Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 3061 - venerdì 2 dicembre 2016

Sommario
- Referendum: le posizioni dei Presidenti delle Regioni
- Censis: tagli sanità portano a rinuncia o rinvio delle cure
- Censis: regina dei media è la tv, cresce la rete
- Dissesto idrogeologico: ultimi interventi e accordi
- Cipe: via libera ai piani Fondo Sviluppo e Coesione per 20,8 miliardi
- Aiuti di Stato: ordine del giorno sul progetto di modifica del Regolamento UE

+T -T
Referendum: le posizioni dei Presidenti delle Regioni

Le dichiarazioni dell'ultima settimana

(Regioni.it 3061 - 02/12/2016) Ultime battute, prima del silenzio elettorale, nella campagna per il referendum sulla legge di modifica della Costituzione. Il dibattitto ha coinvolto , negli ultimi giorni molti presidenti di Regione o Provincia autonome.
Il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, è intervenuto a più riprese. Il 23 novembre ha sottolineato come il linguaggio sia diventato “davvero truce ed eccessivo: a volte mi capita di pensare che se un gruppo di giovani in un'assemblea ascoltasse il linguaggio dei politici e lo prendesse sul serio, forse quei giovani finirebbero per fare a botte fra di loro”. Quanto invece al futuro dell’esecutivo dopo il voto Rossi ha detto che Renzi “deve continuare a governare, a fare un servizio alla Repubblica”. Il 25 novembre a Omnibus (la7) ha sottolineato che “Anche l'establishment sembra spaccato sul Referendum. Non vorrei dare un dispiacere a Jp Morgan e provocare un'altra volta riflessi negativi – ha aggiunto ironizzando - ma la parte economica e sociale, quella dei principi, la parte sulla proprietà privata rimane tutta, quella non si tocca”. Il 30 novembre (a margine di una seduta solenne del Consiglio regionale, il Presidente della Toscana ha ribadito che “non stiamo discutendo del governo Renzi, né di Renzi. Stiamo discutendo di una riforma. C'è da approvare la legge di bilancio, e c'è bisogno che Renzi si impegni, e che tutti coloro che adesso già lo sostengono si impegnino a continuare a sostenerlo come presidente del Consiglio”. A chi gli chiedeva se in caso di vittoria del No si debba pensare a un governo tecnico, Rossi ha risposto di essere “dell'opinione classica per cui i governi non sono mai tecnici, ma sono politici in quanto ricevono dal Parlamento, che è eletto dai cittadini, la maggioranza e, quindi, la fiducia. Dopodiché possono avere qualche figura sempre politica, perché chiunque si veste con ruoli di presidente del Consiglio dei ministri cessa di essere un tecnico e diventa un politico, ma può avere competenze tecniche particolari che io non so fino a che punto facciano bene davvero”.
Il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, rivolgendosi, a numerosi Sindaci il 23 novembre ha respinto certa “dietrologia a buon mercato: non c'è nessuno scambio, nessuna promessa, nessun patto di interesse fra me e Matteo Renzi, ma la mia profonda convinzione della necessità di una riforma costituzionale per il nostro Paese”. “E’ un'occasione unica ed irripetibile per mettere il nostro Paese al passo con i paesi più avanzati del mondo e dell'Europa" ha detto Oliverio dopo aver messo in evidenza i due capisaldi fondamentali della riforma che consistono nel superamento del bicameralismo paritario e nel riordino del rapporto tra Stato e Regioni. Il 26 novembre il Presidente della Calabria è intervenuto invece ad una manifestazione, dove ha sottolineato che "Il 4 dicembre prossimo non si vota a favore o contro Renzi o per celebrare il pre-congresso del Pd, ma per esprimere una forte spinta in direzione del cambiamento e della crescita del Paese. Votare sì significa contribuire in modo determinante alla prosecuzione del processo di cambiamento in atto. Stare dalla parte del No significa lasciare le cose come sono”.
