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Regioni.it

n. 3231 - lunedì 18 settembre 2017

Sommario
- Regionalismo: dibattito in corso fra referendum e richieste di autonomia
- I numeri del cancro in Italia: Rapporto Aiom-Airtum
- Mattarella inaugura anno scolastico a Taranto
- Turismo all'aria aperta: audizione Regioni il 19 settembre
- Femminicidio: 19 settembre, le Regioni alla Commissione d'inchiesta
- Emergenza cinghiali: le dichiarazioni di Pepe, Mai e Fava
- 40° Confederazione agricoltori italiani a Roma il 20 settembre

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Regionalismo: dibattito in corso fra referendum e richieste di autonomia

(Regioni.it 3231 - 18/09/2017) E’ particolarmente animato il dibattito all’interno del centro destra per la definizione della prossima premiership. Da un lato Silvio Berlusconi e Matteo Salvini che rivendicano la leadership, dall’altro Giorgia Meloni che chiede le primarie. Secondo il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti - che in un'intervista al Corriere della Sera torna ad escludere la possibilità di larghe intese con il centrosinistra - “hanno tutti e tre ragione. Senza la discesa in campo di Berlusconi e il suo sdoganamento della destra, oggi non saremmo neppure qui a parlare. Certo, oggi i rapporti di forza non sono più quelli di una volta. E credo che saranno i cittadini a scegliere il leader: con le primarie se avremo una lista unica; oppure si vedrà quale sigla avrà ottenuto più voti, o cosa decideranno i parlamentari eletti". Toti spiega che il centrodestra è d'accordo sulla necessità di riformare la giustizia, che "negli ultimi 20 anni ha pesato troppo nella vita politica, dall'estromissione di Berlusconi dal Senato all'ultimo episodio che riguarda la Lega". Quanto alla la legge Mancino sulle discriminazioni razziali e quella Fiano contro la propaganda nazi-fascista, "non le avrei fatte, ma non credo che rappresentino il nostro primo problema". Tra gli interventi del prossimo governo, per Toti "la legge Fornero merita di essere abolita; sulla scuola c'è un enorme lavoro da fare, dando più fondi e poteri alle Regioni e evitando la migrazione degli insegnanti da un capo all'altro del Paese; il Jobs act va senz'altro rivisto". Infine il presidente della Liguria torna a sottolineare che il decreto vaccini, “non ci piaceva perché costringe invece che convincere. Ma vaccinare è giusto. Non vedo il bisogno di metterci mano, se non magari per eliminare le sanzioni". Quanto all’ambito Europeo "è giusto rivedere molti trattati. Ma la difesa comune è una priorità e un obbligo", conclude Toti. E a TgCom24 il presidente della Liguria ribadisce “Occorre dare segnali chiari al nostro elettorato. Il Centrodestra è un tridente formato da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia che può ambire a governare questo Paese”, ma sottolinea anche che "servono ponti tra queste forze politiche", anche se "E' normale e fisiologico che i leader di questi tre partiti vogliano assumere la leadership di questa federazione".
Prosegue intanto l'impegno referendario dei presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto. il presidemnte di quest'ultima regione, Luca Zaia, difende la prospettiva autonomnista anche di fronte al fatto che Veneto e Lombardia rappresentano oltre il 30% del Pil italiano e con il loro gettito fiscale contribuiscono in modo determinante al bilancio dello Stato. Un fatto che secondo Zaia non rischierebbe in alcun modo di far saltare l'equilibro dei conti pubblici. "Il Veneto- spiega in un'intervista al "Corriere delle Alpi" "regala a Roma ogni anno un residuo fiscale di una ventina di miliardi di euro, ma né Zaia né Maroni vogliono compiere un atto di egoismo nei confronti delle altre regioni italiane. Il Sud sia tranquillo perché il principio di solidarietà e sussidiarietà su cui si regge la Repubblica non verrà messo in discussione. Noi vogliamo solo tornare ai principi della nostra Costituzione: il presidente Einaudi nel 1948 diceva che ad ogni ente locale e ad ogni cittadino dovremmo dare l’autonomia che gli spetta. La Costituzione è stata invece gestita in maniera centralista da tutti i governi che si sono succeduti, ma la questione del federalismo tocca tutte le istituzioni e tutti i partiti di centro, sinistra e centrodestra, tant’è vero che anche l’ Emilia Romagna chiede maggiore autonomia, anche se loro non votano. La sfida è quella di realizzare uno Stato veramente federale".
Il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, parlando alla stampa estera, ha detto che la priorità sarà "tenere i soldi dei lombardi". Ma "chiederò oltre a tutte le materie concorrenti e anche qualcuna esclusiva dello Stato, immigrazione, ordine pubblico e sicurezza, di competenza già di alcune Regioni a statuto speciale". Ma per queste ulteriori materie "bisogna modificare la Costituzione". In ogni caso  "non ci poniamo limiti, voglio cambiare la storia".
