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Regioni.it

n. 2786 - venerdì 11 settembre 2015

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 17 settembre
- Tossicodipendenza in Italia: la relazione al Parlamento
- Sanità: quadro attuazione dopo i tagli del decreto enti territoriali
- Istat: bene il commercio estero nelle Regioni
- Il consumo di sale è maggiore al Sud
- III ciclo di seminari specialistici sulle politiche europee

+T -T
Tossicodipendenza in Italia: la relazione al Parlamento

(Regioni.it 2786 - 11/09/2015) “Si stima che circa il 2,5% degli studenti di 15-19 anni abbia assunto almeno una volta nella vita sostanze psicoattive “sconosciute”, senza sapere di cosa si trattasse. Il 56% circa di questi studenti le ha assunte per non più di 2 volte, ma per il 23% si è trattato di ripetere l’esperienza oltre 10 volte” : sono questi i dati relativi al consumo di sostanze stupefacenti particolarmente dannose fra i giovani, riportate nella “Relazione annuale al Parlamento 2015 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia”
“Rispetto alla forma delle sostanze assunte, il 53% degli studenti ha assunto un miscuglio di erbe sconosciute, per il 47% le sostanze non note si presentavano in forma liquida e per il 43% erano sotto forma di pasticche/pillole”, è quesyo il risultato di uno studio (effettuato nel 2014) che ha coinvolto oltre 30mila studenti di 405 istituti scolastici secondari di secondo grado in Italia, con tasso di rispondenza delle scuole pari all‟85%. “Rispetto al genere, quasi il 3% dei maschi e poco meno del 2% delle femmine ha consumato sostanze psicoattive senza sapere cosa fossero. Gli utilizzatori di sostanze psicoattive “sconosciute” sono in misura maggiore tra coloro che durante l’anno hanno utilizzato sostanze diverse dalla cannabis rappresentano infatti il 7% tra chi ha utilizzato unicamente cannabis contro il 36% di chi ha utilizzato cocaina, stimolanti e/o allucinogeni e quasi il 60% di chi ha utilizzato eroina.
Sono le regioni site a Nord-Ovest della penisola (Piemonte, Liguria, Lombardia) e al Centro (Lazio, Umbria, Marche) a far registrare prevalenze di consumatori di almeno una sostanza illegale nell’ultimo anno superiori alla media nazionale (con valori compresi tra 27,8% e 30,4%). Le regioni meridionali, ad eccezione di quelle adriatiche ma con l’aggiunta di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, fanno registrare prevalenze al di sotto del valore nazionale (18,8% - 24,7%).
Gli studenti che invece hanno consumato nella vita almeno una sostanza a loro sconosciuta, riportando valori superiori alla media nazionale, si concentrano nella parte Nord-Orientale (Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia) e al Centro-Nord (Toscana, Umbria e Marche) con valori compresi tra 2,4% e 2,7%. Al sud e nelle isole, con l’aggiunta della regione Lazio, si rilevano prevalenze al di sotto del valore nazionale (1,9% - 2,2%).
Rispetto alla forma delle sostanze assunte, il 53% di questi studenti ha assunto un miscuglio di erbe sconosciute, per il 47% le sostanze non note si presentavano in forma liquida e per il 43% erano sotto forma di pasticche/pillole. Rispetto al genere, quasi il 3% dei maschi e poco meno del 2% delle femmine ha consumato sostanze psicoattive senza sapere cosa fossero. Gli utilizzatori di sostanze psicoattive “sconosciute” sono in misura maggiore tra coloro che durante l‟anno hanno utilizzato sostanze diverse dalla cannabis rappresentano infatti il 7% tra chi ha utilizzato unicamente cannabis contro il 36% di chi ha utilizzato cocaina, stimolanti e/o allucinogeni e quasi il 60% di chi ha utilizzato eroina).
Il Centro Studi Ricerca e Documentazione, Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie del Ministero dell’Interno cura, tramite gli Uffici Territoriali del Governo, le rilevazioni dei dati statistici concernenti i soggetti segnalati ai Prefetti per consumo personale di sostanze stupefacenti. Dai dati aggregati per regione, si calcola anzitutto un indicatore d‟impatto, ovvero la percentuale regionale del numero di segnalati su popolazione residente. La media nazionale è pari a 0,065, ma è alta la variabilità a livello regionale. Fra le regioni con impatto molto più elevato della media nazionale si trovano Valle d‟Aosta, Toscana, Liguria, Molise, Marche, Sicilia, Umbria, Emilia Romagna e Calabria; impatto molto inferiore alla media nazionale, invece, per Campania, Lombardia e Friuli Venezia Giulia; le altre 9 regioni hanno un valore vicino alla media nazionale.
