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Regioni.it

n. 3107 - mercoledì 22 febbraio 2017

Sommario
- Avviso Ue: manovra entro aprile o infrazione
- Bonaccini convoca Conferenza delle Regioni per il 23 febbraio
- Agricoltura: rapporto Ismea-Svimez, forte crescita nel Mezzogiorno
- Piano lupo: rinvio in attesa incontro Regioni-Galletti
- Inflazione: dati Istat ed Eurostat
- Garavaglia (Lombardia): i tagli della manovra 2017 valgono 1,5 miliardi
- Atti della Conferenza Stato-Regioni del 2 febbraio

+T -T
Agricoltura: rapporto Ismea-Svimez, forte crescita nel Mezzogiorno

(Regioni.it 3107 - 22/02/2017) Il 21 febbraio (presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio) è stato presentato il Rapporto Ismea-Svimez sull'agricoltura del Mezzogiorno.
Per la prima volta dopo molti anni, nel 2015 il Mezzogiorno è cresciuto più del resto del Paese: il Pil del Sud registra una crescita dello 0,8%, contro lo 0,5% del Centro-Nord. Protagonista della ripresa dell'economia meridionale è l'agricoltura: la sua crescita (+7,3%) e' molto maggiore di quella dello stesso settore del Centro-Nord (+1,6%) e, nell'area, estremamente migliore di quella dell'industria (-0,3%) e dei servizi (+0,8%). E' quanto emerge dal Rapporto. Nel 2015 il valore aggiunto agricolo in Italia ha superato i 33 miliardi. Tra il 2014 e il 2015 l'incremento in termini reali al Sud e' stato del 7,3% contro l'1,6% del Centro Nord. Le regioni meridionali che hanno avuto gli andamenti migliori nel 2015 sono state Calabria, grazie soprattutto all'olio d'oliva, e Campania, con aumenti del valore della produzione superiori al 40%. Sempre nel 2015 le esportazioni italiane sono state pari a 36,8 miliardi (+7,3%). Nel 2015 sono cresciuti del 15,5% i prodotti agricoli meridionali (Centro Nord +9,6%) e del 7,6% quelli alimentari del Sud (Centro Nord +6,3%). In Europa il principale Paese importatore di prodotti alimentari meridionali è la Gran Bretagna.
I dati del 2016 dell'export agroalimentare, recentemente resi noti dall'Istat, rappresentano un nuovo record: 38,4 miliardi (+3,9%). Nel 2015 il valore degli investimenti fissi lordi in agricoltura al Sud si è attestato su 2 miliardi e 217 milioni (+9,6% rispetto al 2014).
Nel 2015 l'occupazione agricola al Sud era pari a circa 500 mila unità (+3,8% rispetto al 2014, pari a 18 mila persone). L'aumento ha riguardato sia i dipendenti che gli autonomi, ma al Sud sono più i primi nel Centro Nord i secondi. I posti di lavoro continuano a crescere anche nel 2016 (+5,8% nel primo trimestre, + 6,5% nel secondo). L'aumento riguarda soprattutto i giovani under 35 (+9,1%).
Nella prima metà del 2016 l'occupazione giovanile in agricoltura è cresciuta dell'11,3% in Italia, e del 12,9% al Sud. Una crescita alla quale ha dato un decisivo contributo il lavoro a tempo pieno (+14,4%). Anche il peso dell'imprenditorialità giovanile agricola è in forte crescita: quasi 20 mila imprese il saldo positivo al Sud dei primi mesi del 2016. Il maggior contributo è venuto dalla Basilicata, dalla Calabria e dal Molise, seguite a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna. “Ma nonostante questi andamenti incoraggianti - spiegano Ismea e Svimez - l'inerzia degli squilibri del passato li rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale. Si tratta di un fenomeno preoccupante, a cui si sta tentando di rispondere con misure dedicate al primo insediamento e con politiche di sostegno e detassazione dell'imprenditoria giovanile.
L'attrazione che l'agricoltura esercita nelle giovani generazioni è l'elemento da cui partire per rafforzare un quadro che fa ben sperare sul versante occupazionale”.