I presidenti della Lombardia e della Liguria, Roberto Maroni e Giovanni Toti, in una conferenza stampa al termine dell’incontro del 23 novembre in Regione Lombardia nel confermare la collaborazione in ambito sanitario, hanno sottolineato che tale sinergia nasce anche per “difendere” le loro competenze dalla riforma costituzionale. “La nostra - ha detto Maroni - è iniziativa molto importante e utile, che impegna le Regioni virtuose a migliorare le prestazioni, abbattendo i costi e scambiando le buone pratiche. Tutto ciò non sarà più possibile se al referendum passerà la riforma”. Secondo Maroni, peraltro, la riforma "determinerà un contenzioso fortissimo" fra Stato e Regioni davanti alla Corte Costituzionale. In Liguria - ha sottolineato Toti - stiamo cercando di fare un percorso virtuoso, e la Lombardia è un gigante al nostro fianco. Quando abbiamo vinto, ci siamo ispirati al meglio, ma la riforma costituzionale ha il compito di livellare tutto verso il peggio. Invertire la strada ci riporterà a un centralismo grigio”. Dal Toti, quindi, “l'appello a non disperdere il patrimonio” delle Regioni. Il 25 novembre lo stesso presidente della Lombardia, Maroni, interpellato sulla firma del Patto per la Lombardia col presidente del Consiglio Matteo Renzi prima del referendum è stato netto: "Io questi soldi li prendo per fare investimenti, non per condizionare i cittadini: non dico 'in cambio di questi soldi dovete votare no al referendum”.
Giovanni Toti, presidente della Liguria nel corso di porta a porta, il 23 novembre ha detto che “Dal bicameralismo paritario andiamo al bicameralismo pasticciato. Il problema del legiferare non è il primo problema perché se i partiti sono d'accordo le leggi le abbiamo fatte in una settimana. Non so cosa farà Renzi, questa legislatura è stata fatta per fare le riforme e se vincerà il no io credo che la legislatura sia finita”. Sugli sprechi della politica “ha ragione Renzi ma lui sa bene – ha aggiunto Toti - che si potevano tagliare i fondi dei gruppi senza tagliare la Costituzione, così come sulla spinta dell'opinione pubblica, in pochi giorni sono stati tagliati i fondi pubblici ai partiti. Gli sprechi si possono aggredire senza cambiare la costituzione”. “I cittadini si devono esprimere sul fatto se questa riforma produrrà dei benefici nella vita normale. Io purtroppo temo – ha proseguito Toti - che non sia così ma che le complicherà anche a chi viene dopo. Crea dei meccanismi ancora più farraginosi”. Il 27 novembre il presidente della Liguria, al Tour della Sovranità organizzato da Fdi, ha detto che “Questa riforma è pessima: basterà che gli italiani usino questa settimana per informarsi, per capire che non taglia un euro di costi alla politica ma taglia il loro diritto di scegliersi da quali politici vogliono essere rappresentati; incasina tutta la P.A, cosa che il Governo ha già fatto con una falsa cancellazione delle province. Quindi se stiamo al merito è una riforma da buttare via, perché ci farebbe franare in un passato centralista che da 22 anni si sta combattendo in questo Paese. Se stiamo anche agli effetti collaterali - ha aggiunto - c'è anche il fatto che si sfiducia un governo che sta facendo male su tutto il resto”. Il 29 novembre ad Otto e mezzo su La7 Toti ha ribadito che “Renzi dopo il voto una qualche conseguenza dovrebbe trarla e salire al Colle: questa era una legislatura costituente e sia che vinca il si che il no la legislatura dovrebbe finire; prima si va a votare meglio è”. A Lilli Gruber che gli ha ricordato le parole di Berlusconi secondo cui Renzi dovrebbe invece andare avanti, Toti ha ribattuto: “Berlusconi ha fatto una previsione, il suo non è un auspicio”. Ad Agora' su Rai3 il 30 novembre Toti ha sottolineato che “In questa riforma c'è un doppione malfatto della Conferenza delle Regioni, che nessuno ha pensato di accorpare al nuovo Senato. Poi la cosa che mi piace di meno e' aver tolto ai cittadini il diritto di voto sui senatori", ha aggiunto. "E' pasticciata, non è una riforma che funziona”. Sempre il 30 novembre a La Spezia, Toti ha detto che “Bisogna convincere tutti ad andare a votare no. Chiunque vinca non accadrà nulla di catastrofico. Se vince il sì non accade nessuna tragedia. Se vince il sì il Paese sarà peggiorato ma camperemo lo stesso. Niente cambierà in questo Paese e faremo meglio nel futuro. Con il no ci sono i vantaggi collaterali: gli italiani con il no esprimeranno cosa pensano di questo Governo. Le promesse non mantenute poi alla fine si pagano e credo che Renzi la pagherà”.
