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n. 3227 - martedì 12 settembre 2017

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Vendemmia: 2017 annata difficile

(Regioni.it 3227 - 12/09/2017) I cambiamenti climatici su scala globale e la siccità lasciano il segno anche sulla vendemmia in corso che dovrebbe attestarsi sopra i 40 mln di ettolitri, confermando peraltro il primato produttivo mondiale dell'Italia davanti a Spagna e Francia. Le stime vendemmiali, presentate da Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea per l'Osservatorio del Vino, prefigurano una perdita media del 26,1%, con punte di flessione in Valle d'Aosta (-32,5%), e al Centro-Sud e isole: Toscana -32,5%, Umbria -35%, Lazio -32,5%, Abruzzo -30%, Puglia - 30%, Basilicata -32%, Sicilia -35%, e Sardegna -35%.
Non va meglio ai nostri diretti concorrenti. I vignerons francesi, ha detto Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Européen Entreprises Vins (Ceev), si fermano a quota 37,2 mln di ettolitri in calo quest'anno del 18%, e in flessione costante (-17%) negli ultimi cinque anni. La Spagna produrrà 35 mln ettolitri mentre la vendemmia in Germania si dovrebbe attestare a 8,1 mln di ettolitri, in calo del 10%. In controtendenza il Portogallo che vede crescere del 10% la raccolta d'uva per un totale di 6,6 mln di ettolitri. Tra i principali competitor nel mondo, nel 2017 produzione di vino stabile negli Usa; Australia +5%; Sud Africa +1,4%; Cile -10%; Argentina +10%.
“Il calo di produzione nella vendemmia in corso non ci lascia sereni e lavoriamo per trovare soluzioni, anche emergenziali. Ci siamo già attivati per un ulteriore finanziamento per il Fondo di solidarietà”, ha annunciato il vice ministro delle Politiche agricole, Andrea Olivero. ''Una vendemmia decisamente complessa - ha commentato il presidente dell'Uiv Ernesto Abbona – coi cambiamenti climatici che stanno incidendo in maniera determinante sulle pratiche viticole. In pratica qui si vede il mestiere: perdite minori e maggiore qualità sono registrate nei vigneti curati professionalmente". Da Nord a Sud, l'acqua e gli invasi sono il cruccio dei produttori. Il siciliano Antonio Rallo chiede di "pensare al futuro: va modernizzata una rete di distribuzione fatiscente sia per gli usi civici che agricoli''.
A Castello Banfi (Montalcino), ha detto il dg Enrico Viglierchio, "dagli anni 80 abbiamo investito in invasi e tecniche di irrigazione che coprono il 90% dei filari. L'irrigazione smart è oggi uno strumento qualitativo per il vino e ci ha permesso di ridurre le perdite al 20%''. ''Anche in queste condizioni estreme - ha aggiunto Abbona - la flessione produttiva ci sprona a lavorare per incrementare il valore del prodotto e dell'export. I primi mesi del 2017 - ha precisato - segnano un recupero del prezzo medio a litro ma va stabilizzato per la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera". Il dg dell'Ismea Raffaele Borriello ha richiamato "attenzione alle polizze assicurative contro i rischi climatici anche per il settore vino. Un appello raccolto dal parlamentare Nicodemo Oliverio, capogruppo in commissione Agricoltura della Camera: stiamo lavorando a una risoluzione per le assicurazioni nel comparto vitivinicolo, ha annunciato.
Nel 2016 il fatturato del settore Vino ha, secondo dati Uiv-Ismea, raggiunto i 12,8 miliardi di euro, valore che rappresenta il 9,7% del fatturato totale dell'industria alimentare.