La diversificazione del settore agricolo si sta sviluppando sempre più nel corso degli ultimi anni: energie rinnovabili, agriturismo, agricoltura sociale sistemazione di parchi e giardini. Nel Sud queste attività connesse alle aziende agricole valgono 958 milioni e concorrono per il 5% al valore aggiunto del settore primario. In questi ambiti, però, il Mezzogiorno è ancora indietro rispetto al Centro Nord: emblematico il caso degli agriturismi, che nelle aree meridionali sono meno del 20% del totale nazionale.
Nel Sud le Indicazioni Geografiche Protette sono 41, le Denominazioni di Origine Protetta 65. Oltre il 70% dei riconoscimenti riguarda 4 Regioni, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. La categoria più numerosa è quella degli ortofrutticoli, 47, seguita dagli oli, 26, e dai formaggi, 14.
Tra i primi 5 prodotti che in Italia determinano da soli oltre il 60% del fatturato all'origine, ve ne e' uno solo meridionale, la mozzarella di bufala. Per quanto riguarda i vini, sono Puglia e Sicilia i due bacini meridionali più rilevanti. Tra le prime 10 DOP solo 2 sono meridionali, Montepulciano d'Abruzzo e Sicilia.
L'agricoltura nel Mezzogiorno è orientata in prevalenza alle produzioni vegetali, molto meno alla zootecnia. Il Sud detiene, infatti, quasi la metà (46%) del valore della produzione vegetale produzione dell'area, la zootecnia il 16,4% e le attività di supporto il 15,2%. I comparti più significativi sono le coltivazioni erbacee, il 48% delle quali è nel Mezzogiorno, la filiera del grano duro, le coltivazioni legnose, la filiera degli agrumi, quella dell'olio d'oliva e quella del vino. Il Sud fornisce la quasi totalità della produzione nazionale di agrumi (99,9%) e una quota rilevante della produzione olivicola e orticola, ma anche vitivinicola e cerealicola. Il 2015 è stato un anno positivo per le produzioni di legumi del Mezzogiorno, cresciute del 4,9% rispetto al 2014, e per i cereali (+4,1%). Per aumentare la competitività del settore agrumicolo bisogna modernizzare le aziende, rinnovare le varietà coltivate, investire nella commercializzazione e nel marketing.
Nel settore vitivinicolo, mediamente il ricavo dei vigneti del Sud è inferiore a quello delle regioni settentrionali e particolarmente penalizzata è la Sicilia. Gli addetti meridionali all'agroalimentare sono il 16% del totale italiano, e le unità locali meno del 25%. Al Sud l'agroalimentare è forte soprattutto in Campania, ma anche, pur se in misura inferiore, in Abruzzo, Puglia (olio) e Sicilia (agrumi e vino).
Il presidente della Svimez Adriano Giannola, commentando i dati del rapporto, ha sottolineato che “Forse ha sorpreso il ruolo trainante avuto dall'agricoltura meridionale nell'exploit del 2015 che ha visto il Sud invertire la rotta negativa e crescere più del Centro - Nord. Un ruolo confermato nel 2016, a indicare che la positiva dinamica del valore aggiunto agricolo meridionale, cresciuto nel 2015 in modo eccezionale (7,3%) non e' un episodio isolato. Certo è stato alto il tributo pagato alla crisi: il valore aggiunto del settore è diminuito cumulativamente nel Mezzogiorno del -5,3% (+6,8% nel resto del Paese) ma la flessione, molto più contenuta di quella subita (-13%) dal complesso dell'economia meridionale, indica una struttura più resiliente' e al contempo più reattiva agli elementi di stimolo che, ora, sono da salvaguardare e rafforzare - prosegue Giannola -. E conforta il dato positivo dell'occupazione con l'importante qualificazione che occupazione e imprenditorialità giovanile in agricoltura realizzano significative performance (crescita di oltre il 5% e 6% nei primi due trimetri 2016 con un incremento (+9%) degli addetti con meno di 35 anni)”.
Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, “Questi dati confermano che il Sud può essere sempre più protagonista del rilancio dell'economia italiana, puntando sul settore agroalimentare. Passa da qui una parte importante anche della lotta alla disoccupazione giovanile e proprio nel Mezzogiorno stanno nascendo realtà che interpretano con chiavi innovative e sostenibili la nuova agricoltura. Le politiche impostate dal governo negli ultimi tre anni di lavoro iniziano a dare risposte e dobbiamo proseguire con decisione su questa strada ben sapendo che ancora molto c'è da fare. Ci sono sfide aperte a partire da una più forte aggregazione e dal rafforzamento del contrasto alle agromafie e all'illegalità. E' tempo di idee e progetti per dare futuro ai nostri territori".