Il Presidente della Campania, Vincenzo De Luca, il 25 novembre ha sottolineato come “Il clima sul referendum non è dei migliori e abbiamo alle spalle mesi di polemiche e di strategia della confusione, di aggressività che non aiutano a ragionare pacatamente. E' stata messa in atto contro di me una campagna di aggressione mediatica inaudita alla vigilia di questo referendum, cosi' come un anno e mezzo fa alla vigilia delle regionali”, ma “Noi dobbiamo avere la freddezza di mantenere la concentrazione su un solo punto, che e' la domanda fondamentale contenuta nel referendum: volete eliminare il bicameralsmo paritario e la palude burocratica in cui affonda l'Italia? Io dico si'. Nei prossimi giorni dovremo rimanere concentrati in maniera ossessiva solo su questa domanda. Tutto il resto sono solo manovre diversive”. Concetto ribadito in chiave territoriale il 28 novembre: "Se c'è un'area del Paese interessata a cambiare tutto – ha affermato - siamo noi nel Sud. La domanda è: 'Volete eliminare bicameralismo e palude? Vogliamo avviare una sburocratizzazione del Paese?'". "Io voglio rompere il bicameralismo perfetto – ha sottolineato - A me interessa che ci sia una sola Camera che fa le leggi fermando il balletto avanti e indietro”.
Particolarmente presente nel dibattitto, anche per il suo ruolo di vicesegretario del Pd, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Il 26 novembre Giulia, intervenendo a un incontro organizzato dai comitati per il SI, ha ricordato come sia “molto opportuno parlare con gli amministratori locali degli effetti che la riforma ha proprio sull'amministrazione. Ed è bene che sulla riforma costituzionale si spendano anche gli amministratori: sono quelli che possono spiegare bene ai cittadini come stanno le cose, nel merito. Dobbiamo parlare a tutti. Grazie a questa iniziativa referendaria abbiamo ricominciato a parlare di politica: è un aspetto positivo che non dobbiamo abbandonare il 5 dicembre, comunque vada. Continuiamo in questo percorso di conoscenza”. Rilevando che “la riforma perfetta è quella che non si fa mai”, la presidente ha osservato che "chi doveva decidere in base agli schieramenti l'ha già fatto: oggi si tratta di rivolgersi agli indecisi, a quelli cui può interessare la sostanza del voto”. Serracchiani ha anche parlato della realta' regionale, sottolineando che “la riforma non si applica alle Regioni e Province autonome ma prevede l'intesa, che per la prima volta potremo utilizzare nel confronto con il Governo. Non sarà un caso se i più grandi costituzionalisti per il No hanno affermato che la riforma non va bene perché non tocca le Regioni speciali, che anzi vengono rafforzate. Non sara' un caso se addirittura Michele Ainis ha detto che 'la riforma crea cinque superstati', ovviamente esagerando". Serracchiani ha quindi detto che “su questo referendum la nostra Regione si gioca l'osso dal collo: con il Sì e con l'intesa potremo rafforzare la specialità, con il No torneremmo alla clausola di salvaguardia, che ha permesso ci portassero via 1,6 miliardi di euro”. A Cagliari il 28 novembre accanto al presidente della Sardegna, Pigliaru, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani,ha detto di aver “perso il conto delle bufale, ho sentito dire di tutto e di più su questo referendum: noi stiamo lavorando perché vinca il Sì e in caso contrario non saremo disponibili a governicchi o a governi tecnici. Se vincesse il No - chiarisce - ogni decisione è nelle mani di Mattarella”. Il Pd, aggiunge, "è stato uno dei pochi che ha tenuto la discussione nel merito, che ha tentato di spiegare la riforma, che è quello che conta”.  Nel corso del confronto a Cagliari i presidenti delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Sardegna, Debora Serracchiani e Francesco Pigliaru, hanno ribadito che la riforma costituzionale “rafforza le nostre autonomie e l'intesa è il futuro delle Specialità”. “Questa riforma riconosce la nostra forza - ha detto Serracchiani - ora siamo ad un passo per rendere le nostre Regioni pronte alle sfide che ci attendono, guardando il Governo negli occhi e trattando con tutta la dignità del caso. Anche Zaia, Maroni o Onida dicono di votare No perché le autonomie sono rafforzate con questa riforma. Io vedo un'assunzione di responsabilità enorme". Secondo Serracchiani poi, il Senato delle autonomie rappresenta "per la prima volta il luogo fisico nel quale le Regioni possono dialogare con il Governo. Chi andrà a rappresentarci nel Senato non avrà altra indennità: ci mettiamo alle spalle una politica del passato e credo che sia culturalmente, eticamente e moralmente corretto”. A Mendicino (Cosenza) a margine di un incontro il 30 novembre, la Seracchiani ha detto che “Puntiamo a cambiare il Paese - ha aggiunto - rendendolo più forte in Europa, per avere maggiore flessibilità e pretendere la giusta attenzione. Se vogliamo un Paese più semplice e competitivo, ridurre il numero dei parlamentari, riordinare il sistema e tagliare i costi della politica, bisogna votare sì. Se invece si vuole lasciare tutto com'è, anzi fare arretrare il Paese senza accettare le sfide sempre più complesse, allora bisogna votare no. Ma questo è quello il Paese deve evitare”. Parlando poi, il 2 dicembre, a margine di una manifestazione del Sì in bicicletta tra i palazzi delle istituzioni a Roma, ha detto che  "con il Sì avremo un Governo piu' forte, di cui abbiamo bisogno perche' l'Italia sia piu' forte in Europa. Con il No faremo un salto nel buio".
