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Regioni.it

n. 2914 - lunedì 4 aprile 2016

Sommario
- Istat su conti pubblici e spesa famiglie
- Aree pubbliche per alcune attività commerciali: criteri da applicare
- Internazionalizzazione delle imprese: proposte per una strategia
- Cibo, educazione, politica e cultura: presa d'atto posizione CNCU
- Disoccupati lungo periodo: posizione su raccomandazione Consiglio UE
- Atti della Conferenza Unificata del 24 marzo

Documento della Conferenza delle Regioni del 17 dicembre 2015

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Disoccupati lungo periodo: posizione su raccomandazione Consiglio UE

(Regioni.it 2914 - 04/04/2016) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 17 dicembre, ha assunto una posizione sulla raccomandazione del Consiglio UE relativa all’inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro.
Il documento è stato poi inviato al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti ed è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it.
Si riporta di seguito il testo integrale.
La Raccomandazione interviene su un tema di centrale importanza nell’agenda dell’Unione Europea, in quanto la disoccupazione di lungo periodo rappresenta uno dei punti chiave della Strategia Europa 2020 per la crescita e l’occupazione. In tal senso, dà seguito all’invito del Consiglio UE ad elaborare proposte per contribuire a sostenere i disoccupati di lungo periodo, ispirandosi all’introduzione e attuazione degli strumenti di Garanzia per i Giovani negli Stati Membri; peraltro, tale priorità trova un’ulteriore conferma nel Programma di Lavoro della Commissione europea per il 2016.
In continuità con le politiche e gli strumenti già approntati a livello europeo per conseguire questo obiettivo, soprattutto attraverso il FSE, la Raccomandazione è tesa a fornire orientamenti condivisi agli Stati membri per migliorare lo stato di erogazione di servizi di politica attiva ai disoccupati di lunga durata, al fine di reinserirli in modo concreto nel mercato occupazionale, mediante azioni specifiche di sostegno personalizzato. Cruciale, in tal senso, è il ruolo dei servizi per l’impiego, che oggi si pongono al centro di un rinnovato interesse da parte delle istituzioni europee, in corrispondenza con la stagione di fermento istituzionale e organizzativo che il sistema sta vivendo nel panorama nazionale e regionale.
La Conferenza, nel condividere l’importanza primaria degli obiettivi della Raccomandazione, ha approvato questa posizione tenendo conto sia del progetto di parere del Comitato delle Regioni, di cui è relatore il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (in adozione nella plenaria del 10 febbraio 2016), sia delle raccomandazioni della Regione Emilia-Romagna (risoluzione 1524 del 26 ottobre 2015 del Consiglio regionale).
Da questi documenti e dalle riflessioni delle Regioni emerge una sostanziale convergenza sulla necessità di implementare gli interventi a favore di questo target occupazionale, in particolare attraverso l’adozione di un approccio integrato che veda l’azione congiunta di una rete di servizi diversi (per il lavoro, per la formazione e per l’inclusione sociale).
Le Regioni ritengono fondamentale nella fase di implementazione della Raccomandazione:
1. la condivisione dell’importanza di un approccio preventivo alla disoccupazione di lunga durata, in una logica di attivazione e responsabilizzazione delle persone come fattore determinante per la buona riuscita delle azioni di politica attiva, sia sul fronte dell’integrazione nel mercato del lavoro che sul versante della lotta all’esclusione sociale;
2. la necessità, in tale prospettiva, di una presa in carico multidisciplinare e mirata dei disoccupati di lungo durata, finalizzata alla loro ricollocazione con un processo composito di azioni di politica attiva che, attraverso la costruzione di una filiera integrata di interventi, si pongano in modo concreto nella prospettiva di un supporto intensivo e concreto per il reinserimento nel mercato del lavoro, a partire dal rafforzamento delle competenze dell’individuo. Occorre pertanto perseguire un approccio multisettoriale, avvalendosi di canali integrati di supporto, compresi gli interventi sul versante sociale e sanitario. In questo senso, le Regioni propongono il ricorso a strumenti complementari (quali, ad esempio il reddito di cittadinanza e/o i lavori socialmente utili), per aggredire la problematica della disoccupazione su più fronti, evitando che le persone più vulnerabili cadano in situazioni di povertà e marginalizzazione e, al contempo, condizionando la percezione degli strumenti a carattere assistenziale alla registrazione presso un servizio per l’impiego ed alla partecipazione a percorsi di politica attiva;
