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Regioni.it

n. 3094 - venerdì 3 febbraio 2017

Sommario
- Terremoto: varato il terzo decreto dal Governo
- Si approvi rapidamente Ddl delega lotta alla povertà
- Aree protette: proposte emendative alla proposta di legge
- Istat su inflazione a gennaio e nuovo paniere 2017
- Bressa in Audizione su riforma Province
- Ciclovie turistiche: al via anello del Garda

Documento della Conferenza delle Regioni del 2 febbraio

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Aree protette: proposte emendative alla proposta di legge

(Regioni.it 3094 - 03/02/2017) La Conferenza delle Regioni del 2 febbraio ha approvato un documento sulla proposta di legge che modifica la legge 394/91 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette.
La posizione delle Regioni era già stata preannunciata ed illustrata dalla coordinatrice della Commissione ambiente della Conferenza delle Regioni Donatella Spano nel corso di un’audizione parlamentare il 25 gennaio di fronte alla commissione Ambiente della Camera, presieduta da Ermete Realacci.
Il documento (anticipato in bozza alla commissione parlamentare) è stato inviato nella sua versione definitiva al presidente Realacci e al relatore, Enrico Borghi ed è stato pubblicato integralmente sul sito www.regioni.it (sezione "Conferenze").
Di seguito si riporta il testo (senza gli emendamenti).
Premessa
La legge quadro sulle aree protette, la n. 394 del 1991, ha segnato un punto di svolta storico in materia di protezione della natura ed ha consentito al nostro paese di accrescere la superficie terrestre e marina tutelata e valorizzata nel segno dello sviluppo sostenibile.
L’Italia, che è uno dei paesi al mondo più ricchi di biodiversità, è oggi ai primi posti in Europa in quanto a numero ed a superficie di parchi e aree marine protette (oltre il 10% del territorio nazionale) che, sommate ai siti della Rete Natura 2000, coprono quasi il 20% del territorio nazionale.
La legge ha costituito anche per le Regioni, che iniziavano ad istituire le proprie aree protette, un punto di riferimento importante per accrescere la propria azione nel campo della conservazione e della valorizzazione del patrimonio naturale.
Tuttavia, ad oltre 26 anni dalla sua approvazione, la Legge n. 394 necessita di un aggiornamento che, pur senza rivedere i principi generali che l’hanno ispirata, tenga conto delle modifiche istituzionali determinatesi nel frattempo all’interno del quadro normativo nazionale. È necessario inoltre tenere in considerazione i nuovi obiettivi e dei nuovi paradigmi coniati, in materia di la tutela della biodiversità a livello nazionale, comunitario e internazionale.
I nuovi obiettivi per la conservazione della natura, a partire dagli anni novanta, si ritrovano essenzialmente nella politica che l’UE ha avviato con la Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat), tesa a costruire la Rete Natura 2000 e nelle recenti strategie per la biodiversità.
In Italia un passo importante è stato compiuto con la recente approvazione della legge 28 dicembre 2015, n.221 sulla di green economy, che all’art. 70 prevede la creazione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali e dedica l’art. 67 al capitale naturale.
I contenuti della proposta di legge di modifica della L. 394/91 sono nel senza dubbio condivisibili in quanto puntano a ammodernare alcuni aspetti della Legge n.394 del 1991 senza alterarne i principi e gli obiettivi strategici.
Dalla lettura della proposta di legge emergono diversi elementi di punti di novità, tra i quali:
1) L’introduzione di numerosi elementi di semplificazione e di snellimento delle norme che tengono conto dell’esperienza gestionale maturata in questi anni in materia di aree protette nazionali, regionali e locali. L’eliminazione di sovrapposizioni tra istituti di tutela, come ad esempio: l'eliminazione del piano pluriennale economico. Inoltre vengono rivisti, nelle fasi di formazione e di approvazione, alcuni dei più importanti strumenti di pianificazione e di programmazione dei parchi, pur con qualche precisazione evidenziata nelle osservazioni di dettaglio. Le stesse aree marine protette trovano una loro collocazione più organica nel corpo della legge rispetto a quanto prevedeva la legge n.394 del 1991.
2) L’ampliamento della categoria delle aree protette: all'art.1 vengono inseriti i siti della rete Natura 2000, specificando quale normativa viene ad essi applicata, risolvendo quindi i precedenti problemi interpretativi e vengono inoltre inserite le aree protette transfrontaliere. È altresì apprezzabile lo sforzo compiuto circa la determinazione di un rapporto più stretto tra parchi e siti della Rete Natura, oltre che la previsione di promozione di collaborazioni tra parchi.
3) Si compiono sicuramente dei passi in avanti sostanziali nella funzione delle aree contigue che pur rivestendo un ruolo strategico nel collegamento pianificatorio tra l’area del parco vero e proprio e il suo intorno non hanno finora trovato, con la precedente normativa, piena applicazione all’interno della pianificazione dei parchi nazionali. Su tale aspetto le Regioni hanno presentato alcune osservazioni che verranno meglio descritte di seguito.
4) La nomina dei Direttori dei parchi nazionali sembra rispondere meglio alle normative generali che da tempo presiedono alle modalità di scelta della dirigenza all’interno della pubblica amministrazione.
