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Regioni.it

n. 3101 - martedì 14 febbraio 2017

Sommario
- Istat: Pil Italia al livello più alto dal 2010
- Giornata internazionale dedicata all’epilessia
- Cave: il rapporto 2017 di Legambiente
- Ciclovia Ligure-Tirrenica: accordo Toscana, Lazio e Liguria
- Terremoto: lavori urgenti per viabilità, stanziati 389 milioni
- La Ragioneria generale nell'app del ministero dell'economia "bilancio aperto"

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Cave: il rapporto 2017 di Legambiente

(Regioni.it 3101 - 14/02/2017) Il Rapporto Cave 2017 di Legambiente mostra da un lato una crescita record per il prelievo e la vendita di materiali lapidei di pregio, con esportazioni in aumento (2 miliardi di euro nel 2015), dall'latro documenta la riduzione del lavoro in Italia nel settore.
In particolare la crisi dell'edilizia degli ultimi anni in Italia ha ridotto il numero di cave attive (-20,6% rispetto al 2010) a 4.752 ma restano rilevanti i guadagni per chi estrae materie prime: 3 miliardi di euro all'anno per la vendita di inerti e pietre ornamentali a fronte di canoni di concessione irrisori (2,3% di media del prezzo di vendita di sabbia e ghiaia cioè 27,4 milioni a fronte di 1.051 milioni di volume d'affari). E in alcune regioni la concessione è gratis, come in Valle D'Aosta, Basilicata e Sardegna o vale solo qualche centesimo come nel Lazio o in Puglia.
Se fossero applicati i canoni in vigore nel Regno Unito (20% del valore di mercato) - spiega Legambiente - si recupererebbero 545 milioni di euro all'anno di incassi per le Regioni che, secondo una stima dal primo Rapporto Cave del 2009, avrebbero perso canoni per oltre 3,5 miliardi.
In nove Regioni, spiega il Rapporto, non sono in vigore piani cava e le regole risultano quasi ovunque inadeguate a garantire tutela e recupero delle aree. In Italia "si continua a scavare troppo e con impatti devastanti sull'ambiente (dalle Alpi Apuane alle colline di Brescia, da Trapani a Trani)" osserva Legambiente secondo cui "la strada del riciclo, malgrado la spinta delle Direttive europee, è ancora molto indietro".
La sfida dell'economia circolare riguarda anche il mondo delle attività estrattive, afferma Legambiente: è "possibile ridurre il prelievo di materiale e l'impatto delle cave nei confronti del paesaggio, dare una nuova vita ad una cava dismessa e percorrere la strada del riciclo degli aggregati".
Le cave dismesse, secondo il Rapporto, sono 13.414 nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio ma aggiungendo quelle non censite delle regioni Friuli Venezia Giulia, Lazio e Calabria si potrebbe arrivare a 14mila Legambiente sottolinea la mancanza di piani cava in Veneto, Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Pr. Bolzano, Basilicata e Piemonte (dove sono previsti Piani Provinciali), mentre nella maggior parte delle Regioni, secondo Legambiente, sono inadeguati i vincoli di tutela e mancano obblighi di recupero contestuale delle aree. Per Legambiente l'assenza dei piani è particolarmente preoccupante, perché si lascia tutto il potere decisionale in mano a chi concede l'autorizzazione in Regioni dove è forte il controllo da parte della criminalità organizzata.
L'associazione ambientalista ricorda che l'ultimo intervento normativo dello Stato nel settore risale al 1927 è il regio Decreto di Vittorio Emanuele III del 1927, "ma è evidente che senza un controllo dell'operato delle Regioni la situazione è insostenibile sia in termini di tutela del territorio, che di controllo della legalità e di riduzione del prelievo da cava.
Peraltro le Direttive europee prevedono che entro il 2020 il recupero dei materiali inerti dovrà raggiungere quota 70%".
Dal Rapporto emerge che ogni anno vengono estratti 53 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, materiali fondamentali nelle costruzioni, 22,1 milioni di metri cubi di calcare e oltre 5,8 milioni di metri cubi di pietre ornamentali. La Lombardia è la prima regione per quantità cavata di sabbia e ghiaia, con 19,5 milioni di metri cubi estratto; seguono Puglia (con oltre 7 milioni di metri cubi), Piemonte (4,8 milioni), Veneto (4,1) ed Emilia-Romagna con 4 milioni circa.
