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Regioni.it

n. 3260 - lunedì 30 ottobre 2017

Sommario
- Legge di bilancio: Conferenza delle Regioni il 2 novembre
- Sanità: via libera ad intese su risorse per il servizio sanitario nazionale 2017
- Istat: dati sul turismo nel 2016
- Emergenza incendi in Lombardia e Piemonte
- Dibattito su autonomia: Maroni, Bonaccini, Toti, Chiamparino, Viérin e Zaia
- Consiglio dei Ministri del 27 ottobre esamina alcune leggi regionali
- Si rafforza la collaborazione fra Assia ed Emilia-Romagna

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Dibattito su autonomia: Maroni, Bonaccini, Toti, Chiamparino, Viérin e Zaia

(Regioni.it 3260 - 30/10/2017) Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, sarà a Roma il 9 e 10 novembre per il probabile insediamento del tavolo di trattativa per l'autonomia col Governo. Lo ha riferito lo stesso Maroni nella conferenza stampa dopo la riunione di Giunta. Primo appuntamento, ha detto, un'audizione con la commissione bicamerale per il federalismo fiscale. "Il 7 novembre il Consiglio regionale approverà la risoluzione - ha aggiunto Maroni - e poi comincia la partita, sono molto ottimista e motivato". Ea  chi gli riferiva dei malumori dei gruppi di M5s e Pd rispetto alla bozza in esame, Maroni ha risposto: "Noi abbiamo lasciato l'iniziativa al Consiglio regionale, io vorrei che fosse approvata all'unanimità. L'unico paletto che abbiamo messo, perche' era scritto nel quesito, e' che la trattativa riguardi tutte e 23 le materie" per le quali e' possibile negoziare maggiore autonomia: "Siamo a disposizione", ha garantito, "è interesse di tutti trovare un'intesa, non c'è nessuno che voglia fare propaganda".
"L'idea - ha aggiunto il presidente lombardo - è di far partire il tavolo con la Lombardia, l'Emilia-Romagna e il Veneto: se nel frattempo vogliono aggiungersi anche le Regioni del Sud, devono attivare la procedura".
A margine del Samsung Business Summit, Maroni aveva ringraziato anche il presidente dell' Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, "per averci aspettato, visto che lui era partito prima, senza referendum. Uniremo le forze: noi ci mettiamo tre milioni di cittadini lombardi più 2,5 milioni di veneti e lui ci mette il fatto che, essendo politicamente del Pd, possiamo fare un'operazione win win. Si apre una pagina nuova per le regioni italiane. Non solo per Lombardia,Veneto ed Emilia Romagna, ma per il regionalismo e il federalismo".
Sui propri profili social, il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini,  puntualizza però  che "Se indici un referendum il cui unico quesito è chiedere autonomia differenziata, non puoi il giorno dopo chiedere lo statuto speciale. Perché, prima, devi cambiare la Costituzione. Non scherziamo, su".
Il presidente della liguria , Giovanni Toti ha deciso di seguire la strada della trattativa con il governo, di agganciare il tavolo aperto dall'Emilia-Romagna e già "acchiappato al volo" dalla Lombardia. Cos ì passerà da una proposta di autonomia prevista dall'articolo 116 della Costituzione da far approvare dal consiglio regionale. I fondi pubblici destinati al settore portuale, recentemente, sono stati quasi sempre concessi alle banchine del Mezzogiorno. E per spiegare in chiave ligure la scelta di una maggioire autonomia, Toti ricorre ad un tema che gli è caro qello dei porti. "Le scelte - spiega in un'intervista pubblicata sul Secolo XIX - vengono prese a Roma. Spesso per aiutare realtà in forte crisi, come Taranto, dove le difficoltà economiche sono evidenti e non riguardano solo il comparto marittimo. Detto questo, è chiaro che le cose devono cambiare. Il sistema portuale che comprende i tre porti liguri (Genova, Savona e La Spezia, ndr) è il primo in Italia per numero di merci e passeggeri movimentanti ogni anno. Il gettito che arriva da questi traffici, in buona parte, deve restare sul territorio" e "le Authority, così come sono, non riescono ad essere pienamente efficienti. Per questo motivo credo che questi enti debbano essere trasformati in società per azioni controllate dal pubblico con maggiori poteri da concedere alle Regioni. Su questo argomento presto discuterò con il ministro Delrio". Rispetto alle entrate che arrivano dall'Authority di Genova-Savona e dal porto della Spezia "Chiediamo quello che ci spetta. Gli investimenti del governo devono essere proporzionali ai benefici che uno scalo dà all'economia del Paese. Il primo sistema portuale italiano - ribadisce Toti - è quello ligure e non può stare in fondo alla classifica dei contributi pubblici distribuiti da Roma. Tantomeno dietro scali che in dieci anni movimentano quello che noi facciamo in pochi mesi". Quanto alla strada di Emilia Romagna e Lombardia per aprire una trattativa sugli articoli 116 e 117 della Costituzione per ottenere maggiori entrate finanziarie, Toti rivela di aver "registrato un'apertura del ministro Delrio sulla regionalizzazione di porti e aeroporti. A questo punto penso che si possa aprire seriamente una trattativa. Il nostro sistema portuale porta nelle casse dello Stato circa 6 miliardi di euro, tra Iva e accise. Se il 10 o il 12 per cento di questa cifra restasse sul territorio, la Liguria, che per il momento subisce disagi che non sono ripagati, potrebbe finalmente svoltare".
