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Regioni.it

n. 3237 - martedì 26 settembre 2017

Sommario
- Migranti: piano per l'integrazione dei titolari di protezione internazionale
- Inquinamento da Pfas: Zaia scrive a Gentiloni
- Centro Nazionale Sangue: serve più omogeneità
- Agricoltura: contributo per attuazione articolo 21 delega
- Istat: condizioni di salute degli anziani
- Atti della Conferenza Unificata del 21 settembre

+T -T
Migranti: piano per l'integrazione dei titolari di protezione internazionale

Le 7 priorità fissate dal documento del Viminale

(Regioni.it 3237 - 26/09/2017) Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni risponde, in un'intervista a 'Le Figaro', ad una domanda su ciò che, secondo l'Italia, l'Europa dovrebbe fare relativamente alla crisi dei migranti, sottolineando che l'Unione Europea dovrebbe "far rispettare diversi principi importanti da parte di alcuni paesi che non aderiscono alle decisioni, seppure prese in comune, sulla ricollocazione dei migranti". L'Ue "si è trovata presa alla sprovvista dai grandi flussi migratori di questi ultimi anni. Aveva delle regole stabilite per gestire il problema dei rifugiati provenienti dai paesi dell'Europa dell'est: la Convenzione di Dublino. Il fenomeno è oggi completamente diverso. Bisogna modificare queste regole. Ci affidiamo ancora oggi alle opportunità o alla geografia. Questo non basta più a gestire questi grandi flussi. Siamo riconoscenti ai paesi che ci aiutano. La Francia lo fa in modo particolare in Africa. Ma questo deve diventare una vera politica europea".
Oggi al Viminale è stato presenatto il primo "Piano nazionale integrazione per i titolari di protezione internazionale". Obiettivi base, "promuovere la convivenza con i cittadini italiani nel rispetto dei valori costituzionali e con il reciproco impegno a partecipare all'economia, alla vita sociale e alla cultura dell'Italia"; "concorrere al raggiungimento dell'autonomia personale dei destinatari del Piano"; "ottimizzare le risorse economiche per evitare la duplicazione e superare le settorialita' della programmazione degli interventi".
Ai titolari di protezione, si legge nel Piano, "vanno riconosciuti quei diritti essenziali che discendono dal loro status, cui devono corrispondere, cosi' come per ogni cittadino italiano, altrettanti doveri e responsabilita' per garantire una ordinaria convivenza civile".  In particolare, chi è accolto si impegna a "imparare la lingua italiana", "condividere i valori fondamentali della Costituzione italiana", "rispettare le leggi" e "partecipare alla vita economica, sociale e culturale del territorio in cui vive". Chi accoglie, invece, si impegna ad assicurare "l'uguaglianza e la pari dignita'", "la liberta' di religione", "l'accesso all'istruzione e alla formazione" e "interventi diretti a facilitare l'inclusione nella societa' e l'adesione ai suoi valori non negoziabili".
Il documento di programmazione individua nove assi di intervento per i cosiddetti "percorsi di inclusione": dialogo interreligioso; formazione linguistica e accesso all'istruzione; formazione e valorizzazione delle capacita'; accesso all'assistenza sanitaria; accesso all'alloggio e alla residenza; ricongiungimento familiare: informazione e orientamento ai servizi; prevenzione e contrasto alle discriminazioni; processi di partecipazione e cittadinanza attiva. Per attuare la strategia del Piano viene istituito un "Tavolo integrazione" con il compito, tra l'altro, di "potenziare il dialogo inter-istituzionale tra i dicasteri, le prefetture, le regioni e le istituzioni locali e il terzo settore"; "individuare le priorita' d'azione"; "pianificare gli interventi canalizzando le risorse finanziarie disponibili per un utilizzo efficace"; "individuare le aree con maggiore criticita'"; "sviluppare un piano di monitoraggio dei risultati raggiunti".