In controtendenza al crollo generale della produzione di vino in Italia tiene solo quello biologico grazie all'aumento boom del 23,8% delle vigne "al naturale" nel 2016. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento alle previsioni per la vendemmia 2017 di 40,02 milioni di ettolitri con una riduzione del 26% rispetto ai 54 milioni nel 2016. "Con oltre 103mila ettari coltivati, l'Italia - sottolinea la Coldiretti - conquista la leadership mondiale per incidenza delle vigne biologiche sul totale per effetto di una crescita vertiginosa spinta dall'aumento straordinario della domanda, con le vendite che in Italia sono state pari a 275 milioni di euro (+34%) e le esportazioni che hanno raggiunto i 192 milioni di euro (+40%) nel 2016, secondo dati Nomisma. Si tratta - conclude Coldiretti - di un altro capitolo della decisa svolta qualitativa che ha permesso all'Italia di cogliere le nuove opportunità che vengono dal mercato e di conquistare i vertici mondiali".
Certamente la vendemmia 2017 sarà – sempre secondo la Coldiretti - tra le più scarse del dopoguerra, ma la qualità è salva e l'Italia manterrà comunque il primato mondiale tra i produttori. A determinare il calo della produzione è stato il bizzarro andamento climatico con un inverno asciutto e più mite, un precoce germogliamento della vite che ha favorito danni da gelate tardive ma anche siccità persistente e episodi localizzati di grandinate. La conseguenza è stata un calo dei raccolti record del 24% per una produzione che supererà a malapena i 41,1 milioni di ettolitri, tra le più scarse dal 1947.
Le stime della Coldiretti diffuse il 7 settembre differiscono però da quelle dell’Uiv. “Analizzando la situazione produttiva italiana a livello regionale – si legge in una nota della Coldiretti - ci si trova dinanzi a un campo piuttosto variegato con cali del 40% previsto in Lazio e Umbria, del 35% in Sicilia, del 30% in Toscana, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta, del 25% nelle Marche e in Lombardia, In Sardegna del 20% mentre in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto la riduzione è del 15% e in Trentino Alto Adige del 10%. In controtendenza la Campania dove si stima un aumento del 5%.
Dal punto di vista qualitativo se non ci saranno sconvolgimenti si prevede che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola.
Intanto, vola la domanda del vino italiano all’estero che per effetto di un aumento del 6,3 % in valore fa registrare il record storico rispetto allo scorso anno quanto erano stati raggiunti su base annuale i 5,6 miliardi di euro. E cresce a doppia cifra il vino biologico con un aumento del 23,8% delle vigne “al naturale” nel 2016.  
“Le prime previsioni Assoenologi indicano una produzione di vino e mosto inferiore di ben 13 milioni di ettolitri rispetto allo scorso anno pari ad una flessione di circa il 25%. A memoria d'uomo non si ricorda una stagione come quella in corso, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un'inusuale ed eccezionale portata". A dirlo il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella. "Ad aprile -ricorda- un'ondata di gelo ha attraversato la Francia, la Spagna e tutto il nostro Paese, 'bruciando' molti germogli ormai già ben sviluppati, e quindi, purtroppo, non più in grado di fruttificare.
Un lungo periodo di siccità, fatte salve alcune regioni del Nord, che ancora persiste, ha messo a dura prova i vigneti del Centro-Sud Italia che hanno dovuto subire anche una straordinaria ondata di caldo, che ha coinvolto anche il Nord, iniziata sin da maggio, raggiungendo il suo apice nei mesi di luglio ed agosto, tanto che la colonnina del termometro ha fatto spesso registrare valori al di sopra dei 40 gradi”. "I vigneti del Nord -spiega- hanno invece potuto beneficiare, durante i mesi di luglio ed agosto, di provvidenziali piogge anche se spesso sono state accompagnate da forti grandinate che, in alcuni casi, hanno compromesso la produzione in diversi areali. Fortunatamente si riscontrano anche delle zone che non hanno avuto problemi, grazie a qualche pioggia estiva e soprattutto all'oculata e scientifica gestione dei vigneti, o all'eventuale disponibilità di acqua da irrigazione e alla naturale resistenza a questo clima estremo di alcune cultivar specialmente indigene”.
Ma se è vero che per effetto delle condizioni climatiche anomale quest'anno la vendemmia sarà tra le più scarse del dopoguerra, vola la domanda del vino italiano all'estero, che per effetto di un aumento del 6,3 % in valore fa registrare il record storico rispetto allo scorso anno quanto erano stati raggiunti su base annuale i 5,6 miliardi di euro.
