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Regioni.it

n. 3097 - mercoledì 8 febbraio 2017

Sommario
- Bonaccini convoca la Conferenza delle Regioni per il 9 febbraio
- Conferenza Unificata il 9 febbraio
- Conferenza Stato-Regioni il 9 febbraio
- Delrio sugli aumenti dei trasporti ferroviari
- Biblioteca: pubblicato il "Rapporto Italia 2017" dell'Eurispes
- Parere sul programma di misure per conseguire un buono stato ambientale
- Audizione Regioni sul Ddl rischio idrogeologico il 9 febbraio

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Biblioteca: pubblicato il "Rapporto Italia 2017" dell'Eurispes

(Regioni.it 3097 - 08/02/2017) Il 26 gennaio è stato presentato il "Rapporto Italia 2017" (edizioni Minerva), il 29° curato dall'Eurispes. Uno dei dati più rilevanti enfatizzato durante la presentazione è rappresentato dal dato che la maggioranza degli italiani ritiene possibile una ripresa debole ma stabile. Ma solo una persona su 10 si aspetta da questo nuovo anno un parziale o un netto miglioramento della situazione economica.
Per la precisione il 38,1% degli italiani, rileva l'Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, esprime un giudizio di stabilità economica per l'Italia in relazione alle prospettive per il 2017, anche se coloro che ipotizzano un peggioramento sono il 36,4% mentre il 13,8% è convinto che l'economia migliorerà.
Stabili, rispetto allo scoprso anno, i dati sulla condizione economica delle famiglie rispetto allo scorso anno. Il 14,1% definisce molto peggiorata la situazione economica familiare nell'ultimo anno e il 27,3% indica un lieve peggioramento. Per il 42,3%, invece, la situazione è rimasta sostanzialmente invariata. Ad indicare un parziale (10%) o netto (1,7%) miglioramento è circa una persona su dieci.
Anche l'Eurispes - dopo i dati diffusi dall'Istat (cfr. "Regioni.it n.  ) - conferma sacche di disagio e difficoltà economiche per gli italiani, tanto che quasi la metà delle famiglie non riesce a far quadrare i conti e arrivare a fine mese. Secondo l'Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, ben il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e il 44,9% per arrivarvi sono costrette a utilizzare i propri risparmi, così solo una famiglia su quattro risparmia.
Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, mentre per il 42,1% di chi è in affitto lo è pagare il canone. Il 25,6% delle famiglie ha inoltre difficoltà a far fronte alle spese mediche. Molti hanno dovuto mettere in atto strategie anti-crisi come tornare a casa dai genitori (13,8%), farsi aiutare da loro economicamente (32,6%) o nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%).
Insomma la "cappa della povertà" continua a pesare sugli italiani, tanto che uno su quattro si sente povero e solo il 12,1% afferma di non conoscere nessuno che si trovi in una condizione di indigenza: dai dati raccolti dall'Istituto, circa una persona su quattro afferma di sentirsi 'abbastanza' (21,2%) e 'molto' (3%) povero. L'identikit di chi denuncia la propria povertà disegnato dalla ricerca Eurispes mostra in primo piano il single (27,1%) o monogenitore (26,8%) che vive al Sud (33,6%) ed è cassaintegrato (60%) o in cerca di nuova occupazione (58,8%). La ricerca evidenzia inoltre che alla domanda 'Conosce direttamente persone che definirebbe povere?', il 34,6% degli italiani risponde 'alcune', il 20,1% risponde 'molte', il 33,2% risponde 'poche' e solo il 12,1% 'nessuna'. Nella povertà, segnala il rapporto, si sprofonda soprattutto a causa della perdita del lavoro (76,7%), ma anche a seguito di una separazione o un divorzio (50,6%), a causa di una malattia propria o di un familiare (39,4%), della dipendenza dal gioco d'azzardo (38,7%) o della perdita di un componente della famiglia (38%).
Dal Rapporto Italia 2017 di Eurispes emerge anche che il 77,2% degli italiani conosce persone che non arrivano alla fine del mese; il 61,5% persone che devono chiedere costantemente aiuto a parenti e amici; il 49% che non possono permettersi un posto dove abitare; il 48,2% che non hanno i mezzi per far studiare i propri figli; il 41,9% che non possono permettersi di curarsi; il 41,3% che non possono mantenere i propri figli; il 39,3% che devono rivolgersi alla Caritas. E c'è anche il 25% delle persone che si sono rivolte ad un usuraio per ottenere a somme altrimenti non reperibili.
