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Regioni.it

n. 3197 - venerdì 7 luglio 2017

Sommario
- Banca d'Italia: Rapporti su economie regionali 2016
- Lotta alla povertà: osservazioni sul decreto per il reddito di inclusione
- Contributi allo spettacolo dal vivo: emendamenti per l'intesa
- Spettacolo dal vivo: Torrenti, chieste modifiche a decreto per contributi
- Gazzetta Ufficiale: la rassegna di giugno
- Eurostat: nel 2015 sei regioni italiane in prime 30

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Banca d'Italia: Rapporti su economie regionali 2016

(Regioni.it 3197 - 07/07/2017) C'è un andamento economico lento nel 2016, ma non troppo nel 2017. Nel corso di questi ultimi mesi la Banca d'Italia, attraverso le sue sedi regionali, ha fornito i dati sulle economie di ciascuna Regione e Provincia autonoma.
Da queste analisi abbiamo anche un quadro completo della nostra economia nazionale lo scorso anno e delle prospettive di quello in corso, che in questa prima parte del 2017 sembrano essere più espansive per la maggior parte delle regioni. Ma Sicilia, Basilicata, Valle d'Aosta e Calabria seguono meno questa crescita complessiva.
Nelle presentazioni della Banca d'Italia si legge che “nel 2016 l’economia della Lombardia ha proseguito nel percorso di moderata crescita già avviato nel biennio precedente. Il PIL della regione sarebbe aumentato dell’1,1 per cento secondo le stime di Prometeia. L’attività ha continuato a espandersi nell’industria e nei servizi, sostenuta dall’incremento delle esportazioni e dei consumi delle famiglie. Il miglioramento del mercato del lavoro e l’aumento dei redditi hanno favorito i consumi. Il calo del prodotto durante le due recessioni che si sono succedute tra il 2008 e il 2013 è stato però intenso e la ripresa, ancora debole, non ha permesso di recuperare i livelli pre-crisi. Negli ultimi quindici anni la Lombardia ha perso posizioni rispetto alle regioni europee a essa simili per grado di sviluppo e struttura produttiva, in termini di reddito pro capite e di capacità innovativa delle imprese”.
Banca d’Italia prosegue sostenendo che “le indicazioni per l’anno in corso sono favorevoli. Il miglioramento dell’attività si è intensificato nel primo trimestre e, nei programmi delle imprese, l’accumulazione di capitale dovrebbe consolidarsi, grazie anche alle agevolazioni fiscali previste per gli investimenti nelle nuove tecnologie digitali. Le condizioni di accesso al credito, generalmente distese, sosterrebbero il recupero dell’attività e degli investimenti”.
“Nel 2016 il PIL dell’Abruzzo, - afferma Banca d’Italia nella presentazione regionale - secondo le stime preliminari di Prometeia, avrebbe continuato a espandersi. Nonostante il graduale recupero, il prodotto risulta ancora inferiore di circa il 4 per cento rispetto ai livelli del 2007, sebbene la contrazione sia meno pronunciata rispetto al dato medio nazionale. Come nell’anno precedente, la crescita è stata trainata principalmente dall’industria manifatturiera, che ha beneficiato di un ulteriore, significativo incremento delle esportazioni”.
Per il Veneto nel 2016 le condizioni dell’economia “sono migliorate, favorite dal consolidamento di consumi e investimenti e dalla tenuta delle esportazioni. La crescita si è diffusa tra i principali comparti dell’industria manifatturiera e dei servizi, anche le costruzioni hanno mostrato segnali di una inversione ciclica dopo un lungo periodo recessivo. Il miglioramento è proseguito nel primo trimestre del 2017 e, secondo le opinioni espresse dagli operatori, dovrebbe estendersi all’anno in corso”.
Tra le regioni che hanno visto crescere “moderatamente” la loro economia ci sono anche Lazio, Puglia, Sardegna, Liguria, Molise,Trentino Alto Adige, Campania, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Toscana.
“Nel Lazio nel 2016 l’attività economica è moderatamente aumentata, sospinta dalla crescita dei consumi e dalle esportazioni. Per il 2017 le aspettative degli imprenditori sono di un rafforzamento della ripresa congiunturale e della spesa per investimenti”.
In Puglia "nel 2016 l’attività economica regionale ha continuato a crescere in misura modesta per effetto soprattutto della dinamica lievemente positiva dell’industria e dei servizi. La crescita è stata sostenuta dalla domanda interna, che ha beneficiato del moderato aumento dei redditi e dei consumi delle famiglie pugliesi. Le favorevoli condizioni di accesso al credito hanno contribuito alla ripresa dei finanziamenti alle imprese. Nonostante il recupero dell’ultimo biennio, il prodotto interno lordo risulta ancora inferiore di quasi 9 punti percentuali rispetto al 2007, ultimo anno prima della crisi (7 e 11 punti circa rispettivamente in Italia e nel Mezzogiorno).