Per verificare l’esito delle segnalazioni si può calcolare la percentuale regionale di colloqui effettuati dalle Prefetture sulle segnalazioni. La media nazionale è 59,61. Le regioni che hanno valori molto più elevati della media nazionale sono Basilicata, Abruzzo, Lombardia e Puglia; molto minore, invece, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Umbria, Emilia Romagna, Molise e Lazio. In parte questo effetto può essere spiegato in base all’indicatore di impatto: se l’impatto è alto, si giustifica un secondo valore basso, come è nel caso di Umbria e Molise; al contrario, percentuali elevate di colloqui corrispondono a regioni di impatto più basso, come la Lombardia. […]
Per l’anno 2013 si stimano in Italia circa 168.000 soggetti che avrebbero bisogno di un trattamento per uso primario di oppiacei (“prevalenza su base annua”), corrispondenti a una prevalenza relativa di 4,3 per mille residenti di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Gli intervalli di confidenza al 95% hanno ampiezza complessiva di circa 43.000 soggetti, quindi con un minimo di circa 147.000 ed un massimo di circa 190.000. Rispetto al 2012, la stima della popolazione suddetta resta sostanzialmente stabile. Le stime a livello regionale evidenziano che le aree a prevalenza più elevata sono la Liguria (7,4 casi per mille residenti di età compresa tra i 15 e i 64 anni), la Toscana ed il Molise (6,7). Le regioni con a prevalenza più bassa sono la Lombardia (2,6 casi per mille residenti di età compresa tra i 15 e i 64 anni), la Sicilia (2,7) e la Calabria (3,3).
Un capitolo della “relazione” è dedicato alla “rete dei servizi e modelli di funzionamento” ed è stato curato dal gruppo tecnico interregionale tossicodipendenze della Conferenza delle Regioni e p.a., del Ministero della salute, degli organismi del privato sociale e dei servizi pubblici, di esperti, del Dipartimento politiche antidroga. Ne riportiamo di seguito alcuni stralci.
Un’altra sezione è dedicata invece alle “politiche nazionali e regionali” e rappresenta il risultato del confronto tra il Governo Centrale e le Regioni e P.A. sotto i seguenti aspetti tra loro strettamente interconnessi:
- raccolta, condivisione ed elaborazione dei dati dei flussi informativi regionali con il Ministero della Salute
- confronto interno interregionale (Gruppo Tecnico Interregionale Tossicodipendenze)
- approfondimento e condivisione di temi specifici con i soggetti maggiormente rappresentativi del Terzo settore (Privato sociale).
Tale processo è finalizzato ad approfondire e migliorare le politiche sanitarie e socio-sanitarie nel campo delle dipendenze.
La revisione del titolo V della Costituzione (Legge Costituzionale 18 ottobre 2001 n.3) ha ridisegnato il quadro generale delle attribuzioni di competenze dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ivi inclusi i livelli Essenziali di assistenza, (LEA), emanati con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa definizione ed approvazione con accordi, nell’ambito della Conferenza Stato/Regioni. Si è pertanto ulteriormente rafforzato il ruolo delle Regioni e Province autonome che hanno la piena responsabilità circa l’organizzazione dei Servizi sanitari Regionali e l’erogazione delle prestazioni sanitarie.
Gli attuali Livelli Essenziali di Assistenza sono stati definiti con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, entrato in vigore il 23 febbraio 2002. I LEA relativi all’assistenza nell’ambito delle patologie da dipendenza sono compresi nell’area “assistenza distrettuale”, corrispondente alle attività e ai servizi sanitari e sociosanitari ambulatoriali e domiciliari, ai servizi semiresidenziali e residenziali. Con riferimento alle dipendenze e alle relative prestazioni previste dai LEA sul territorio nazionale, si riportano di seguito i principali riferimenti legislativi:
- DPR 1° ottobre 1990, n. 309 (TU disciplina stupefacenti);
- Provvedimento 21 gennaio 1999 Accordo Stato Regioni per la "Riorganizzazione del sistema di assistenza ai tossicodipendenti";
- Legge 30 marzo 2001, n. 125 in materia di alcol e problemi alcol correlati;
- Provvedimento 5 agosto 1999 - Intesa Stato-Regioni "Determinazione dei requisiti minimi standard dei servizi privati di assistenza ai tossicodipendenti.";
- D.lgs. 19 giugno 1999 n.229 (norme di razionalizzazione del SSN)
- D.lgs. 22 giugno 1999, n. 230; (riordino della medicina penitenziaria)
- D.M. 21. 4. 2000 "Progetto Obiettivo Tutela della salute in ambito penitenziario";
- DPCM 14 febbraio 2001in materia di prestazioni socio-sanitarie
- DPCM 1° aprile 2008 in materia di sanità penitenziaria.
