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Regioni.it

n. 2802 - lunedì 5 ottobre 2015

Sommario
- Agenas: cresce la spesa sanitaria, ma diminuiscono disavanzi regionali
- Sanità: interviste a Chiamparino e Venturi
- Agricoltura: aumenta del 35% l'imprenditoria giovanile
- Consiglio dei Ministri impugna quattro leggi regionali
- Gli atti della Stato-Regioni in sessione europea del 24 settembre
- Gli atti della Conferenza Stato-Regioni del 24 settembre

+T -T
Agricoltura: aumenta del 35% l'imprenditoria giovanile

Analisi della Coldiretti. Moncalvo: "molti giovani hanno saputo valorizzare le potenzialità del territorio"

(Regioni.it 2802 - 05/10/2015) L’agricoltura italiana è viva e vitale. La conferma arriva da un’analisi della Coldiretti – resa nota il 2 ottobre - in cui, fra i dati salienti, emerge che nel 2015 i giovani lavoratori agricoli indipendenti fanno registrare un aumento record del 35% rispetto all'anno precedente con gli under 34 anni che operano come imprenditori agricoli, coadiuvanti familiari e soci di cooperative agricole che hanno superato le 70mila unità.
Insomma proprio nelle campagne si registra il tasso di crescita più elevato dell'occupazione giovanile tra i diversi settori produttivi, sulla base dei dati Istat relativi al secondo trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, diffusa in occasione della prima giornata dedicata alla creatività 2made in Italy” con la consegna degli Oscar Green, il premio per le imprese piu' innovative promosso dai giovani della Coldiretti.
Appare quindi lontano il tempo in cui – come sottolinea lo scrittore Alessandro Petrucelli ( autore di diversi romanzi, molti dei quali ambientati proprio in contesti agresti e di provincia) nella sua “lettera ai contadini" – “occorreva andarsene dai campi per non essere più contadini”.
Insomma siamo di fronte ad una nuova generazione di contadini, allevatori, pescatori e pastori che fanno molto più che produrre cibo made in Italy perché proteggono i semi, le piante, l'acqua e i suoli e ogni giorno portano avanti in Italia non solo la crescita economica, ma anche la difesa della cultura, della storia, della bellezza, della salute e in generale l'alta della qualità della vita. Non e' un caso che in Italia si trovi probabilmente il maggior numero di giovani agricoltori dell'intera Unione Europa e che, secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe', il 57% dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (18%) o fare l'impiegato in banca (18%).
La crescita del numero di giovani agricoltori è il frutto di un rinnovato interesse a trascorrere parte del proprio tempo a contatto con la natura: più di due giovani italiani su tre (68%) dichiarano di partecipare volentieri alla vendemmia e alla raccolta della frutta secondo Indagine Coldiretti/ixe'. Se un numero sempre più elevato di giovani decide di dare continuità all'azienda familiare la vera novità sono le new entry da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sull'agricoltura con estro, passione, innovazione e professionalità, i cosiddetti agricoltori di prima generazione. Secondo l’analisi della Coldiretti/Ixe', tra le new entry giovanili nelle campagne, ben la metà è laureata, il 57% ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74% è orgoglioso del lavoro fatto e il 78% è più contento di prima. La scelta di diventare imprenditore agricolo è peraltro apprezzata per il 57% anche dalle persone vicine, genitori, parenti, compagni o amici. Una fonte di appagamento e soddisfazione personale, ma anche un'azione etica e sociale per la comunità poiché nel ritorno alla terra i giovani stanno cogliendo una straordinaria opportunità di sviluppo economico personale e collettivo, una sostanziale riscoperta delle opportunità offerte dal mondo rurale interpretato in chiave innovativa, grazie soprattutto alla spinta venuta dalla Legge di Orientamento (la legge 228/2001), fortemente sostenuta da Coldiretti, che ha aperto la strada all'agricoltura multifunzionale. Oggi il 70% delle imprese under 35 opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative come la cura dell'orto e i corsi di cucina in campagna, l'agricoltura sociale per l'inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l'agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili, continua la Coldiretti.
