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Regioni.it

n. 2821 - venerdì 30 ottobre 2015

Sommario
- Legge di stabilità: Conferenza delle Regioni il 2 novembre alle 14.30
- Mattarella: nelle politiche pubbliche va considerata sostenibilità funzioni
- CREA: il mancato aumento del fondo sanitario è un taglio
- Scuola: al via Piano nazionale digitale
- Delrio, De Luca ed Emiliano sull'Alta velocità Napoli-Bari
- Assemblea Anci: gli interventi degli esponenti del Governo
- Seminario "Better regulation" nella UE: principi, obiettivi e strumenti

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Assemblea Anci: gli interventi degli esponenti del Governo

(Regioni.it 2821 - 30/10/2015) “L'Italia è un Paese dove è più attraente investire” perché “c'è stabilità finanziaria e istituzionale, che deriva dalle riforme, che hanno un decisivo impatto economico”. Lo ha detto il ministro Pier Carlo Padoan intervenendo alla XXXII assemblea nazionale dell'Anci. Aggiungendo poi che “nell''applicazione del nuovo quadro normativo, che permette maggiore flessibilità per i Comuni, sarà importante mantenere una simmetria di impatto tra Comuni virtuosi e Comuni indebitati”.
In ogni caso, ha ricordato il sottosegretario di Stato al Ministero dell’economia, Pier Paolo Baretta, “la finanziaria di quest’anno è diversa dagli anni scorsi. Il punto importante è come noi la portiamo a compimento e come la sfruttiamo positivamente rispetto alle scadenze che abbiamo di fronte”. Baretta ha sottolineato che il dialogo tra governo e Comuni non è mai mancato e quest’anno è più positivo, rimarcando che il governo vuole aumentare i fabbisogni standard e lavorare da subito, all’inizio del 2016, al pareggio di bilancio. Infine, il sottosegretario di Stato ha invitato la platea degli amministratori a riprendere il cammino interrotto in questi anni di crisi: il cammino del federalismo con i comuni protagonisti.
Ancora più netto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, “le Regioni hanno smesso di svolgere la loro funzione costituzionale di essere attori di politiche pubbliche. È una funzione che si può svolgere sia con l''azione legislativa, con l''azione programmatoria e in parte con l''azione amministrativa. Non va demonizzata la funzione amministrativa delle Regioni, però non può essere, come troppo spesso accade, quella prevalente. Il problema è individuare la dimensione ideale per le Regioni - ha aggiunto - affinché possano essere attori delle politiche pubbliche in Italia e in Europa e non tutte le Regioni hanno questa dimensione. Il governo nelle riforme costituzionali si è posto il problema della riorganizzazione degli assetti regionali ma questo va fatto con le Regioni. Saranno, ad esempio, la Basilicata o le Marche a decidere cosa vogliono fare e dove vogliono andare”.
Poi De Vincenti ha toccato il tema della riforma Delrio: “si è partiti dalla trasformazione delle Province nei nuovi enti di area vasta perché le Province sono centrali rispetto alla dimensione comunale e regionale che restano le due dimensioni politiche rappresentative. Le nuove Province di area vasta diventano il luogo di rappresentanza non politica ma dei territori, la casa dei sindaci”. Però “è necessario completare il cantiere delle riforme sistemando il livello dei Comuni e delle Regioni: abbiamo circa 7mila enti intermedi e consorzi e di questi circa 5mila si collocano tra il livello comunale e regionale. L''intenzione della legge Delrio - ha aggiunto - è di semplificare al massimo trovando un solo ente intermedio che è l'area vasta”.
Secondo ilsottosegretario agli Affari Regionali Gianclaudio Bressa è giunto il momento di "interrogarsi sulla crisi del regionalismo, nel senso che queste stanno dismettendo ormai da anni il ruolo da protagonista nell'azione di programmazione, che comprende anche la funzione amministrativa, che purtroppo spesso è quella prevalente".  A questo punto "il problema è stabilire - ha aggiunto Bressa partecipando alla tavola rotonda 'Il riassetto istituzionale locale: un cantiere aperto' - quale è la dimensione ottimale delle regioni per essere protagoniste delle politiche territoriali. Peraltro debbono essere proprio le Regioni, sulla base del comma 8 dell'articolo 117 della Costituzione, a stabilire politiche di sviluppo e non solo. E saranno loro stesse - ha sottolineato - a decidere, da sole, con quali altri territori collaborare".
La riforma costituzionale “è fatta per durare e definirà in permanenza l'assetto della nuova Italia”, ha sottolineato il ministro Andrea Orlando Una riforma costituzionale, ha sottolineato, “che prova a mettere ordine dove negli anni scorsi si è molto pasticciato: mi riferisco al tema del federalismo e dunque dei rapporti fra Stato centrale ed enti territoriali. "Le polemiche - ha proseguito - credo non abbiano oscurato del tutto il fatto che si tratta di un disegno ambizioso, un disegno che ha un carattere organico, di sistema, cosa che forse non si poteva dire di precedenti interventi. Si tratta di una riforma fatta per durare e in questa configurazione istituzionale, città e comuni acquistano un peso che non hanno mai avuto in passato”. “Muoversi verso un assetto di tipo federale richiede però, io penso - ha concluso - un maggiore investimento sulle politiche di coesione, una maggiore sensibilità per i motivi che uniscono, piuttosto che per quelli che dividono”.
