persone interessate;
- definizione delle funzioni, delle responsabilità, degli obblighi e dei rispettivi diritti degli interlocutori sociali;
- sviluppo e diffusione delle conoscenze, istruzione, formazione e informazione.
PERSONALE DEGLI ENTI DI AREA VASTA: “A seguito dell’informativa svolta dal Ministro per la semplificazione  e la pubblica amministrazione nella riunione del 6 agosto scorso in materia e secondo quanto disposto dall’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo n. 281 del 1997,  il Consiglio dei ministri ha autorizzato il Ministro Maria Anna Madia a dare corso alla  definizione dei criteri per la mobilità del personale dipendente a tempo indeterminato degli enti di area vasta dichiarati in sovrannumero, della Croce Rossa italiana, nonché dei Corpi e Servizi di Polizia provinciale per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale, adempimento previsto dalla legge n. 190 del 2014, in considerazione della mancata acquisizione dell’intesa in Conferenza unificata prevista dalla legge sul trasferimento in mobilità del personale delle province nelle Asl”.
Il Consiglio dei Ministri ha esaminato anche alcune leggi regionali:
Per le seguenti regionali si è deliberata l’impugnativa:
1) Legge Regione Friuli Venezia Giulia n. 16 del 10/07/2015, “Integrazioni e modificazioni alla legge regionale 13 marzo 2015, n. 4 (Istituzione del registro regionale per le libere dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (DAT) e disposizioni per favorire la raccolta delle volontà di donazione degli organi e dei tessuti)”,  in quanto la legge in oggetto invade la competenza esclusiva dello Stato sia in materia di ordinamento civile di cui all’art. 117, secondo comma, lett. l), della Costituzione, sia in materia di tutela della salute, i cui principi fondamentali sono riservati alla legislazione statale, ai sensi dell’art. 117, terzo comma, Cost.
2) Legge Regione Sicilia n. 12 del 10/07/2015, “Modifiche alla legge regionale 7 maggio 2015, n. 9. Disposizioni in materia di durata delle operazioni di voto per le elezioni comunali e di surrogazione dei consiglieri comunali”, in quanto una disposizione riguardante l’assunzione di personale medico convenzionato si pone  in contrasto con i principi fondamentali in materia di tutela della salute e di ordinamento civile e pertanto presenta profili di incostituzionalità  per violazione degli artt. 9, 117, secondo comma, lettera l), e 117 terzo comma, della Costituzione.
Per la seguente legge regionale si è deliberata la rinuncia parziale all’impugnativa:
Legge della Regione Lombardia del 30 dicembre 2014 n. 35  recante: "Disposizioni per l'attuazione della programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell'articolo 9-ter della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione) - Collegato 2015",
Per le seguenti leggi regionali si è deliberata la non impugnativa: 1) Legge Regione Emilia Romagna n. 11 del 16/07/2015 “Norme per l’inclusione sociale di rom e sinti.”.
2) Legge Regione Lazio n. 10 del 15/07/2015 “Disposizioni urgenti in materia sanitaria”.
3) Legge Regione Piemonte n. 15 del 13/07/2015 “Modifiche all’articolo 27 della legge regionale 3 maggio 1985, n. 59 (Piano socio-sanitario della regione Piemonte per il triennio 1985-1987)”.
4) Legge Regione Molise n. 13 del 16/07/2015 “Modifiche ed abrogazioni alla legge regionale 11 dicembre 2009, n. 30        (Intervento regionale straordinario volto a rilanciare il settore edilizio, a promuovere le tecniche di bioedilizia e l’utilizzo di fonti di energia alternative e rinnovabili, nonché a sostenere l’edilizia sociale da destinare alle categorie svantaggiate e l’edilizia scolastica) ed alla legge regionale 14 aprile2015, n. 7 (Disposizioni modificative della legge regionale 11 dicembre           2009, n. 30). Abrogazione di articolo della legge regionale 4 maggio 2015, n. 8 (Disposizioni collegate alla manovra di bilancio 2015 in materia di entrate e spese. Modificazioni e integrazioni di leggi regionali)”.
5) Legge Regione Sicilia n. 13 del 10/07/2015 “Norme per favorire il recupero del patrimonio edilizio di base dei centri storici”.
6) Legge Regione Toscana n. 58 del 20/07/2015 “Modifiche alla legge regionale 8 gennaio 2009, n. 1 (Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale)”.
7) Legge Provincia Bolzano n. 7 del 14/07/2015 “Partecipazione e inclusione delle persone con disabilità”.
8) Legge Regione Friuli Venezia n. 19 del 17/07/2015 “Disposizioni di riordino e semplificazione in materia di attività produttive  e di risorse agricole e forestali”.
9) Legge Regione Toscana n. 59 del 21/07/2015 “Disciplina dello stemma, del gonfalone, del sigillo e della fascia della    Regione Toscana”.
10) Legge Regione Toscana n. 60 del 21/07/2015 “Comitato regionale delle associazioni e delle manifestazioni di rievocazione e ricostruzione storica. Modifiche alla l.r. 5/2012”.



( red / 07.09.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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