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Regioni.it

n. 3221 - lunedì 4 settembre 2017

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 7 settembre
- Conferenza Unificata il 7 settembre
- Regionalismo: si riapre il confronto politico
- Protezione civile: raccomandazioni per affrontare maltempo autunnale
- Dibattito vaccini: Fedeli, Maroni, Zaia e Lorenzin
- Stupri di Rimini: Regioni ringraziano forze dell'Ordine

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Regionalismo: si riapre il confronto politico

(Regioni.it 3221 - 04/09/2017) "Non c'è mai stato nessun governo in questo Paese che ha presentato un programma in cui era scritto che consegnava alle Regioni la quasi totalità o la gran parte delle risorse che si trasferiscono attraverso il fisco a Roma". Per questo siamo pronti a discutere con le altre Regioni perché "a quell'obiettivo ci stiamo già lavorando e a quella strada proveremo ad andare fino in fondo; non c'è colore del governo nazionale che tenga". Lo ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, durante il dibattito dibattito al Meeting di Cl assieme ai colleghi di Liguria, Lombardia e Provincia autonoma di Trento. "Dobbiamo lavorare perché ciò che la Costituzione prevede  venga messo in campo - ha proseguito Bonaccini -. Non voglio attendere che venga cambiata la Costituzione perché perderemmo dei decenni. Vogliamo che nel giro di poche settimane che il governo ci dica che le proposte che noi avanzeremo sia possibile ottenerle. Per la prima volta - ha detto ancora Bonaccini - ce la possiamo fare e fare davvero. Credo sia  una bella sfida che sta nella direzione di riconoscere un premio a chi è capace. Penalizzare chi governa male, ma non penalizzare i cittadini che vivono in quelle regioni che governano male, altrimenti saremmo 'becchi e bastonati'. C'e' bisogno di organizzare meglio il sistema istituzionale del paese. Penso che un ragionamento, anche nella Conferenza delle Regioni, su una riorganizzazione istituzionale,  anche aggregativa delle Regioni italiane, sia un tema che andra' nei prossimi mesi affrontato", ha aggiunto il presidente della Regione Emilia Romagna e "Noi siamo determinati a dimostrare che si puo' ottenere piu' autonomia percorrendo la Costituzione fino in fondo". Bonaccini ribadisce la richiesta che il percorso "si chiuda in fretta". Dopo aver incassato il mandato politico dall'Assemblea legislativa e aperto la trattativa col Governo in settembre, "voglio una risposta in poche settimane dal Parlamento", che dovrà esprimersi sull'autonomia dell'Emilia-Romagna con una legge approvata a maggioranza qualificata. Bonaccini pero' non si accontenta e alza il tiro, facendo proposte concrete: "Il Governo istituisca un fondo per gli investimenti delle Regioni a cui viene concessa maggiore autonomia. Non è possibile che chi e' virtuoso e ha conti in ordine non debba essere premiato". Cosi' come "è un fatto di etica pubblica che su Regioni che non sanno utilizzare al meglio le risorse pubbliche si faccia finta di niente". Infine, da presidente della Conferenza delle Regioni, Bonaccini lancia un'ultima sollecitazione. "Credo che dovremo fare un ragionamento, in seno alla Conferenza, su una riorganizzazione anche aggregativa delle Regioni, per avere maggiore competitività a livello globale- sostiene il presidente- penso che sia un tema da affrontare nei prossimi mesi, senza ricette precostituite".
Infine secondo Bonacini, le Regioni possono avere senso "nella misura in cui sono in grado di dare risposte rapide ai bisogni dei cittadini, laddove le istituzioni hanno perso di credibilità per la lentezza decisionale, per la farraginosità con cui le decisioni vengono eseguite, ed anche per il tema della corruzione. Al tempo stesso dobbiamo semplificare il quadro istituzionale: io e Rossi ad esempio siamo in prima linea nella campagna per accorpare i comuni. Non solo: le Regioni devono imparare a lavorare di più insieme. Le quattro grandi regioni del bacino padano, in cui vive il 40 per cento della popolazione, lo stanno facendo. Abbiamo firmato  un acccordo nel quale abbiamo stabilito che lavoreremo assieme per abbattere le emissioni in atmosfera. Dobbiamo continuare su questa strada, indipendentemente dall'appartenenza, dall'ideologia".
