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Regioni.it

n. 2831 - venerdì 13 novembre 2015

Sommario
- Pubblica amministrazione: rapporto sulle intimidazioni
- Sale il PIL, ma rallenta. Aumenta il debito pubblico
- Consiglio dei Ministri: fondi per Terra dei fuochi, Bagnoli e Giubileo
- Demenza: censimento nazionale sui servizi
- Chiamparino: auspicabile un decentramento guidato
- Zingaretti su sblocco turn over in sanità e nuovi contratti

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Demenza: censimento nazionale sui servizi

Una mappa on line curata dall'Istituto Superiore di Sanità

(Regioni.it 2831 - 13/11/2015) L'Istituto Superiore di Sanità, su mandato del Ministero della Salute, ha pubblicato il primo censimento nazionale sui servizi sanitari e socio-sanitari sulle demenze: una guida delle 2502 strutture sanitarie in Italia pubbliche o convenzionate deputate all'assistenza e alla cura e un sito - www.iss.it/demenze - per poter orientarsi sui servizi, ma anche un mappa online che consente una ricerca per tipo di Servizio e per Regione e Province, degli indirizzi e di alcune informazioni di approfondimento utili per l'accesso.
E’ questo il risultato di un progetto che il Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute ha affidato all'Istituto Superiore di Sanità con il progetto denominato "Survey dei servizi socio-sanitari dedicati alle demenze e costruzione di un portale specifico denominato Osservatorio sulle demenze”.
“Nel nostro Paese la demenza interessa 1 milione di persone colpite direttamente dalla patologia e tre milioni di persone che vivono insieme a loro - sottolinea Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità. Per questi cittadini la mappa online rappresenta uno strumento utile per orientarsi nell'offerta dei servizi sanitari in un ambito nevralgico per la sanità pubblica, sul quale si gioca una delle sfide più importanti dei sistemi sanitari del futuro”.
Per la prima volta in Italia c'e' un piano nazionale delle demenze e una survey di tutti i servizi.
Il tema della prevenzione va associato a quello della demenza. "Ogni 3 secondi c'è un caso di demenza al mondo. Il tentativo che dobbiamo portare avanti è mantenere insieme una diagnosi nei paesi ricchi e nei paesi poveri. Una diagnosi univoca in ogni luogo del globo evita il rischio di dissociazione profonda". Cosi' Nicola Vanacore, responsabile dell'Osservatorio demenze, nel corso del convegno su 'Il contributo dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) nella gestione integrata dei pazienti'.
Sono "sette i fattori di rischio e azzerandoli si avrà una riduzione del 31% dei casi. Abbiamo dati forti sulla prevenzione - sottolinea Vanacore - è necessario implementare le politiche per avviare un cambiamento negli stili vita, i cui effetti saranno visibili tra 30 anni. Bisogna cambiare l'orizzonte temporale nell'affrontare questa questione”.
In altri luoghi del mondo "dove si sta studiando la Demenza da 40 anni, si è visto che può diminuire- aggiunge il neurologo- togliamoci l'alone di negatività quando si parla di questa patologia. È una condizione che puo' essere modificata".
L'Italia e' "stato il primo Paese ad inserire l'Uva memory clinic e l'ultimo ad avere un piano nazionale sulle Demenze. Il nostro obiettivo- conclude- e' attrezzarci per una survey dei servizi".
Il database on line, specifico per la patologia e suddiviso sulla base della tipologia delle 2.502 strutture: 591 Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd), 607 centri diurni (Cd) e 1.304 centri residenziali (Cr).
