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Regioni.it

n. 3251 - martedì 17 ottobre 2017

Sommario
- Internazionalizzazione imprese: positiva l'azione della cabina di regia
- Governo vara manovra economica
- Anbi: 8° Rapporto Manutenzione Italia
- Seconda settimana della cucina italiana nel mondo
- Italiani all'estero 2016: partiti in 124mila
- Migranti in Sardegna: Pigliaru firma Protocolli d'Intesa

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Anbi: 8° Rapporto Manutenzione Italia

(Regioni.it 3251 - 17/10/2017) "L’estate appena trascorsa - sottolinea l'Anbi nell'8° Rapporto Manutenzione Italia - ci ha lasciato con una siccità e successive alluvioni che entreranno nella storia dell’Italia, per i danni causati all’economia complessiva del Paese, ai cittadini, al made in Italy agro-alimentare. Ben 12 Regioni hanno chiesto, ed alcune ottenuto, lo stato di calamità naturale, con risorse a loro destinate allo scopo di risarcire parzialmente i danni subiti dall’agricoltura. Milioni di euro sono stati spesi per operare in emergenza per riparare e ristorare danni quando invece sarebbe possibile agire in prevenzione, risparmiando e creando sicurezza e bellezza. Ci apprestiamo all’inverno e senza fare alcuna previsione su cosa non accadrà o il suo contrario, possiamo affermare, senza timori di smentite, che - sostiene l'Anbi - sarà una stagione caratterizzata da quei cambiamenti climatici che sempre più si manifestano con eventi estremi. Questo è il vero nodo che ci spinge, come ANBI e con sempre maggiore determinazione, a rilanciare iniziative come quella odierna. I cambiamenti climatici mettono a dura e nuova prova i sistemi idrici, irrigui ed idraulici e denunciano, facendole emergere con chiarezza, le 2  condizioni di arretratezza di parte del Paese e le diverse e spesso distanti sensibilità delle Istituzioni di fronte a tale nuovo scenario".
Pee l'Anbi c'è bisogno di maggiore consapevolezza parte delle Istituzioni della "necessità di uscire dalla logica delle emergenze per scegliere quella della prevenzione, con una visione di lungo periodo".
L’acqua - sil legge nella nota diffusa dall'Anbi - è una risorsa essenziale, da proteggere e da cui proteggersi, senz’altro da rendere accessibile a tutti, risparmiandola e tutelandola nei vari usi, riutilizzandola dopo l’affinamento laddove la si consuma. Per fare ciò oggi il nostro Paese si è dotato di una articolazione che, aldilà di dichiarazioni spesso scontate e attestanti mancata conoscenza del settore e della ripartizione di competenze e responsabilità, è certamente moderna e efficace. Programmazione, pianificazione e gestione sono integrate tra loro, ben riconoscibili e, in virtù del lavoro normativo fatto dal Ministero dell’Ambiente nel corso dell’attuale legislatura, Stato e Regioni, Autorità di bacino distrettuali e Consorzi cooperano con chiarezza di ruoli e dentro norme puntuali che favoriscono la partecipazione. Ribadiamo peraltro la modernità del 152/2006.  
Si registrano poi alcune difficoltà che non sfuggono a nessuno, sia nella gestione industriale del settore che in quella dell’acqua irrigua, ma si tratta di difficoltà da superare in questo come in molti altri settori di una parte del Paese, parte centrale e fondamentale, ma in ritardo nel valorizzare come meritano le esperienze di autogoverno pubblico/privato come quelle dei Consorzi ed anche le partnership pubblico-privato nel settore industriale.
Cittadini ed imprese agricole e non, avranno tutto da guadagnare da uno sviluppo ancora più diffuso della gestione integrata difesa del suolo/governo dell’acqua irrigua fatta dai Consorzi di bonifica ed anche dal settore industriale. Se poi questi due comparti riusciranno, con un confronto sereno e franco, ad attivare concrete collaborazioni capaci di sviluppare anche le necessarie innovazioni, per una migliore qualità della risorsa acqua, per una gestione più moderna ed efficace con meno sprechi e più investimenti di futuro, allora si potrà sostenere che il nostro Paese può diventare capofila di una visione strategica ricca di prospettive di futuro ed in grado di scongiurare emergenze e disastri ambientali ai quali non possiamo e non dobbiamo abituarci. Basti pensare ai milioni di metri cubi di acqua depurata per la quale si spendono risorse di tutti i cittadini per sversarle nei canali dei Consorzi di bonifica, trasportarle vicino agli impianti di sollevamento – idrovore – e gettarle in mare, privando tutti di quella multifunzionalità che deve essere modernamente sfruttata per usi irrigui, energetici, ricarica della falda, contrasto al cuneo salino, fruibilità ambientale, recupero, cave etc.
