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n. 3067 - mercoledì 14 dicembre 2016

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Rapporto Crea: spesa sanitaria Italia è la più bassa dell'Europa occidentale

Zaia: duro colpo al centralismo

(Regioni.it 3067 - 14/12/2016) “Negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria pubblica italiana e’ cresciuta dell'1% medio annuo contro il 3,8% degli altri Paesi dell'Europa”.
La spesa sanitaria dell’Italia è la più bassa d'Europa. E’ il principale dato evidenziano dal dodicesimo rapporto del Crea dell'università Tor Vergata di Roma, che sottolinea anche come il divario dei servizi sanitari sul territorio sia ancora molto accentuato
In rapporto al PIL l'Italia spende per la sanità il 9,4%, contro il 10,4% in media dell'Europa Occidentale. Quindi nonostante gli aumenti degli ultimi anni la spesa sanitaria italiana resta inferiore rispetto a quella dell'Europa Occidentale: il divario è del 32,5% per quanto riguarda la spesa totale e del 36% per la sola spesa pubblica.
Aumenta anche la spesa privata, che ormai è circa un quarto del totale, con il 5% delle famiglie che dichiara di aver rinunciato a qualche spesa. Quindi le famiglie devono ormai mettere mano al portafoglio per soddisfare le esigenze di salute”. Il sistema universale è in crisi.
Nel 2015, fra la Regione in cui si spende di piu? (Provincia Autonoma di Bolzano) e quella dove si spende meno (Calabria), il divario pro-capite ha superato il 50,0% (quasi il 40% per quanto concerne la spesa pubblica).
Le differenze, sottolinea il curatore del rapporto Federico Spandonaro, rimangono anche tenendo conto dei due miliardi in più per il Fondo Sanitario Nazionale previsti dalla legge di Stabilità. "Questi fondi erano previsti da anni - sottolinea Spandonaro -. Se non ci fossero quelli il differenziale di spesa con gli altri paesi sarebbe drammatico, ma comunque non risolvono il problema. Ricordiamo che dieci anni fa si prevedeva un fondo 30-40 miliardi maggiore per questi anni”.
Il "federalismo" in sanità è riuscito a risanare la parte finanziaria migliorando anche l'applicazione dei Livelli di Assistenza, sostengono sempre gli esperti del consorzio Crea. Le regioni quindi non hanno fallito, anzi. Il disavanzo sanitario, scrivono gli esperti, si è ridotto del 78% dopo l'intervento dei piani di rientro, e anche le Regioni sottoposte a piano hanno gli indicatori sui Lea in miglioramento.
“Forse abbiamo rischiato di liquidare il federalismo con troppa leggerezza come la causa di tutti i mali - spiega il curatore del rapporto Federico Spandonaro -, in realtà negli ultimi 15 anni la sanità è migliorata. Il problema è che le differenze tra nord e sud si sono 'congelate', ma non siamo riusciti a ridurle”.
Nei prossimi anni, sottolinea ancora il rapporto, aumenteranno le differenze fra i finanziamenti alle Regioni per effetto delle variazioni demografiche: “Dalle simulazioni effettuate, la quota delle risorse per la Sanità attribuita al Nord, che attualmente è pari al 46,1%, raggiungerà il 47,8%; di contro, quella del Sud dal 33,8% si contrarrà al 31,7%. Senza, quindi, una ulteriore drastica riallocazione dell'offerta, o in alternativa una rivisitazione delle regole di riparto, non sarà possibile mantenere gli attuali equilibri di bilancio”.
"Un duro colpo al centralismo”. E’ questo il commento del presidente della regione Veneto, Luca Zaia, al rapporto CREA (Consorzio Ricerca Economica Applicata in sanità). Quindi aggiunge Zaia: “non ci si vuole arrendere all’evidenza che gli Stati dove si vive meglio sono quelli federali, come Stati Uniti, Germania, Svizzera, ai cui modelli dovrebbe guardare tutta Italia, ai quali guardiamo noi con il referendum che terremo per ottenere più autonomia, quindi più federalismo, per il Veneto”.
“Abbiamo così un’autorevole conferma accademica – afferma Zaia – di quanto sostengo da sempre e cioè che, nella realtà dei fatti, il federalismo comporta un’equa distribuzione del benessere, valorizza e quindi unisce, è centripeto. Il centralismo, al contrario, è centrifugo e porta solo ad un’equa suddivisione del malessere”.
E’ giunta l’ora per Zaia che “il Governo imponga per legge i costi standard, o che tutte le Regioni abbiano il coraggio e la forza di applicarli, perché si tratta dell’unica risposta davvero federalista alla necessità di eliminare gli sprechi e ottimizzare la spesa, in sanità come in tutti gli altri settori della spesa pubblica”.
“I costi standard – rileva Zaia – sono i migliori alleati del federalismo virtuoso, e il centralismo italico è il loro peggior nemico. Per questo motivo faranno di tutto per non applicarli, ma non dobbiamo arrenderci. In questo senso gli esiti del Rapporto di Tor Vergata sono una ulteriore sferzata di energia. Voglio proprio vedere come faranno i filosofi parolai del centralismo a confutare i dati di fatto snocciolati dal CREA”.



( Giuseppe Schifini / 14.12.16 )
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