Parla di autonomia solo per porti e aeroporto oppure pensa ad una proposta più ampia? «Nei prossimi giorni partirà un gruppo di lavoro tecnico che vorrei bipartisan, d'altro canto il presidente dell'Emilia è il Pd Bonaccini e in Liguria i Cinquestelle hanno firmato una proposta di referendum sul modello di quello Lombardo. Quanto ai temi su cui trattare la maggiore autonomia penso anche al turismo e a tutta la parte urbanistica e ambientale". 
Diversa la situazione del Piemonte: "Il centrodestra - ha detton Sergio Chiamparino, presidente della Regione, ai
microfoni di "6 su Radio1" - ha lasciato una situazione dei conti che non permette di utilizzare gli strumenti già previsti dall'art.116 della Costituzione, perché dovendo ripianare disavanzi per vent'anni non possiamo andare a chiedere più
competenze ed è una cosa che taglia la testa al toro".  perché "esclude la possibilita' di seguire le orme di Veneto e Lombardia ma anche dell'Emilia-Romagna, spiegando che "la Costituzione prevede per le regioni che hanno i bilanci in equilibrio di chiedere più competenze aprendo un dialogo senza fare nessun referendum".
Il presidente della Regione Valle d'Aosta, Laurent Viérin, commentando i recenti referendum consuntivi in Lombardia e Veneto, ha detto che "Non si può dimenticare il percorso di lotta e di crescita dell'Autonomia valdostana, che crediamo essere modello di sviluppo di un federalismo valdostano, che vogliamo rilanciare e che ci ha permesso negli anni di investire molto per una scuola e una formazione di qualità, una cultura di valore, una sanità di eccellenza, un sistema di tutela e di protezione del territorio all'avanguardia, che garantisce massima attenzione a tutti i Comuni valdostani, dal più grande al più piccolo.
La convinta scelta federalista che sta alla base della nostra comunità - ha aggiunto - è la nostra strada maestra. Il federalismo, quello vero, è, a nostro modo di vedere, il modello sul quale costruire la riforma del Paese Italia. Qualcuno - ha poi osservato Viérin - da tempo ingaggia una battaglia alle autonomie speciali convinto che siano esse causa di decadenza morale e civile e oggi sogna per la nostra Regione una soluzione spagnola: voglio ricordare che la Autonomia valdostana è tutelata dalla Costituzione e che essa non ha nessun articolo 155 per sospendere le autonomie, anzi le garantisce e ne auspica lo sviluppo. Ci amareggiano certe ricostruzioni parziali e spesso anche inesatte".
Il tema dell'autonomia si è riaffacciato di nuoivo nell'intervento che il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha tenuto in occasione del settimo anniversario dell'alluvione che devastò buona parte della Regione alla fine dell'ottobre 2010. L'obbiettivo è che "non debba ripetersi una catastrofe come quella del 31 ottobre 2010. Mai piu' mezzo milione di sfollati, mai piu' migliaia di attivita' economiche in ginocchio, mai piu' un territorio cosi' vulnerabile. Da allora - dice Zaia facendo il punto degli interventi programmati e realizzati - abbiamo avviato 325 opere, 280 delle quali gia' completate, per un importo complessivo di 230 milioni di euro. Ma gli interventi a vari livelli effettuati, sia con la programmazione regionale che con fondi europei e nazionali faticosamente ottenuti, sono ben 650, per un importo di quasi 400 milioni di euro. Uno sforzo immane, che considero pero' solo l'inizio di un cammino il cui percorso, cioe' leprogettualita' necessarie, e gia' delineato: un piano complessivo composto da 681 opere, per un costo totale di 2 miliardi 607 milioni 434 mila euro, messo assieme grazie alla collaborazione con un'autorita' mondiale in tema di difesa del suole come il professor D'Alpaos". "E' una di quelle partite che giocheremo senza cedimenti al tavolo sull'autonomia del Veneto con lo Stato - annuncia Zaia - perché la messa in sicurezza del territorio è un valore irrinunciabile, che diventa un diritto quando, come il Veneto, si sarebbe in grado di arrangiarsi. Basti pensare che l'intero valore del Piano D'Alpaos costituisce meno di un sesto dell'intero ammontare del residuo fiscale attivo (quasi 15 miliardi e mezzo) che ogni anno va a Roma senza tornare nemmeno in piccola parte sul territorio abitato da chi quelle tasse le paga. E' un'ingiustizia che saneremo grazie al mandato ricevuto dai veneti con il referendum del 22 ottobre".

 



( red / 30.10.17 )
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