Altro settore di moderna collaborazione, che dovrà essere fatta propria dall’intera filiera è quello relativo ad una nuova educazione di tutti i cittadini e delle imprese industriali ed agricole ai mutati scenari - determinati da più fattori precedentemente richiamati, maggiori usi,   antropizzazione e consumo eccessivo del territorio, cambiamenti climatici, etc. - ad avere un approccio diverso ed un uso maggiormente consapevole e responsabile della risorsa acqua.
L’acqua quindi, quale risorsa da difendere e da cui difendersi, dovrà essere sempre più oggetto di scelte concrete per una nuova cultura collettiva quale risorsa non infinita e soprattutto risorsa comune.
In tale ottica, in cui ciascuno è chiamato a fare la sua parte, Parlamento, Regioni, Comuni, cittadini, imprese e loro rappresentanza, spetta ai decisori politici fare norme di respiro strategico capaci di affrontare i ritardi “culturali” di alcune aree del Paese e le questioni strutturali.
Su quest’ultimo tema oggi i Consorzi di bonifica tramite la loro Associazione nazionale, ANBI, si sono assunti la responsabilità trasparente di fornire un pacchetto progettuale concreto e moderno in grado di dare risposte utili al Paese e alle imprese.
L'Anbi ritiene, nel presentare l’8° Rapporto sulla mitigazione del rischio idrogeologico e il report sulle opere idrauliche pubbliche non ultimate, di sostenere la necessità di una forte azione integrata con le Istituzioni perché si comprenda che vi è senz’altro il diritto all’acqua e i relativi doveri ma anche vi sono i diritti dell’acqua e i doveri verso di essa, solo così avremo dato una risposta agli obiettivi dell’Agenda 2030
Per risolvere o quanto meno alleviare la situazione di rischio idrogeologico nei territori italiani rientrati nei comprensori di bonifica l’Anbi propone il piano pluriennale di interventi aggiornato al 2017, che prevede 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro.
Si ritiene poi non più rinviabile provvedere da un lato a realizzare serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene al fine di regolare la cospicua quantità di acqua della stagione piovosa e conservare tale risorsa per la stagione irrigua.
Dall’altro lato, risulta non più rinviabile ammodernare e razionalizzare le reti consortili per lo scolo delle acque, realizzate per un territorio rurale ormai scomparso, nonché completare, ammodernare e rendere più efficienti gli esistenti impianti di irrigazione collettiva.
Da tali necessità è discesa l’esigenza di un Piano nazionale di piccoli e medi invasi, nonché di infrastrutture per razionalizzare l’utilizzo della risorsa, che prevede la realizzazione, in 20 anni, di circa 2.000 interventi, per i quali i Consorzi di bonifica e di irrigazione già dispongono di oltre 400 progetti definitivi ed esecutivi.
Tale piano, predisposto da Anbi, è stato condiviso dall’Unità di Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne ha approvato finalità e specifici obiettivi.
Infine, come prima accennato, risulta non più rinviabile la realizzazione di quelle opere, cosiddette incomplete, si tratta di dighe, impianti di irrigazione, adduttori ed altri interventi, interrotti per contenziosi sugli appalti, interruzioni del finanziamento, o altre ragioni, nonché ripristinare la capacità di invaso compromessa in molti serbatoi attualmente in esercizio.
La legge di bilancio 2017, al comma 140 dell’art. 1, ha istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, un apposito fondo con una dotazione di 1.900 milioni di euro per l’anno 2017, 3.150 milioni di euro per l’anno 2018, 3.500 milioni di euro per l’anno 2019 e 3.000 milioni di euro per gli anni dal 2020 al 2032 per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, anche al fine di pervenire alla soluzione delle questioni oggetto di procedura di infrazione da parte della UE, nei settori di spesa relativi, tra l’altro, a: d) difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale, bonifiche; h) prevenzione del rischio sismico.