Si sottolinea che alla data di redazione della presente sezione è in corso di definizione l’aggiornamento dei LEA. […] La raccolta e analisi dei dati sui servizi e sull’utenza sono gestite al livello nazionale dal Ministero della Salute e al livello locale dalle singole Regioni e P.A.[…]
Le differenze organizzative tra le regioni in ambito sanitario, rilevabili in molti settori, sono state affrontate nell’ambito delle dipendenze in un’ottica di confronto e di miglioramento reciproco, teso a offrire indicazioni tecniche per definire soluzioni organizzative nella erogazione dei LEA applicabili su tutto il territorio nazionale. […]
Il costante mutare degli scenari nell’ambito delle dipendenze (si pensi alla continua creazione di nuove sostanze e/o al mix delle stesse, come le multiformi modalità di assunzione di sostanze già conosciute –ad esempio l’eroina fumata - e la conseguente immissione sul mercato, oggi soprattutto attraverso il canale di internet) costringe i sistemi di prevenzione, cura e riabilitazione, del pubblico e del privato, a studiare e riscrivere nuovi paradigmi e scenari di intervento […]
Il primo momento di confronto su scala nazionale è stato realizzato in concomitanza della conferenza nazionale sulle droghe di Trieste del 2009, a seguito della quale le Regioni e P.A. hanno organizzato un lungo percorso di confronto anche con i principali stakeholder (servizi pubblici, Privato, organizzazioni sindacali, società scientifiche, associazionismo) […]
Le conclusioni della Conferenza delle Regioni e P.A. hanno evidenziato la necessità di sviluppare corrette collaborazioni istituzionali tra il Governo nazionale, le Regioni Province autonome e le autonomie locali, favorendo una governance partecipata, per una concertazione delle strategie di intervento […]
Il successivo approccio di confronto Stato/Regioni in tema di dipendenze non ha favorito il necessario prosieguo dei punti sopra citati pertanto si è interrotto quel percorso di positiva integrazione tra le istituzioni centrali, regionali e gli enti a vario titolo coinvolti. Nel secondo semestre 2014 è stato ripreso il percorso di confronto/integrazione, che si manifesta ufficialmente con l’apertura di tavoli istituzionali.
Le Regione hanno riproposto un’analisi comparata del sistema di governo e dell’offerta dei servizi per le dipendenze, attraverso uno strumento di monitoraggio, già adottato per la Conferenza di Torino nel 2009. In tale rilevazione, a cui hanno risposto tutte le Regioni e P.A. ad eccezione della Valle D‟Aosta, sono stati indagati:
- l’organizzazione dei livelli di governo regionale nell‟ambito delle dipendenze e le modalità e livelli di partecipazione al processo decisionale;
- l’organizzazione della rete dei servizi (tipologia di offerta di trattamento);
- le risorse (umane, economiche, con specificazione dei costi per i servizi accreditati);
- l’utenza in trattamento.[…]
Le Regioni e P.A. hanno definito in modo non omogeneo l’attribuzione della delega per il settore delle Dipendenze. In un terzo di casi la delega è in capo all'Assessorato alla Sanità, in un terzo all'Assessorato Politiche Sociali e nei restanti casi entrambi gli Assessorati sono coinvolti. Questi diversi approcci ben evidenziano la complessità del tema, che richiede contributi da entrambi i settori. La Conferenza dei Presidenti delle Regioni ha comunque deciso di garantire l'unitarietà dell'approccio attribuendo la competenza sul tema alla Commissione Salute, composta dagli Assessori alla Sanità. A questa Commissione fa riferimento il Gruppo Tecnico Interregionale Tossicodipendenze (GTIT), composto dai funzionari e tecnici delle singole Regioni e Province Autonome.
