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Regioni.it

n. 2830 - giovedì 12 novembre 2015

Sommario
- Lea: due rapporti 2013 del Ministero della Salute
- Crisi produzione latte all'attenzione di Governo e Regioni
- Rossi: lavoro sicuro e lotta allo sfruttamento
- Atti della Conferenza Unificata 20 ottobre
- Gazzetta Ufficiale: la rassegna di ottobre
- Atti della Conferenza Stato-Regioni del 20 ottobre

+T -T
Crisi produzione latte all'attenzione di Governo e Regioni

Martina firma decreto attuativo del Fondo Latte

(Regioni.it 2830 - 12/11/2015) Il settore della produzione del latte nel nostro Paese è in grave crisi per via dei costi sempre più bassi. La perdita nei bilanci è finora stimata in circa 550 milioni di euro.
La Coldiretti e le altre associazioni degli allevatori lanciano l’allarme: 1000 stalle chiuse e in un anno sono stati persi più di 4mila posti di lavoro. E il 60% delle stalle in crisi si trova in montagna, con tutto quello che ne consegne a livello di microeconomia locale.
Tutto questo perché il latte agli allevatori viene pagato al di sotto dei costi di produzione, afferma Coldiretti, con una riduzione dei compensi fino al 30% rispetto allo scorso anno, su valori inferiori a quelli di venti anni.
Il prezzo del latte fresco - sottolinea la Coldiretti - nel 2015 moltiplica quattro volte dalla stalla alla tavola e, a fronte di una produzione nazionale di circa 110 milioni di quintali di latte, sono 85 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente dall'estero, circa il 40%.
Gli allevatori della Coldiretti chiedono che il compenso riconosciuto sia almeno commisurato ai costi di produzione che variano dai 38 ai 41 centesimi al litro, secondo l'analisi ufficiale effettuata dall'Ismea. Inoltre - denuncia la Coldiretti - l'assenza dell'indicazione chiara dell'origine del latte a lunga conservazione, ma anche di quello impiegato in yogurt, latticini e formaggi, non consente di conoscere un elemento di scelta determinante e impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali.
“Gli allevatori meritano tutta la nostra solidarietà”. Viviana Beccalossi, assessore della regione Lombardia al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo, commenta così le notizie sulla trattativa per il prezzo del latte, in corso dopo le proteste messe in atto dal mondo agricolo negli ultimi giorni. “Le ultime indiscrezioni – afferma Beccalossi - parlano di una possibile chiusura della durata di soli due mesi per un prezzo di 37 centesimi al litro. Un insulto al lavoro dei nostri allevatori, ai quali dopo mesi di sofferenza chiediamo di andare in banca presentando un accordo di poche settimane al quale seguirà ancora il caos. Il tutto nel nome di un'Europa che con le sue regole vuole omologare i prezzi e distruggere il Made in Italy alimentare, mettendo eccellenze come Grana Padano e Parmigiano Reggiano sullo stesso piano di prodotti anonimi o addirittura contraffatti”.
L’assessore all’Agricoltura della regione Sardegna, Elisabetta Falchi, commenta che la crisi del settore lattiero-caseario può presto estendersi anche alla Sardegna “se non si perseguiranno strategie in grado di rilanciare il comparto a livello nazionale ed europeo. Auguriamo al ministro Maurizio Martina, interessato attivamente della questione, che il tavolo nazionale costituito ad hoc trovi presto soluzioni percorribili e condivise da tutti gli attori della filiera”.
“Da parte nostra - prosegue Falchi - restiamo a disposizione degli allevatori sardi per verificare il contributo che la Regione può fornire nell'affrontare la situazione. Una crisi di questa gravità, se prolungata nel tempo, rischia di incidere negativamente anche sul comparto ovino che al momento sta invece godendo di una relativa stabilità dei prezzi. È anche per prevenire eventuali ripercussioni negative della crisi del latte bovino - sottolinea Falchi - che stiamo
alacremente lavorando alla costituzione dell'Organizzazione Interprofessionale del comparto lattiero-caseario ovino”.
“I produttori di latte – sostiene l‘assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan - sono costretti a produrre in perdita a causa dei bassi prezzi imposti dall’industria di trasformazione e dal mercato. E’ un problema strutturale che va affrontato in modo altrettanto strutturale creando forme di aggregazione ed economie e scalo e ridando peso e dignità contrattuale alle nostre stalle”.
“Solo se da Roma arriveranno aiuti concreti ai produttori per abbattere i costi di gestione – afferma Pan - si può sperare di ridurre la forbice tra costi e prezzi e di difendere la qualità del latte italiano e dell’intera filiera lattiero casearia. Se le istituzioni lasceranno soli i produttori purtroppo il destino sarà segnato. Ma se Regioni, Stato e Unione Europea lavoreranno insieme alle categorie dei produttori sarà possibile sostenere la riorganizzazione del settore e sviluppare progetti innovativi in grado di aumentare il valore aggiunto per i produttori del territorio” .
Intanto il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina ha firmato il decreto attuativo del Fondo Latte. “Il Fondo latte – spiega Martina - sarà uno strumento utile per sostenere la liquidità, la ristrutturazione dei debiti e gli investimenti degli allevatori. Si tratta di un intervento da 55 milioni di euro che rientra nel nostro Piano straordinario per il settore e si aggiunge alla cancellazione dell'Imu sui terreni, dell'Irap e all'aumento della compensazione Iva al 10% approvati con la legge di Stabilità”.
Anche per Martina è legittima la protesta degli allevatori: “La protesta degli allevatori è legittima perché il loro lavoro deve essere remunerato. Adesso il prezzo del latte alla stalla non copre i costi di produzione”.

 


( gs / 12.11.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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