“Gli argomenti sentiti in queste settimane per argomentare il No non mi paiono particolarmente solidi e non si entra nel merito delle cose - ha osservato invece Pigliaru - C'è chi dice che è un attacco alle Regioni a statuto speciale, e questa è la bufala numero uno, mentre si rinforzano le prerogative e si apre semmai la sfida per rendere più moderna l'autonomia prevista negli statuti. La bufala numero due - ha chiarito - è quella secondo la quale i consiglieri regionali non potranno entrare in Senato. In realtà si tratta di un Senato totalmente diverso, dove vi è l'estensione del lavoro proprio del consigliere regionale". Infine un accenno alla semplificazione: “la Sardegna sta facendo il suo e non possiamo che fare il tifo per chi vuol semplificare”, ha sottolineato Pigliaru.
Più impegnato sul fronte interno il Presidente del Molise, Paolo Di Laura Frattura: “In Molise la maggioranza dei consiglieri regionali del Pd vota Sì al referendum. I consiglieri del nostro partito sono 5 su 20. Io voto a favore, così come pure il vicepresidente Facciolla e il consigliere Di Nunzio. Solo in due votano contro e fanno parte della minoranza del partito”. Ospite il 25 novembre a “Un giorno da pecora” Frattura ha aggiunto che “Non solo votiamo Sì - ha detto ancora Frattura - ma da subito ci siamo impegnati a favore della riforma. I consiglieri renziani votano convintamente Sì”. Il presidente molisano ha anche dovuto rispondere il 28 novembre alle “dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dall'ex ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, sul presunto veto del Molise, 'una regione di 300 mila abitanti', alla realizzazione dell'alta capacità ferroviaria sul versante adriatico non possono essere assolutamente condivise. In particolare se tese a sostenere le ragioni del 'Sì' all'appuntamento referendario di domenica prossima". “Il Molise – ha spiegato Paolo Di Laura Frattura - non ostacola la crescita e il processo di modernizzazione dell'Italia, né tantomeno, come l'ex ministro dovrebbe ricordare bene, ha mai alzato muri al potenziamento di tutti i collegamenti che noi per primi riteniamo essenziali e prioritari per l'intero Paese e per la nostra regione. Nessuno qui ha vietato il raddoppio della ferrovia. Abbiamo chiesto altro e fortunatamente siamo stati ascoltati, come ci auguriamo di esserlo, e lo saremo, grazie al Senato delle autonomie. Abbiamo chiesto di adeguare il tracciato della linea ferroviaria affiancandola alla rete autostradale così da preservare i 33 chilometri della nostra costa, fondamentali per la crescita del turismo locale. È un male per l'Italia?". “Maurizio Lupi, è il nostro sospetto - sottolinea Frattura - si è lasciato trasportare dal qualunquismo dei tempi, scivolando su contestazioni che lasciano il tempo che trovano e che soprattutto non aggiungono nulla, anzi, alla riforma costituzionale alla quale noi per primi diciamo sì con assoluta convinzione”.