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, si dice "pronto a mettere parte delle risorse che tratterremmo in un fondo di solidarietà per le altre Regioni, ma non in forma assistenziale come avviene ora. Sono pronto a dare una mano concretamente. In questo senso ritengo che l'autonomia sarebbe un vantaggio non solo per la Lombardia, ma anche per tutto il resto del Paese. Anche perché chiamerebbe in causa il principio della responsabilità: chi governa bene viene premiato, chi governa male viene penalizzato. Principio che oggi, rispetto alle Regioni, non esiste". Facendo poi riferimento alla imminente consultazione referendaria in Lombaria, Maroni ha spiegato che   ha detto che "Quella del referendum è una scelta democratica, la sovranità appartiene al popolo e voglio che io popolo lombardo si possa esprimere su questa riforma". La 38ª edizione del 'Meeting per l'amicizia tra i popoli' a Rimini, e in partricolare il confronto tra i presidenti Giovanni Toti (Liguria), Stefano Bonaccini (Emilia-Romagna), Roberto Maroni (Lombardia)  e Ugo Rossi (Provincia autonoma di Trento) sul tema 'Quali eredita' politiche ci consentono di portare avanti l'Italia?' ha dunque consentito di fare il punto su  "riforme" che "sono importanti, anzi fondamentali - ha sottolineato Maroni -, ma sono difficili da fare, perché ci sono tantissime resistenze. La prima viene dagli apparati centrali, che hanno degli interessi da difendere. Formigoni ci ha provato, ma non ci è riuscito, perché Roma è così: lui si è presentato come governatore, senza fare il referendum, io invece, che sono stato eletto dal popolo, al contrario di questo Governo, voglio andare con la forza del popolo lombardo dietro di me. Io ho una certa esperienza politica alle spalle e so come vanno queste cose: c'è sempre qualcuno che blocca. Le riforme sono complicate, ma sono essenziali - ha proseguito -: come farle quindi? Riportando la responsabilita' a Roma e andando a trattare col Governo, lasciando al Governo di decidere se darci o no l'autonomia prevista dalla Costituzione? Si puo' fare, ma in tutti questi anni non e' mai successo. Auguro quindi fortuna al collega Bonaccini, che ci prova, ma temo che, al massimo, il Governo possa dare qualche compensazione, con un po' di risorse: ma non è quello che voglio, io voglio davvero cambiare la storia del rapporto tra le Regioni virtuose e il centro. Il debito pubblico è aumentato - ha sottolineato -, che ha toccato un nuovo record, nonostante tutte le Regioni abbiano ridotto le spese: è aumentata solo la spesa degli apparati centrali. Chiedere quindi proprio a loro di darci risorse sembra piuttosto complicato". "Per questo ho scelto la via democratica del referendum - ha spiegato -, che e' previsto dallo Statuto della Regione e sono contento di farlo con il Veneto, non solo per i legami storici del Lombardo-Veneto, ma perché il voto popolare darebbe a me e Zaia il potere negoziale e di trattativa con il Governo. Sono andato diverse volte con questo Governo, e con quelli Renzi e Letta, a chiedere di aprire la trattativa, ma mi hanno offerto qualcosina, a me non basta. Io vorrei che si capisse che è una grande occasione e che non è il referendum di Roberto Maroni o della Lega, è il referendum dei cittadini lombardi - ha ribadito - e non è un caso che molti sindaci, concreti, si siano schierati a favore".
"Voglio ottenere il riconoscimento della specialita' della Regione Lombardia, e a questa specialita', dimostrata da moltissimi dati statistici, fa riferimento anche il quesito del referendum - ha concluso Maroni -. Il residuo fiscale della Lombardia è di 54 miliardi: io mi accontento di poterne trattenere la metà. Non è giusto che lo Stato investa per ogni cittadino lombardo 2200 euro e nelle altre quattro Regioni fino a quattro volte tanto. Eppure, nonostante questo, noi riusciamo a realizzare cose enormi, come nella sanita', per la quale siamo riusciti a recuperare ulteriori 500 milioni di euro da investire, grazie alla nostra buona gestione. Lo stesso vale, per esempio, per il trasporto dei ragazzi disabili a scuola, che non sarebbe di nostra competenza, ma di cui ci siamo voluti fare carico, per non lasciare il peso sulle spalle delle famiglie. Spero, quindi, che si capisca che questa volta siamo di fronte a una possibilità straordinaria, per ottenere un risultato storico".
Secondo il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, "Dalle Regioni oggi si può aspettare tanto. Chi governerà il paese nella prossima legislatura, ha davanti due sfide importanti: una riguarda le riforme strutturali, l'altra le riforme istituzionali. Le riforme istituzionali non sono riuscite né alla destra, né alla sinistra e credo che le Regioni nella prossima legislatura possono contribuire a costruire un'architettura istituzionale rimasta a metà. Le Regioni, negli ultimi anni, hanno fatto un percorso più virtuoso di quello fatto dal governo centrale. Nel quadro di finanza pubblica, lo Stato centrale ha risparmiato in modo meno efficiente di quanto fatto dalle Regioni". Lo ha detto il intervenendo a un convegno nel corso del Meeting di Rimini. "Si devono portare i servizi i piu' vicino possibile ai cittadini. La prossima legislatura - ha aggiunto - deve avere una maggioranza parlamentare con la quale le Regioni possano interloquire, a Roma le Regioni devono avere un interlocutore credibile".