Da sottolineare che nonostante questo quadro sale la capacità di spesa degli italiani e la maggioranza delle persone (51,5%) sostiene infatti di non aver perso il proprio potere d'acquisto, un dato in crescita rispetto al 46,8% dello scorso anno anche se, contemporaneamente, per l'acquisto degli alimentari sale dell'1,7% la percentuale di consumatori che cambia marca di un prodotto se più conveniente e ben il 3,9% in più delle persone è costretto a tagliare le spese mediche.
Secondo i dati raccolti dall'Istituto, il 48,5% ha visto erodere la propria capacità di spesa, contro il 53,1% del 2016. Nel corso dell'anno si è comunque risparmiato sui pasti fuori casa (70,9%), l'estetista, il parrucchiere, gli articoli di profumeria (66,2%), i viaggi e le vacanze (68,6%). Sono rimasti pressoché stabili, evidenzia l'Istituto, i tagli sui regali (75,6%) e per il tempo libero (64,8%).
Stabile anche il ricorso ai saldi (80,6%) mentre diminuisce la quota di risparmio che incide sulle nuove tecnologie (-5 punti: dal 69,4% del 2016 al 64,4% del 2017). Si riduce, rileva ancora il report, il numero dei consumatori che per l'abbigliamento prediligono punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini e outlet (73,2%; -2,8%). Si taglia di piu' anche su animali domestici e baby sitter, meno badanti.
Per l'acquisto di generi alimentari, il 69,7% (+1,7%) dei consumatori cambia marca di un prodotto se più conveniente mentre il 57% si è rivolto ai discount (-6,2%). Si compra meno al mercato dell'usato (25,1%, - 4,2%) e online (40,4%, -3,7%), mentre iniziano a diffondersi formule di baratto tramite Internet (17,8%).
Fa "riflettere" gli analisti dell'Eurispes il dato su chi è stato costretto a tagliare le spese mediche (38,1%, +3,9%) insieme al maggiore utilizzo dei mezzi pubblici per risparmiare sulla benzina (47,4%, +8%). I tagli hanno colpito anche le spese dedicate agli animali domestici (32,3%, +6,4%), alla baby sitter (62,5%, +14,3%), alla donna delle pulizie/domestici (43,7%, +6,5%). Nel 36,2% dei casi si riduce anche sulla spesa per badanti.
La maggior parte gli italiani (62,5%) è convinta che le tasse non siano state abbassate nell'ultimo periodo ed il 44,6% dei cittadini è sicuro che l'annunciata chiusura di Equitalia e l'eliminazione, dai calcoli del debito, degli interessi non miglioreranno la situazione per cittadini ed imprese in difficoltà economiche, mentre il 32,8% è convinto che questi interventi potranno essere risolutivi.
Sulla riduzione del canone Rai, il 51% si è detto convinto che sia stato diminuito, contro il 49% che ha risposto negativamente. Sull'abolizione della Tasi-Imu (sulla prima casa) il "sì" prevale con un rapporto di circa 60/40. Per quel che riguarda la diminuzione della tassazione sui terreni agricoli, a prevalere è il "no", nella misura del 63,4% (contro il 36,4% di chi è convinto sia diminuita).
Altro aspetto: la maggioranza degli italiani chiede un prestito alla banca per comprarsi la casa. Secondo l'Istituto, il 28,7% delle famiglie ha avuto la necessità di chiedere un prestito bancario nel corso degli ultimi tre anni, ma nel 7,8% dei casi non lo ha ottenuto. Il motivo più frequente di richiesta del prestito, spiega la ricerca, è il mutuo per l'acquisto della casa (46,8%), a seguire la necessità di pagare debiti precedentemente accumulati (27,6%), il bisogno di saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie (17,9%), il dover affrontare spese per cerimonie (17,9%) e per cure mediche (10,9%). Infine il 2,2% ha chiesto un prestito per poter pagare le vacanze.
Grande attenzione dei cittadini italiani sul tema giustizia: Il 37,1%  individua come causa degli errori giudiziari il cattivo funzionamento della macchina giudiziaria nel suo complesso; a seguire il lavoro dei magistrati nel 27,4% dei casi; mentre il 13,7% indica come causa i pubblici ministeri delle procure che non fanno bene il lavoro di indagine. Il 63,7% dei cittadini si pronuncia a favore dell'introduzione di una legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Il 47,8% dei cittadini ritiene le intercettazioni uno strumento fondamentale per prevenire e reprimere i reati; mentre il 40,9%, pur condividendo questa posizione, si preoccupa che sia tutelata comunque la privacy delle persone. L'11,3% si dichiara invece contrario poiché le intercettazioni rappresentano una limitazione della libertà personale.