5) Appare importante la scelta operata attraverso le integrazioni apportate all’art. 8 per quanto riguarda le entrate finanziarie delle aree protette e le agevolazioni fiscali. In esso si prevede infatti che i proventi derivanti dai canoni di concessioni esistenti o da nuovi canoni costituiscano entrate a favore della gestione delle aree protette. Viene inoltre affrontato il tema della necessità di reperire e destinare risorse finanziarie per la gestione della conservazione rafforzando in questo modo il sistema e la sua autonomia. Alcuni elementi sui quali andrebbe meglio focalizzata l’attenzione sono i seguenti: per alcuni versi la proposta può sembrare "riduttiva" in quanto appare come una sorta di generica "compensazione" di impatti esistenti, seppure si comprende la difficoltà affrontare l'argomento in termini più specifici al fine di quantificarne realmente il valore; viene introdotto il tema del rinnovo delle concessioni con il potenziale rischio di condizionamenti nell'espressione di valutazioni ambientali da parte degli enti gestori a fronte di aspettative di introiti economici; il pagamento del marchio del parco e dell'accesso al parco appaiono subalterni rispetto alle entrate generate dalle concessioni.
In ogni caso è positivo che al tema della conservazione delle risorse naturali venga riconosciuta finalmente importanza e un valore intrinseco con relative entrate proprie per la relativa gestione.
6) Si propone un ampliamento delle competenze del piano: il piano del parco nazionale (e di conseguenza quello regionale in una futura revisione) individua le aree contigue, i servizi ecosistemici, collaborazioni con gli agricoltori, promuove le attività compatibili ecc. (art.5)
7) Viene introdotto lo strumento del piano di gestione della fauna, pur con alcune osservazioni evidenziate di seguito.
8) La proposta opera un riconoscimento dei valori presenti nell'area naturale: vi è una esplicitazione delle categorie di valori ed obiettivi di riferimento [lettera e) dell'art.12].
9) Una novità di rilevo è costituita dall'autorizzazione paesaggistica che viene attribuita anche ai parchi nazionali. Una delle proposte è di estenderla anche ai parchi regionali.
10) Una nota riguarda la sostituzione della dizione "enti parco" con "enti gestori di aree protette naturali" rispetto alla quale si pone l'attenzione di non generare possibili limitazioni all'attuale operato dei parchi regionali.
11) Viene ripresa la delega già attribuita al Governo con la legge 221/2015 per l'introduzione del sistema di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali seppure questo sistema non sia obbligatorio ma assuma carattere di volontarietà.
12) All’art. 27 il testo in questione contiene la delega al Governo per l’istituzione del Parco del delta del Po. Una norma riferita al Parco del delta del Po era già contenuta nella legge n. 394/91. Per molte ragioni la sua attuazione è stata mancata e viene ora rilanciata aggiornando e rafforzando lo strumento attuativo di tale previsione attraverso il ricorso al decreto legislativo, pur mantenendo ferma l’intesa preventiva con le regioni. L’attuazione della “storica” previsione di dare vita ad un unico Parco in una delle aree umide più importanti d’Italia, è rafforzata e migliorata rispetto al passato dal fatto che il testo dell’articolo di delega permetterà di dare vita ad un area protetta di dimensioni circa raddoppiate rispetto alla somma delle superfici che oggi compongono i due Parchi regionali (65 mila ettari) associando al territorio del futuro parco circa 60 mila ettari di aree ZPS situate all’esterno dei perimetri dei due parchi regionali. In questo modo sarà possibile conservare unitariamente e gestire in forme coordinate un inestimabile patrimonio di biodiversità ma anche di cultura, paesaggio e storia dove il rapporto tra l’uomo e la natura è particolarmente originale. A questo proposito va anche ricordato come l’area deltizia abbia conseguire recentemente il riconoscimento MAB da parte dell’Unesco.
Un possibile limite di carattere generale della proposta può essere individuato nell'assenza di un rafforzamento esplicito delle finalità di tipo conservazionistico e naturalistico che, associato ai cambiamenti proposti circa la composizione ed i poteri degli organi di gestione, sembra far propendere per un indirizzo più preoccupato del buon funzionamento degli aspetti gestionali che degli elementi di principio rispetto ai quali la conservazione della natura costituisce il fine ultimo.
Di seguito si riportano le principali osservazioni e proposte di emendamenti, che esprimono la posizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sui singoli articoli.

Link al documento integrale:
Documento Approvato - Aree protette: Documento sulla Proposta di legge

Camera webtv: Mercoledì 25 Gennaio 2017 ore 14:00  COMMISSIONE AMBIENTE - Aree protette, audizione Regioni e Province autonome. La Commissione Ambiente, nell’ambito dell’esame in sede referente della proposta di legge recante “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette”, ha svolto l’audizione di rappresentanti della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.


( sm / 03.02.17 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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