"La vendemmia del 2017 per effetto del caldo e della siccità si classifica – ha ribadito la Coldiretti - come la più precoce dell'ultimo decennio con un anticipo di circa dieci giorni rispetto allo scorso anno è dunque in forte calo per il bizzarro andamento climatico con un inverno asciutto e più mite, un precoce germogliamento della vite che ha favorito danni da gelate tardive ma anche siccità persistente e episodi localizzati di grandinate”.
I violenti nubifragi e la grandine su un’ agricoltura stremata dalla siccità aggravano il conto dei danno di una pazza estate segnata dal rincorrersi di eventi estremi che hanno provocato in Italia danni alla produzione agricola nazionale, alle strutture e alle infrastrutture per un totale pari a più di 2 miliardi di euro in un decennio. E' quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dell'ondata di maltempo che hanno interessato a macchia di leopardo l'Italia.
Le ''Devastanti grandinate hanno distrutto il raccolto di numerose aziende agricole, dal kiwi alla soia fino ai vigneti'', spiega l'associazione degli agricoltori in una nota. Per salvare i grappoli d'uva è stato deciso l'avvio di una vendemmia di emergenza. Se la pioggia non si fa vedere per cento giorni, afferma Coldiretti, ''il suolo diventa incapace di gestire il flusso idrico”.
"Parlare di questa stagione mi mette tanta tristezza. La vendemmia sta registrando dati negativi in tutte le regioni. Aborro quando sento alcuni colleghi parlare di annata del secolo, è un'annata povera anche sul piano qualitativo", ha detto il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, nel corso di un convegno a Camerano (Ancona) dall'Istituto Marchigiano di Tutela Vini in occasione dei 50 anni della Doc del Rosso Conero. "Gli enologi non devono seguire logiche di mercato – aggiunge Cotarella - né cercare di indorare la pillola, non è utile per nessuno. Il mio non è un de profundis e sono tutto meno che catastrofista - conclude Cotarella -, ma la situazione è questa e vi posso garantire che in Spagna e in Francia lo scenario è simile. In questo momento, a fronte di un innalzamento del grado zuccherino, riscontriamo comunque un'altissima acidità. E questo è molto anomalo".
"Cotarella porta una ventata di realismo, la situazione non è bella. Eravamo abituati negli ultimi anni ad avere delle annate molto buone, e avevamo creato una sorta di gara a premi tra regione e regione e paese e paese a chi produceva di più e meglio". Il presidente di Federvini e patron di Masi Agricola, Sandro Boscaini, è sostanzialmente d'accordo con le affermazioni del presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, ma Boscaini sottolinea però che "il maggior effetto negativo di questa stagione strana e anomala, dove il meteo è stato protagonista negativo, è il calo di quantità di uve. La qualità va invece un po' a macchia di leopardo". Per il presidente di Federvini bisogna adottare misure di difesa, anche implementando gli strumenti di ricerca, verso un clima che ormai regolarmente si presenta con eventi estremi. Quindi, ampliare le zone di impianto di produzioni storicamente nate e prosperate in talune aree, "può metterle maggiormente a rischio degli eventi estremi". Il fatto che poi Cotarella abbia riscontrato nelle uve "un'altissima acidità, a fronte di un innalzamento del grado zuccherino", è interpretabile, secondo Boscaini, nell'ottica positiva che “quando un vino ha acidità, ha anche resistenza nella sua durata”. L'invito del presidente di Federvini è comunque di aspettare prima di tirare giudizi finali sulla vendemmia di quest'anno, "per vedere come stanno effettivamente le cose". "Magari - conclude - la natura potrà aiutare con le piogge le uve non ancora alcoliche a migliorare negli ultimi giorni che ancora mancano alla chiusura della vendemmia”. Per Boscaini "Questa è stata un'annata climaticamente strana e anomala di cui non ho ricordo nei miei cinquant'anni di lavoro ma tutto sommato non negativa dal momento che le qualità in generale sono buone". "Scarsa purtroppo la quantità - aggiuneg Boscaini - con percentuali di carenza anche notevolmente differenti da zona a zona rispetto ad un'annata media". "Gli estremi climatici registrati quest'anno – aggiunge Boscaini che è anche presidente di Federvini - evidenziano la necessità di accelerare sul fronte della ricerca in tema di varietà e portainnesti resistenti al calore e alla siccità. E' indubbio, infatti, che sia in atto un cambiamento a livello globale, con ripercussioni anche sulla viticoltura. Per quanto ci riguarda la vendemmia 2017 ha messo in luce che le zone viticole storiche e tradizionali, come ad esempio la Valpolicella classica, hanno una capacità di resistenza alle avversità e ai cambiamenti metereologici maggiore rispetto ai vigneti delle zone di recente piantagione”.
Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti, sostiene che “Nel complesso qualitativamente la vendemmia sta andando bene, ma quello che preoccupa la nostra denominazione è sicuramente la quantità, inferiore anche alle aspettative, che già non erano rosee. In alcune zone addirittura ci confrontiamo con riduzioni della produzione fino al 50%. I vigneti che ormai hanno sofferto a causa della gelata e della siccità non si potranno recuperare - aggiunge Busi -. In altri casi forse un beneficio dalla pioggia alcuni vigneti potrebbero ottenerlo, ma le tanto attese precipitazioni ancora non sono arrivate, e la prossima settimana potrebbe già essere tardi”.
Antonio Rallo, winemaker dell'azienda di famiglia Donnafugata, con vigneti in tutta la Sicilia dice che “E' stata una vendemmia complessa e impegnativa, ma chi ha saputo lavorare con efficienza e con l'aiuto di un buona squadra, come nel mio caso, non mancherà di raccogliere risultati: le premesse per avere dei buoni vini ci sono. Sicuramente abbiamo riscontrato un calo quantitativo - prosegue Rallo -, ma avremo in molti casi degli ottimi vini. Non dimentichiamoci - conclude Rallo - che parliamo di un territorio che vanta varietà autoctone particolarmente resistenti agli eventi estremi climatici, e questo è un vantaggio”.
Olga Bussinello del Consorzio Valpolicella sostiene che la vendemmia Promette bene. L'annata 2017 – secondo il consorzio - verrà senz'altro ricordata tra i migliori millesimi della Valpolicella. Una qualità dell'uva ottimale sia dal punto di vista sanitario, che dei parametri analitici. Scarsi problemi legati a circoscritti eventi meteorici, a differenza di tanti altri territori del Belpaese non altrettanto fortunati, con l'unico elemento di difficoltà rilevabile nella carenza d'acqua, determinata dalla scarsa piovosità, di cui hanno risentito i terreni vitati non irrigabili. “I risultati di quest'anno - sottolinea il direttore del Consorzio, Olga Bussinello - mostrano un'uva in anticipo con la maturazione rispetto allo scorso anno e con valori ottimali sia in tenore zuccherino che in acidità totale. Un'annata che lascia quindi ben sperare soprattutto in chiave export”.
Anche Confagricoltura Toscana conferma il calo produttivo che stima al 30%, con una perdita di circa 100 milioni di euro. Insomma un'annata difficile per la vendemmia toscana. Ed anche per Confagricoltura Toscana, le cause sono da ricercarsi in una concomitanza sfortunata di fattori: le gelate di fine aprile e le alte temperature, anche di notte, di questa estate. Ma colpa anche degli attacchi più frequenti da parte degli ungulati, che non trovando acqua per via della siccità si dissetano mangiando più frutta. In termini assoluti si parla di una produzione che non raggiunge i 2 milioni di ettolitri di vino, contro i 2,7 della scorsa annata. "Le perdite vanno ponderate zona per zona, ma possiamo dire che 100 milioni di euro è una stima per difetto - commenta Francesco Colpizzi, presidente sezione vitivinicola di Confagricoltura Toscana - le nostre aziende segnalano maggiori difficoltà nelle zone della Maremma, su tutto il litorale e a Montepulciano. Le piogge degli ultimi giorni potrebbero farci recuperare qualcosa, ma sarà un'annata alquanto difficile per il vino in Toscana". E sarà nn 2017 non facile anche per la qualità. "Sarà buona, ma non straordinaria. La mancanza di acqua - continua Colpizzi – genera stress idrici all'interno della pianta, provoca una maggiore concentrazione di zuccheri, ma anche una maggiore acidità. La componente aromatica sarà comunque soddisfacente. Saranno vini che richiederanno più attenzione in cantina. La Regione - conclude Colpizzi - ha già chiesto lo stato di calamità, ma come accade sempre in campagna, fino alla fine potranno esserci delle sorprese”.
