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Regioni.it

n. 2859 - martedì 12 gennaio 2016

Sommario
- Riforma Costituzione: la ripartizione dei senatori per regione
- Esercito: il 71% degli effettivi proviene dalle regioni del Sud
- Sardegna vara finanziaria 2016
- La Toscana presenta il bilancio 2016
- Approvato il bilancio dell'Emilia-Romagna
- Gli atti della Conferenza Stato-Regioni del 23 dicembre

+T -T
Riforma Costituzione: la ripartizione dei senatori per regione

Le dichiarazioni di Serracchiani e Toti

(Regioni.it 2859 - 12/01/2016) 10 Regioni avranno due soli senatori nel nuovo Senato previsto dal ddl Boschi, uno dei quali sarà un sindaco, e uno sarà un Consigliere regionale.
Il dato – si legge in una notizia dell’Ansa - deriva dalla ripartizione dei seggi in base all'ultimo censimento, effettuato nel 2011. La Lombardia, con i suoi 14 senatori sarà la regione con il maggior peso specifico.
La Riforma prevede un Senato composto da 95 "senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica".
Dei 95 senatori eletti, 21 sono scelti tra i sindaci, e gli altri 74 nell'ambito dei Consigli Regionali, sulla base delle indicazioni degli elettori (la specifica legge elettorale dovrà essere successivamente varata).
Il numero dei senatori di ciascuna regione dipende dal peso demografico, con il limite minimo di due senatori per Regione, cosa che premia le Regioni molto piccole come Valle d'Aosta e Molise, e danneggia le medie come Marche e Liguria.
Ecco la ripartizione dei seggi.
  abitanti   Senatori 
Piemonte   4.363.916 7 (6+1 Sindaco)
Valle d'Aosta  126.806 2 (1+1 Sindaco)
Liguria   1.570.694  2 (1+1 Sindaco)
Lombardia   9.704.151 14 (13+1 Sindaco)
Prov Bolzano  504.643 2 (1+1 Sindaco)
Prov Trento   524.832  2 (1+1 Sindaco)
 Veneto    4.857.210   7 (6+1 Sindaco)
Friuli-V.Giulia  1.218.985  2 (1+1 Sindaco)
Emilia-Romagna  4.342.135  6 (5+1 Sindaco)
Toscana 3.672.202  5 (4+1 Sindaco)
Umbria   884.268  2 (1+1 Sindaco)
Marche  1.541.319  2 (1+1 Sindaco)
Lazio  5.502.886 8 (7+1 Sindaco)
Abruzzo  1.307.309 2 (1+1 Sindaco)
Molise 313.660 2 (1+1 Sindaco)
Campania 5.766.810  9 (8+1 Sindaco)
Puglia 4.052.566 6 (5+1 Sindaco)
Basilicata 578.036 2 (1+1 Sindaco)
Calabria  1.959.050 3 (2+1 Sindaco)
Sicilia 5.002.904  7 (6+1 Sindaco)
Sardegna 1.639.362 3 (2+1 Sindaco)
Italia  59.433.744  100 (74+21 Sindaci + 5 nominati dal presidente della Repubblica)
 
Quanto ai commenti dei rappresentanti delle istituzioni regionali, fra le prime dichiarazioni quella del Presidente della Conferenza delle Regioni (e presidente dell’Emilia-Romagna), Stefano Bonaccini per il quale la riforma che l’11 gennaio è stata approvata dalla Camera (e che deve affrontare il secondo esame nei due rami del Parlamento prima di diventare legge costituzionale) è un passo in avanti importante sulla strada di una maggiore efficienza delle Istituzioni.
Da registrare poi le due posizioni diametralmente opposte di Debora Serracchiani (presidente del Friuli Venezia Giulia) e di Giovanni Toti (Presidente della Liguri), intervenuti nel dibattito più in qualità di vicesegretario del Pd la primna e di consigliere politico di Forza Italia il secondo.
“Il voto al ddl Boschi – ha detto Serracchiani - è un importante passo parlamentare che serve a far diventare l'Italia una democrazia finalmente moderna, che si toglie di dosso incrostazioni, rendite di potere e lentezze burocratiche”. Secondo la vicesegretaria del PD “la compattezza nel voto dimostrata dal gruppo del Pd e dalla maggioranza nel suo complesso è un segnale chiaro – ha continuato Serracchiani - che su questioni decisive come le riforme istituzionali ci sono i numeri e c'è la volontàpolitica. E' un ottimo risultato”.
Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia e presidente ha dichiarato ad Affaritaliani.it che “è stato Renzi a considerare il referendum sulle riforme dirimente per la vita politica italiana". Quanto al “merito” si tratta di “pessime riforme che, come quella delle Province prima, renderanno ancora più confuso il sistema istituzionale del nostro Paese senza significativi aumenti di efficienza né diminuzioni di costi. Da un punto di vista politico, quando Renzi mette in gioco la stessa sopravvivenza del governo in quel voto referendario è di tutta evidenza l'importanza che l'evento assume. Credo - spiega Toti- che le forze di opposizione dovranno spendersi insieme per spiegare al Paese che votare no significa bocciare pessime riforme e, al contempo, mandare a casa l'ennesimo governo non scelto dai cittadini per tornare così al voto e ripristinare la piena sovranità degli elettori”. “La vera riforma che serve al Paese – conclude Toti - non è l'iper-centralismo renziano, ma un modello basato su macro-regioni con spiccata autonomia”.


( Stefano Mirabelli / 12.01.16 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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