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Regioni.it

n. 2799 - mercoledì 30 settembre 2015

Sommario
- Chiamparino convoca la Conferenza delle Regioni per il 1° ottobre
- Renzi: il fondo sanità quest'anno è 110 e il prossimo sarà di 111 miliardi
- Trivelle: 10 regioni depositano 6 quesiti referendari in Cassazione
- Chiamparino a Renzi: ok a risparmi, ma 1 mld in più per il 2016 è insufficiente
- Su prescrizioni inutili: Serracchiani, Saccardi, Telesca, Venturi, Garavaglia
- Vendemmia: Chiamparino, norme vanno applicate con buonsenso
- Gli atti della Conferenza Stato-Regioni del 30 luglio

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Trivelle: 10 regioni depositano 6 quesiti referendari in Cassazione

L'Emilia-Romagna non sposa la linea referendaria, ma chiede di cambiare l'articolo 38 del decreto "sblocca Italia"

(Regioni.it 2799 - 30/09/2015) Erano stati ampiamente preannunciati e , alla fine,, i referendum promossi dalle Regioni per bloccare le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi in mare sono arrivati alla ”meta”.
I rappresentanti dei Consigli regionali di dieci Regioni - Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise – hanno infatti depositato in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia e sul territorio.
L’iniziativa aveva ricevuto, in una serie di eventi pubblici, anche l’avallo di alcuni Presidenti delle regioni anche se non erano mancati i distinguo e le precisazioni. In particolare più di un Presidente aveva sottolineato il “carattere istituzionale” dell’iniziativa, escludendo ogni polemica con l’esecutivo ed anzi augurandosi possibili sviluppi nel dialogo con il governo.
I sei quesiti chiedono l'abrogazione di un articolo del decreto “Sblocca Italia” e di cinque articoli del decreto Sviluppo. Il primo riguarda l’articolo 35 del decreto sviluppo. Altri cinque vertono sul procedimento introdotto dal decreto “Sblocca Italia”, dei quali tre sull'articolo 38, uno sul decreto Semplificazioni del 2012 ed uno sulla legge numero 239 del 2004, che al decreto Sblocca Italia comunque si ricollega, in tema di attività estrattive di idrocarburi ed energetiche. La Corte di Cassazione dovrà esprimersi entro il 10 febbraio. Su cinque articoli oggetto dei quesiti referendari presentati in Cassazione dai dieci Consigli regionali, è attesa anche la decisione della Consulta che si pronuncerà da gennaio ad aprile sulla questione trivellazioni.
"Chiediamo che non ci siano trivellazioni entro le 12 miglia e che siano ripristinati i poteri delle Regioni e degli enti locali mettendo inoltre i cittadini al riparo dalla limitazione del loro diritto di proprietà perché, ad esempio, un articolo dello 'Sblocca Italia' prevede che per 12 anni sia concesso il permesso di ricerca sui terreni privati alle società estrattrici". A sottolinearlo è il presidente della Basilicata, Pino Lacorazza, presentando proprio i quesiti antitrivelle in Cassazione.
“La Sardegna prova a riaffermare un principio: il diritto a esprimersi su progetti di grande impatto ambientale, che interessano i territori e le popolazioni sarde, confermando il ruolo delle regioni e dei suoi rappresentanti eletti": questa l’opinione del presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau.
Per il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo, "ci sono le condizioni per aprire un confronto nazionale su questo tema cosi' sentito dai territori. Non è una sfida al Governo centrale, ma una mano tesa a collaborare per difendere la bellezza, l'ambiente, l'attrattività turistica delle coste dell'Adriatico e dello Ionio, l'economia marinara, la pesca.
A rappresentare i consiglieri della Regione Campania erano presenti il capogruppo di Campania Libera - PSI - Verdi Francesco Emilio Borrelli e la consigliera Ciaramella del PD. “La Campania - spiega Borrelli - è la regione più grande che promuove il referendum e lo fa con un voto unanime del Consiglio. Siamo convinti che alla fine prevarrà il buon senso e ci sarà una marcia indietro sulle trivellazioni prima del referendum che a nostro avviso avrebbe lo stesso effetto di quello sul nucleare e l'acqua pubblica”.