L'assessore alle Risorse agricole del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Shaurli, ha commentato invece le notizie positive sulla produzione del Collio "Le notizie positive sull'avvio della vendemmia 2017 del Collio lasciano ben sperare sulla prosecuzione di un trend di crescita complessiva del comparto vitivinicolo la cui parola d'ordine resta qualità". Osservando che l'annata 2017 costituirà di fatto il primo banco di prova della Doc Friuli dalla quale molto ci si attende, Shaurli ha evidenziato che "il grande lavoro svolto sia sulla promozione sia sulle tutele, credendo fermamente nell'identificazione tra prodotti e territori, finora ci ha premiato. Confidiamo nell'unità della filiera per riuscire a confermare in questa annata e nelle prossime a venire un alto livello di performance che racchiude nella bottiglia il frutto dell'impegno in vigna ed in cantina". L'assessore ha quindi ribadito che "la tutela della qualità dei nostri vini passa attraverso il rispetto dell'ambiente, con la collaborazione di tutto il comparto, e quindi da clima, paesaggio, terreno, disposizione delle viti e, ovviamente, viticoltori. Un concetto riassunto dalla parola terroir che culmina in un consumo consapevole, ben informato e sostenibile”.
Recentemente due regioni hanno stabilito un incremento della gradazione alcolica. La Regione Piemonte ha autorizzato l'aumento della gradazione alcolica dei vini che saranno prodotti con le uve della vendemmia 2017. Lo ha deciso il 4 settembre la Giunta Chiamparino, accogliendo una proposta dell'assessore all'Agricoltura Giorgio Ferrero. L'autorizzazione all'aumento del 'titolo alcolometrico volumico naturale' delle uve, dei mosti e dei vini della vendemmia 2017, risponde alle esigenze manifestate dai consorzi di tutela e dalle associazioni dei produttori. Infatti l'anticipo della maturazione dei vitigni più precoci, dovuto alle elevate temperature dei mesi scorsi, potrebbe condizionare il completamento dei processi di vinificazione.
Analoga la decisione della La Giunta della Valle d'Aosta che ha autorizzato l'aumento del titolo alcolometrico volumico naturale dei prodotti ottenuti da vendemmia 2017. Lo ha comunicato l'assessorato dell'Agricoltura. "A causa delle anomale e avverse condizioni atmosferiche registrate nella nostra regione nel corso della primavera 2017 - ha detto l'assessore Laurent Vierin - dopo confronto con le categorie e con l'Associazione viticoltori valdostani, abbiamo deciso di autorizzare per la campagna vitivinicola 2017-18 l'aumento del titolo alcolometrico, al fine di correggere l'eventuale eccesso di acidità nei vini e fornire agli operatori del settore tutti i mezzi consentiti per mantenere elevata la qualità e la commerciabilità dei prodotti vitivinicoli, anche in un'annata anomale come quella in corso”.
La pratica enologica dell'arricchimento è prevista e regolamentata a livello comunitario dal reg. CE 1308/2013, in conformità alla legge 12 dicembre 2016 "Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino". A livello pratico, consiste nell'autorizzare l'utilizzo sui prodotti a monte del vino (uve, mosti, vini nuovi in fermentazione) di prodotti o tecnologie adeguate a ristabilire un equilibrio ottimale tra le varie componenti dell'uva, quando questo equilibrio è compromesso da un andamento stagionale anomalo, a causa di eventi climatici, come gelate, siccità e grandine.


( Stefano Mirabelli / 12.09.17 )
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