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Regioni.it

n. 2954 - mercoledì 1 giugno 2016

Sommario
- Juncker: piano investimenti, Italia tra i maggiori beneficiari
- Pil: Ocse e Censis analizzano i dati tendenziali della nostra economia
- Turismo: Umbria e Veneto lavorano a nuovi progetti
- Almaviva: De Luca e Zingaretti soddisfatti dell'accordo
- Istituto Superiore di sanità: fumano di più gli uomini
- Consiglio dei ministri del 31 maggio esamina alcune leggi regionali

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Juncker: piano investimenti, Italia tra i maggiori beneficiari

Possibile una prosecuzione nel 2018

(Regioni.it 2954 - 01/06/2016) Combinare i fondi Ue, da quelli strutturali a quelli dei programmi come Horizon 2020, con il Piano Juncker via Efsi e Bei per massimizzare gli investimenti nei progetti regionali. È il messaggio del vicepresidente della Commissione Ue per la crescita Jyrki Katainen, all'incontro organizzato dal leader del gruppo S&D Gianni Pittella con i rappresentanti delle Regioni del Mezzogiorno all'Europarlamento.
L'Italia, intanto, ha voluto ricordare Katainen, “è di gran lunga leader" tra i beneficiari del Piano Juncker, seguita dalla Francia, e poi da Gran Bretagna, Germania e Spagna, e infine Belgio, Olanda e Polonia. A un anno dal via. Combinare l'Efsi con i fondi strutturali, ma anche la creazione di piattaforme regionali sul modello di quanto ha fatto il Nord-Pas de Calais in Francia, sino al coinvolgimento dell'industria e delle imprese locali, con l'aiuto dei rappresentanti della Bei e della Commissione Ue in Italia.
Questi gli indirizzi concreti di Kataien alle Regioni presenti (Abruzzo, Sicilia, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria), con cui su iniziativa di Pittella si è impegnato a creare un contatto all'interno dei rispettivi gabinetti. Katainen ha quindi insistito sull'importanza di rivolgersi all'advisory hub per ricevere assistenza sulla scelta e la preparazione dei progetti da sottoporre per il finanziamento tramite l'Efsi.
“I suggerimenti di Katainen vanno nella giusta direzione", ha sottolineato il presidente della commissione affari economici dell'Europarlamento Roberto Gualtieri, "per migliorare la sinergia tra le risorse pubbliche e private tenendo conto della particolarità delle esigenze del Mezzogiorno". "È la prima volta che l'Europa permette questa opportunità per fare un progetto concreto", ha aggiunto il presidente della delegazione Pd all'Europarlamento Patrizia Toia, “l'Italia deve andare avanti tutta insieme”.
Per il commissario europeo per le Politiche regionali, Corina Cretu, nel corso della conferenza sull'uso dei fondi comunitari Le regioni del sud Italia devono sbrigarsi a utilizzare le risorse comunitarie messe a disposizione attraverso i fondi strutturali. Ci sono soldi non utilizzati ancora risalenti al ciclo di programmazione finanziaria 2007-2013, e vanno accelerate le procedure per gli stanziamenti per il bilancio settennale 2014-2020. Lo ha organizzato in Parlamento europeo dal presidente del gruppo S&D, Gianni Pittella. Nel Mezzogiorno “vanno chiusi rapidamente i cicli di programmazione 2007-2013 e procedere speditamente con quelli nuovi”. Da una parte, va evitato “il rischio di disimpegno" delle risorse non utilizzate tra quelle messe a disposizione fino al 2013, dall'altra – ha ribadito Cretu - “c'è la necessità di velocizzare le procedure per l'apertura di bandi e la presentazione dei progetti” per le opere da realizzare da qui al 2020.
“A dispetto dei pessimisti” il piano Juncker, o piano di investimenti per l'Europa, "sta funzionando” e “il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Efsi) sta creando posti di lavoro e attirando investimenti nell'economia reale ogni giorno. E' per questo che proponiamo di estenderlo oltre il 2018. Dobbiamo essere ambiziosi, per portare l'Europa ad investire ancora". Il padre del piano, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, rivendica così i successi del programma di investimenti 'a leva' che porta il suo nome (ma lui non lo ha mai chiamato così), a un anno dal lancio dell'Efsi.
Al maggio 2016, l'Efsi (European Fund for Strategic Investments) ha approvato 64 progetti infrastrutturali e di innovazione, con finanziamenti per 9,3 mld di euro, e 185 accordi di finanziamento per piccole e medie imprese, a beneficio di 141.800 start-up, piccole e medie imprese e aziende a media capitalizzazione (mid cap), per altri 3,5 mld; il totale dei finanziamenti erogati dall'Efsi è di 12,8 mld di euro, che si prevede inneschino investimenti per un totale di 100 mld, grazie all'effetto leva, con la mobilitazione degli investimenti privati.
Per la Commissione Europea, che con la riunione del 1° giugno del collegio dei commissari ha preso atto dell'andamento del piano, l'Efsi è "sulla buona strada" per mobilitare almeno 315 mld di euro in "investimenti nell'economia reale" entro metà 2018. L'Efsi fornisce una garanzia sulle perdite iniziali, in modo tale da consentire all'Eib, il gestore del Fondo, di investire in progetti più rischiosi, prima di quando accadrebbe se la garanzia non ci fosse. In tutto, l'Efsi è attivo in 26 Paesi, a vantaggio soprattutto delle pmi, spiega l'esecutivo comunitario.
“Insieme all'Eib - ha detto il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen - abbiamo ottenuto molti risultati negli ultimi 12 mesi. Abbiamo sostenuto progetti energetici innovativi, strutture sanitarie, lo sviluppo urbano e la banda larga ad alta velocità. Circa 150mila piccole e medie imprese hanno avuto accesso a nuova finanza".
Il maggiore beneficiario del piano Juncker – ha robadito - è stata l'Italia (tallonata dalla Francia; seguono, più distanziate, Regno Unito e Germania), che conta quasi un terzo (44.840) delle piccole e medie imprese finanziate: ci sono 28 accordi approvate con banche, che fanno da intermediarie, per 353 mln, che si prevede inneschino 7,8 mld di investimenti.
Tra le banche coinvolte figurano Credem, Bper, Creval, Mediocredito Trentino Alto Adige, Banco Popolare, Banca Popolare di Bari. Il successo dell'Italia, ha spiegato Katainen, è dovuto in particolare al settore bancario, che "è stato attivo nel guardare alle opportunità che l'Efsi offre, fin dall'inizio".
L'importanza del ruolo degli istituti di credito è evidenziata dai risultati della Grecia, dove le banche, ha spiegato Katainen, non "hanno avuto la volontà o non hanno potuto" agire da intermediarie, il che è un problema, perché l'Efsi “ha sempre bisogno di un intermediario locale". In Grecia l'Efsi, per quanto riguarda le pmi, ha finanziato solo 4 mln, con investimenti attesi per 56 mln, e 121 imprese coinvolte (contro le oltre 44mila italiane).
Per quanto riguarda i progetti in infrastrutture e innovazione, il piano in Italia ne finanzia otto (tra i quali la modernizzazione delle acciaierie Arvedi, l'acquisto di materiale rotabile di Trenitalia per le reti regionali di Lazio, Liguria, Veneto, Piemonte e Toscana, entrambi già firmati), che ammontano a 1,4 mld di finanziamenti erogati dalla Banca Europea per gli Investimenti, che si prevede innescheranno 4,9 mld in investimenti, con la creazione di 3.200 posti di lavoro.
 


( sm / 01.06.16 )
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