Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 2857 - venerdì 8 gennaio 2016

Sommario
- Istat: rapporto deficit/Pil, fisco, potere d'acquisto, indebitamento P.A.
- Aran: ferme le retribuzioni dei dipendenti pubblici
- Parto: le principali cause di mortalità materna
- Agricoltura: raccomandazioni per decreto riconoscimento associazioni
- Acqua: parere su decreto relativo a presenza sostanze radioattive
- Gli atti della Conferenza Unificata del 17 dicembre

+T -T
Aran: ferme le retribuzioni dei dipendenti pubblici

(Regioni.it 2857 - 08/01/2016) I dati Istat relativi alle Amministrazioni Pubbliche confermano che “il complesso dei vincoli imposti sul pubblico impiego” ha portato a fare in modo che “nel 2014 la dinamica retributiva pro-capite” sia di fatto “risultata nulla”: è quanto rileva l’Aran (l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) nel “rapporto semestrale dulle retribuzioni dei pubblici dipendenti”. E a questo risultato hanno contribuito in misura analoga sia le amministrazioni centrali, sia quelle locali.

“Con riferimento al 2010, anno in cui furono introdotti i vari blocchi retributivi, si può calcolare una dinamica cumulata nei 4 anni negativa e prossima al -1%, mentre nei dieci anni precedenti si è registrato un incremento attorno al 40%”.
Queste risultanze chiariscono l’entità della cesura che ha contraddistinto la politica retributiva del pubblico impiego nel nostro Paese e testimoniano l’importanza che essa ha avuto nell’arginare gli effetti della crisi finanziaria avviatasi alla fine del decennio scorso.
L’ampiezza e la persistenza della cesura degli ultimi quattro anni si pone in forte discontinuità con le politiche di contenimento, pure messe in atto nel decennio precedente.
Questo complesso di eventi sembra indicare che, al sopraggiungere della lunga crisi, è stato necessario “spegnere il sistema contrattuale” – sottolinea l’Aran - per il timore che lo stesso non possedesse, al suo interno, gli elementi di freno atti a fronteggiare la fase negativa del ciclo economico.
Nell’ultima tornata contrattuale, prima del blocco, quella relativa al periodo 2008-09, si era comunque infatti riusciti a dimezzare la dinamica retributiva, con salari cresciuti sotto il 2% l’anno.
Quanto alle “fasi contrattuali” l’Agenzia ne distingue tre.
“Una prima fase, che va dal 2001 al 2006 in cui la dinamica delle retribuzioni di fatto è stata, sempre e significativamente, ben al di sopra della dinamica delle retribuzioni contrattuali”, con “un notevole dinamismo della contrattazione di secondo livello, come pure dalle opportunità offerte dai nuovi istituti delle progressioni economiche e di carriera, introdotti per via contrattuale, cui le amministrazioni hanno fatto ampio ricorso, soprattutto nei primi anni 2000”. In quel periodo “la crescita complessiva delle retribuzioni del settore pubblico è risultata molto sostenuta”.
“Dal 2007, inizia invece una seconda fase, che dura fino al 2010, in cui diversamente da quanto avvenuto nella fase precedente, la dinamica delle retribuzioni contrattuali si pone tendenzialmente al di sopra di quella delle retribuzioni di fatto” perché si affievolisce la spinta propulsiva proveniente dal secondo livello negoziale. Ciò per l’effetto congiunto di contratti nazionali che hanno valorizzato poco, in termini di risorse, la contrattazione integrativa sia per l’introduzione di meccanismi di controllo più stringenti sulla spesa del secondo livello negoziale”.
La terza fase inizia con il 2011 ed è contraddistinta dalla sospensione della contrattazione nazionale, da un forte irrigidimento dei vincoli sulla contrattazione integrativa e dal blocco di ogni possibile fonte di alimentazione della dinamica retributiva (progressioni economiche e di carriera, retribuzioni individuali ecc.).
Gli effetti di queste politiche sono immediatamente visibili nell’assenza di crescita delle retribuzioni contrattuali (ferme ai valori 2010 per effetto del blocco della contrattazione nazionale) e negli andamenti negativi delle retribuzioni di fatto.
Guardando poi alla “retribuzioni medie pro-capite fisse, accessorie e complessive per comparto: serie 2001-2013 (dati aggiornati al 31/3/2015)” , pubblicate sempre dall’Aran, si nota che nel quinquennio 2009-13 mentre per il comparto “Regioni autonomie locali” la retribuzione media pro-capite è sostanzialmente ferma a poco più di 29.500 euro annui, per quella del comparto “ministeri” ha avuto, sia pur lievi incrementi assestandosi nel 2013 a poco meno di 30.000 euro. Sostanzialmente stabile, nello stesso quinquennio, la retribuzione media dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale, poco più di 38.500 euro annui nel 2013. Un sostanziale incremento si registra infine nella retribuzione media dei dipendenti della Presidenza del Consiglio (vedi tabella).  
 
 
 



( Stefano Mirabelli / 08.01.16 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top