Analisi politica per Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte: "La vittoria politica del No non sarà di Zagrebelsky, ma di Salvini, Grillo e Berlusconi. Teniamo aperta la speranza del cambiamento, perché la vittoria del No sarà di chi farà strame della nostra Costituzione”. Chiamparino, aprendo l'iniziativa elettorale per il Si a Torino, con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il 27 novembre, ha aggiunto “Preferisco un cambiamento limitato, anche se con problemi, ma che mi apra la strada, piuttosto che lasciare tutto fermo come e' oggi, perché sono sicuro che per 20 anni non si riaprirà questa strada, e poi sono sicuro che il sì ce la può fare”. Per Chiamparino, inoltre, in caso di vittoria del Si, “non è accettabile quella sorta di muro tra regioni a statuto ordinario e quelle a statuto straordinario. Sul tema il nuovo Senato dovrà tornare". E ha contestato chi parla di senatori non eletti dai cittadini: “io ho preso più di un milioni di voti”.
Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino aprendo l'incontro con la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi, il 1° dicembre, ha sottolineato i meriti di "Una ministra giovane, che ha saputo con determinazione, coraggio ed energia portare avanti quella riforma che il Paese aspetta da più di 30 anni va ringraziata in modo caloroso. Non tutto quello che troviamo nella riforma era quello che inizialmente il Governo voleva mettere. Non è perfetta - ha aggiunto Chiamparino - ma l'alternativa è lasciare le cose come stanno per chissà quanto tempo. Per questo voto e sostengo convintamente il Sì, perché essendo io di sinistra vorrei che in questo Paese si tenesse aperta una prospettiva di cambiamento. In un'Europa - ha aggiunto - in cui troppi si sentono esclusi dai meccanismo decisionali, l'Italia di Renzi è l'unico Paese dove la prospettiva di cambiamento che persegue eguaglianza sociale e crescita sostenibile è praticabile. Renzi - ha concluso - è l'unico leader di partito che in Europa può far guardare con speranza e fiducia al futuro". Nel merito della riforma del Senato, Chiamparino ha quindi osservato che "la transitorietà non è un vulnus della democrazia perché sfido chiunque voglia rappresentare il Piemonte ad aver preso i voti personali che abbiamo preso io o altri consiglieri regionali".
Il 27 novembre presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, si è rivolto ai sindaci abruzzesi del centrosinistra: “Vi chiedo da oggi al 4 di scatenarvi. Rendete questi 7 giorni importanti perché potete fare miracoli. Deve aumentare la quantità delle vostre iniziative anche frontali. Quando siete candidati voi, ogni minuto è campagna elettorale. Deve scattare questo. Renzi in ogni momento fa campagna referendaria. Io faccio questo perché avverto la forza di questo evento". D'Alfonso ha poi detto: "Non c'è una connessione con premi, non ci sono vacanze con i pullman, di cui nessuno ha parlato. C'è soltanto la capacità di essere in sintonia con l'essere classe dirigente nazionale. Non solo dobbiamo vincere ma dobbiamo rendere tutti consapevoli del valore e del significato di questa svolta che aiuterà l'ordinamento a funzionare”. Deve essere rilevata che c'è una questione importante riguardante il Sì anche versata sui territori. Io sono convinto che vinciamo. Non è un modo dire. Per una serie di ragioni che si stanno componendo. E sarà straordinario. Dopo dobbiamo solo gestire la vittoria. Ma serve un contributo distribuito e io voglio che la Regione Abruzzo sia una delle Regioni che dà il migliore contributo”. Questo Paese “non si può permettere una soluzione temporanea tecnica”, ha detto D'Alfonso che affrontando il tema generale della riforma, ha sottolineato che "la ragione per cui Renzi ha messo in agenda la riforma non se l'è inventata lui. La critica è che se l'è inventata lui per accumulare a sé potere. Nulla di più falso - ha detto D'Alfonso - perché il potere eventualmente coincide con la stesura della legge elettorale che è di là da venire e lui si è reso disponibile a cambiare. La verità è che lui nasce con la volontà di fare questa riforma come Napolitano gli disse. Io dico ai sindaci: fate un ultimo sforzo - ha proseguito D'Alfonso - perché davvero all'ordine del giorno è il recupero del rapporto di fiducia cittadini-Istituzioni. Il presidente dell'Abruzzo ha parlato anche dell'incarico sul territorio e al Senato con il Sì alla riforma sottolineando che già ora, con la Conferenza Stato-Regioni e con gli incontri a Roma “faccio il senatore”. “Non c'è una doppia realtà di impegno politico". Poi le competenze Stato-Regioni. La critica che viene mossa è che "se lo Stato vuole fare violenza al territorio, la Regione non ha modo di difendersi. Non è vero perché - ha spiegato D'Alfonso – le competenze si chiariscono ma aumentano gli spazi istituzionali”.
