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Regioni.it

n. 2841 - martedì 1 dicembre 2015

Sommario
- Chiamparino: le Regioni agenzie democratiche per la coesione sociale
- Giornata mondiale dell'Aids
- Province: Molise adotta convenzione tipo per gestione politiche lavoro
- Sanità: Garavaglia, chiesta proroga su turni di lavoro dei medici
- Atti della Conferenza Stato-Regioni del 5 novembre 2015
- Atti della Conferenza Unificata del 5 novembre 2015

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Chiamparino: le Regioni agenzie democratiche per la coesione sociale

(Regioni.it 2841 - 01/12/2015) Si è tenuto a Roma, il 30 novembre, un convegno organizzato dalla fondazione italiadecide (presieduta dall’ex Presidente della Camera, Luciano Violante) dedicato agli sviluppi applicativi della Legge Delrio sul superamento delle province alla luce del possibile riassetto istituzionale legato alla riforma della costituzione (Ddl Boschi). Il tema del seminario - “ricostruire un equilibrio per il governo locale: Comune, nuova area vasta, Città metropolitana” - è stato affrontato in una logica di possibile prospettiva dal presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, secondo il quale “è necessario un processo di devoluzione dalle Regioni alle città metropolitane per renderle enti di pari livello, riducendo al tempo stesso il numero delle città metropolitane”.
“In tutta Europa il vettore della crescita ed anche delle maggiori contraddizioni sono le città metropolitane", ha sottolineato Chiamparino, che proprio nella costituzionalizzazione delle città metropolitane e nella flessibilità individua i due punti qualificanti della cosiddetta “riforma Delrio”.
“Il vero pregio è consentire di trovare livelli più adeguati per gestire funzioni di area vasta” (che non necessariamente devono coincidere con il territorio della Provincia, potrebbero anche, secondo Chiamparino, essere più piccole) , tenendo anche ben presente che “nella fase transitoria, nel breve periodo, le riforme non fanno cassa: per noi la riforma ha voluto dire raddoppiare il budget a carico delle Regioni".
Quanto alle Regioni, Chiamparino le “proietta” nel futuro, come “agenzie democratiche per la crescita e la coesione sociale". Si è federali, ha ricordato infine, “al di là della ubriacatura federalista molto ideologica” del passato, a due condizioni: se c'è una vera autonomia fiscale ed una dimensione adeguata. Di tutto questo, per il governatore, il nuovo Senato dovrà occuparsi.
L’idea del Presidente Chiamparino ha avuto subito un’eco a Firenze dove il sindaco della città e coordinatore Anci per le Città metropolitane, Dario Nardella, ha riconosciuto che “la proposta di Chiamparino merita un approfondimento. Le Città metropolitane in tutta Europa rappresentano lo snodo strategico dell'innovazione e della trasformazione urbana. L'Italia ha ora l'opportunità di recuperare questo ritardo ma ciò sarà possibile solo con il supporto di tutto il Paese”,. “Nei territori delle Città metropolitane si concentra quasi il 40% del Pil, un valore che può diventare moltiplicatore di ricchezza se avremo strumenti specifici, finanziari e normativi - ha continuato Nardella -. A gennaio i sindaci delle Città metropolitane italiane si riuniranno a Firenze per rilanciare questa sfida con iniziative concrete e la proposta di un patto di rinascita dell'Italia con le grandi imprese''. “Quello delle Città metropolitane nei prossimi mesi potrà essere un modello o un flop - ha concluso Nardella - a seconda di quanta determinazione e impegno la politica italiana saprà metterci”.
Secondo il presidente dell'Upi, l'Unione delle province d'Italia, Achille Variati, “nonostante l'intenzione dichiarata dal Governo di volere assicurare ai nuovi enti di area vasta le risorse necessarie per garantire i servizi essenziali, la legge di Stabilità 2016 non interviene a sanare l'insostenibilità del taglio sul prossimo anno previsto dalla legge di Stabilità 2015: per assicurare l'esercizio delle funzioni fondamentali mancano ancora almeno 500 milioni e il contributo di 150 milioni previsto per il 2016 non è assolutamente sufficiente a coprire il fabbisogno effettivo di risorse”. Variati ha spiegato che con la legge Delrio si passa “da due livelli di governo separati e spesso conflittuali” a Comuni “che ampliano la propria capacità amministrativa e le proprie funzioni: è questa l'area vasta”. E la riforma Delrio va considerata “un punto di partenza, non di arrivo. Non è tempo di fermarsi, noi non intendiamo retrocedere. L'abolizione delle Province dalla Costituzione non significa, infatti, il venir meno dell'esigenza di un governo di area vasta. Se effettivamente si vuole dare un futuro a questo nuovo ente - ha concluso Variati - occorre garantire la sostenibilità del percorso di riforma avviato, trovando le risorse necessarie per assicurare i livelli di servizi essenziali a tutti i territori, non solo quelli metropolitani ma anche quelli delle aree vaste che rappresentano la maggioranza del Paese. In mancanza di questo verrebbe meno l'uguaglianza di trattamento tra i territori, i cittadini e le imprese che vivono in diverse aree”.
Il Sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa si è detto convinto che “la scommessa delle Città metropolitane” sia “un'opportunità che dobbiamo sfruttare, recuperando un gap culturale immenso di anni”. Le Città metropolitane, ha ricordato Bressa, istituite dalla legge Delrio, "sono concepite come un ente di sviluppo al servizio dell'economia del Paese, non nascono solo per la razionalizzazione di servizi e reti, ma soprattutto per sviluppare un'area che diventi attrattiva e competitiva a livello europeo ed internazionale”.
“Le Città metropolitane comportano nuove gerarchie – ha aggiunto - Il nuovo piano strategico non può limitarsi ad essere la somma dei piani di tutti i Comuni che fanno parte dell'area. La Città metropolitana è una nuova idea di città, in grado di competere in Europa". Nel suo intervento, Bressa ha ricordato che la Legge Delrio è “un cantiere aperto” e che le aree vaste devono diventare “case dei Comuni, in cui i Sindaci sono protagonisti”. “L'area vasta – ha sottolineato il Sottosegretario - è concepita come l'unica dimensione intermedia tra i Comuni e le Regioni che può e deve avere altre funzioni" oltre a quelle assegnate dalla legge Delrio. Ad esempio, secondo Bressa, "le aree vaste sono l'unico attore in grado di portare a compimento il disegno delle gestioni associate”. “La legge Delrio - ha concluso Bressa - ha compiuto un salto culturale importantissimo. Ora dobbiamo essere in grado di gestire questo cambiamento”.
Legge Delrio e riforma della Costituzione: Chiamparino al Seminario di ItaliaDecide
Intervento di Paolo Urbani (professore ordinario di Diritto amministrativo, Università di Chieti-Pescara)
 
Relazione di Cesare Pinelli (professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università degli studi di Roma "La Sapienza")


( red / 01.12.15 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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