La condivisione delle scelte di politica sanitaria e socio-sanitaria nelle dipendenze è un patrimonio storico derivante dalla funzione svolta nella comprensione del fenomeno e nell’erogazione di trattamenti da parte dei servizi pubblici e del Privato. Tale importante contributo ha determinato, nel tempo, una cultura diffusa di partecipazione alle scelte, con la realizzazione di processi, sempre presenti, di governance seppur attuati a livelli e con modalità e strategie diverse. […]Le modalità di governance è spesso definita con atti formali e non solo quali prassi consolidata. Secondo la rilevazione, la governance pubblica si concretizza, a livello regionale, in particolare nelle attività di programmazione, nella identificazione di linee progettuali, in ambito normativo/regolativo, nella formazione; con minore frequenza (6 regioni) nella programmazione degli investimenti. In questa direzione il citato Accordo del 2009 ha costituito un traguardo significativo a livello interregionale, ma anche uno stimolo nella diffusione di principi e criteri per favorire la partecipazione al processo decisionale degli Enti, che a vario titolo operano nel campo. Nonostante l’impegno preso in sede di Commissione Salute e di Conferenza Stato Regioni e P.A., tale Accordo è stato recepito formalmente in sole 6 regioni e non ha dato seguito ad un’applicazione omogenea. In ogni caso esso ha ispirato e sostenuto concretamente le azioni di programmazione di molte Regioni e PA. Nello specifico 19 realtà regionali sono dotate di una normativa specifica sull’integrazione pubblico-privato ed in tutte Regione sono attivi Tavoli misti, definiti con atti formali (6 realtà su 16) o individuati su specifiche tematiche (10 realtà su16).
Al livello locale di azienda sanitaria analogo processo di confronto e di condivisione avviene tra i Servizi Pubblici ed i servizi del Privato, generalmente sulle medesime tematiche trattate al livello centrale regionale. Le Regioni e PA, in funzione delle competenze loro attribuite, organizzano la rete dei servizi coerentemente con l’analisi dei bisogni e della domanda di trattamento localmente elaborata e con le strategie di politica sanitaria adottate.
Tuttavia, il confronto continuo tra le Regioni e gli altri livelli istituzionali, lo scambio di informazioni e la condivisione di buone pratiche tra gli operatori dei servizi di realtà diverse, hanno fatto sì che la rete dei servizi per le dipendenze presenti numerosi elementi trasversali su tutto il territorio nazionale, caratterizzandone la peculiare specificità, ovvero:
Il riconoscimento del ruolo svolto dai servizi per le dipendenze quale osservatori capaci di comprendere l’evoluzione del fenomeno e nel tempo capaci di modificare l’offerta di trattamento. Gli stili di consumo presentano, infatti, scenari inimmaginabili fino a pochi anni fa, determinando una domanda di trattamento che si è profondamente modificata negli anni. L‟uso di sostanze come la cocaina, il THC o la stessa eroina coinvolge sempre più spesso una fascia di popolazione variegata, professionalmente inserita in vari ambiti produttivi e con un certo grado di istruzione. Ciò ha condotto a programmare nel tempo una diversificazione nell’offerta di trattamento, al fine di rispondere ad una molteplicità di bisogni non più identificabili con quelli fondanti i primi servizi per le dipendenze, rivolti quasi esclusivamente al tossicodipendente da eroina, emarginato sociale e facilmente identificabile e stigmatizzabile dalla società odierna. Tali cambiamenti hanno determinato un necessario aggiornamento per gestire e curare soggetti con quadri clinici (determinati da nuove sostanze, caratterizzati da comorbilità, cronicità, ecc) o appartenenti a fasce di popolazione (giovanissimi, stranieri, ecc) non trattati in precedenza. [...]