Si tratta di una somma complessiva superiore a 47 miliardi di euro che sarà ripartita con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministeri interessati, in relazione ai programmi presentati dalle amministrazioni centrali dello Stato.
Si ricorda che con D.P.C.M. del 21 luglio 2017 è stato ripartito detto finanziamento assegnando alla voce d) un totale di 857 milioni di euro ed alla voce h) un totale di 5.238 milioni di euro.  
Il Mipaaf ha in corso un finanziamento di 300 milioni di euro sul PSRN per la realizzazione di opere di irrigazione di rilevanza nazionale, nonché sul FSC un ulteriore finanziamento di 295 milioni di euro per interventi nel campo delle infrastrutture irrigue, bonifica idraulica, difesa dalle esondazioni, bacini di accumulo e programmi collegati di assistenza tecnica e consulenza.
Gli interventi presentati dai Consorzi di bonifica attestano l’importanza di azioni finalizzate a garantire sul territorio una corretta regolazione idraulica e da quest’anno anche il difficile approvvigionamento irriguo.
I Consorzi di bonifica, enti pubblici economici di autogoverno, forte espressione di sussidiarietà, sono costretti ad affrontare con sempre maggior frequenza contrasto ai cambiamenti climatici, consumo del suolo e le difficilissime situazioni idrauliche che ne derivano impegnando uomini, mezzi e risorse finanziarie dei privati consorziati per attenuare i danni.
Gli organi di informazione più attenti al territorio hanno sempre posto in evidenza la positiva azione svolta dai Consorzi per ridurre i danni connessi agli eventi alluvionali.
Sempre più si registrano significative, autorevoli ed importanti testimonianze da parte di rappresentanti delle istituzioni comunitarie, nazionali e regionali che affermano pubblicamente il rilevante ruolo dei Consorzi di bonifica.
I Consorzi con proprie risorse assicurano al territorio in via ordinaria una costante azione preventiva di manutenzione degli impianti idraulici, corsi d’acqua, canali, argini. Attualmente, però il sistema di difesa idraulica richiede azioni di manutenzione straordinaria per poter garantire un funzionamento idoneo a ridurre il rischio connesso al mutato regime delle piogge e all’aggravata fragilità del territorio. I Consorzi, sono attivi su oltre 17 milioni di ettari, più della metà del Paese, nei quali rientra tutta la pianura, la maggior parte della collina e una parte minore della montagna, nell’ambito di comprensori idraulicamente definiti a livello nazionale, i cui confini comprendono unità idrografiche omogenee. I Consorzi hanno realizzato e provvedono alla manutenzione e all’esercizio di un immenso patrimonio di impianti, canali e altre infrastrutture destinate alla difesa del suolo (circa 200 mila chilometri di canali di scolo e irrigui, 800 impianti idrovori, 22 mila briglie, etc.). Si tratta di strutture che svolgono funzioni sia di gestione delle acque che di difesa dalle acque garantendo quella gestione integrata acqua e suolo il cui collegamento, oggi auspicato con forza dall’Europa, fa parte della storia delle aggregazioni consortili del nostro Paese e della innovazione laddove pubblico e privato si intersecano positivamente. Oggi ancora di più, che nel passato, risultano essere fondamentali per la gestione di attività collettive di area vasta e per quella capacità di “ascolto” del territorio che la loro sussidiarietà consente.
I Consorzi rivendicano con forza ed orgoglio tale loro fondamentale ruolo per il quale posseggono conoscenza e specifiche professionalità tecniche, garantite da una organizzazione presente capillarmente sul territorio, dedicata al controllo ed alla gestione di un imponente patrimonio di impianti e canali.
Va riconosciuto che la modesta superficie di pianura per ben 7,1 milioni di ettari è servita da opere di scolo e di questi, 1,2 milioni di ettari richiedono il sollevamento meccanico dell’acqua, cui provvedono i Consorzi con risorse dei propri consorziati. 9
Infatti gli oneri di manutenzione ordinaria delle opere realizzate e gestite dai Consorzi sono a carico dei consorziati, tenuti a pagare annualmente i relativi contributi consortili. Nel 2016 sono ammontati a 650 milioni di euro gli importi versati ai Consorzi da parte di 7,8 milioni di contribuenti per la gestione delle opere di bonifica idraulica e di irrigazione.