Andrea Biancani (Pd) e Sandro Bisonni (M5s), rispettivamente presidente e vice presidente della Commissione Ambiente, hanno presentato per conto della Regione Marche i sei quesiti referendari. “I referendum - ha detto Biancani - hanno come primo obiettivo quello di tutelare gli interessi delle Regioni che devono essere parte attiva nelle decisioni che riguardano il loro territorio e i cittadini che lo vivono. L'auspicio è quello che il Governo torni sui suoi passi e voglia riconoscere alle Regioni il loro ruolo e i motivi per cui sono nate: un presidio dello Stato più vicino ai territori”.
Delegati regionali del Veneto il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti e il consigliere Graziano Azzalin. “Noi veneti abbiamo già subito i danni da trivellazione negli anni '50 e '60, in laguna e nel delta del Po, tanto che la costa in molti tratti era calata di due metri e mezzo, e anche tre metri: abbiamo dovuto innalzare gli argini con una spesa che oggi sarebbe di due miliardi di euro. Per questo diciamo 'no' alle nuove trivelle e abbiamo intrapreso la prima battaglia che la classe politica di questa generazione conduce per evitare che i giovani di domani subiscano l'impatto e i costi dei danni ambientali. Inoltre i 60 milioni di turisti che ogni anno arrivano e Venezia non vogliono certamente un paesaggio puntellato da trivelle”.
“Questo progetto di trivellazioni marittime e sul territorio ci sembra soprattutto miope e non lungimirante sia dal punto di vista ecologico sia economico: fra cento anni, infatti, l' impresa ittica e quella turistica ci saranno ancora mentre gli idrocarburi, ammesso che ci siano nelle nostre coste, hanno un orizzonte di vita di pochi lustri. Per questo il Consiglio regionale del Molise sostiene ireferendum 'antitrivelle'", ha spiegato Nico Ioffredi (Sel), consigliere regionale del Molise, della delegazione dei dieci consigli regionali che hanno depositato i sei quesiti 'antitrivelle'.
Giovanni Pastorino consigliere regionale in Liguria di 'Rete a sinistra': "Depositando oggi i sei quesiti referendari, proprio nell'ultimo giorno previsto dalla legge, vuol dire che la consultazione con i cittadini avverrà entro il 2016. Se avessimo tardato, si sarebbe svolta solo nel 2017", ha rilevato inoltre Pastorino. Il consigliere ligure ha rilevato anche che la scelta referendaria intrapresa dalle dieci regioni "è stata una scelta di carattere politico con la quale vogliamo intervenire sulle nuove concessioni per le trivellazioni e per porre fine all'esproprio di potere subito dalle regioni. Su un tema dalle varie implicazioni come quello delle trivelle era necessario un accordo Stato-regioni, non una prevaricazione", ha concluso Pastorino.
L'Emilia-Romagna ha invece bocciato (il 29 settembre) il referendum abrogativo contro le trivelle. La proposta, presentata in Assemblea legislativa dal M5s, è stata respinta a maggioranza. “Visto che il numero di regioni minimo per ottenere il referendum c'è già, tanto vale provare a cambiare quell'articolo", il 38, “che secondo me va profondamente cambiato”, ha detto Bonaccini, impegnandosi anche a porre il tema alla conferenza delle Regioni e alla Stato-Regioni.
Per quanto riguarda la terraferma "a Rivara non si potrà più stoccare gas, ed e' stata una battaglia giusta", ha rivendicato il presidente. "Il 'no' al fracking definitivo non è una cosa da poco". Ora però "abbiamo bisogno di portare le cose fatte qui a livello nazionale. L'articolo 38 dello Sblocca Italia e' confuso e in alcune parti inattuabile". Va pertanto “seriamente modificato” e Bonaccini ha intenzione su questa base di avviare un iter insieme agli altri presidenti di Regione e all'esecutivo nazionale. "Sono convinto che il Governo possa accogliere questa proposta", ha detto ancora il governatore, mentre il referendum, solo abrogativo, "non e' lo strumento adatto a risolvere il problema, perche' noi il problema lo vogliamo risolvere".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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( Stefano Mirabelli / 30.09.15 )
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