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n. 3204 - martedì 18 luglio 2017

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UE, giovani e lavoro: in Italia il doppio di "neet"

(Regioni.it 3204 - 18/07/2017) La Commissione europea lancia l’allarme per il lavoro giovanile in Italia: aumenta la povertà e un giovane su cinque non studia, nè lavora. Sono quelli che vengono chiamati "neet". Lo rileva l'indagine 2017 sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione europea.
Quindi nell’Unione europea l’Italia ha più 'neet' di altri paesi: i giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro sono il 19,9% (la media europea è 11,5%). La differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%. Mentre il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema è l’11,9% ed è aumentato fra 2015 e 2016. Siamo anche il Paese dove il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d'Europa (più del 22,6%),
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, commenta che quelli sui “neet” sono dati negativi, “il doppio della media europea, ma in 2 anni si sono ridotti del 5%. Non ci possiamo accontentare, ma dobbiamo anche sapere che la direzione assunta produce risultati”. “Abbiamo ancora un problema – afferma Poletti – molto serio relativo all'occupazione giovanile. Per trovare un posto di lavoro nel nostro paese ci vuole più tempo rispetto ad altri", che sottolinea come i nostri giovani "non sono 'sdraiati', ma sono giovani che si impegnano attivamente per cercare un lavoro. Abbiamo bisogno di produrre più opportunità di lavoro per i giovani”.
Anche la Commissione europea è impegnata a combattere il fenomeno, riducendo la disoccupazione in generale e la disoccupazione giovanile in particolare. Dal picco della crisi nel 2013 il numero dei giovani disoccupati è diminuito di 1,8 milioni di unità e quello dei giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (i cosiddetti NEET) di 1 milione di unità. “Con la proroga della garanzia per i giovani, l'integrazione finanziaria offerta dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e dall'iniziativa che prevede di continuare a investire nei giovani d'Europa, presentata di recente, la Commissione intende massimizzare le possibilità dei giovani sul mercato del lavoro”.
Comunque il fenomeno investe tutta l’Unione europea, quando la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008, creando dal 2013 oltre 10 milioni di posti di lavoro. Sui giovani “grava un onere particolarmente elevato: tendono ad avere più difficoltà a ottenere un posto di lavoro e si trovano più spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale”.

 



( Giuseppe Schifini / 18.07.17 )
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