Per "dare una mano ai conti dello Stato" e dimostrare che utilizzando le forze e le risorse presenti nei territori "è possibile migliorare la qualità dei servizi". Tutte le Regioni italiane "che corrono" dovrebbero stringere un'alleanza per rimettere al primo posto del dibattito politico il tema dell'autonomia. A proporlo è stato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, nello stesso convegno al Meeting di Cl. "Bisogna abbandonare la 'colorazione' politica che il tema dell'autonomia assume nel dibattito politico e fare una grande alleanza in nome del principio di sussidiarietà per dare una forza al nostro Paese valorizzando l'esperienza positiva della nostra società - ha spiegato Rossi -. Bisogna abbandonare l'abitudine che per tanti anni c'è stata in Italia che a seconda di chi governava l'autonomia assumeva un colore o un altro". Insomma "Penso che abbiamo il dovere di lasciare da parte i colori politici per costruire una grande alleanza fra regioni nel nome dell'autogoverno, edella valorizzazione del principio di sussidiarietà, caro anche a chi frequenta questo meeting, dando spazio alle forze positive presenti nei nostri territori. L'autogoverno e' un patrimonio di tutti e va a vantaggio dell'intero Paese. Dobbiamo anche lasciare 'correre' le regioni che sono capaci di correre, che hanno i conti in ordine e che dimostrano di sapere dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. La storia dell'Autonomia speciale del Trentino racchiude una lezione molto chiara: il Trentino nel 1948 aveva un reddito pro capite del 30 per cento più basso della media nazionale, oggi è del 30 per cento più alto. Un risultato dovuto all'esercizio dell'autogoverno. Che è anche, in primo luogo, un esercizio di responsabilità".
L'incontro, moderato dal vicedirettore di Tgr Enrico Castelli, ha consentito anche di riepilogare gli esempi e i modelli a cui il regionalismo e l'autonomismo si rifanno. Per il Trentino, ha ricordato Rossi, strappando alla platea un lungo applauso, "in primo luogo quello di Degasperi, che già nella sua veste di deputato al Parlamento di Vienna si era battuto in favore dell'Autonomia del Trentino, ma senza mettere in discussione i confini dell'allora Impero austroungarico, del quale il Trentino faceva parte". Autogoverno e unità nazionale, insomma, posso convivere. Anzi, l'esercizio di ampi poteri di autogoverno da parte delle Regioni che sono più pronte a farlo , alla fine, va a vantaggio di tutti, come si è visto anche nel lungo e travagliato periodo di crisi che l'Italia ha dovuto recentemente attraversare.  Rossi ha quindi condotto  l'attenzione del pubblico verso l'esperienza dell'Autonomia del Trentino e l'eredità di Degasperi. "Capisco che le altre regioni ci invidino - ha detto - ma non tanto per i fondi che amministriamo, quanto perché abbiamo la straordinaria opportunità di poter decidere su quasi tutte le materie importanti per la comunità. Ciò naturalmente fa sì che noi amministratori si venga riconosciuti  come meritevoli per le cose fatte e colpevoli per quelle non fatte. L'imprenditore di Castelfranco con chi se la prende se non gli costruiscono una bretella che colleghi la sua azienda all'autostrada sulla quale far viaggiare le proprie merci? Con lo stato, con l'Anas? In Trentino i responsabili sono immediatamente riconoscibili. Ma la storia ci insegna anche che quando una riforma, quella del Titolo V, ha aperto per le regioni a posto con i conti la possibilità di chiedere allo Stato di esercitare alcune competenze, ciò non è avvenuto. Siamo nel 2017 e non c'è alcuna regione che ha utilizzato questa opportunità. Ci fu un tentativo, fatto da tre regioni, ma naufragò perchè il livello centrale non consentì di portarlo a termine. Eppure l'esempio dell'Autonomia speciale del Trentino è chiaro.  Penso che abbiamo il dovere di abbandonare i colori politici, per dare vita ad una grande alleanza nel nome della valorizzazione del principio di sussidiarietà e dare spazio alle forze positive presenti nei territori".
 
 


( sm / 04.09.17 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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