3. la centralità, in questo contesto, dei servizi per l’impiego ai fini della sottoscrizione del patto di servizio personalizzato e della definizione di un percorso individualizzato di attivazione del soggetto. A questo proposito, in coerenza con gli approfondimenti che le Regioni da tempo svolgono sul tema dei servizi, si richiama l’urgenza di investire sulla rete dei servizi, in particolare nella prospettiva di innalzarne la qualità, l’efficacia e la capacità di intervento e ragionando, al contempo, in una chiave di sostenibilità. Si ribadisce, infatti, la necessità di identificare uno standard europeo qualitativo e quantitativo degli SPI come fattore preliminare ed essenziale per poter ragionare su parametri comuni, in linea con il lavoro svolto dalla rete dell’Unione degli SPI. Parimenti, si ribadisce l’utilità della tecnologia digitale e delle modalità telematiche di interazione, al fine di agevolare gli utenti nel primo contatto con i servizi per il lavoro e nell’accesso agli strumenti di ricerca attiva disponibili;
4. la necessità di predisporre azioni più incisive sul lato della domanda di lavoro, raccordando maggiormente le azioni degli SPI (pubblici e privati) alle concrete possibilità di sbocco occupazionale e favorendo le azioni di coinvolgimento dei datori di lavoro nel percorso di transizione dalla disoccupazione al lavoro; in questa ottica, sarà fondamentale promuovere e rafforzare le misure di raccordo tra fondi, collegando gli interventi per la formazione e lo sviluppo delle risorse umane finanziati dal FSE con quelli volti all’innovazione e al sostegno della crescita supportati da altri fondi e prevedendo forme di incentivazione per le imprese che assumono disoccupati di lunga durata;
5. la conferma, di conseguenza, dell’importanza della creazione di punti unici di contatto per favorire il coordinamento tra gli attori istituzionali operanti in una rete integrata;
6. l’auspicio che la Raccomandazione rappresenti solo una cornice alta per la programmazione generale e la messa in atto delle strategie, su cui far convergere i differenti strumenti e le risorse messe in campo degli attori istituzionali. Di conseguenza, sulla scorta dell’esperienza maturata nell’attuazione del Programma Garanzia Giovani, l’importanza di assicurare un adeguato grado di flessibilità nell’implementazione degli interventi sui territori, in funzione delle diverse condizioni socioeconomiche e delle diverse politiche occupazionali e di crescita. L’adozione di misure e dispositivi standard a livello nazionale potrebbe, di fatto, ostacolare una presa in carico effettivamente personalizzata e adeguata a rispondere alle esigenze di una platea di destinatari che, seppur rientranti in una medesima categoria, presentano percorsi e fabbisogni molto eterogenei (ad esempio, in considerazione degli aspetti di genere, dei carichi familiari, dei profili formativi, delle pregresse esperienze lavorative, nonché delle condizioni psicologiche connesse ai percorsi di reinserimento);
7. ragionare su soluzioni finanziarie adeguate che permettano ai servizi per l’impiego di far fronte agli obiettivi affidati. Se la riduzione della disoccupazione di lunga durata rappresenta davvero un obiettivo strategico dell’Unione europea, occorre riflettere sull’opportunità di individuare forme di sostegno economico ad hoc a carico (totale o parziale) del bilancio europeo, ad esempio prevedendo risorse aggiuntive europee, anche attraverso uno specifico fondo, e riorientando comunque le priorità a favore di questo target. Una possibilità in tale direzione è offerta dalla revisione del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020. Ad ogni modo, si ravvisa l’opportunità di ragionare per individuare interventi di sostegno finanziario agli SPI attivabili in funzione anticiclica, per fronteggiare gli shock congiunturali, distintamente dai canali di finanziamento per la disoccupazione strutturale su cui possono intervenire autonomamente gli Stati Membri, utilizzando risorse proprie o del FSE.
La Conferenza auspica che queste riflessioni e proposte possano positivamente influenzare la cornice operativa della implementazione della Raccomandazione negli Stati Membri, considerato che le Regioni da anni sono impegnate a fronteggiare la disoccupazione di lunga durata, con un notevole investimento di risorse umane e finanziarie.


( sm / 04.04.16 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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