Per quanto riguarda le pietre ornamentali, le maggiori aree di prelievo sono: Sicilia, Provincia Autonomia di Trento, Lazio e Toscana che insieme costituiscono il 53,4% del totale nazionale estratto. Le Regioni che invece cavano più calcare sono Molise,Lazio, Campania, Umbria, Toscana e Lombardia che superano singolarmente quota 1,5 milioni di metri cubi. 
Puntando su riciclo, adeguamento delle tariffe e tutela del territorio si può ridurre il numero delle cave e aumentare il lavoro. Sono i suggerimenti di Legambiente per rilanciare il comparto delle attività estrattive con prospettive di crescita per il settore edile illustrati alla presentazione del Rapporto Cave 2017.
"Occorre promuovere una profonda innovazione nel settore delle attività estrattive - ha detto il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini - dove non è utopia pensare di avere più imprese e occupati nel settore, proprio puntando su tutela del territorio, riciclo dei materiali e un adeguamento dei canoni di concessione ai livelli degli altri Paesi europei.
La sfida per i materiali di pregio è di mantenere in Italia le lavorazioni dei materiali, dove il tasso di occupazione è più alto. Mentre per gli inerti - ha proseguito - l'obiettivo è di spingere la filiera del riciclo, che garantisce almeno il 30% di occupati in più a parità di produzione, e che può garantire prospettive di crescita molto più importanti e arrivare a interessare l'intera filiera delle costruzioni. Ma per realizzare ciò servono delle scelte e delle politiche chiare da parte di Governo e Regioni".
In sostanza, Legambiente suggerisce di rafforzare la tutela del territorio e della legalità attraverso una Legge quadro nazionale che stabilisca le aree in cui l'attività di cava è vietata e obblighi il recupero contestuale delle aree e la valutazione di impatto ambientale; stabilire un canone minimo nazionale per le concessioni di Cava per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio; ridurre il prelievo da cava attraverso il recupero degli inerti provenienti dall'edilizia, per andare nella direzione prevista dalle Direttive Europee e riuscire così ad aumentare il numero degliì occupati e risparmiare la trasformazione di altri paesaggi.
In realtà la situazione nelle Regioni è tuttaltro che ferma.A partire dall'unico territorio ospitato a Roma per la presentazione del rapporto di Legambiente, il Trentino è stato preso come esempio virtuoso all’interno di un quadro nazionale che presenta luci e ombre.. Il vicepresidente Olivi, nel corso del suo intervento, ha presentato le linee guida della nuova legge provinciale di settore. “Alcune delle decisioni contenute nella normativa rappresentano per il settore cave una svolta radicale. In particolare, è stato fissato il principio e l'obbligo della prima e seconda lavorazione in cava, sono state introdotte precise clausole sociali per l'occupazione, è stata imposta la tracciabilità del materiale grezzo, sono stati impostati i futuri bandi di gara su criteri che premiano investimenti e lavoro. Ci siamo dati una legge coraggiosa, che guarda oltre gli equilibri esistenti ed il corto respiro della mera sopravvivenza, che guarda con coraggio e lungimiranza all'interesse di un settore strategico per l'economia trentina." 
In Toscana negli ultimi giorni si sono registrati due fatti piuttosto importanti che riguardano proprio il settoree dell Cave. Prima di tutto il fatto che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi  ha sollecitato una rapida convocazione della commissione speciale per la sicurezza del lavoro nelle cave, sulla quale il ministro del lavoro Giuliano Poletti aveva già manifestato una disponibilità. "Per noi il tema della sicurezza nelle cave è una priorità - ha detto il presidente Rossi - gli incidenti sul lavoro sono inaccettabili e la Regione sta facendo la sua parte con un Piano straordinario che affronta il problema a tutto tondo, rafforzando controlli e ridefinendo, insieme a tutti i soggetti interessati, procedure, organizzazione del lavoro, sistema di sanzioni. Anche di recente sulle Apuane si sono verificati incidenti gravissimi, spesso collegati all'uso di macchine che utilizzano filo diamantato: il tema dei macchinari utilizzati nel settore lapideo deve essere affrontato con urgenza e il governo, su questo, deve darci una mano per trovare una soluzione".
