Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 2792 - lunedì 21 settembre 2015

Sommario
- Governo approva nota di aggiornamento al DEF 2015
- Conferenza delle Regioni il 24 settembre
- Garavaglia: Fondo sanitario all'osso, non ci sono margini per altri tagli
- Calabria: confronto Governo-Regione su utilizzo fondi UE
- Cambiamenti in vista per i vertici di Piemonte e Puglia
- Governo impugna legge regionale del Piemonte su aree protette

+T -T
Governo approva nota di aggiornamento al DEF 2015

Decisione assunta dal Consiglio dei Ministri del 18 settembre

(Regioni.it 2792 - 21/09/2015) Il Consiglio dei Ministri del 18 settembre ha approvato la “Nota di Aggiornamento2 al Documento di Economia e Finanza (Def) 2015 presentatata da Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan.
La Nota - che è stata trasmessa al Parlamento - modifica il quadro di finanza pubblica rispetto a quello del documento programmatico presentato ad aprile scorso, e costituisce un passaggio propedeutico alla definizione della legge di Stabilità e quindi del Draft Budgetary Plan da presentare alle istituzioni europee entro il prossimo 15 ottobre.
“I nuovi obiettivi di finanza pubblica – si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi - sono coerenti con la volontà del governo di rafforzare e accelerare la crescita economica, favorire la creazione di posti di lavoro, promuovere gli investimenti, ridurre il carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese, secondo un piano pluriennale avviato nel 2014 (con gli 80 euro in busta paga ai lavoratori dipendenti a reddito medio basso), continuato nel 2015 (con la cancellazione della componente lavoro dell’Irap) e che proseguirà fino al 2018. Data la necessità di assicurare contestualmente il controllo della finanza pubblica e quindi la diminuzione dell’indebitamento delle pubbliche amministrazioni (pari al 3,0% del PIL nel 2014, stimato in calo al 2,6% nel 2015 e al 2,2% nel 2016),  le misure di stimolo all’economia saranno in parte finanziate da risparmi di spesa attraverso una operazione selettiva che dovrà essere finalizzata ad una più efficace allocazione delle risorse nel settore pubblico”.
“Il Governo – si legge nella nota di aggiornamento - nel confermare l’impegno a mantenere il disavanzo su un sentiero decrescente in rapporto al PIL e a ridurre il rapporto debito pubblico/PIL già nel 2016, ritiene necessario rivedere gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, prevedendo un profilo di aggiustamento di bilancio più graduale rispetto a quanto indicato nel DEF dello scorso aprile, in linea con i margini di flessibilità consentiti dalla Commissione Europea per l’attuazione delle riforme strutturali e gli investimenti pubblici.
Ulteriori margini potrebbero rendersi disponibili qualora, a livello europeo, si convenisse di tenere conto dei costi e, più in generale, dell’impatto economico-finanziario dei fenomeni migratori anche ai fini del computo dell’indebitamento strutturale rilevante per l’attuazione del Patto di Stabilità e Crescita e regolamenti connessi. La perdita di prodotto accumulata negli ultimi anni rispetto ai livelli di attività pre-crisi, la crescita dell’inflazione meno sostenuta del previsto e i segnali di indebolimento del contesto internazionale rendono necessaria l’adozione di provvedimenti per rafforzare la ripresa dell’economia interna”.
Il miglioramento del deficit rispetto alle previsioni di aprile riflette la previsione di rafforzamento dell’avanzo primario, che in rapporto al PIL rimane allineato alla stima del DEF nell’anno in corso, mentre è atteso raggiungere livelli superiori negli anni successivi. Nel 2015 l’avanzo primario è atteso collocarsi sul livello dell’1,7 per cento del PIL, come previsto lo scorso aprile; nel 2016 migliora lievemente, dal 2,8 al 2,9 per cento del PIL, e quindi si attesta su livelli progressivamente superiori negli anni seguenti, collocandosi al 5,0 per cento nel 2019 (contro il 4,6 delle stime di aprile).