Negli anni Novanta, con l’emersione della diffusione dell’eroina e delle patologie infettive correlate, sono state emanate importanti normative di settore, tra cui quelle di istituzione e di funzionamento dei servizi per le tossicodipendenze con l’articolo 27 della Legge 26 giugno 1990, n.162, e nell’ambito del DPR 309/90, “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” art.118 viene definita l’organizzazione dei Ser.T. presso le unità sanitarie locali. Alcuni atti successivi specificano il funzionamento dei servizi, con le integrazioni avvenute nel corso degli anni (D.M. 444/90, Legge 18 febbraio 1999 n.45; Accordo C.U. 21.01.99 rep atti n. 593). Con la revisione del Titolo V della Costituzione, le Regioni e P.A. hanno assunto piena responsabilità circa l’organizzazione dei servizi sanitari regionali, nel rispetto dei LEA emanati con DPCM e definiti nell’ambito di Accordi in Conferenza Unificata. Con la Legge 79 del 2014 sono stati ridenominati i servizi pubblici: Ser.D. – servizi pubblici per le dipendenze. Tale modificazione evidenzia il cambiamento culturale e di mandato istituzionale ormai riconosciuto a questi servizi: non si tratta più di assistere tossicodipendenti, principalmente da eroina, ma di fornire servizi di elevata specializzazione a soggetti con diverse tipologie di patologie da dipendenza, sia da sostanze illegali e legali che con dipendenze senza sostanza.[…]
I Ser.D. assicurano l‟accesso alle cure diretto, nella garanzia all‟anonimato, in un‟ottica di integrazione multidisciplinare. Ogni paziente riceve un trattamento personalizzato, in funzione della valutazione diagnostica, attraverso la costruzione di un percorso terapeutico individuale costruito in accordo col paziente stesso. Il piano di trattamento, definito dal Ser.D., può essere realizzato in ambito ambulatoriale / domiciliare, semiresidenziale o residenziale. Oltre ai trattamenti per i soggetti presi in carico, i Ser.D. assicurano attività di prevenzione e di reinserimento, anche in collaborazione con altre articolazioni del SSR e con altri Enti Locali. Inoltre, sono state attribuite ai Ser.D. funzioni non precedentemente svolte, che indicano anche un’evoluzione del ruolo e della diversa rappresentazione sociale loro attribuita. […] Per quanto attiene alla c.d. “cronicità” bisogna sottolineare che l’intervento dei Servizi pubblici per le dipendenze in Italia ha garantito la presa in carico e la ritenzione in trattamento di ampie fasce di tossicodipendenti da eroina, anche attraverso il trattamento di mantenimento in terapia farmacologica sostitutiva, seguendo consolidate evidenze scientifiche internazionali. Questo ha avuto conseguenze importanti in termini di riduzione o contenimento della trasmissione delle infezioni per via iniettiva e degli episodi di overdose, in termini di maggiore integrazione sociale e di una maggiore cura di sé e della propria salute, riducendo pertanto la mortalità precoce di cui è portatrice la popolazione dei tossicodipendenti da eroina. Questo ha consentito alla popolazione dei trattati di sopravvivere alle conseguenze della propria dipendenza e ha prodotto un progressivo invecchiamento della popolazione trattata, uno tra gli outcome positivi in termini di impatto sulla salute dell’intervento dei Servizi. Individuare modelli di intervento adatti ad affrontare le problematiche legate al progressivo invecchiamento della popolazione assistita rappresenta una delle importanti sfide del prossimo futuro del Servizio Sanitario nel suo complesso.[…]
Fattore centrale nell’organizzazione dei servizi pubblici è rappresentato dal modello generale adottato dalle Regioni e P.A. per la definizioni degli Atti di organizzazione delle Aziende Sanitarie Locali. Su questo tema gli orientamenti regionali evidenziano strategie diverse, tra il dare indicazioni vincolanti con modelli di funzionamento univoci (61%), ovvero offrire forti indicazioni lasciando autonomia alle singole Aziende di individuare soluzioni organizzative valide per lo specifico territorio (circa il 25%), ovvero lasciare totale autonomia organizzativa. I modelli organizzativi dei servizi pubblici per le dipendenze più frequenti sono rappresentati dal modello dipartimentale (autonomo, integrato con Salute Mentale, integrato con altri servizi, come materno infantile o cure primarie) o dall’inserimento della singola Unità Operativa nel Distretto.
Dalla rilevazione delle Regioni e P.A. risultano presenti sul territorio nazionale 581 Ser.D. Il numero dei Servizi non coincide con il numero delle sedi (620) di erogazione delle singole prestazioni, che vengono attivate per rendere il servizio più accessibile a tutta la popolazione, come si evince dalla Tabella 2.
La dislocazione capillare dei Ser.D. garantisce un’ampia accessibilità alle cure, accessibilità favorita anche dai regimi di affidamento dei farmaci agonisti e, ove possibile, dalla collaborazione alla cura da parte dei medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie.