E visto “quello che l'agricoltura sta significando in questo momento di crisi per l'Italia, mi chiedo con grande semplicità: ma di cos'altro c'è bisogno perché nell'agenda politica si rimetta al centro l'agricoltura e gli agricoltori, coloro i quali fanno agricoltura”. A sottolinearlo è monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale Cei, nel suo intervento alla presentazione del Rapporto.
“I dati Svimez ci dicono che il settore agricolo e agroalimentare più in generale può, ed è, un motore per la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno, ma ci dicono anche un'altra cosa: che il Mezzogiorno puo' essere una grande risorsa per il Paese”. Lo dice il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, a margine della presentazione del Rapporto sull'agricoltura del Mezzogiorno realizzato da Ismea e Svimez, oggi alla Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. Infatti, spiega Oliverio, "nel corso di questi ultimi 2 anni, 2015 e 2016, il Mezzogiorno è cresciuto più del nord in termini di Pil e di recupero dell'occupazione, e il settore agroalimentare è stato il motore di questa crescita". Naturalmente, sottolinea il presidente della Regione Calabria, “sono segni ancora timidi però incoraggiano, perché dopo anni di segno negativo c'è finalmente un segno positivo e il settore agroalimentare può essere l'apripista di una prospettiva nuova di crescita nel sud”. La Calabria si pone nel “gruppo di testa” delle regioni meridionali che hanno creato la ripresa, ancora “timida” ma ripresa, nel sud, “questo a riprova che la Calabria ha grandi potenzialità”, ha detto il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, a margine della presentazione del Rapporto. “Dopo un periodo lunghissimo di depressione”, spiega Oliverio, “la Calabria oggi ha grandi potenzialità”, anche se “naturalmente è necessario assumere con maggior determinazione scelte in direzione di politiche di contesto". E' necessario quindi “che il Mezzogiorno sia reso più accessibile, che si batta la perifericità”, dice il presidente della regione. Da questo punto di vista “la portualità è una delle leve più importanti sulle quali agire”. Però "bisogna crederci e investire, perché oggi recuperare una competitività della portualità della riva europea del Mediterraneo significa creare condizioni di convenienza” per battere le offerte degli altri Paesi che si affacciano sul mare, anche alla luce del raddoppio del canale di Suez. Quindi “la portualità non è solo un'opportunità per le regioni dove sono allocati i porti, ma per il Paese e l'Europa: bisogna crederci e investire” così come “sull'intermodalità”,conclude il presidente della Regione Calabria.
Anche il Molise - sottolinea  l’Assessore alle Politiche Agricole, Vittorino Facciolla - riparte dall’agricoltura, che diventa protagonista indiscussa della ripresa economica del Mezzogiorno d’Italia. A confermarlo è proprio il rapporto Ismea Svimez. Tra gli indicatori più importanti quello relativo all’occupazione giovanile in agricoltura, cresciuta dell’11,3% in Italia e del 12,9% nel Sud del Paese. Ancora più importante se si tiene conto che il Molise, unitamente a Basilicata e Calabria, vanta il maggior contributo in termini di imprenditorialità giovanile in agricoltura; basti pensare che le iscrizioni di nuove attività da parte degli under 35superano il 38% delle iscrizioni totali dei primi 9 mesi del 2016, a fronte di una media nazionale che si attesta attorno al 31%. “Il Molise corre e i dati del rapporto ISMEA SVIMEZ lo confermano numeri e percentuali incoraggianti per la nostra regione che ha mostrato un cambio di passo rispetto al passato. Il peso dell’imprenditorialità giovanile nell’agricoltura molisana è rilevante e le politiche messe in campo per favorire un ricambio generazionale stanno dando ottimi frutti, ad iniziare dalle misure del Programma di Sviluppo Rurale destinate ai giovani agricoltori”. Di recente pubblicazione, infatti, è il bando “Pacchetto Giovani”, con una dotazione finanziaria di 6 milioni di euro; attraverso una domanda unica, i potenziali beneficiari potranno accedere contestualmente alle Sottomisure 6.1 e 4.1, finalizzate rispettivamente a favorire il primo insediamento e a sostenere gli investimenti in aziende agricole, per migliorare la loro competitività in termini economici ed ambientali. Il crescente protagonismo dei giovani e l’attrazione che l’agricoltura esercita su di loro è l’elemento da cui partire per rafforzare un quadro che fa ben sperare non solo sul versante occupazionale, ma anche su quello legato alla competitività, all’internazionalizzazione, all’innovazione tecnologica. Il rapporto Ismea Svimez certifica, inoltre, che il Molise ha registrato dal 2013 al 2015 