L'indagine è partita con il progetto Cronos nel 2002 e nel 2006, ma solo adesso e' stato creato un gruppo multidisciplinare e sono stati coinvolti tutti i referenti regionali. A presentare le criticità questa mattina nel corso della conferenza all'Istituto superiore di sanita' (Iss) e' stata Alessandra Di Pucchio, del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps): “molto difficile è stato stabilire un contatto con i referenti regionali a causa di una frammentazione degli elenchi ed una scarsa chiarezza tra i Cdcd ele Uva (Unita' di valutazione Alzheimer) e - afferma la Di Pucchio - è stato complicato capire a quali servizi rivolgersi”. Gli obiettivi erano "costruire un progetto condiviso con i referenti regionali per coinvolgere attivamente le Regioni e crescere insieme attraverso una piattaforma informatizzata per gestore il tutto. Regioni come Umbria, Lazio e Lombardia avevano già realizzato dei censimenti, così siamo partiti da loro. Ogni Regione aveva una scheda da compilare rivolta ai referenti dei diversi servizi. Le informazioni sono adesso disponibili con tutti gli aspetti strutturali dei servizi offerti e gli identificativi”. I Cdcd sono “stati contattati al 100% con un tasso di risposta del 90%. Nei 591 Cdcd sono inclusi anche i 55 centri sub Uva. Su 697 centri diurni attivi, invece, il 96% delle strutture contattate ci ha dato un tasso di risposta del 64%. Su 1.883 strutture residenziali individuate sono state raccolte solo 1.304 adesioni, l'89% delle strutture residenziali e un tasso di risposta del 49%”.
Per il momento sono state inserite per i Cdcd le scheda di 501 strutture rispetto a 536 centri attivi, con un tasso di rappresentativita' del 93,5%. Per i Centri diurni (Cd) ci sono 287 schede su 607 Cd attivi (47,3%); per le strutture residenziali 265 schede su 753 centri contattati (35,2%). Quali sono i servizi offerti? "Il 30% dei servizi offerti riguarda indagini genetiche e markers liquorali. La diagnosi è svolta nell'80% dei centri, soprattutto al Nord. Il counseling viene effettuato nel 78% dei centri. Infine, il 58% delle strutture è in contatto con le associazioni (in maggioranza al Nord)".
TIPOLOGIE DI STRUTTURE - Le strutture sono prevalentemente ospedaliere, tanto che solo l'8% sono Università e IRCCS. Al Nord ci sono in maggioranza centri ospedalieri e universitari, al Sud più strutture territoriali.
GIORNI DI APERTURA - Il 19,7% dei Cdcd sono aperti solo una volta a settimana, in particolare al Sud (nel 25% dei casi) e sono soprattutto il settore ospedaliero. C'e' anche una quota di strutture aperte 5 giorni a settimana, più presenti al Nord.
LE FIGURE PROFESSIONALI - Il 59% dei Cdcd ha un neurologo, seguito da un geriatria e uno psichiatra (presenti soprattutto al Nord). Lo psicologo c'è solo nel 61% dei casi ed è una figura professionale precaria e scarsamente rappresentata nel Centro Italia. Anche gli infermieri sono presenti nel 57% delle strutture, mentre è scarsa la presenza di logopedisti, fisioterapisti e terapisti occupazionali, in maggioranza al Sud.
TEMPI DI ATTESA - I tempi di attesa variano da 1 a 3 mesi, e il 22% dei centri supera i 3 mesi. ogni Cdcd ha in media 89 pazienti in un mese, con 23 prime visite.
GESTIONE E POSTI LETTO - Bolzano e Calabria non hanno i Percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali standard per patologie croniche. Inoltre, solo 8 Cdcd non ha un archivio cartaceo e computerizzato. Il 21% dei Cd e il 16% delle strutture residenziali sono pubbliche, il resto accreditate. I 63 Cd a gestione diretta hanno 18 posti letto, di cui 14 riservati a persone con demenza; i 221 Dc a gestione accreditata hanno 22 posti disponibili di cui 13 riservati a pazienti con demenza. Le 42 strutture residenziali a gestione diretta hanno 64 posti letto di cui 9 per persone con demenza. Quelle a gestione accreditata (219) hanno invece 100 posti disponibili di cui 25 riservati per persone con demenza.
 


( red / 13.11.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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