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Regioni.it

n. 2914 - lunedì 4 aprile 2016

Sommario
- Istat su conti pubblici e spesa famiglie
- Aree pubbliche per alcune attività commerciali: criteri da applicare
- Internazionalizzazione delle imprese: proposte per una strategia
- Cibo, educazione, politica e cultura: presa d'atto posizione CNCU
- Disoccupati lungo periodo: posizione su raccomandazione Consiglio UE
- Atti della Conferenza Unificata del 24 marzo

Documento della Conferenza delle Regioni del 24 marzo

+T -T
Internazionalizzazione delle imprese: proposte per una strategia

(Regioni.it 2914 - 04/04/2016) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 24 marzo, ha approvato un “documento di posizionamento strategico in materia di internazionalizzazione delle imprese”. Si riporta di seguito il testo integrale (pubblicato anche nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it ).
Per le materie che qui rilevano (Commercio con l'Estero e sviluppo economico), la riforma costituzionale in itinere del Titolo V prevede che il Commercio con l'Estero venga ricondotto alla competenza esclusiva dello Stato centrale (art. 117, lett.q), mentre alle Regioni spetterebbe la competenza esclusiva in materia di organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e di promozione dello sviluppo economico locale (Art. 117, 3 co).
Se è unanimemente condivisa la necessità di mettere mano al Titolo V della Costituzione, con riguardo a tali materie, è altrettanto opp01tuno promuovere una attenta riflessione sulle modalità di attuazione della riforma.
Di seguito alcuni dati a supporto della necessità di puntare al rafforzamento dei meccanismi esistenti volti alla razionalizzazione della governance del sistema, più che ad intervenire con modifiche all'impianto istituzionale vigente, almeno con riguardo alle tematiche dell'internazionalizzazione delle imprese e dello sviluppo locale. Le Regioni da sempre hanno rivolto una forte attenzione alle funzioni di governance e programmazione delle politiche. In questo senso si rilevano specifiche leggi per l'internazionalizzazione (Marche, Liguria, Veneto, Lazio, Puglia e Toscana) e numerosi piani programmatici, sia pluriennali che annuali. Accanto a questo dato, è importante sottolineare la totale assenza di contenzioso, in questo settore,
davanti alla Corte Costituzionale, dato confermato anche dai rapp01ti sulla giurisprudenza costituzionale. Ciò a dimostrazione che le Regioni hanno mantenuto la loro sfera di intervento in un ambito delimitato e circoscritto alla funzione di valorizzazione economica del proprio territorio, senza pretese di intervenire in tale materia in competizione con lo Stato centrale.
Con questo non si vuole dire che non vi siano criticità o elementi che inducano a ritenere efficace il sistema vigente, ma solo che un approccio volto a re-settare esclusivamente le competenze regionali in materia sia molto riduttivo per un Paese che si presenta all'estero con competenze fortemente frammentate e con numerosi attori ed enti operativi (Agenzia ICE, SACE, SIMEST, ENIT ecc) che solo di recente hanno trovato sintesi e un plus di coordinamento nell'ambito della Cabina di Regia Nazionale copresieduta dai due principali Ministeri interessati (MISE e MAECI). Tra l'altro, le Regioni hanno riservato una grande attenzione al sostegno all'internazionalizzazione, per promuoverla come strategia di competitività delle imprese, anche perché diversi studi confermano che i processi di internazionalizzazione hanno delle ripercussioni positive in termini di successo per le imprese come possibile sbocco sui mercati esteri in modo anche di affrontare gli effetti negativi della crisi economica e aumentare le capacità competitive delle stesse.
L'approccio all'internazionalizzazione da parte delle Regioni mostra quindi una maturazione con
un'attività eterogenea che risulta necessaria per adattarsi alla specializzazione produttiva dei
territori di riferimento.
Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito ad un forte impegno delle Regioni nel bilanciare, con proprie risorse e strutture, l'indebolimento delle attività promozionali in passato gestite e indirizzate dall’ICE e venute meno dal la paventata sua soppressione.
Per il sostegno delle imprese nelle politiche di internazionalizzazione le Regioni hanno, infatti, stanziato oltre 164 milioni di euro nel biennio 2013-2014 (Cfr. dossier Segreteria della Conferenza delle Regioni dicembre 2015), a fronte di una quota di parte statale che solo di recente con la previsione del Piano Made in ltaly (art. 30 del DL 133/2014) ha subito un notevole incremento rispetto ai fondi del passato, attestandosi solo nel 2015 a 140 milioni di euro (Programma attuativo Agenzia ICE).
ALCUNE PROPOSTE