Il 67,3% degli italiani (-9,9% rispetto al 2011) aderisce favorevolmente al principio sancito dall'art. 27 della Costituzione secondo cui un imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva, eppure ben il 32,7% non è d'accordo.
Nel corso degli ultimi 2 anni, la paura di subire reati è aumentata rispetto al passato per un terzo degli italiani (33,9%), per oltre la metà (58,2%) è rimasta invariata e solo per il 7,8% è diminuita. Gli italiani si sentono minacciati dal furto in abitazione (34,8%), a seguire dall'aggressione fisica (15,1%).
Le cause principali della diffusione dei fenomeni criminali nel nostro Paese sonoi secondo gli interpellati il disagio sociale (21,1%), la mancanza di lavoro (14,5%), la difficile situazione economica (12,5%), l'eccessiva presenza di immigrati (12,5%),
le pene poco severe e le scarcerazioni facili (11,2%). Per molti cittadini il problema della criminalità potrebbe essere dunque risolto garantendo la certezza della pena (22,5%) e incrementando l'occupazione (19,7%). A distanza di 8 anni sono aumentati i cittadini secondo i quali, per contrastare la delinquenza, occorre limitare l'accesso nel Paese agli immigrati (dal 6,5% al 14,9%) e rafforzare il dispiegamento delle Forze dell'ordine (dal 7,2% al 14,6%).
Nell'anno 2011 sono stati venduti 15 milioni di voucher, e nel 2015 i voucher venduti sono stati circa 115 milioni. L'uso dei buoni lavoro risulta in continua e rapida crescita: il trend è proseguito anche nei primi 9 mesi del 2016 con oltre 109 milioni di voucher venduti, +34,6% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente.  Per il 50%, spiega Eurispes, si tratta di persone molto attive sul mercato del lavoro, che si dividono tra diversi contratti a termine o cercando di integrare rapporti di lavoro part-time o indennità di disoccupazione. Il restante 50% risulta costituito soprattutto da giovani cui si aggiungono donne in età centrale (non interessate o scoraggiate nella ricerca di altre collocazioni di lavoro) e pensionati.
Nel 2015 il peso dei giovani risulta ulteriormente cresciuto (43,1% dei voucher) mentre si è rafforzato altresì il rilievo dei trentenni (con il 20,6%) e dei quarantenni (17,4%). Agli over 60 rimane, dunque, una modesta quota: circa l'8%, anche se, in valori assoluti, l'espansione dei voucher riguarda certamente anche loro. "Si sarebbe portati a pensare che, data la natura 'marginale' di molte attività regolate dai buoni lavoro, l'impiego dei voucher riguardi prevalentemente gli stranieri, ma non è così. Nel 2015, solo l'8,6% dei buoni lavoro è destinato ad extracomunitari (Inps, 2016)", si legge nel Rapporto Eurispes.
Gli italiani amano gli animali domestici: anche se il loro numero nelle nostre case è in calo (-10%) e, a causa della crisi, molti (41%) hanno rinunciato a prendere altri animali, in un'abitazione su tre troviamo almeno un cane (62%) o un gatto (40,8%), salvati in oltre la metà dei casi dalla strada o presi in un canile (e simili).  La spesa media mensile per i pet non oltrepassa i 50 euro nell'80% dei casi (+6,4% rispetto al 2016).
Il 33% degli italiani ha almeno un animale domestico (-10% rispetto al 2016); le nostre case ospitano soprattutto cani (62%) e gatti (40,8%). Tra coloro che posseggono un animale, il 34,4% lo ha acquistato in un negozio mentre il 22,1% lo ha preso in un canile (e simili), il 30,4% ha adottato un animale abbandonato e il 31,3% lo ha ricevuto in regalo. A causa delle ristrettezze economiche, il 17,3% di chi ha un animale ha rinunciato alle cure mediche o agli interventi chirurgici costosi mentre il 15,4% ha ridotto la spesa per i medicinali. Il 25% ha ridotto le visite veterinarie e il 39% ha acquistato cibo meno costoso.
