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Regioni.it

n. 3259 - venerdì 27 ottobre 2017

Sommario
- Bonavitacola su nuove tariffe per trasporto pubblico ferroviario
- Lazio: Zingaretti, dopo quasi vent'anni una nuova legge elettorale
- Istat: giovani nel mercato del lavoro
- Autonomia: iniziative in Veneto e Lombardia
- Chiamparino: massima allerta per incendi in Piemonte
- Amianto: verso terza conferenza nazionale a Casale Monferrato

+T -T
Istat: giovani nel mercato del lavoro

Resi noti anche i dati sulla formazione nelle imprese

(Regioni.it 3259 - 27/10/2017) L'Istat ha pubblicato i dati relativi ai percorsi formativi e ai processi di inserimento lavorativo dei giovani. Nel secondo trimestre 2016 la fascia di popolazione che ha tra i 15 e i 34 anni è costituita 12 milioni 681 mila persone e rappresentail 21% dei residenti in Italia. Secondo le rilevazioni dell'istituto nazionale di statistica tre giovani disoccupati su cinque non sarebbero disposti a cambiare casa per trovare lavoro e un giovane su quattro ha un'occupazione a termine o ad orario ridotto. Una conseguenza del fatto che non c’è la possibilità di trovare lavoro a tempo pieno. Inoltre, la quota di occupati in lavori atipici è del 51,7% per i laureati e del 64,4% per i diplomati.  Quanto alle possibilità di trovare un'occupazione, per 4 giovani su 10 è stata fondamentale la segnalazione di parenti, amici o conoscenti.
Il 40% dei diplomati e il 60% dei laureati hanno avuto almeno un’esperienza di lavoro durante l’ultimo corso di studio. La maggioranza di queste esperienze è stata parte del corso di studio. Infatti il 25,8% dei diplomati e il 36,1% dei laureati hanno effettuato stage, tirocini o apprendistati all’interno del programma di istruzione.
Sono 8 milioni e 10 mila, il 63,2% dei 15-34enni, i giovani fuori dal sistema di istruzione formale. Tra questi il livello di istruzione è più alto tra le donne, tra i residenti nel Centro-Nord e tra coloro che provengono da famiglie con più elevati titoli di studio. Nel Mezzogiorno solo il 30,1% ha svolto attività lavorative durante l’ultimo corso degli studi; contro il 56,4% nel Nord e il 45,3% nel Centro. E’ dunque minore nel Mezzogiorno la possibilità di esperienze di lavoro all’interno dei programmi di studio:"a conferma di un’offerta di questi programmi molto diversificata nel territorio: meno di due su 10 dichiarano di aver svolto un esperienza di lavoro (stage, tirocinio o apprendistato) all’interno del percorso di studio, contro quattro ogni 10 dei coetanei del Nord e tre ogni 10 di quelli del Centro. Il divario territoriale nelle esperienze di lavoro all’interno dei programmi di studio è più accentuato nella scuola secondaria rispetto a quanto si osserva nel percorso universitario”.
Nel Mezzogiorno una quota significativa di giovani si presenta nel mercato del lavoro con al più la licenza media, “a conferma della forte incidenza degli abbandoni scolastici precoci e del grande divario nella dispersione scolastica in quest’area rispetto al Centro-nord”.
La percentuale di giovani usciti dal sistema di istruzione con almeno il diploma della secondaria superiore è solo del 64,3% a fronte del 75,2% e del 74,0%, rispettivamente del Centro e del Nord. Nel Centro- Nord risulta significativamente superiore al Mezzogiorno anche la quota di chi è in possesso di titolo terziario: un giovane su cinque contro un giovane su sette.
L’Istat ha fornito anche i dati sul sistema formazione nelle imprese. Nel 2015 il 60,2% delle imprese attive in Italia con almeno 10 addetti ha svolto attività di formazione professionale (+5% rispetto al 2010). L'andamento positivo è determinato dall'incremento di aziende che hanno realizzato corsi di formazione nell'area ambiente-sicurezza sul lavoro, mentre per gli altri corsi la quota di imprese si è ridotta lievemente (dal 33,7% del 2010 al 32,3% nel 2015).
Quasi 3 milioni e mezzo di lavoratori hanno partecipato a corsi di formazione (45,8% del totale degli addetti, di cui 47,8% uomini e 42,5% donne). Le grandi imprese (con 250 addetti ed oltre) sono le più attive nella formazione (90%) mentre per quelle più piccole si conferma, seppur con un parziale recupero rispetto al 2010, una minore propensione.
La formazione è più diffusa nelle imprese del settore dei servizi finanziari (circa il 94% di imprese ha attivato programmi di formazione). Dal punto di vista territoriale spicca il Friuli-Venezia-Giulia (74,5%).
Nel confronto tra 2010 e 2015 si amplia il divario tra regioni del Nord e del Sud in termini di incidenza delle imprese attive nella formazione rispetto al totale; le regioni del Centro riescono solo parzialmente a recuperare la maggiore crescita di quelle settentrionali. Rispetto al 2010 l’incremento è più deciso per le imprese del Nord e più contenuto per quelle dell’Italia centrale. Al contrario la formazione nelle imprese del Sud risulta sostanzialmente stazionaria mentre per quella della ripartizione Isole si rileva una contenuta flessione (dal 47,4% del 2010 al 44,3% del 2015).La propensione all’attività formativa da parte delle imprese è dunque maggiore nelle regioni del Nord, in particolare nel Nord-est (quasi il 67,0% di imprese formatrici), con un vantaggio percentuale rispetto alle isole di circa 16 punti.



( gs / 27.10.17 )
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