l dati e le ricerche disponibili in materia confermano l'importanza delle politiche pubbliche per sostenere le imprese sui mercati esteri e il ruolo strategico delle Regioni per la pianificazione, la programmazione e il finanziamento di azioni di internazionalizzazione in favore delle MPMI. Ciò soprattutto in considerazione del fatto che l'internazionalizzazione non si configura come un settore "verticale" di intervento. quanto piuttosto una politica "obiettivo" di natura trasversale e proprio per questo da mantenere strettamente connessa a tutte le altre misure di sostegno alle imprese gestite a livello regionale.
L'internazionalizzazione non è più solo sostegno ad un'attività di vendita in un determinato paese estero, ma significa soprattutto promuovere servizi, know how , capacità di ricerca ed innovazione, formazione. Si tratta, a ben vedere, di ambiti di intervento che ricadono anche nella sfera di competenza delle regioni proprio perché strettamente connesse alle vocazioni economiche territoriali.
D'altro canto in una dimensione strategica di sviluppo del sistema Paese, è necessario sostenere un cambiamento di comportamenti e delle produzioni con l'obiettivo generale di un miglioramento del tasso di competitività del nostro sistema produttivo. Nella competizione globale, se la dimensione nazionale è piccola - e infatti sempre più si parla di dimensione europea - quella locale non può costituire una base a se stante. Per questo motivo si sta lavorando con l'obiettivo di evitare duplicazioni inutili ed interventi di scarsa efficacia, valorizzando il dialogo fra i soggetti istituzionali ed economici coinvolti nella Cabina di Regia per l'Italia Internazionale per convergere su politiche di maggiore impatto e attuando le necessarie sinergie, anche in termini finanziari, fra i diversi livelli di governo. Accanto alle necessarie attività concordate a livello centrale nell'ambito di Cabina di Regia Nazionale, è anche importante una riflessione sul ruolo strategico che le Regioni possono giocare a supporto del proprio tessuto imprenditoriale.
In tal senso la Commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni ha inteso organizzare un momento seminariale sui temi strategici delle Regioni per l'internazionalizzazione delle PMI., che consenta lo sviluppo di tematiche comuni, legate ai vari aspetti della governance e dei rappotti con MISE e Agenzia-ICE con particolare riguardo a:
- una adeguata analisi delle politiche di settore, delle risorse disponibili, delle politiche industriali regionali e delle proposte operative di lavoro comune;
- condivisione delle linee strategiche regionali in materia di politiche industriali, nell'ambito del nuovo settennio di programmazione comunitaria;
- sviluppo della collaborazione con le CCIAA per la più efficace resa dei servizi alle MPMI, nella cornice degli indirizzi ministeriali di cui alla riforma in atto del Titolo V della Costituzione;
- sviluppo sinergico della programmazione interregionale in materia delle politiche industriali e dell'Internazionalizzazione, nella logica della "filiera integrata''. In tal senso si ricordano le positive esperienze nel settore del!' Aerospazio e della partecipazione delle Regioni ad EXPO;
- realizzazione di piattaforme interregionali destinate alle MPMI, per ambiti specifici, quali ad esempio l'e-commerce o la logistica per lo sviluppo di mercati esteri, dedicate alle MPMI;
- sviluppo dell'approccio integrato di tematiche di comune interesse, quali l'innovazione e le start-up;
- favorire i contratti di rete tra le MPMI, quale strumento di sviluppo della loro internazionalizzazione, anche mediante il ricorso alla figura degli temporary export manager (TEM);
- partecipazione del "sistema delle Regioni" a grandi eventi internazionali a forte valenza nazionale;
- favorire la partecipazione delle Regioni al modello organizzativo nazionale per l'attrazione degli investimenti;
- prevedere la partecipazione delle Regioni nel Consiglio di Amministrazione dell'ICE in relazione al ruolo di Agenzia nazionale per il Commercio estero;
- alimentare un sistema di comunicazione costante tra le Regioni al fine di condividere obiettivi strategici e comuni attività in materia di governance delle politiche a sostegno dell'internazionalizzazione, attraverso modelli flessibili che prevedano il coinvolgimento, fra gli altri, del!' Agenzia-ICE e delle Camere di Commercio.
Un tema da trattare inoltre con particolare attenzione è quello della costituzione di una Task force, a livello nazionale, per l'attrazione degli investimenti esteri. Sicuramente, in questo ambito, risulta vincente il lavoro comune tra istituzioni nazionali, enti locali e privati. Di notevole interesse è lo sviluppo di accordi in tal senso, attualmente in essere con Regione Lombardia, Toscana, MISE ed ICE.
Partendo da queste esperienze e da quanto sperimentato nella partecipazione comune ed eventi fieristici internazionali (MIPIM), si ritiene opportuno definire un modello di governance utilizzabile a beneficio di tutto il territorio nazionale.


( sm / 04.04.16 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
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