Giudizio severo per il sistema sanitario italiano. A creare più disagi sono le lunghe liste di attesa. Il 54,3% degli intervistati si dice, infatti, non soddisfatto del sistema sanitario, contro il 45,6% che si è espresso favorevolmente. Un indice di gradimento che non ha subito particolari cambiamenti negli ultimi anni: nel 2010 i giudizi positivi erano più bassi (41,7%), quelli negativi più alti di 15 punti. Il 50,5% del campione, inoltre, preferisce generalmente rivolgersi agli ospedali pubblici per le cure specialistiche e interventi chirurgici, mentre il 25,7% sceglie le strutture private. Il 23,8% sottolinea, d'altra parte, di non potersi permettere le cure private. Il disagio più frequente, come si è detto,  sono le lunghe liste di attesa per visite ed esami medici (75,5%): il 53,2% ha dovuto attendere troppo per interventi chirurgici e il 48,9% indica una scarsa disponibilità del personale medico ed infermieristico. Nel 42,2% dei casi si denunciano strutture mediche fatiscenti, nel 41,8% condizioni igieniche insoddisfacenti. Oltre un terzo (34,1%) di quanti si sono rivolti alla sanità pubblica ha poi sperimentato errori medici. Quanto alle spese, nell'ultimo anno il 31,9% dei cittadini ha rinunciato alle cure dentistiche a causa dei costi eccessivi, il 23,2% a fisioterapia-riabilitazione, il 22,6% alla prevenzione e il 17,5% ha sacrificato persino medicine e terapie.
Su fronte della prevenzione solo il 57,8%, si dice fiducioso nell'efficacia dei vaccini antinfluenzali, mentre il 73,9% si fida dei vaccini dell'infanzia (una persona su quattro invece non si fida). Oltre un italiano su 5 (21,2%) fa uso di medicinali non convenzionali (+6,7% rispetto al 2012). L'omeopatia è la cura alternativa più diffusa (76,1%). La fitoterapia si colloca al secondo posto (58,7%), seguono l'osteopatia (44,8%), l'agopuntura (29,6%) e la chiropratica (20,4%).
Quasi la metà degli italiani si rivolge alla rete per cercare consigli e informazioni sulla salute. L'indagine rileva, infatti, che il 47,7% degli intervistati utilizza internet per cercare informazioni sui propri disturbi. Ad affidarsi al web con maggiore assiduità sono soprattutto i giovanissimi dai 18 ai 24 anni (64,4%).
Internet si usa soprattutto per capire a che cosa siano dovuti i sintomi o i disturbi che si avvertono (91,5%). Segue chi cerca online buone pratiche e abitudini utili alla salute (79,9%), chi si informa su quali esami fare (50,7%) e chi su quali farmaci assumere per il proprio disturbo (47,4%).
Il 12,2% degli intervistati afferma di essere stato vittima di stalking. Le vittime si concentrano in particolare nelle fasce d'età tra i 18 ed i 44 anni, con un picco tra i 25 ed i 34 (20%). Gli stalker risultano essere molto spesso ex partner (nel 37,1% dei casi); in secondo luogo vengono citati conoscenti (17,4%) e colleghi (15,9%). Quando invece si pone la domanda in maniera indiretta il numero dei casi di stalking aumenta: il 29,6% del campione ha conosciuto qualcuno che è stato vittima di stalking. Una percentuale rilevante, che si avvicina ad una persona su 3.
Ben l'83,3% degli intervistati dichiara di aver subito cyberstalking, molestie tramite Internet e cellulare. La quota di coloro che  che hanno subito molestie tramite Internet e/o telefonino risulta elevatissima tra i giovani: il 91,2% dai 25 ai 34 anni e l'87,5% dai 18 ai 24 anni.
Gli italiani sono sempre più attenti ai cibi made in Italy e alla qualità di quello che mettono in tavolo. I prodotti made in Italy sono amati dal 74,1% degli italiani, con una preferenza per quelli di stagione (80,4%). Sempre più spesso, poi, si controlla l'etichetta e la provenienza degli alimenti (75,4%) e si evitano prodotti di marche sconosciute (66,9%). Molti (53,1%) acquistano spesso prodotti con marchio Dop, Igp, Doc. In oltre la metà dei casi (59,3%) ad essere privilegiati sono i prodotti a km zero. Più basso invece, il numero (39,4%) di chi acquista spesso prodotti biologici. Alto il numero di chi evita di comperare prodotti nei negozietti etnici (62%) mentre più della metà degli italiani (59,9%) preferisce non acquistare prodotti contenenti olio di palma. Resistono, anzi si consolidano, nuovi stili alimentari: la dieta priva di carne (vegetariana o vegana) è seguita dal 7,6% delle persone. Il 4,6% degli intervistati si dichiara vegetariano (-2,5% rispetto al 2016) mentre i vegani giungono il 3% (erano l'1%).
