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n. 3095 - lunedì 6 febbraio 2017

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Gioco pubblico: tema torna all'odg della prossima Conferenza delle Regioni

Dati Svimez: la spesa destinata al gioco è maggiore in Lombardia, seguono Lazio e Campania

(Regioni.it 3095 - 06/02/2017) L'intesa tra Governo, Regioni ed enti locali sulle caratteristiche dei punti di raccolta del gioco pubblico è all'ordine del giorno della seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni convocata per giovedi' 9 febbraio alle 10 (il tema dovrebbe essere iscritto all'ordine del giorno della Conferenza Unificata prevista per la stessa giornata).  La scorsa settimana, dopo aver ricevuto l'ultima proposta del Governo (che prevede un orario minimo di apertura delle sale fissato a 8 ore a livello nazionale, l'uso della tessera sanitaria per le slot da remoto e lo stop agli apparecchi in bar e tabacchi entro tre anni), gli enti locali hanno chiesto un ulteriore approfondimento. La questione principale da risolvere - secondo quanto sintetizzato da Agipronews - resta quella delle distanze dai luoghi sensibili e della classificazione delle sale, che permetterebbe a quelle di classe A di non essere soggette al distanziometro.
Sulla riforma del gioco legale, ha spiegato il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, in un'intervista al Messaggero."gli enti locali, in particolare le Regioni, hanno chiesto un ulteriore momento di approfondimento, che mi preoccupa. Ho come l'impressione, anche viste le molteplici reazioni successive, che l'accordo anziché avvicinarsi si allontani. Sarebbe un peccato, perché si perderebbe un'occasione".
"La proposta del governo è quella di una drastica riduzione delle slot machine, un taglio del 30% da subito e praticamente il dimezzamento dei punti gioco", ma "abbiamo sempre detto che non avremmo fatto una riforma su questa materia senza l'accordo con gli Enti locali", spiega Baretta.
Il sottosegretario mette in guardia sui rischi se salta la riforma: "L'impasse nella quale ci troviamo va superata, altrimenti si rischia il caos. I Comuni in questi anni sono giustamente intervenuti perché mancava una regolamentazione centrale. Se non riusciamo a farla la situazione resterà complicata, con un altissimo rischio di contenzioso con i concessionari".
"Il nodo principale resta quello delle distanze dai luoghi sensibili. Nella proposta che avevamo discusso con gli enti locali e le Regioni - ha spiegato Baretta - si era convenuto che potevano non essere soggette alle distanze alcune tipologie di sale che avessero particolari requisiti di certificazione. Sono le cosiddette sale di classe A, obbligate a rispettare determinati standard architettonici, di arredo interno, di formazione, di controllo all'ingresso. Nella discussione preventiva c'era stata una condivisione. Poi però sono sorte ulteriori preoccupazioni e questo ha fatto sì che ci fosse una richiesta di approfondimento. Un approfondimento che però mi preoccupa. Ho come l'impressione, anche viste le molteplici reazioni successive, che l'accordo anziché avvicinarsi si allontani. Sarebbe un peccato, perché si perderebbe un'occasione".