In prima pagina, il 30 novembre, sul Financial Times, il Presidente della Puglia Michele Emiliano avverte che la centralizzazione del potere a Roma, derivante dal sistema disegnato dalla riforma costituzionale, danneggerà le imprese e le comunità del Meridione. “Il piccolo verrà pressato e ignorato”, osserva. “Soprattutto nel Mezzogiorno – sostiene Emiliano - le aziende italiane amano affrontare le questioni nelle regione dove operano. Ma questa riforma le costringerà a farlo nei bui corridoi dei ministeri romani, dove saranno sopraffatte dalle multinazionali e dai lobbisti”. Nell'ampio servizio, dedicato al nuovo rapporto tra Stato e Regioni Emiliano sottolinea che “la frammentazione delle norme ha creato una situazione caotica per le aziende, che devono studiare, capire e operare con sistemi di diversi in ciascuna regione". Ma per Emiliano non ci sono dubbi: "Centralizzare il potere riduce la democrazia ed e' sempre stato un sistema meno efficiente. Il rischio è creare un enorme imbuto amministrativo in cui poche persone prenderanno molte decisioni senza coglierne le ricadute”. “Io in teoria dovrei andare di diritto in questo nuovo Senato, era quello che avevamo chiesto con Fassino e Chiamparino: il nuovo Senato doveva esser composto dai presidenti di regione e dai cento sindaci dei capoluoghi di provincia”, ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano a 'Un giorno da pecora' su Rai Radio1 il 30 npovembre. Invece, ha aggiunto, ''un Senato così sarebbe stato tanto autorevole da demolire l'autorevolezza della Camera, che sarà fatta in gran parte da persone non elette''. Alla domanda se creda possibile fare il senatore e il Presidente di una regione come la Puglia, Emiliano ha risposto: "Fare due cose certamente non è facile. In Usa c'è un bicameralismo perfetto, noi invece vogliamo cambiarlo.''
La consultazione referendaria di domenica 4 dicembre "costituisce un passaggio importante per la vita civile, politica e istituzionale dello Stato, delle Regioni e della nostra autonomia". Lo afferma il presidente della Provincia, Arno Kompatscher che invita gli elettori ad "entrare nel merito della riforma", informandosi sulle modifiche e valutandone gli effetti, “anche se siamo consapevoli che non è semplice analizzare tutti i dettagli”. Ma è uno sforzo a cui il cittadino non può sottrarsi, "perché il tema nelle urne è la Costituzione, vale a dire la base giuridica che regola il sistema democratico”. Il presidente della Provincia ricorda che i cittadini sono chiamati ad esprimersi sulla riforma costituzionale votata in Parlamento "e poi messa al centro di una lunga campagna referendaria con dibattito e toni a volte accesi, che spesso hanno perso di vista l'oggetto del voto. Dobbiamo invece impegnarci a cogliere il cuore della questione”. L'appello di Kompatscher è dunque quello di andare a votare, di esercitare il diritto fondamentale di ogni cittadino di partecipazione e scelta, "cercando di stare ancorati ai contenuti del referendum. Sarà un modo per dare un contributo responsabile anche allo sviluppo dell'Alto Adige”.
“Il 'No' e' un voto alla verità, molti cittadini che vogliono votare 'si' non conoscono certi aspetti". Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia il 29 novembre. “Il referendum costituzionale - ha sottolineato il presidente veneto – spoglia le Regioni ma non si capisce perché spoglia solo quelle a statuto ordinario, mentre quelle speciali vengono blindate da una norma e questo i cittadini non lo sanno. La Sicilia continuerà ad avere 22 mila forestali e noi 400”. Uno dei nodi della riforma e' anche la sanità che tornerebbe a livello centrale, spiega Zaia: “Sulla partita sanità che il referendum vuole centralizzare si aggiunge anche la clausola di supremazia statale - ha sottolineato Zaia - che si aggiunge, quindi il nostro e' un 'No' convinto. Non per la difesa sindacale della Regione ma per la difesa dell'autonomia del Veneto. Dire Si' al referendum significa essere contro l'autonomia", ha concluso il presidente del Veneto.
