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Regioni.it

n. 2869 - giovedì 28 gennaio 2016

Sommario
- Bonaccini convoca la Conferenza delle Regioni per il 29 gennaio
- Kazakhstan: Bonaccini ad Astana per Expo 2017 "future energy"
- Regioni a Statuto speciale: lo scenario con la riforma della Costituzione
- Rapporto Eurispes 2016: evasione vale un terzo del Pil
- Legambiente: trasporti ferroviari, rapporto “Pendolaria 2015”
- Infanzia e anziani: ministero Interno, 548 milioni di euro per i servizi di cura

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Regioni a Statuto speciale: lo scenario con la riforma della Costituzione

Interventi al seminario del 27 gennaio alla Camera

(Regioni.it 2869 - 28/01/2016) Con la riforma costituzionale si apre “una fase nuova nel processo del regionalismo italiano. Una prima fase, dal 1948 al 70, vedeva le Regioni speciali come “cavie” del regionalismo. Poi si è verificato un rovesciamento di posizioni, con le Speciali all'inseguimento delle ordinarie”, a sostenerlo è il Presidente emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri, intervenendo al seminario "Il futuro delle Regioni a statuto speciale alla luce della riforma costituzionale", che si è tenuto alla Camera il 27 gennaio. “Estremamente saggia è la revisione e l'ammodernamento degli statuti: deve essere fatta in modo unitario, anche se tenendo conto delle specificità”, sostiene Silvestri. La seconda Camera diventerà, con la riforma, una Camera delle Regioni, “avrei preferito fosse fatta in modo diverso”, ha osservato Silvestri, “ma offre una grande opportunità alle Speciali, quella di non restare isolate: specialità non significa singolarità anche se ha a che fare con le specifiche tradizioni”. “Oggi si aprono quindi i cantieri delle riforme degli statuti in cui le Speciali sono chiamate a fare proposte. Altrimenti non si sfugge al fatto che l'autonomia speciale rischia di trasformarsi in una specie di cura antiquaria di nobili tradizioni che possono essere dannose e fastidiose”, conclude Silvestri.
Il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri intervenendo al seminario ha proposto la magistratura contabile come supporto tecnico per il futuro Senato. “La Corte dei conti è legittimata a svolgere controlli sui bilanci anche sulle Regioni a statuto speciale. E' importante la funzione che svolge la Corte dei conti nei confronti dei cittadini, interviene prima ancora che il rendiconto venga approvato dall'Assemblea regionale. E' un apporto di carattere tecnico: la Corte dei Conti sul territorio svolge un'attività come referente anche per i territori". "Il futuro delle Regioni a statuto speciale alla luce della riforma costituzionale", in corso alla Camera. “Ogni anno la Corte dei Conti elabora un rapporto sul coordinamento della finanza pubblica: è un rapporto notevole che si occupa di come hanno funzionato gli strumenti di coordinamento e contiene un quadro generale sulla situazione economica del Paese", ha proseguito Squitieri. “Sulla nuova riforma, forse, le Regioni a statuto ordinario subiscono previsioni di non grande apertura", ha evidenziato Squitieri che ha fatto riferimento al fatto che “questa riforma toglie la competenza concorrente, e prevede la clausola di supremazia: lo Stato, quando ricorrono presupposti fondamentali, può intervenire anche nella materie esclusive con proprie leggi. Tutti sappiamo che una funzione del nuovo Senato è quella della valutazione delle politiche pubbliche: il Senato avrà bisogno di uno strumento tecnico, professionale, un lavoro che noi facciamo già. La Corte dei Conti è articolata infatti sul territorio e già fa valutazioni di carattere tecnico; quale organo più qualificato può dare questo supporto tecnico al Senato? Abbiamo l'esperienza e le conoscenze. La Corte dei conti è disponibile a dare tutto il supporto alle Regioni e al Parlamento e a costruire un Osservatorio per seguire l'andamento delle politiche pubbliche finalizzato agli interventi che spettano allo Stato", ha concluso Squitieri.
Secondo il vicepresidente della Camera, Marina Sereni, “la riforma costituzionale che è ormai prossima alla sua deliberazione definitiva da parte della Camera e che sarà sottoposta al referendum popolare nel prossimo autunno costituisce per tutti, Parlamento nazionale e autonomie regionali, una sfida impegnativa per rimettere in asse il nostro paese lungo il percorso della crescita e dello sviluppo". Anche secondo Sereni “specialità non vuol dire distanza, non vuol dire separatezza, ma riconoscimento della peculiarità di alcuni territori per note ragioni di ordine storico, politico e culturale che conservano tutt'oggi una loro validità. Il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulle problematiche concernenti l'attuazione degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale, approvato dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, ci fornisce