un aumento del fatturato relativo all’export dei prodotti DOP pari al 18,8% e del 31% per i vini IGT. Una crescita che dimostra come le aziende molisane abbiano iniziato a guardare con maggior interesse all’export, puntando sulla qualità. L’importante crescita registrata dalle esportazioni del settore vitivinicolo evidenzia come eccellenze del territorio regionale continuino ad investire e ad essere riconosciute anche attraverso la partecipazione ad eventi di respiro internazionale, quali il Vinitaly, il Merano Wine Festival, il Prowine di Dusseldorf ed e altre manifestazioni del settore, in cui l’offerta di un prodotto di qualità incontra la domanda proveniente da operatori che giungono da tutto il mondo; occasioni importanti su cui l’Assessorato alle Politiche Agricole della Regione Molise punta molto.“Anche sull’export dei vini, il Molise continua la sua crescita dando prova di coraggio e determinazione, - ha precisato l’Assessore Facciolla- qualità necessarie per consentire ai produttori molisani di acquisire nuove ed importanti fette di mercato, facendosi strada nel percorso di internazionalizzazione che oramai da qualche anno è stato avviato con successo. Registriamo + 12,9% per l’occupazione giovanile nel Mezzogiorno (più della media italiana), con un peso importante dell’imprenditorialità giovanile agricola, un aumento che riguarda soprattutto i giovani under 35 (+9,1%) e l’avvio di 20 mila imprese in più al Sud, nei primi mesi del 2016, con la Basilicata che apporta il maggiore contributo, seguita dalla Calabria e dal Molise e a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna”
Un entusiamo, quello molisano, condiviso anche dall’assessore alle Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata, Luca Braia, “Sono notizie particolarmente positive i segnali di ripresa contenuti nel rapporto elaborato da Ismea e Svimez. Dati che rendono visibile lo sforzo verso il cambio di passo nelle politiche agricole che Governo e Parlamento stanno attuando negli ultimi anni, rimettendo l’agroalimentare tra i temi da cui passa lo sviluppo del nostro paese. Registriamo + 12,9% per l’occupazione giovanile nel Mezzogiorno (più della media italiana), con un peso importante dell’imprenditorialità giovanile agricola, un aumento che riguarda soprattutto i giovani under 35 (+9,1%) e l’avvio di 20 mila imprese in più al Sud, nei primi mesi del 2016, con la Basilicata che apporta il maggiore contributo, seguita dalla Calabria e dal Molise e a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna. Trend che per la nostra regione - prosegue l’assessore -  continuerà ad aumentare anche grazie alle 183 nuove imprese agricole di giovani under 40 beneficiari dei finanziamenti della prima finestra del bando Misura 6.1 del Psr Basilicata, a cui si aggiungeranno almeno altri 180 ragazzi e ragazze alla chiusura della seconda finestra prevista il 7 marzo prossimo e con una previsione di circa 600 nuove aziende agricole che saranno aperte in Basilicata entro il 2017. Lo stesso Ministro Martina, nel corso della presentazione del Rapporto ha citato la Basilicata come esempio virtuoso del cambio di passo e della scommessa sui giovani che stiamo portando avanti. Entro marzo, continuando nel percorso di accompagnamento intrapreso per i nuovi insediati con l’iniziativa ‘Agri-Cultura è Futuro’, abbiamo già in programma una iniziativa formativa sul credito insieme al sistema delle banche e Ismea nel corso del quale la Basilicata presenterà la documentazione obbligatoria e lo strumento BPOL previsti dall’Unione Europea. É arrivato il tempo per la Basilicata - continua Braia - e per il mezzogiorno di prendere in mano l’Italia e guidare il cambiamento proprio partendo dalle politiche agricole che sono ritornate al centro dell’attenzione e delle azioni sia del governo che regionali per il rilancio economico ed occupazionale. L’agricoltura rappresenta, oggi, un’opportunità che non possiamo permetterci di sprecare. Il sud sta dimostrando di ripartire proprio grazie all’agricoltura che ha assunto un ruolo di primo piano nella creazione nuovo lavoro soprattutto per i giovani che decidono di scommettervi il loro futuro e, per la prima volta da anni, la crescita è visibilmente e concretamente maggiore rispetto al resto del Paese. Il Pil cresce dello 0,8% contro lo 0,5% del centro-nord, il settore primario cresce del + 7,3% rispetto al +1,6% del centro-nord. Molto bene anche l'andamento dell'export agroalimentare del Meridione con un +15,5% per i prodotti agricoli meridionali e un +7,6% per quelli alimentari (Centro Nord +6,3%). Altre conferme della vitalità del settore arrivano dai dati Istat 2016 dell'export agroalimentare con il nuovo record nazionale a 38,4 miliardi (+3,9%).