"L’attività economica in Sardegna è cresciuta a tassi modesti nel 2016, riflettendo principalmente il moderato consolidamento dei consumi, a fronte dell’ulteriore indebolimento delle esportazioni. Secondo le stime di Prometeia il prodotto interno lordo a prezzi costanti è aumentato dello 0,4 per cento in ragione d’anno; il valore rimane inferiore di quasi 11 punti percentuali rispetto a quello del 2007 (7 punti percentuali in meno il dato nazionale)”.
In Sardegna "nel 2016 l’economia ligure ha proseguito a crescere leggermente, grazie ai consumi e al positivo risultato delle esportazioni; gli investimenti sono rimasti su livelli contenuti. Nell’anno in corso la ripresa dell’attività produttiva dovrebbe consolidarsi”.
In Campania "nel 2016 l’attività economica in Campania è cresciuta, riflettendo l’espansione della domanda interna, in particolare dei consumi, e di quella estera. Secondo stime preliminari di fonte Prometeia, il PIL del 2016 è risultato inferiore di circa il 14 per cento rispetto a quello del 2007.
"Nel 2016 è proseguita in Piemonte la fase di moderata ripresa dell’attività economica; vi ha contribuito soprattutto la domanda interna, in presenza di un indebolimento di quella estera. Il PIL sarebbe cresciuto dello 0,8 per cento, secondo stime preliminari di fonte Prometeia, pressoché in linea con la media italiana. Nel 2015 era tornato ad aumentare dopo tre anni consecutivi di recessione, grazie alla significativa ripresa nell’industria e a quella più contenuta nei servizi. Il miglioramento della congiuntura è proseguito nei primi mesi del 2017. Pur in un contesto che rimane caratterizzato da elevata incertezza, le previsioni formulate dagli operatori per il complesso dell’anno sono positive: il fatturato delle imprese aumenterebbe ulteriormente, trainato anche dalla ripresa della domanda estera; proseguirebbe la fase di moderata crescita degli investimenti”.
Nel Friuli Venezia Giulia "Nel 2016 si è interrotta la stagnazione dell’attività economica registrata in Friuli Venezia Giulia nell’ultimo biennio; la crescita, moderata, è stata sostenuta dall’aumento della domanda interna e, in alcuni settori, dalla domanda estera”.
Il settore manifatturiero del Friuli Venezia Giulia è continuato a crescere debolmente, “beneficiando sia della domanda estera sia di quella interna. La crescita dell’export, concentrata nella cantieristica, ha consentito di recuperare, in parte, la quota di mercato persa nella prima metà del decennio in corso; al netto di tale settore le vendite estere sono rimaste stabili. Nell’edilizia la produzione ha ristagnato. Nel terziario, il commercio al dettaglio ha beneficiato della crescita dei consumi e i settori legati al turismo hanno risentito favorevolmente dell’ulteriore aumento dei flussi turistici. Il mercato immobiliare ha mostrato segni di ripresa”.
"In Emilia-Romagna nel 2016 e nei primi mesi del 2017 è proseguita la moderata crescita, sostenuta dalla domanda interna; l’export ha rallentato dopo due anni particolarmente positivi. In prospettiva, il consolidamento della ripresa potrebbe derivare dal rafforzamento della spesa per investimenti atteso dalle imprese nell’anno in corso.
La produzione industriale è aumentata – sempre in Emilia Romagna - per il secondo anno consecutivo in quasi tutti i comparti, mentre la congiuntura nelle costruzioni è rimasta debole. Il settore terziario ha registrato una crescita moderata: i trasporti, il turismo e i servizi immobiliari hanno mostrato un miglioramento, le vendite al dettaglio sono invece leggermente diminuite. Il rallentamento della domanda mondiale ha frenato la crescita delle esportazioni. Negli ultimi anni la regione ha comunque recuperato in parte il calo della quota di commercio mondiale subìto durante gli anni della crisi, grazie soprattutto al mix di prodotti esportati; l’aumento delle vendite all’estero ha superato sia quello della sua domanda potenziale sia quello del commercio mondiale. Le prospettive di moderata crescita della domanda, gli incentivi agli investimenti e i bassi tassi d’interesse hanno sostenuto anche nel 2016 l’accumulazione di capitale, soprattutto nell’industria. Le previsioni formulate dalle imprese - in Emilia Romagna - segnalano per quest’anno investimenti in aumento, anche collegati a “industria 4.0”. La redditività delle imprese si è stabilizzata sui livelli del 2015; la capacità di autofinanziamento e la liquidità si sono mantenute elevate. La lunga recessione ha determinato l’uscita dal mercato delle imprese più vulnerabili, con un aumento della quota di quelle con elevata solidità economico-finanziaria”.
In Umbria "dopo il forte recupero del 2015, lo scorso anno l’attività economica regionale ha continuato a crescere seppure a un ritmo meno sostenuto. L’andamento è stato frenato dal rallentamento delle esportazioni. La domanda interna si è invece rafforzata grazie all’espansione di consumi e investimenti. Gli operatori si attendono per il 2017 la prosecuzione della fase di ripresa, in un contesto che reputano ancora incerto”.