Il ministro Giuliano Poletti si è soffermato invece sulla “spesa sociale” che “è addosso agli enti locali”, chiedendo “la collaborazione di sindaci e regioni per costruire insieme il piano nazionale di lotta alla povertà e inclusione sociale". Lo ha detto alla platea di amministratori riuniti a Torino per l'assemblea nazionale dell'Anci. Per il ministro Poletti “bisogna agire su due fronti contemporaneamente: sostegno al reddito perché ci sono cittadini che non sono in condizioni di vivere decentemente, di essere parte attiva dell'operazione di costruzione della crescita ed insieme a questo servono politiche rigorose di presa in carico e responsabilizzazione dei cittadini. La buona coesione sociale è un dato che ha anche un valore economico, se teniamo insieme questi due meccanismi costruiamo qualcosa che è indispensabile nel nostro Paese”. Poletti ha sottolineato, infine, come la legge di stabilità “sul versante sociale ha un segno particolarmente innovativo”.
Grande sensibilità e attenzione da parte della platea alla relazione del ministro dell’ambiente. “Abbiamo un paese debolissimo dal punto di vista morfologico, molto soggetto al dissesto idrogeologico e dove per decenni non è stata fatta abbastanza manutenzione del territorio. Abbiamo bisogno di fortissimi investimenti contro il dissesto idrogeologico, ma alla politica questi investimenti non piacciono perché sono opere che io inizio oggi e che saranno inaugurate da chi verrà dopo di me. La politica buona però è quella che inizia, ed è ciò che noi abbiamo fatto”, ha detto Gian Luca Galletti. “Abbiamo semplificato di molto il sistema, per esempio – ha ricordato - oggi è commissario straordinario il presidente della Regione, e questo significa che dove ci volevano 20 autorizzazioni, ora ne basta una. Questa iniziativa ci ha permesso di aprire mille cantieri”.
“Spesso - ha osservato - le risorse ci sono, ma c'è la burocrazia che le blocca, e il fronte del dissesto idrogeologico era uno di quei casi. Noi abbiamo fatto un piano da 7 miliardi di interventi in 7 anni. Con le Regioni firmerò un piano da 1,8 miliardi di opere, il criterio di precedenza sarà quello della pericolosità e poi saranno preferite le opere i cui progetti sono già pronti”. Insomma “abbiamo cominciato un lavoro molto lungo, che richiede anni, ci preoccupa molto - ha detto ancora - ma se non si comincia mai non si finisce mai. La mia preoccupazione è anche che il clima è cambiato, e questo ci richiede ancora maggiore attenzione, perché il futuro sarà ancora più duro. L'impegno del Governo c'è, se ci sarà anche quello dell'Anci e dei Comuni, questa è una sfida che possiamo cercare di vincere”.
Per il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini "uno stretto rapporto con i territori, e quindi con l'assemblea dei sindaci e con l'Anci, è condizione assolutamente necessaria affinché le nostre scuole facciano parte di quella comunità innovativa e innovatrice che farà il futuro del Paese”. Il ministro ha annunciato che “l'accesso ai mutui Bei per lavori di ammodernamento dell'edilizia scolastica da parte dei Comuni sarà prorogato al 31 dicembre” e parlando delle sfide per il futuro, Giannini ha ribadito due parole d'ordine per la scuola, inclusione e sostenibilità, rilevando l'importanza di Università e ricerca. “L’università e gli studenti non possono far parte di un mondo satellite, ma vanno integrati alle città e aperti ai territori - ha osservato il ministro - e sulla ricerca la nostra sfida è quella di rendere alcune aree del nostro Paese, come quella tra Torino e Milano, aree di attrazione che non abbiano nulla da invidiare alle Valley americane o alla Baviera”.
“Un Patto per la Cultura tra Stato e Comuni per investire in “cultura e turismo”, come “motore della crescita economica”, è la proposta del ministro Dario Franceschini che ha spiegato “stiamo lavorando alla creazione di un patto con i Sindaci grazie al quale dobbiamo convincere il sistema Paese che un grande investimento sulla cultura e sul turismo può essere non solo una nuova identificazione con la naturale vocazione del Paese, ma soprattutto un grande contributo alla crescita, allo sviluppo e alla creazione di nuova occupazione. Con la Legge di stabilità si fa quest'anno un grande investimento sulla cultura, una scelta consapevole di investimento in questo settore, grazie anche al lavoro costante che da ormai un anno portiamo avanti insieme ai Comuni per costruire un'agenda condivisa di impegni comuni". Il proposito, ha concluso, è quello di “uniformare il sistema museale dei Comuni a quello dello Stato”.
E l’idea del “patto” è stata ripresa ed “allargata” dal presidente dell’Anci, Piero Fassino: “noi siamo pronti a un patto tra Comuni e governo per guidare la ripresa del Paese e condividere le politiche di sviluppo”.
“I comuni hanno un ruolo centrale - ha aggiunto - non c'è problema che non ci riguardi, i cittadini si riconoscono e rivolgono a noi. Noi non ci sentiamo di parte, non siamo mai stati mossi da spirito corporativo. Siamo consapevoli delle nostre responsabilità e per questo diciamo che noi siamo pronti a un patto per condividere politiche che ci consentano di rilanciare Paese. Vogliamo condividere - ha concluso Fassino - non solo la fatica, ma anche la volontà di cambiare le cose. Non ci ha mai spaventato la fatica, non abbiamo paura delle sfide. Lavoriamo per un grande Paese”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
  
 
 
 
 
Dal sito dell'Anci: 30/10/2015
Fassino: “Dopo Anci per Expo da dicembre iniziative nei Comuni per il Giubileo”

( sm / 30.10.15 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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