Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 2806 - venerdì 9 ottobre 2015

Sommario
- Agroalimentare: cresce produzione industriale
- Inps: emigrazione pensioni e buoni lavoro
- Lombardia vara 5 misure sociali sperimentali
- Aree industriali dismesse: osservazioni su proposta di legge
- Province: Emiliano, senza fondi impossibile gestione delle funzioni
- Gli atti della Conferenza Unificata del 30 luglio

+T -T
Agroalimentare: cresce produzione industriale

Alimentazione: per Eurisko il 18% degli italiani ha abbandonato la carne e oltre 1 milione è vegano

(Regioni.it 2806 - 09/10/2015) La Coldiretti – facendo riferimento ai dati dell'Istat sulla produzione industriale nel mese di agosto – rileva che la produzione dell'industria agroalimentare lievita ad un tasso del 60% in più di quella media industriale, con un aumento pari all'1,6% ad agosto rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Si registra quindi una positiva inversione di tendenza in atto nell'alimentare con consumi, produzioni ed esportazioni tutti con il segno positivo.
A spingere la ripresa è la spesa delle famiglie italiane in alimenti che bevande che e tornata ad aumentare dopo sette anni di riduzione consecutiva e si preveda a fine anno uno 0,3% di crescita cumulata nei dodici mesi sulla base delle previsioni Ismea-Nielsen relative al 2015.
Secondo Coldiretti siamo di fronte ad un significativo cambio di direzione dei consumi alimentari, se confrontato con la dinamica negativa del 2014 (-1%) e a quella degli anni precedenti. L'alimentare è uno speciale indicatore dello stato dell'economia nazionale poiché si tratta della principale voce del budget delle famiglie dopo l'abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi.
Sul fronte dei consumi parrebbe però che sempre più italiani dicono addio alla carne. Secondo il Rapporto Eurispes 2015, infatti, gli italiani che hanno scelto di escludere le proteine animali dalla propria alimentazione nel 2014 sono il 7,1% della popolazione (circa l'1% in più rispetto all'anno precedente): 4,2 milioni di persone nel 2014, mentre nel 2013 erano stimati a 3 milioni e 720mila, con una crescita complessiva del +15%.
Dati avvalorati anche da una recente indagine commissionata a GfK Eurisko, dal 2006 a oggi sono 2mln gli italiani che hanno preso le distanze dalla carne, con il 18,1% che la consuma meno di una volta a settimana, mentre aumentano quelli che si ispirano a modelli vegetariani e vegani .
Questi ultimi, in particolare, raccolgono consensi dal 3% degli intervistati, identificando un'Italia vegan-friendly fatta di 1,15 mln di persone tra i 18 e 64 anni. Sono 4 su 5 gli italiani che conoscono alimenti a base di soia, e sfiorano il 40% quelli che li consumano abitualmente o ne hanno fatto uso almeno una volta negli ultimi 6 mesi.
L'acquirente tipo viene dal nord-ovest (36%), abita in grandi città (13%) e occupa posizioni dirigenziali (25%); sono prevalentemente donne (58%), tra i 45 e i 54 anni (28%) e in possesso di una laurea (17%). A finire più spesso nei carrelli della spesa la panna vegetale (15%), le bevande sostitutive del latte (conosciute da oltre la metà del campione e scelte dal 14%) e i piatti pronti a base di soia (12%).
Diverse le motivazioni alla base del cambiamento, da quelle salutistiche appunto, che individuano nelle proteine animali una delle cause di malattie cardiovascolari, metaboliche e tumorali, alle motivazioni ecologico-umanitarie, che considerano l'allevamento come una delle maggiori fonti di inquinamento e consumo idrico, oltre che di impoverimento delle risorse del Pianeta a scapito delle popolazioni più povere, fino alla motivazione etica più forte, che origina dalla considerazione dell'animale svincolata dalla visione utilitaristica, che lo identifica come fonte di cibo.
La Coldiretti – facendo riferimento ai dati dell'Istat sulla produzione industriale nel mese di agosto – rileva che la produzione dell'industria agroalimentare lievita ad un tasso del 60% in più di quella media industriale, con un aumento pari all'1,6% ad agosto rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Si registra quindi una positiva inversione di tendenza in atto nell'alimentare con consumi, produzioni ed esportazioni tutti con il segno positivo. A spingere la ripresa è la spesa delle famiglie italiane in alimenti che bevande che e tornata ad aumentare dopo sette anni di riduzione consecutiva e si preveda a fine anno uno 0,3% di crescita cumulata nei dodici mesi sulla base delle previsioni Ismea-Nielsen relative al 2015.
Secondo Coldiretti siamo di fronte ad un significativo cambio di direzione dei consumi alimentari, se confrontato con la dinamica negativa del 2014 (-1%) e a quella degli anni precedenti. L'alimentare è uno speciale indicatore dello stato dell'economia nazionale poiché si tratta della principale voce del budget delle famiglie dopo l'abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi.
Sul fronte dei consumi parrebbe però che sempre più italiani dicono addio alla carne. Secondo il Rapporto Eurispes 2015, infatti, gli italiani che hanno scelto di escludere le proteine animali dalla propria alimentazione nel 2014 sono il 7,1% della popolazione (circa l'1% in più rispetto all'anno precedente): 4,2 milioni di persone nel 2014, mentre nel 2013 erano stimati a 3 milioni e 720mila, con una crescita complessiva del +15%.