Come è noto gli oneri per la manutenzione ordinaria, sono a carico dei privati consorziati; occorrono invece investimenti pubblici per la manutenzione straordinaria in tutto il Paese, oggi sempre più necessaria ad adeguare gli impianti in relazione alla profonda trasformazione subita dal territorio e al mutato regime delle piogge, recuperando danni di scellerate scelte urbanistiche, di condoni edilizi, di mancata cultura nelle scelte strategiche di lungo periodo.
Grazie all'intesa Stato-Regioni del 2008 il numero dei consorzi di bonifca si è considerevolmente ridotto.Infatti, attraverso un intenso processo di fusioni ed incorporazioni, sono attualmente 116 di bonifica rispetto ai 250 degli anni settanta. Nello stesso periodo il territorio sul quale essi operano non ha subito riduzioni ma si è accresciuto. Si tratta pertanto di un significativo e serio processo di ammodernamento con connesse sensibili riduzioni di spesa.
Il settore rappresenta inoltre un esempio virtuoso di applicazione del principio costituzionale di competenza concorrente, Stato-Regioni. Infatti il Protocollo di Intesa sottoscritto dallo Stato e dalle  Regioni il 18 settembre 2008 ha consentito un quadro di disciplina regionale condiviso e adeguato ai più moderni criteri di politica del territorio, nel rispetto dei principi fondamentali desunti dalle leggi statali e concordemente riconosciuti dalle Regioni.
Le specifiche caratteristiche dei Consorzi di bonifica determinano e legittimano richieste di collaborazione sul territorio da parte di altre Istituzioni, ciò è fonte di realizzazione di azioni coordinate, che danno luogo a quelle sinergie istituzionali che la sicurezza territoriale richiede. Si è realizzata in moltissime situazioni una concertazione e collaborazione con i Comuni attraverso gli strumenti che la legislazione contempla, quali protocolli di intesa e accordi di programma.
L’Anbi ha stipulato, già a luglio 2010 ed aggiornato a luglio 2013, un protocollo d’intesa con l’ANCI.
In virtù di tale protocollo nell’intero Paese sono ormai centinaia gli accordi di collaborazione tra i Consorzi e i Comuni e di ognuno di loro siamo orgogliosi protagonisti. I Consorzi, attraverso l’Anbi, hanno anche sottoscritto importanti accordi di programma con le Autorità di bacino distrettuali per una moderna collaborazione nel settore della gestione delle acque e della difesa del suolo, che si sono rivelati molto utili per l’approfondimento dei problemi e per l’individuazione di idonee proposte programmatiche, anche con la partecipazione alle riunioni degli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici. 
Importante è il lavoro comune con i Ministeri delle Politiche agricole alimentari e forestali, nonché dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Nell’ambito delle fondamentali sinergie istituzionali, necessarie per una efficace gestione del territorio, mirate anche ad una protezione dal rischio idraulico, va ricordato il dinamico e moderno protagonismo nel realizzare e coordinare i Contratti di Fiume. Essi si inseriscono in un contesto normativo rappresentato dalle Direttive Europee 2000/60 e 2007/60, dal D.Lgs. n. 152/2006 e da norme e regolamenti regionali.
Il Contratto di Fiume, specificamente introdotto nella normativa dal collegato ambientale, è un accordo che permette di adottare un sistema di regole che determinano soluzioni efficaci e condivise preventivamente in molteplici settori, interessati dalla gestione delle acque nell’ambito di un bacino fluviale.
In alcune Regioni (Veneto, Piemonte, Lombardia) dove lo strumento entra a far parte della programmazione per lo sviluppo territoriale i Consorzi figurano tra gli attori principali a fianco delle Autorità di bacino distrettuali e dei Comuni.
Una moderna politica territoriale si deve fondare sui principi della sussidiarietà orizzontale giacché essi consentono quelle sinergie istituzionali indispensabili per una organica ed efficace gestione delle risorse naturali acque e suolo, attribuita alle competenze di più istituzioni.

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( red / 17.10.17 )
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