"La proposta del governo è quella di una drastica riduzione delle macchinette: un taglio del 30% delle Awp, le slot machine, da subito, e praticamente il dimezzamento dei punti gioco. Oggi sono 96 mila i punti in cui si può giocare con le macchinette, noi con la riforma arriveremmo a 30-40 mila nell'arco di tre anni. Allora, quello che non appare sufficientemente chiaro, è che questa riduzione del gioco, sia dal punto di vista dell'offerta, sia dal punto di vista delle macchinette, sia dal punto di vista dei punti gioco, riduce effettivamente la possibilità di giocare. Le distanze, invece, spostano questa possibilità, non è detto che la riducano. Noi non siamo intervenuti sulle distanze, ma abbiamo solo convenuto che una fascia di gioco, quella con più garanzie, fosse esonerata. Se prevale una tesi per cui non c'è un punto di incontro, non c'è una soluzione, il governo non andrà avanti. Abbiamo sempre detto che non avremmo fatto una riforma su questa materia senza l'accordo con gli Enti locali". Ma "L'impasse nella quale ci troviamo va superata, altrimenti si rischia il caos. I Comuni in questi anni sono giustamente intervenuti perché mancava una regolamentazione centrale. Se non riusciamo a farla la situazione resterà complicata, con un altissimo rischio di contenzioso con i concessionari".
Oggi l'Italia occupa il primo posto nel  mercato europeo dei giochi on line, avendo raccolto nel 2012 circa 15  miliardi e mezzo, seguita dalla Francia che non raggiunge neppure i 9  miliardi e mezzo. Il nostro paese occupa il 22% del mercato mondiale.  E il mercato legale on line nel 2012 era al primo posto  nell'e-commerce. E' quanto emerge da un articolo di Annunziata de Felice e Isabella Martucci pubblicato sulla Rivista Economica del  Mezzogiorno, Trimestrale Svimez diretto da Riccardo Padovani.
Nel periodo più acuto della recessione, l'incidenza della raccolta del gioco d'azzardo sul pil ha toccato i picchi di oltre il 5% nel 2012 e  del 4,4% nel 2013. Nel Mezzogiorno l'incidenza nel 2013 è stata del  5,4%, di oltre un punto maggiore rispetto a quella del Centro-Nord  (4,1%). "Si tratta di un mercato del tutto anomalo, che non ha  risentito affatto delle difficoltà congiunturali che hanno interessato l'Italia: infatti, mentre durante la crisi si assisteva a una  contrazione della domanda interna di beni e servizi e i consumi delle  famiglie calavano del 3%, i giocatori hanno sestuplicato l'ammontare  della spese per il gioco d'azzardo", si legge nell'articolo. Ciò vale, ovviamente, rileva, "solo per il gioco legale, perché è impossibile 
stimare quello illegale".
Nel 2012 il giro d'affari del gioco d'azzardo ha toccato gli 84  miliardi, comprendendo tutti i diversi giochi gestiti dai Monopoli e dai 4 Casinò esistenti nel nostro paese (Campione d'Italia, Saint  Vincent, Sanremo e Venezia): lotto, superenalotto, lotterie nazionali  e Gratta e Vinci, scommesse sportive a base ippica, Bingo, apparecchi  elettronici come i videopoker. In tempi più recenti, rileva la rivista Svimez, è  aumentata esponenzialmente la passione per il gioco on line, che nel  2012 ha raggiunto il 16% dell'intera raccolta, e, ancor più, gli  apparecchi di intrattenimento, che sfiorano il 56% della raccolta. "Un tipo di gioco che attrae di più giovani e donne: si tratta di un  settore che sfugge a ogni controllo e dove più facilmente si annida la criminalità organizzata, la quale ottiene profitti ben più elevati di  quelli scaturenti dal gioco legale", si sottolinea.
La spesa destinata al gioco è maggiore in Lombardia ma seguono Lazio e Campania. In Lombardia, dove il pil pro capite si attesta attorno ai  33 mila euro o li supera, nel 2013 sono stati raccolti 13 miliardi e  905 milioni, pari al 19,9% del totale nazionale destinato ai giochi. Seguono il Lazio (pil pro capite circa 28 mila euro) e Campania (dove  il pil pro capite è di circa 16 mila euro), rispettivamente con  l'11,1% (7 mld e 785 mln) e l'8,9% (6 mld e 226 mln).
Tra le regioni che spendono in giochi d'azzardo una quota elevata del  pil, oltre le prime tre, figurano l'Emilia Romagna col 4,6%, il Veneto col 4,5%, il Piemonte col 4,3%, la Sicilia col 5,9%, la Toscana col  3,9%, la Puglia col 5,9%. Se la preferenza per le tipologie di gioco varia da regione a regione, in tutte la raccolta più elevata proviene  da slot machine, videolotteries, new slot, video lottery terminals. Il Lotto è preferito in Lombardia, seguita da Campania, Sicilia e Lazio,  il Bingo piace molto soprattutto a campani e siciliani, mentre nei  giochi a base sportiva di gran lunga la prima è la Campania.



( red / 06.02.17 )
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