Dati avvalorati anche da una recente indagine commissionata a GfK Eurisko da TreValli, dal 2006 a oggi sono 2mln gli italiani che hanno preso le distanze dalla carne, con il 18,1% che la consuma meno di una volta a settimana, mentre aumentano quelli che si ispirano a modelli vegetariani e vegani . Questi ultimi, in particolare, raccolgono consensi dal 3% degli intervistati, identificando un'Italia vegan-friendly fatta di 1,15 mln di persone tra i 18 e 64 anni. Sono 4 su 5 gli italiani che conoscono alimenti a base di soia, e sfiorano il 40% quelli che li consumano abitualmente o ne hanno fatto uso almeno una volta negli ultimi 6 mesi. L'acquirente tipo viene dal nord-ovest (36%), abita in grandi città (13%) e occupa posizioni dirigenziali (25%); sono prevalentemente donne (58%), tra i 45 e i 54 anni (28%) e in possesso di una laurea (17%). A finire più spesso nei carrelli della spesa la panna vegetale (15%), le bevande sostitutive del latte (conosciute da oltre la metà del campione e scelte dal 14%) e i piatti pronti a base di soia (12%).
Diverse le motivazioni alla base del cambiamento, da quelle salutistiche appunto, che individuano nelle proteine animali una delle cause di malattie cardiovascolari, metaboliche e tumorali, alle motivazioni ecologico-umanitarie, che considerano l'allevamento come una delle maggiori fonti di inquinamento e consumo idrico, oltre che di impoverimento delle risorse del Pianeta a scapito delle popolazioni più povere, fino alla motivazione etica più forte, che origina dalla considerazione dell'animale svincolata dalla visione utilitaristica, che lo identifica come fonte di cibo.
Vegano o “tradizionale”, resta il fatto che il prodotti Dop e Igp italiano è il più imitato al mondo, e in particolare quelli dell'Emilia-Romagna che detiene il record europeo per le produzioni a indicazione d'origine con 41 specialità. Particolarmente interessante per la nostra imprenditoria di settore è, però, il fatto che negli Usa cresca la voglia di acquistare ''vero'' italiano e opportunità di tutela vengono offerte da nuovi strumenti di tracciabilità. Sono questi i temi di fondo che hanno caratterizzato il primo ''Growing seeds Forum'', organizzato da Nomisma con il supporto di Philip Morris Italia, un ciclo di seminari finalizzato a scambiare idee e riflessioni per lo sviluppo del sistema economico dell'Emilia-Romagna. Alla base dello scambio di idee, la presentazione di uno studio realizzato dall'Area Agroalimentare di Nomisma su cosa pensa il consumatore statunitense in tema di origine, italian sounding e tracciabilità dei prodotti agroalimentari, effettuato grazie ad una survey che ha coinvolto 2.000 responsabili di acquisto di prodotti alimentari residenti in 6 aree metropolitane degli Stati Uniti. Secondo questo studio nel corso del 2014, l'ICQRF (Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari) ha effettuato 60 segnalazioni ''ex-officio'' in tutta Europa (dove appunto vige la tutela delle indicazioni geografiche) riguardanti pratiche imitative di prodotti Dop/Igp italiani, delle quali ben 40 relative a denominazioni dell'Emilia Romagna (in primis Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico di Modena e Prosciutto di Parma).
Un danno incalcolabile per un sistema certificato che a livello regionale vale oltre 2,5 miliardi di euro e che fa dell'Emilia-Romagna la prima regione in Europa per valore dei prodotti Dop/Igp (15% del valore complessivo legato al paniere di quasi 1.300 Dop/Igp a livello Ue). Un sistema, quello dei prodotti Dop emiliano-romagnoli, che assorbe oltre il 90% del latte vaccino prodotto in regione, che sostiene l'economia di molte aree svantaggiate (il Parmigiano Reggiano rappresenta la prima Dop italiana per latte vaccino prodotto in montagna, circa 350.000 tonnellate contro le 77.000 del Trentingrana) e che concentra il 73% della produzione di prosciutti Dop italiani.La rilevanza del mercato statunitense per queste due denominazioni (primo mercato estero di destinazione di Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma) e la contestuale importanza della tutela delle indicazioni geografiche oggetto di negoziato in ambito TTIP (l'accordo di libero scambio Usa-Ue) hanno rappresentato i motivi alla base dello studio Nomisma.
Glamur è invece un progetto di ricerca europeo che ha preso in esame in particolare sette tipi di prodotto (pane, carne di maiale, formaggio, vino, mele, pomodori e frutti di bosco) nel quadro di 36 casi di studio condotti su filiere locali e globali in due Paesi in parallelo. Il tema è chi vince nella sfida della sostenibilità tra le filiere alimentari 'global' contro quelle 'local'.
In ambito locale, rileva la ricerca, si sviluppano molte innovazioni utili a migliorare la sostenibilità dell'intero sistema alimentare, innovazioni che garantiscono spesso una maggiore rappresentazione degli interessi di agricoltori e comunità rurali, meritando quindi particolare attenzione.



Eurispes: Sintesi Rapporto Italia 2015


( Stefano Mirabelli / 09.10.15 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top