Il risultato è che, secondo l’indagine della Coldiretti, le aziende agricole dei giovani possiedono, una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più. "Molti giovani hanno saputo valorizzare le potenzialità del territorio trovando opportunità occupazionali, soddisfazione personale ma anche una migliore qualità della vita- ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che- si tratta anche di un impegno per il bene comune che in Italia le Istituzioni stanno imparando a riconoscere". "C'è un intero esercito di giovani che hanno preso in mano un settore considerato vecchio, saturo e inappropriato per immaginare prospettive future e ne hanno fatto un mondo di pionieri, rivoluzionari, innovatori e attivisti impegnati nel costruire un mondo migliore per se stessi e per gli altri- ha affermato Maria Letizia Gardoni delegata dei giovani della Coldiretti nel sottolineare che- dai campi non viene solo una risposta alla disoccupazione e alla decrescita infelice del Paese, ma anche una speranza alla sconfitta dei nostri coetanei che sono costretti ad espatriare e a quella di chi a 50 anni si ritrova senza lavoro, senza certezze, ma con una vita già costruita da sfamare”.
Un dato che è piuttosto incoraggiante soprattutto se letto accanto ad un’altra constatazione: l’agricoltura italiana è diventata la più “green” d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità come è stato sottolineato nella Giornata dell’Agricoltura italiana organizzata da Coldiretti ad Expo con la partecipazione di decine di migliaia di agricoltori provenienti da tutte le regioni guidati dal Presidente nazionale Roberto Moncalvo alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Non solo: la nostra agricoltura vanta anche la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati come avviene in 23 Paesi sui 28 dell’Unione Europea. 
L’Italia è l’unico Paese - sottolinea la Coldiretti - che puo’ vantare 272 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) superiori a quelle registrate dalla Francia, oltre ventimila agriturismi ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%). Ma l’Italia è anche il Paese con le regole produttive piu’ rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari, dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino che non valgono in altri Paesi dell’Unione Europea, dove si assiste ad un crescendo di diktat alimentari finalizzati a surrogati, sottoprodotti e aromi vari che snaturano l’identità degli alimenti. Il settore agroalimentare rappresenta il 15 per cento del Pil nazionale, con un valore complessivo di 250 miliardi di euro di fatturato, alimentato da 1,6 milioni di aziende agricole.
Il modello produttivo dell’agricoltura italiana è campione nella produzione di valore aggiunto. Il valore aggiunto per ettaro realizzato dal settore è – sottolinea la Coldiretti - più del doppio della media UE-27, il triplo del Regno Unito, il doppio di Spagna e Germania, e il 70% in più dei cugini francesi. Non solo: siamo i primi anche in termini di occupazione, con 7,3 addetti per cento ettari a fronte di una media Ue di 6,6 (elaborazione su dati Commissione Europea).
Dati che non dovrebbero sorprendere più di tanto visto che l’Italia è il Paese più forte al mondo per prodotti ‘distintivi’ con 272 prodotti Dop e Igp e 4886 specialità tradizionali regionali che salvaguardano la biodiversità e difendono la tradizione.
Oggi assistiamo ad una rivalutazione - magari talvolta strumentale, ma comunque efficace - dell’agricoltura, come scelta di vita e come opportunità lavorativa. Una consapevole rivoluzione interiore che ci riporta ai campi e che ci porta a considerare sempre più spesso il termine “agricoltura” come uno degli aspetti della cultura e della storia di un Paese. E non più – come ricorda Petruccelli nella sula lettera semplice “folclore”. Forse guardiamo con occhi diversi gli “ innesti, i tralci disposti con simmetria, i solchi diritti, le mete di paglia e di fieno con pendenza perfetta”. E possiamo immaginare che l’appello di Petruccelli rivolto proprio ai giovani affinché entrino “nel mondo che noi abbiamo lasciato” sia stato davvero raccolto. Il successo e la diffusione dell’imprenditoria giovanile in agricoltura ci fa sperare che l’auspicio di Petruccelli - “coltivare i campi per loro non sarà una condanna, ma una libera scelta” – sia oggi già un pezzo della nuova realtà economico sociale del nostro Paese.

A. Petruccelli: Lettera ai contadini della mia terra e di tutte le terre



( Stefano Mirabelli / 05.10.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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