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Regioni.it

n. 2802 - lunedì 5 ottobre 2015

Sommario
- Agenas: cresce la spesa sanitaria, ma diminuiscono disavanzi regionali
- Sanità: interviste a Chiamparino e Venturi
- Agricoltura: aumenta del 35% l'imprenditoria giovanile
- Consiglio dei Ministri impugna quattro leggi regionali
- Gli atti della Stato-Regioni in sessione europea del 24 settembre
- Gli atti della Conferenza Stato-Regioni del 24 settembre

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Sanità: interviste a Chiamparino e Venturi

(Regioni.it 2802 - 05/10/2015) Due interviste uscite di recente sono dedicate ai temi della sanità, una al presidente Sergio Chiamparino è stata pubblicata dal quotidiano “la Stampa” e l’altra all’assessore regionale alla sanità della regione Emilia Romagna, Sergio Venturi, è stata pubblicata on line da “quotidianosanità.it”.
Entrambi intervengono sui principali temi d’attualità: i fondi previsti per la sanità dal Governo per il 2016 e l’appropriatezza di alcune prescrizioni mediche.
“Il rimpallo dei numeri non risolve – afferma Chiamparino - esiste una serie di ragioni, di cui anche il governo è consapevole, che ci fa ritenere insufficiente l'aumento di un miliardo previsto per la Sanità nel 2016”.
Per il presidente del Piemonte e della Conferenza delle Regioni, il fatto che il premier Renzi abbia sostenuto che i fondi per la Sanità aumentino costantemente, ciò “dipende di cosa stiamo parlando”, “io ricordo i numeri previsti dall'accordo con il governo: 109,9 miliardi nel 2014, 112,3 quest'anno, 115,3 nel 2016, 117 nel 2017. Se per l'anno prossimo il governo calcola 111 miliardi significa che qualcosa non torna”.
“Non ricordare, ad esempio - spiega Chiamparino -, che quest'anno le risorse per la Sanità dovevano aumentare di due miliardi: incremento al quale le Regioni hanno rinunciato, responsabilmente ma giocoforza, per minimizzare l'impatto dei 4 miliardi di tagli previsti complessivamente da Roma. Nessuna volontà di aprire un braccio di ferro con il governo, ma ripeto: un miliardo di aumento per il 2016 non basta”.
“I fondi previsti dal governo non bastano Così sarà difficile rientrare dei debiti”, sottolinea Chiamparino, “si tratta di raggiungere una serie di obiettivi ai quali tende lo stesso governo e perché molte Regioni, soggette al piano di rientro del debito, si troverebbero in difficoltà: i conti erano stati fatti sulla base degli impegni presi”.
Quindi Chiamparino ritorna sui contenuti del Patto Salute: “primo: i risparmi derivanti dalle riforme sanitarie, adottate da tutte le Regioni, devono essere reinvestiti nel settore. Secondo: se non vogliamo compromettere il circuito virtuoso che si è messo in moto, servono risorse adeguate. Si spieghi meglio”. Invece sull'appropriatezza, cioè il ricorso ad una pletora di esami e farmaci, c’è pinea sintonia con il governo: “la razionalizzazione del sistema sanitario è un obiettivo che le Regioni hanno posto per prime. Idem per la riduzione del numero delle Asl e la centralizzazione degli acquisti. Ma questa è solo una gamba sulla quale deve viaggiare la Sanità riveduta e corretta: l'altra sono fondi adeguati, senza i quali viene meno il senso delle riforme e la spinta di quanti sono chiamati a realizzarle”.
Chiamparino a questo punto sottolinea come per mantenere la qualità del nostro servizio sanitario nazionale servano più risorse: “dai farmaci salva-vita di ultima generazione all'avvento delle nuove tecnologie, passando per la necessità di rimettere mano all'edilizia sanitaria, sovente obsoleta, ci sono voci di spesa in aumento che devono essere coperte. Ma il discorso è ancora più complesso, chiama in causa altri fattori. C'è una componente economica: la domanda pubblica, sulla base di risorse adeguate, è un sostegno anche per l'industria farmaceutica, tra le poche che in questo Paese fanno ricerca. C'è il rinnovo dei contratti, cominciando da quello dei medici di base”.