un quadro completo e dettagliato sull'autonomia speciale, soffermandosi sia sulle questioni di carattere istituzionale che sulle tematiche relative agli aspetti finanziari”. E proprio dal documento messo a punto dalla Commissione Bicamerale per le questioni regionali "emerge un quadro variegato sulle autonomie speciali, con luci ed ombre, con modelli da imitare e problemi da risolvere, dove il punto centrale resta il mantenimento e la valorizzazione della specialità in un sistema in cui tutti sono chiamati alla responsabilità nazionale. La proposta finale di un nuovo percorso unitario delle autonomie speciali, con lo sguardo anche alla futura attuazione della riforma costituzionale, richiama alla mente quello che Martines definiva il “diritto comune delle Regioni speciali”. “La sfida - ha concluso - potrà tuttavia essere affrontata e vinta se tutti insieme saremo in grado di lavorare dentro un quadro unitario e condiviso”.
“Rivendico la continuità, ma soprattutto il recupero della specialità dello statuto siciliano perché dire che bisogna annullare invece che correggere è un obiettivo che dobbiamo cercare di debellare". Così la vicepresidente della Regione Siciliana, Mariella Lo Bello, intervenendo al seminario. “Negli ultimi tre anni si sono accumulati ritardi e disfunzioni nell'emanazione delle norme di attuazione dello statuto, a partire dal rinnovo della commissione paritetica" ha sottolineato Lo Bello, aggiungendo che la Regione Siciliana “è fortemente convinta che l'esempio di alcune Regioni debba essere un faro ma, allo stesso tempo, c'è bisogno del contributo di tutti, a partire dal Governo, per superare gli ostacoli e trasformarli in risorse”.
Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, si augura che la riforma costituzionale serva a “migliorare i rapporti tra stato e regioni: e questo può avvenire anche grazie ad un rinnovato e chiaro patto tra noi e lo Stato, basato sulla sincera convinzione che le autonomie locali sono strumento di sviluppo positivo e non elemento di freno e sulla piena assunzione di responsabilità rispetto all'esercizio di autogoverno. Serve un'autonomia riconoscibile, che conti su connotazioni territoriali e visibili; un'autonomia consolidata, che abbia un respiro storico; una base giuridica e finanziaria certa, un'autonomia responsabile”, ha concluso Rossi.
Il presidente della provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher ha ricordato che l’autonomia dell’Alto Adige “è specialissima tra le speciali questo perché è basata su un accordo internazionale tra l'Austria e l'Italia come strumento di tutela e di garanzia delle minoranze etnico linguistiche nel nostro territorio”. “Noi siamo pronti ad assumerci anche ulteriori responsabilità” è “l'autonomia - ha spiegato - l'abbiamo sempre vissuta non come privilegio ma come responsabilità nei confronti del nostro territorio ma in uno spirito leale collaborazione con lo Stato". Non ha caso “noi oggi siamo al quarto posto della classifica delle Regioni che contribuiscono in maggior modo al risanamento del debito pubblico”. Certo “vanno individuate modalità procedurali che siano omogenee ma non necessariamente identiche per l'adeguamento degli Statuti, altrimenti si rischia di non garantire le peculiarità” e “per quanto riguarda il futuro, per il presidente altoatesino "la clausola di salvaguardia non solo è necessaria ma indispensabile”.
Secondo il presidente della Valle d'Aosta, Augusto Rollandin “le criticità sono legate ai tempi e ai modi con cui le Commissioni paritetiche potranno a lavorare. Il fatto di dire che ci siano tempi certi e si apra un cantiere con una certa garanzia è molto positivo - ha osservato - diverso è quello che è successo fino ad oggi dove veniva vanificato il lavoro delle Commissioni paritetiche perché non arrivava mai in Consiglio dei Ministri. Abbiamo questa preoccupazione forte, ma il governo si sta impegnando per uscire da questo limbo”. In ogni caso le Regioni a statuto speciale, ha aggiunto Rollandin, non devono essere in contrasto con quelle ordinarie “ma di stimolo alle stesse”.
Nel corso del dibattito è stato sfiorato anche il tema delle macroRegioni, un’ipotesi che non convince il presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani: “non credo che il futuro sia mettersi a disegnare la cartina del Paese partendo dalle macroregioni, non si tratta di prendere un righello. Il compito è far lavorare questo cantiere delle riforme per fare massa critica: domandiamoci non tanto se servono le Regioni a statuto speciale, ma come mai anche prima della riforma le Regioni ordinarie potevano chiedere competenze e non lo hanno fatto e se non è il caso di indagare se non sia utile un procedimento sostitutivo qualora le Regioni non facessero proprio dovere”.