Roberto Maroni spiegando i motivi del referendum ha detto che serve  "Per dimostrare che la Lombardia è speciale". E il rimo obiettivo: riuscire a mantenere in Lombardia il 50% di residuo fiscale, ossia la differenza tra quanto i lombardi erogano a Roma in termini di tasse e quanto ricevono in termini di risorse: "La Lombardia ha un residuo fiscale di 54 miliardi di euro - dice Maroni - mentre la Catalogna che chiede l'indipendenza dalla Spagna ha un residuo fiscale di otto miliardi. Voglio tenermi i soldi dei lombardi", sentenzia. Tenere i soldi in primo luogo per "premiare la virtuosita' della nostra Regione", anche perché il presidente lombardo è convinto che le Regioni "non siano luoghi di spreco, ma vero motore di crescita". E in un'intervista al Corrierere della Sera del 15 settembre  fa un esempio per spiegare che si tratta di un’opportunità per tutti e non di una scelta egoistica: di quei 27 miliardi ne destiniamo 15 a un fondo di solidarietà tra Regioni. Ma "non si tratta di distribuire denaro", piuttosto di fare investimenti sul modello dei fondi europei. Potendo trattenere la metà del proprio residuo fiscale, ogni Regione virtuosa potrebbe “adottare” una Regione del Sud e fare politiche di sostegno, per esempio, alle imprese che vogliono delocalizzare: diamo agevolazioni a chi va in Campania invece che in Polonia".
Poi l presidente dela Lombardia, Roberto Maroni, nellos stesso incontro sul referendum per l'autonomia all'Associazione della Stampa Estera di Milano, il 15 settembre si dice certo che "Il presidente dell'Emilia-Romagna Bonaccini per ora non e' convinto da questo referendum ma io credo che lo facciano traballare le questioni di appartenenza politica. Dico infatti che anche la sua Regione ha un residuo fiscale molto alto, quindi potrebbe trarne dei vantaggi e risparmiare molti soldi. Credo dunque che alla fine possa convincersi". L'obiettivo di questo referendum organizzato da Lombardia e Veneto e' proprio quello di riuscire a mantenere in regione il 50% del residuo fiscale, che e' la differenza tra quanto i cittadini di una determinata regione versano in termini di tributi a Roma e quanto ricevono in termini di risorse dal governo centrale.
Ma Bonaccini va spedito lungo un porcorso diverso: quello della richiesta di maggiore autonomia da presentare prossimamente al Governo. il 12 settembre ha infatti preso il via il confronto in Regione sulla proposta di maggiore autonomia per l'Emilia-Romagna. Le linee guida approvate dalla Giunta nelle settimane scorse sono state presentate alla commissione Affari istituzionali. Nei prossimi giorni la discussione proseguirà nelle diverse commissioni, per poi arrivare al confronto finale in Assemblea legislativa. "Auspichiamo un'ampia e larga condivisione della proposta che abbiamo messo in campo, anche nelle naturali differenze politiche - sottolinea Bonaccini in una nota - una condivisione che rafforzerebbe la possibilità di completare con successo il percorso avviato. Siamo convinti e vogliamo provare a tagliare il traguardo prima che finisca la legislatura nazionale".
La Regione ha anche aperto una sezione dedicata sul proprio portale online con video, slide e documenti. "Ci stiamo confrontando anche con parti sociali, territori e associazioni - sottolinea l'assessore Emma Petitti - per arrivare al tavolo del Governo con una proposta che sia quella dell'intera società regionale. Intendiamo fare bene, senza ovviamente comprimere gli spazi di confronto istituzionali".
In Toscana non si terra' un referendum per l'autonomia regionale. L'esempio di Lombardia e Veneto viene rigettato dal Partito democratico che affonda la mozione della Lega Nord sull'indizione di una consultazione popolare, e detta un iter ordinario per conquistare nuovi spazi di sovranita'. Assecondando, dunque, il sentiero tracciato dall'Emilia-Romagna.
Il 13 settembre l'assemblea regionale ha approvato a maggioranza una risoluzione del Pd che prescrive alla Giunta di avviare la procedura per strappare piu' competenze sulle materie care alla Toscana come quelle su beni culturali e paesaggistici, tutela dell'ambiente e dell'ecosistema e su altri punti da indicare. La condizione fissata dall'articolo 116 della Costituzione e' che la materia per la quale si rivendica la sovranita' rientri fra gli ambiti soggetti alla legislazione concorrente fra Stato e Regioni. "Respingiamo la logica leghista - ha chiarito il capogruppo in Regione dei dem, Leonardo Marras durante il dibattito in aula -. La proposta del referendum e' solo propaganda, mentre la questione dell'autonomia differenziata per le specificita' territoriale e' un argomento molto importante che vogliamo affrontare con adeguatezza e con l'approfondimento che merita".

 



( Stefano Mirabelli / 18.09.17 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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