La seconda questione riguarda il protocollo pluriennale (firmato oggi nella sede di piazza Duomo) "per la salvaguardia della legalità e la promozione dello sviluppo sostenibile dell'attività estrattiva nel distretto apuoversiliese". Ul " punto di svolta, tappa di arrivo di un lavoro fatto in dialogo stretto tra la Regione toscana, le Procure generali presso le corti di appello di Firenze e Genova, le procure di Massa e Lucca e il Comando regione Carabinieri forestale". Con Rossi hanno apposto la loro firma i procuratori generali delle Repubblica Marcello Viola (Procura generale presso Corte di Appello di Firenze), Valeria Fazio (Procura generale presso Corte di Appello di Genova), Aldo Giubilaro (Procura generale presso Tribunale di Massa), Pietro Suchan (Procura della Repubblica presso Tribunale di Lucca) e il Generale Giuseppe Vadalà (Comando Regione Carabinieri Forestale "Toscana"). "Bisogna farla la svolta – ha detto Rossi - altrimenti la straordinaria ricchezza che sono le Apuane, uniche al mondo storicamente e così importanti per la regione e per la nostra identità, ma anche per il lavoro rischiamo di perderla. Dobbiamo ritrovare il punto di equilibrio tra questa ricchezza, la sua ridistribuzione, l'impatto ambientale che deve essere regolato e la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori che è un valore assoluto". "Non è facile, però con questo accordo sono state poste le basi – ha proseguito il presidente - Rendiconteremo ogni 6 mesi quello che verrà fatto e andremo nei territori a confrontarci. Tutto ciò che ci siamo prefissi non potrà però avvenire senza il coinvolgimento delle forze sociali del territorio, imprenditori, lavoratori, istituzioni locali. Il nostro obiettivo è di "regolare", sul modello di quanto fatto per Prato, facendo chiudere i dormitori e mettendo in sicurezza i laboratori cinesi del macrolotto e dell'area fiorentina con risultati importanti. Ci stiamo riuscendo. E sono convinto che questo modello potrebbe venire adottato con successo anche a livello nazionale sul fronte della evasione fiscale". "L'attività di escavazione può e deve continuare, ma in maniera più sostenibile e più sicura. Non possiamo più permetterci le incidentalità e i problemi gravi per la salute che hanno segnato questi anni. Con la partecipazione delle forze sociali del territorio riusciremo a fare un passo avanti a livello anche occupazionale. Anche il rispetto dell'ambiente può produrre occupazione ed essere un valore aggiunto. In sostanza - ha concluso Rossi - è la Repubblica che intervenire. Sono convinto che la soluzione del problema cave dalla base che oggi abbiamo formalizzato possa imboccare la strada giusta a vantaggio di tutti".
Infine nel Veneto, in attesa dell’approvazione del Piano Cave, è stato approvato all’interno del collegato della legge di stabilità 2017 un articolo con alcune prime disposizioni in materia di pianificazione regionale delle attività di cava. "Un iniziativa legislativa importante - spiega l'assessore regionale all’ambiente e alla difesa del suolo Gianpaolo Bottacin - con cui salvaguardiamo in senso riduttivo il consumo di suolo rispettando contemporaneamente le esigenze espresse dal territorio in termini di necessità di escavazione". La norma approvata infatti prevede che nessuna nuova cava sarà aperta nei prossimi 9 anni e che, relativamente al tetto massimo per tutto il Veneto di 8,5 milioni di mc autorizzabili in tale periodo, per qualsiasi tipo di ampliamento d'ora in avanti sarà necessaria la valutazione di impatto ambientale; ogni ampliamento non potrà comunque superare singolarmente i 500.000 mc. "Abbiamo anche previsto un aumento del canone riconosciuto alla Regione - dettaglia l'assessore - che passa da 0.62 a 0.74 euro al mc, risorse che contiamo investire per la salvaguardia ambientale". "Una norma di buon senso quindi - conclude Bottacin - che regolamenta con precisione la materia in attesa dell'approvazione della nuova legge. Trattandosi peraltro di prime disposizioni in tema di pianificazione, auspico che a breve segua anche l'approvazione del nuovo piano cave, oltre alla legge quadro che la Giunta ha già presentato in Commissione".

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  


( red / 14.02.17 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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