L’incidenza delle entrate finali sul PIL – si legge ancora nella nota di aggiornamento al Def - è attesa passare a legislazione vigente dal 48,2 per cento del 2015 al 48,7 nel 2017 per poi ritornare progressivamente al 48,2 per cento nel 2019. L’andamento riflette la dinamica delle entrate tributarie, che in rapporto al PIL salirebbero, sulla base delle clausole di salvaguardia, dal 30,4 per cento nel 2015 al 31,3 per cento nel 2017, per poi tornare a calare gradualmente al 30,9 per cento del PIL a fine periodo. Per le medesime ragioni l’evoluzione della pressione fiscale risulterebbe in crescita: dal 43,7 per cento nel 2015 raggiungerebbe il 44,3 per cento nel 2017 per poi attestarsi al 44 per cento nel 2019. Le stime a legislazione vigente riflettono, come ora detto, l’aumento del gettito atteso dall’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia introdotte da precedenti disposizioni legislative che prevedono la variazione delle aliquote d’imposta e delle detrazioni vigenti, l’aumento delle aliquote IVA e delle accise sugli oli minerali.
Il Governo è impegnato tuttavia a bloccarne l’attivazione, per evitare che la ripresa economica in atto e il processo di attuazione delle riforme strutturali iniziato vengano frenati da misure restrittive: tenendo conto della disattivazione delle clausole e dell’impatto del provvedimento degli ottanta euro a riduzione dell’IRPEF, la pressione fiscale scende, nello scenario tendenziale, da 43,1 nel 2015 a 42,6 nel 2016 con ulteriori riduzioni negli anni successivi.
La spesa finale al netto degli interessi passivi continua a risentire degli effetti delle misure di contenimento e di razionalizzazione strutturale della spesa avviati con la spending review negli anni precedenti. Le previsioni dello scorso aprile sono pienamente confermate: la spesa primaria della PA in rapporto al PIL è attesa ridursi di circa 3,4 punti percentuali, passando dal 46,6 per cento del PIL nel 2015 al 43,2 per cento del 2019 (43,3 per cento secondo quanto stimato nel DEF). In particolare, le spese correnti al netto degli interessi registrano una riduzione pari a circa 2,5 punti percentuali di PIL, passando dal 42,6 del 2015 al 40,1 per cento del PIL del 2019, confermando sostanzialmente le previsioni dello scorso aprile. Nell’ambito del comparto, la spesa per prestazioni sociali, pur scontando la maggiore spesa per pensioni derivante dal decreto legge n. 65 del 2015, conferma un profilo decrescente in rapporto al PIL dal 20,5 per cento previsto per l’anno in corso al 19,9 per cento a fine periodo”.
“Il controllo della spesa corrente primaria – sottolinea la nota di aggiornamento - si affianca alla ripresa degli investimenti pubblici, già evidenziata nel DEF 2015. Le stime aggiornate indicano una crescita del 4,1 per cento in termini nominali nell’anno in corso, del 2,4 per cento nel 2016 e del 2,5 per cento nel 2017. In termini di PIL, gli investimenti pubblici si collocherebbero al 2,3 per cento nel periodo 2015-2017. Tali attese considerano una ripresa degli investimenti rispetto al risultato dell’anno appena trascorso. Nel 2014 gli investimenti pubblici hanno infatti registrato una riduzione annua di circa il 6,9 per cento, attestandosi al 2,2 per cento del PIL, in calo rispetto al 2013 di 0,2 punti di PIL. L’evoluzione negli ultimi anni del periodo di previsione di questo Documento indica una stabilizzazione della spesa per investimenti attorno al 2,2 per cento del PIL.
Per quanto riguarda la spesa della pubblica amministrazione la Nota di aggiornamento al Def fornisce il conto “a legislazione vigente “ con una serie di tabelle. Nell’ambito di queste i dati relativi alla spesa sanitaria sono i seguenti:

estratto dalla TAVOLA III.1a : Conto della P.A. a legislazione vigente  (in milioni di euro)
   2014 2015  2016  2017  2018  2019 
 Totale spese correnti    767.513   767.219   777.781   784.548  795.197   808.495
di cui spesa sanitaria  111.028  111.289  113.372  115.509   117.709  120.094
 percentuale dl PIL  6,9  6,8   6,7   6,7   6,6   6,5
Fonte "Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2015" (pag. 32) del 18 settembre 2015


( sm / 21.09.15 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top