E' il terrorismo internazionale la minaccia più avvertita dai giovani italiani, secondo il Rapporto. Al sondaggio su cosa pensano i giovani sulla cultura della sicurezza, dal titolo ''Il mondo dell'Intelligence, questo sconosciuto'' proposto a studenti, docenti e ricercatori (1.591 uomini e 1.262 donne) nel corso del roadshow Intelligence live in 27 Università italiane tra le minacce alla sicurezza nazionale a pesare di più è il terrorismo internazionale, con l'89% delle risposte. Al secondo posto si piazzano - entrambe a quota 83% - criminalità organizzata e minaccia cibernetica. E se l'82% giudica come pericolo il rischio ''eversione terrorismo interno'', per il 73% a preoccupare è invece la diffusione delle armi di distruzione di massa.
Alla domanda ''tra le seguenti attività, quali meglio descrivono i compiti dell'Intelligence?'', il 90% risponde (sommando la voce ''abbastanza'' e ''molto'') ''raccogliere notizie e analizzarle''. Mentre per l'85% è importante ''sostenere l'autorità politica in materia di sicurezza nazionale''. Il 75% indica la necessità di ''tutelare gli interessi economici, scientifici e industriali del nostro Paese'', il 74% ''proteggere le infrastrutture critiche''; il 68% ritiene prioritario ''catturare i terroristi'', il 62% ''spiare il nemico'' e il 44% ''scoprire gli autori dei reati". Per il 69% la minaccia più grave è lo spionaggio, per il 57% l'aggressione al sistema economico-finanziario. Interrogato su quali capacità deve avere chi opera nell'Intelligence, il 96% del campione intervistato ha risposto manifestando curiosità e attitudine al ragionamento.
Per l'88% è necessaria soprattutto la riservatezza, l'85% indica come indispensabili le capacità relazionali e il 72% la capacità di manipolazione e dissimulazione. Il 57% di quanti hanno risposto al questionario è risultato a conoscenza della collaborazione tra Intelligence e mondo accademico, e addirittura l'85% ritiene che le tematiche della sicurezza nazionale debbano avere maggiore rilievo all'interno dei corsi universitari: per gran parte nella laurea magistrale (53%), ma anche triennale (34%), master e corsi di specializzazione post laurea (30%) (DIS - Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, 2016).
Le Forze dell'ordine si confermano "un faro per i cittadini e uno dei pochi punti saldi che fanno sperare in un non definitivo sfilacciamento tra società e Stato", ma dal Rapporto Italia 2017 dell'Eurispes emerge comunque "un quadro di particolare sofferenza anche per i comparti preposti al controllo e alla salvaguardia della sicurezza interna del territorio". In particolare, "i Carabinieri passano dal 74% dei consensi dello scorso anno all'attuale 58,6%. La Guardia di Finanza fa registrare un tasso di fiducia presso i cittadini del 60% circa, con un calo del 7%. Anche la Polizia di Stato passa da un tasso di fiducia del 73% al 61% circa. Infine, se ad esprimere il proprio apprezzamento nella Polizia penitenziaria erano il 57,1% dei cittadini nel 2016, quest'anno sono il 50,9%". Quanto alle forze armate, "la Marina Militare, che a partire dal 2014, è risultata sempre al primo posto per consensi ricevuti, quest'anno deve ''accontentarsi'' del 62,1% dei fiduciosi; un buon risultato anche se lontano dal 75,4% dello scorso anno. Così pure l'Aeronautica Militare vede scendere la percentuale di quanti accordano la propria fiducia dal 74,9% al 61,4%". A seguire l'Esercito, che "dal 72,9% passa al 59,6% dei fiduciosi".
Insomma è un quadro fatto di luci ed ombre quello relativo al nostro Paese (così come disegnato dal Rapporto Eurispes) dal quale emergono dati e informazioni non del tutto sconfortanti per quanto riguarda la fiducia dei cittadini dalle istituzioni, anche se non mancano caratterizzazioni territoriali. C'è un aumento di fiducia nel Nord-Ovest, mentre il Sud vede decrescere in modo consistente, da un anno all'atro, il numero dei fiduciosi che passa dal 12,8% del 2016 al 4,7 del 2017.





( Stefano Mirabelli / 08.02.17 )
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