Il presidente della Sardegna, Francesco Pigliaru, intervenendo al Seminario ha insistito in particolar modo sul tema delle risorse: “il federalismo fiscale non ha funzionato quanto si voleva, si è lavorato come se le Regioni fossero omogenee, ma un po’ di differenziazione sarebbe stata saggia. Si è agito come se fossimo in Canada ma così non è”. “La ragione speciale della nostra specialità ha una caratteristica geografica, non è l'unica ma rimane immutata nel tempo. C'è un problema di insularità che rimane e genera problemi. Abbiamo un sistema ferroviario ottocentesco. Abbiamo bisogno di deroghe sul sistema degli aiuti di Stato: alcuni sussidi per il low cost per noi sono fondamentali. Abbiamo problemi specifici che non si affrontano con politiche generiche ma anche con qualche deroga sui trasporti innanzitutto", ha concluso Pigliaru.
Per Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e Coordinatore della Conferenza dei Consigli regionali “le ragioni della specialità permangono e sono attuali. Sono geografiche, strutturali, economiche e richiedono politiche a forte caratterizzazione regionale. La specialità non deve essere vista come un privilegio bensì come applicazione del federalismo solidale. Credo questa sia una opportunità; le specialità sono un avamposto di principi che fanno crescere l'intero Paese. Le conclusioni del lavoro della Commissione Bicamerale sulle questioni regionali sono una sfida per le Regioni speciali", ha aggiunto Iacop. “Concordo sul formare una sorta di diritto comune della specialità, servono tratti comuni di coordinamento pur nel rispetto delle singole peculiarità", ha proseguito Iacop riferendosi ai nuovi statuti. Sulla revisione degli statuti, Iacop ha sollecitato ad attivare le Assemblee e il sistema elle rappresentanze regionali. “E' un lavoro che ci aspetta e a cui guardiamo con attenzione”.
“Quello che potranno fare le Regioni speciali per il carico di esperienza che hanno, soprattutto nell'attuazione delle norme e nella definizione dei rapporti tra competenza legislativa nazionale e competenza legislativa regionale sarà di grandissimo aiuto, per esempio, al lavoro del nuovo Senato”. Lo ha detto il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa. “Per le Regioni a statuto speciale non cambia niente - ha aggiunto - si tratterà di stabilire quale sarà il ruolo delle Regioni a statuto speciale nella nuova Costituzione”.
Il presidente della Commissione bicamerale per le Questioni regionali, Giampiero D'Alia, ha sostenuto che “la riforma costituzionale conferma il riconoscimento della specialità regionale e in un certo senso sembra rafforzarla, operando la scelta del mantenimento della stessa, a fronte del ridimensionamento delle competenze delle Regioni ordinarie. Le Regioni a statuto speciale e le Province autonome sono infatti escluse - ha fatto notare D'Alia - dall'applicazione della nuova disciplina del titolo V. Tale applicazione è inoltre rimessa alla revisione degli statuti, previa intesa con la Regione interessata". D'Alia ha spiegato che con l'indagine conoscitiva svolta la Commissione per le questioni regionali ha inteso promuovere la formazione, a livello centrale, di una cultura delle autonomie speciali. "È la prima volta -ha detto D'Alia - che il Parlamento affronta in maniera organica e puntuale il tema della specialità, che peraltro è tutt'altro che 'speciale'. Si tratta infatti di un tema generale: nelle Regioni speciali vivono oltre 9 milioni di abitanti, ossia più del 15 per cento della popolazione nazionale e, da un punto di vista dimensionale, esse occupano un quarto del territorio nazionale. L'obiettivo specifico dell'indagine è stato quello di fornire un quadro completo delle problematiche connesse all'attuazione degli statuti speciali e di individuare possibili soluzioni, anche alla luce della riforma costituzionale in corso di esame, che innescherà un processo di revisione e aggiornamento degli statuti. L'indagine conoscitiva ha infatti individuato una serie di criticità connesse alla procedure di attuazione, che hanno determinato un ritardo nell'attuazione - se non addirittura la mancata attuazione - degli statuti speciali”.
Piuttosto critico, infine, il presidente di AnciSicilia e sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, secondo il quale “nelle regioni a Statuto speciale ci troviamo a fare i conti con un appesantimento normativo che appare superato, non attinente ai tempi, ma anche con un'autonomia speciale che troppo spesso si trasforma in una muraglia cinese, limitando pericolosamente lo sviluppo della Regione stessa”. Per quanto riguarda poi la situazione finanziaria ed economica, per il numero uno dell'associazione dei comuni dell'Isola “ancora una volta la specialità chiude in prigione le prospettive di sviluppo, tenuto conto che, solo per fare un esempio, la legge del 2009 sul federalismo fiscale non ha ancora trovato applicazione".


 
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( Stefano Mirabelli / 28.01.16 )
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