Nelle Marche "nel 2016 l’attività economica nelle Marche è cresciuta in misura modesta, meno che in Italia, con un indebolimento nel secondo semestre dell’anno. Vi ha influito anche una devastante serie di eventi sismici che ha coinvolto un’ampia porzione del territorio regionale; come primo impatto sull’economia, la sequenza sismica ha sottratto flussi turistici al territorio colpito e ha ostacolato le attività economiche dei luoghi più vicini agli epicentri, caratterizzati da una prevalente specializzazione nell’agricoltura e nelle attività manifatturiere e commerciali a essa maggiormente legate.
Hanno invece continuato a sostenere l’attività produttiva le imprese industriali di medie e grandi dimensioni, che hanno anche intensificato gli investimenti.
La lenta crescita dell’economia è proseguita nei primi mesi del 2017. Per il resto dell’anno, secondo le valutazioni formulate dalle imprese, le prospettive relative agli ordini interni ed esteri e le intenzioni di investimento rimarrebbero moderatamente favorevoli. Un sostegno alla ripresa economica, in particolare nel settore delle costruzioni, potrebbe venire dall’avvio delle opere di ricostruzione post-sisma”.
"In Toscana nel 2016 l’attività economica è cresciuta a un ritmo moderato, analogo a quello nazionale. La dinamica ha beneficiato del consolidamento dei consumi e dell’apporto del canale estero, a fronte della debolezza degli investimenti. Per l’anno in corso le imprese si attendono un leggero aumento del fatturato e una sostanziale stabilità dell’accumulazione di capitale; le banche prefigurano un aumento della domanda di credito e un lieve irrigidimento dei criteri di offerta”.
Crescita moderata che interessa anche il Trentino. Per quanto riguarda l'economia delle Province autonome di Trento e di Bolzano, “nel 2016 l’attività economica nella provincia di Trento è aumentata lievemente, dopo una prolungata fase di scarso dinamismo (tra il 2007 e il 2015 il PIL è diminuito del 2,4 per cento); l’espansione dei servizi, soprattutto di quelli legati alle attività turistiche e commerciali, è stata compensata da nuove difficoltà nei comparti dell’industria e delle costruzioni. Gli andamenti economici dell’Alto Adige sono nettamente migliori e hanno consolidato l’elevata crescita registrata nell’ultimo decennio (il PIL è aumentato del 7,6 per cento nel periodo 2007-2015); l’espansione ha interessato tutti i comparti grazie al perdurante traino della domanda estera e del turismo”.
In Molise "nel 2016 la crescita dell’attività economica in Molise è proseguita, seppure attenuandosi rispetto all’anno precedente, grazie all’espansione dei consumi e delle esportazioni. Nelle stime di Prometeia, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,4 per cento, meno che in Italia ma in misura pressoché analoga al Mezzogiorno; nel confronto con il 2007, tuttavia, si è ridotto di circa un quinto”.
Ora vediamo le regioni che sono risultate più in difficoltà secondo la Banca d’Italia: Sicilia, Basilicata, Valle d’Aosta e Calabria.
"In Sicilia la ripresa economica, iniziata nel 2015, è rimasta debole e non si è ancora diffusa alla generalità dei settori produttivi; i redditi e i consumi delle famiglie sono aumentati nel corso del 2016 in misura contenuta e la crescita dell’occupazione si è interrotta nel secondo semestre. Nonostante che la domanda aggregata abbia esercitato uno stimolo ancora modesto all’accumulazione, gli investimenti delle imprese sono aumentati, beneficiando della riduzione dei costi di finanziamento e dei nuovi incentivi fiscali introdotti dal Governo”.
In Basilicata "nel 2016 l’attività economica regionale è tornata a diminuire, dopo la crescita dell’anno precedente. Si è pertanto nuovamente ampliato il divario negativo in termini di PIL rispetto al livello pre-crisi, che nel 2015 era giunto a sei punti percentuali (‑8 e ‑12 rispettivamente in Italia e nel Mezzogiorno). Il calo del prodotto nel 2016 è riconducibile soprattutto alla temporanea flessione della produzione nel comparto estrattivo. Nel manifatturiero e nei servizi è proseguita la fase di crescita, mentre il comparto delle costruzioni è risultato ancora in flessione. Le favorevoli condizioni di accesso al credito hanno contribuito alla ripresa dei finanziamenti alle imprese”.
"Nel 2016 l’attività economica in Valle d’Aosta è rimasta nel complesso debole. Nel 2015 il PIL era calato per il quinto anno consecutivo, in base ai nuovi dati rilasciati dall’Istat nel dicembre scorso.
In Calabria "In Calabria nel 2016 la crescita dell’attività economica si è attenuata rispetto al 2015, quando l’andamento del PIL aveva beneficiato dell’annata particolarmente positiva del settore primario e dell’afflusso di fondi pubblici connesso alla chiusura del ciclo di programmazione comunitaria 2007-2013. I divari negativi rispetto ai livelli pre-crisi rimangono ampi”.




Presentazione del rapporto annuale sul 2016 "L'economia della Lombardia" - 05.07.2017
 


( Giuseppe Schifini / 07.07.17 )
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