"Io penso che i cittadini che amano il Veneto, il federalismo e l'autonomia voteranno No perché il Sì e' un voto al centralismo. Non è uno slogan, è che questa modifica alla Costituzione prevede lo svuotamento delle competenze delle Regioni". ha detto ancora il2 dicembre il Presidente del Veneto Luca Zaia, a margine di un incontro a Padova.
In Emilia-Romagna "stiamo gia' correndo, noi vorremmo però correre di più”. E non indifferente sull'andamento economico sarà l'esito del referendum del 4 dicembre. “E' chiaro- ha spiegato il 23 novembre il presidente della Regione, Stefano Bonaccini - che perfare questo serve una dimensione internazionale ed europea che permetta una congiuntura in cui si cresca ancora di piu'. Vale anche per il paese, ed è per questo che guardiamo al 4 dicembre con un elemento di attenzione”. Spiega ancora Bonaccini, presentando oggi il bilancio 2017 di viale Aldo Moro: "Un paese che abbia stabilità di Governo, indipendentemente da chi lo guida, e' un paese più capace di attirare investimenti e di generare politiche che vadano nella direzione di una crescita. In ogni caso noi siamo la regione che anche quest'anno crescera' di piu', non so se davanti, insieme o appena dietro alla Lombardia". In Emilia Romagna il Pil e' cresciuto dell'1,1% quest'anno, per un tasso di occupazione del 67,8% (in questo caso l'Emilia-Romagna arriva dopo il Trentino Alto-Adige).  Concetti ribaditi anche in un’intervista a l’Unità del 27 novembre: “Se vince il No sarà paralisi anche qui Sono determinanti i voti fuori dal Pd”, l'affondo di Bonaccini, presidente della conferenza delle Regioni, rimasto abbastanza fuori dalla contesa referendaria per ragioni istituzionali, “Per avere un Paese — spiega il presidente della Regione, Stefano Bonaccini — con meno burocrazia, per costringere la politica a prendere decisioni più velocemente come sono costretti a fare le famiglie, gli imprenditori e i lavoratori e per avere una politica più sobria, che costa meno. Per alcuni provvedimenti ci sono tempi infiniti e ci sono rimpalli tra due Camere che sono chiamate a fare la stessa cosa. Con la riforma poi si cancellano definitivamente le Province dalla Costituzione, riducendo i livelli di governo”. “Il numero dei senatori verrà ridotto. Se gli Stati Uniti d'America possono farcela con 500 parlamentari noi possiamo andare avanti anche se rinunciamo ad avere poco meno di un migliaio di parlamentari”.
Infine il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in un’intervista a l’Unità.tv il 30 novembre ha sostenuto che la riforma della Costituzione “avrà conseguenze positive per il Paese e quindi anche per i livelli di governo locale per un dato oggettivo: la metà dei ricorsi pendenti alla Corte Costituzionale riguardano conflitti di competenza tra Stato e Regioni. Noi dobbiamo rimettere mano a un sistema di competenza e fare chiarezza sulle stesse”.

Referendum: Rossi, linguaggio è truce, può finire a botte
Referendum: Rossi, Renzi continui a governare dopo il voto
Referendum: Oliverio, nessun patto con Renzi, convinto riforma
Referendum: Oliverio, occasione per forte spinta crescita
Referendum: Maroni-Toti, col No difendiamo la nostra sanità
LOMBARDIA: MARONI, DA GOVERNO 10,7 MLN, RISULTATO SODDISFACENTE =

REFERENDUM: TOTI "RIFORMA NON RISOLVE PROBLEMI PAESI, PASSO INDIETRO"

REFERENDUM: TOTI "SPRECHI SI AGGREDISCONO SENZA TOCCARE COSTITUZIONE"

REFERENDUM: TOTI "DA BERLUSCONI IMPEGNO GENEROSO E CRISTALLINO"
De Luca, strategia confusione, Campania preoccupa e pesa
REFERENDUM: DE LUCA "CONTRO DI ME CAMPAGNA DI AGGRESSIONE INAUDITA"
Referendum: De Luca, votate sì, gratis anche senza frittura


( red / 02.12.16 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top