E’ giunto sicuramente il tempo di dare maggior vigore al comparto, costruendo il contesto migliore per il futuro sviluppo economico, che non può prescindere anche dal sostegno alle filiere agroalimentari e dal provare a risolvere le questioni correlate all’accessibilità, alla lotta al dissesto idrogeologico, alle infrastrutture e alla logistica, con una grande attenzione all’innovazione, all’accompagnamento e alla formazione di coloro che decidono di intraprendere proprio in agricoltura, attraverso le opportunità date dal nostro particolare territorio e dalla qualità delle produzioni. Giovani sempre più protagonisti e desiderosi di conoscenze e formazione specifica di settore: cresce a +20% il numero di immatricolati alle facoltà universitarie del gruppo agrario rispetto agli ultimi 10 anni. Incremento degli iscritti anche agli istituti professionali agrari ed alberghieri. Sono dati che ci impongono una lettura del fenomeno in prospettiva e ci responsabilizzano sempre più nel dover trovare nuovi sistemi di sostegno per irrobustire la qualità dell'offerta formativa. Occorre lavorare alla nuova PAC - aggiunge Braia - rafforzando gli strumenti di riduzione del rischio sul reddito derivanti da calamità o speculazione e così permettere all'agricoltore di programmare investimenti a medio termine e poi nella direzione del sostegno dei prezzi e dei redditi, per stabilizzare un mondo in crescita e fermento e stimolare al concetto della multifunzionalità che permette di differenziare il reddito agricolo. L'agricoltura del nostro sud ha grandi potenzialità che cominciano proprio dalla qualità e dalla percezione che il mercato ne ha di prodotti migliori tra i prodotti nazionali. La debolezza del settore nel mezzogiorno é però nell’agroindustria, nella trasformazione e commercializzazione con un fenomeno importante di prodotti delle nostre regioni che fanno il successo dell'agroalimentare del nord Italia. Si tratta ora di accelerare e fare di più e meglio, utilizzando le più grandi potenzialità e opportunità date dalla collocazione delle regioni del Mezzogiorno, con una politica dei porti decisiva e una piattaforma agroalimentare logistica in Val Basento strettamente correlata al porto di Taranto che potrebbe diventare il porto dell’agroindustria dell'intero Mezzogiorno, capace di soddisfare la crescente domanda di cibo di qualità e Made in Italy da parte dei mercati del Nord Europa e non solo. Sono dati insomma – conclude Braia -  che ci consegnano l’obbligo di proseguire su questa strada, provando a fornire tutti gli strumenti, incoraggiando le politiche di sostegno e detassazione, ma anche formando e accompagnando verso l’organizzazione e la cooperazione, a questi giovani imprenditori agricoli attraverso cui assicurare un adeguato ricambio generazionale nel solco della sostenibilità integrale auspicata anche da Papa Francesco e del capitale umano su cui investire”.

[Molise] RAPPORTO ISMEA SVIMEZ, IN MOLISE L’AGRICOLTURA TRAINA LA RIPRESA ECONOMICA


( red / 22.02.17 )
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