Quanto al sostegno finanziario, spiega il Viminale, "deriva prevalentemente dai Fondi europei" 2014/2020 ("Fondo asilo migrazione e integrazione - FAMI, Fondo sociale europeo - FSE, Fondo per lo sviluppo regionale - FESR), "cui vanno ad aggiungersi le risorse nazionali che finanziano le attivita' degli enti territoriali (Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, Fondo nazionale politiche sociali, Fondo nazionale per le politiche migratorie e Fondo sanitario nazionale) .
Sette le priorita' individuate dal "Piano nazionale integrazione per i titolari di protezione internazionale" varato dal Viminale: sostegno al dialogo interreligioso, diritto all'istruzione e alla cultura, formazione e valorizzazione professionale, accesso al servizio sanitario e all'alloggio, partecipazione e cittadinanza attiva, prevenzione e contrasto delle discriminazioni. .
Per contrastare fenomeni di razzismo, il Piano raccomanda di "attuare il Piano nazionale per l'Islam a livello locale": sara' incentivata la formazione degli imam delle comunita' presenti in Italia e sostenuta l'apertura di luoghi di culto "in condizioni di totale trasparenza dei flussi finanziari". 
Occorre poi "realizzare un concreto percorso di inserimento sociale e per l'accesso al mercato del lavoro" e va resa obbligatoria la partecipazione ai corsi di lingua svolti nelle strutture del sistema di accoglienza e favorita la partecipazione a corsi di lingua offerti sul territorio per la formazione degli adulti. 
Il Piano - attraverso la collaborazione di servizi per l'impiego, sindacati e associazioni datoriali - mira a "promuovere tirocini di formazione e orientamento all'apprendistato"; "favorire l'accesso al credito per supportare start-up d'impresa"; "incentivare la partecipazione al Servizio civile nazionale". 
Il documento raccomanda di "aumentare le attivita' di prevenzione", con particolare riferimento a vaccinazioni, screening e tutela della salute materno-infantile, e di potenziare la formazione ad hoc del personale sanitario. 
Alte due indicazioni del Piano riguardano l'esigenza di "creare le condizioni per includere i titolari di protezione nei piani di emergenza abitativa regionali e locali" e di "mappare il patrimonio abitativo pubblico inutilizzato per verificare la potenziale destinazione ad uso abitativo". 
Il Viminale si propone di "attuare processi di partecipazione e cittadinanza attiva", anche attraverso il fondamentale contributo delle associazioni del Terzo settore: va promossa "la partecipazione alle attivita' di volontariato sul territorio" e vanno potenziati "i percorsi di socializzazione (sportivi e culturali) riservati ai minori".
Per contrastare lo sfruttamento dei "soggetti piu' vulnerabili", il Piano prevede di rafforzare la rete dei centri per la tutela e l'assistenza delle vittime di tratta e delle associazioni che si occupano di tutela delle donne e di "sperimentare la mediazione di comunita' o di quartiere" a partire dalle aree in cui sono presenti i centri Sprar.
L'Unhcr ha espresso "il proprio apprezzamento" per l'approvazione del Piano nazionale integrazione per i titolari di protezione internazionale. "Il Piano - sottolinea l'Unhcr - e' uno strumento fondamentale per adottare azioni concrete che facilitino percorsi di inclusione sociale dei rifugiati ed e' frutto di un lavoro collettivo a cui hanno preso parte rappresentanti dei diversi ministeri interessati, degli enti locali, della societa' civile e delle organizzazioni internazionali. Il Piano ha inoltre raccolto la voce dei rifugiati stessi attraverso dei focus group condotti dall'Unhcr in varie regioni d'Italia". L'Unhcr "condivide l'approccio volto a sostenere i rifugiati nel loro percorso verso il raggiungimento dell'autonomia, condizione necessaria per favorire l'integrazione nella societa' italiana e rimane disponibile a sostenere le autorita' nel difficile compito di realizzare gli obiettivi indicati nel documento".

Dal sito del ministero dell'Interno, il link al piano nazionale


Migranti: cultura, religione, salute; le priorita' del Piano

Migranti: Viminale, presentato Piano nazionale integrazione


 



( sm / 26.09.17 )
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