Inoltre ad aumentare la spesa sanitaria ci sarà anche la revisione dei Lea, dei livelli essenziali di assistenza, così Chiamparino cita “l'inserimento della fecondazione eterologa o di prestazioni che si intrecciano con le politiche sociali, ad esempio l'assistenza domiciliare, comporta ulteriori costi a carico delle Regioni. Per questo mi aspetto che il governo accetti il confronto, non sulla base di vuote rivendicazioni da parte nostra ma di esigenze reali: il consolidamento o meno delle riforme, già avviate sui territori, passa dalla capacità di dare risposta a queste esigenze”.
“Sono assolutamente in linea con il Presidente. – sostiene Sergio Venturi, assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna e coordinatore della commissione sanità della Conferenza delle Regioni, in merito all’insufficienza del fondo sanitario nazionale per il 2016 - E d’altro canto le sue osservazioni sono quelle che abbiamo presentato più volte in Conferenza. Ecco perché è necessario un confronto con il Governo prima della Stabilità. Dobbiamo chiarire con urgenza alcune questioni importanti, penso a contratti e convenzioni, ai contenuti del Patto per la salute che sono da perfezionare, ai Lea. Direi quindi che di materia sulla quale ragionare ce n’è veramente tanta. Mi rendo conto che il Governo ha delle aspettative, come anche le Regioni ne hanno altrettante. Soprattutto abbiamo bisogno di un quadro che non sia rimesso in discussione ogni tre mesi, non fa bene a nessuno. A cominciare da chi lavora nel Ssn e deve farlo funzionare sette giorni su sette, 24 ore su 24. Avremmo, abbiamo, bisogno di elementi di stabilità, le persone vanno motivate”.
Quindi c’è da capire bene quanto saranno le risorse per i prossimi annni, “e cosa ci si aspetta venga raggiunto. Per quanto mi riguarda, fino a quando non avremo certezze eviterei di esprimermi”.
Secondo Venturi ci sono ancora “ampi settori risparmiati dalla spending review sui quali bisognerebbe lavorare”, che meriterebbero una revisione profonda: “iniziamo ad agire sulle stazioni appaltanti. La sanità da questo punto di vista è molto avanti, almeno in alcune Regioni. Possiamo dire lo stesso per gli Enti locali? Francamente non credo. I Comuni ad esempio, nonostante siano già stati tartassati, dovrebbero iniziare a semplificare gli acquisti attraverso la creazione di centrali uniche. Magari si potrebbero realizzare anche sinergie tra settori differenti della pubblica amministrazione. È chiaro che i benefici in questo caso non li vedremmo nell’immediato, ma nell’arco di qualche anno”. Per quanto riguarda invece la questione delle prescrizioni inutili, Venturi sottolinea che “le sanzioni sull’inappropriatezza sostanzialmente esistono già. Il medico che iperprescrive sia farmaci sia prestazioni di diagnostica viene individuato già in molte realtà. In Emilia Romagna è così da tempo, e in questi casi il medico è chiamato a giustificare i propri comportamenti. Ma poi parliamoci chiaro, chiunque lavora deve essere responsabile di quello che fa, se vuole essere autonomo. Questo vale per tutti e quindi anche per i medici”. Pertanto sul fatto di fare sconti sulle sanzioni ai medici, Venturi richiama a “volare alto. Se si scrive una norma è sacrosanto che venga contemplato anche un aspetto sanzionatorio. In qualsiasi Paese del mondo va così. In Francia, Germania, negli Stati Uniti, quindi in Stati con sistemi sanitari completamente differenti, il medico che prescrive esami inappropriati ne risponde. Eccome se ne risponde. Ancora, non dimentichiamo che gli stessi medici discutono di appropriatezza da molto tempo. Tant’è che le linee guida delle società scientifiche asseriscono le stesse cose contenute nel Decreto. Anzi, spesso sono anche più rigide. E poi nel provvedimento, che non è contro i medici - e di questo ne sono fermamente convinto - si arriva a chiedere una sanzione solo dopo un percorso molto lungo. La questione è un’altra, in questo momento i medici si sentono “becchi e bastonati”, come diciamo dalle mie parti, perché non sono ancora tutelati sul fronte della responsabilità professionale. Liberiamoli quindi dalla spada di Damocle della colpa medica. Facciamo in modo che in caso di denuncia temeraria anche le aziende tutelino di più i professionisti”.

 



( gs / 05.10.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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