Le equipe multiprofessionali sono portate a costruire una rete di collaborazione con le altre strutture aziendali e con le agenzie territoriali coinvolte negli interventi terapeutici, oltre che nella prevenzione.
Questa rete di collaborazioni costituisce la premessa e la spinta per una delle espressioni più qualificate del nostro SSN che è quella dell’integrazione socio-sanitaria.
Dalla lettura dei dati emerge la necessità di una maggiore condivisione di criteri affinché un servizio sia definito quale Ser.D. e non quale singola sede distaccata di erogazione prestazioni. Ad esempio: in alcuni casi la non disponibilità adeguata delle figure professionali prevista, determina la decisione di mantenere il presidio quale sede distaccata di altro Ser.D., in cui è possibile garantire l‟intera gamma di trattamenti previsti. […]
La gestione dei Ser.D. è quasi esclusivamente pubblica ad eccezione di 10 servizi in Regione Lombardia, accreditati con gestione privata. L’offerta ambulatoriale dei Ser.D., nella maggioranza delle Regioni e P.A. risponde alla domanda di cura della popolazione con patologia da dipendenza, senza distinzione tra le diverse tipologie di sostanze di abuso. In questi casi i servizi per la cura della tossicodipendenza coincidono con quelli per la cura dell’alcolismo, fermo restando la costituzione di equipe di lavoro dedicate. Nelle altre Regioni e P.A. i servizi per l’alcolismo o sono totalmente separati e distinti dai Ser.D. o sono non totalmente sovrapponibili. Ne discende che la valorizzazione delle risorse (umane, economiche, di offerta terapeutica) immesse nel sistema riguardi nel primo caso l’intera domanda di assistenza relativa sia ai tossicodipendenti che agli alcoldipendenti. [..]
Per quanto riguarda i soggetti con dipendenza da sostanze illegali e/o psicofarmaci non prescritti, il 57% dei soggetti ha avuto prestazioni farmacologiche con una media di 150 per utente, il 72% prestazioni psicosociali con una media di 15 per utente, il 77% prestazioni sanitarie diverse da quelle farmacologiche con una media di 21 per utente.[…]
Da una prima analisi sulla composizione del personale dei servizi pubblici si evince una delle peculiarità dei Ser.D., ovvero la composizione multiprofessionale delle equipe, caratteristica comune a tutti i servizi del Paese. Questo elemento risulta essere di fondamentale importanza per affrontare il mondo delle Dipendenze, contraddistinto da estrema complessità e mutevolezza. Dai dati SIND, il numero totale degli operatori dei Ser.D. nel 2014 si attesta a n. 7.958 unità (n. 6.924 unità se si considerano le unità equivalenti ovvero il personale part time considerato 50% del full time). Mediamente, in Italia, i Ser.D. hanno il 52% di figure professionali corrispondenti al medico e all‟infermiere. Il restante 48% è composto da figure professionali quali: psicologo, assistente sociale, educatore, altro.
Il personale delle CT private nel 2014 si attesta a n. 5.140 unità. I dati della tabella sotto riportata denotano come nelle CT la figura professionale prevalente sia quella dell‟educatore professionale (oltre il 44%). La figura professionale dello psicologo è presente in misura similare a quella operante nei Servizi Pubblici. Elemento che meriterebbe un ulteriore approfondimento e analisi è la categoria professionale “Altro”, che si attesta a oltre il 25% del totale complessivo di personale operante nelle CT.
Dal confronto dei dati relativi al personale nel 2008 e nel 2014 si osserva una diminuzione del numero degli operatori nei Ser.D., così come nelle Comunità Terapeutiche (CT), ma in misura non difforme da altri settori della sanità. Nel nord Italia è presente il maggior numero di operatori nei servizi pubblici e privati in termini di tasso sulla popolazione residente 15-64 anni. […]
La spesa complessiva ammonta a circa 675 milioni di euro. Il 61% della spesa (411.135.659 milioni di euro) risulta essere destinato alle attività di tipo ambulatoriale e domiciliare. Il 35% della spesa (237.208.344 milioni di euro) invece è destinato a tutte le attività di tipo residenziale/semiresidenziale, effettuate perlopiù dai servizi privati (fig. 6). Da stime effettuate tali attività sono rivolte a circa il 15% della popolazione complessiva assistita. Il restante 4% (27.132.158 milioni di euro) è destinato a sperimentazioni e finanziamenti al terzo settore”.


( red / 11.09.15 )
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