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Regioni.it

n. 3267 - lunedì 13 novembre 2017

Sommario
- Conferenza delle Regioni giovedì 16 novembre
- Bonn: la Conferenza sul clima
- Musei: più 50 milioni di incassi in tre anni
- II settimana della cucina italiana nel mondo
- Musumeci: fondi europei, "concentreremo risorse su pochi settori"
- Export agroalimentare: il 60% da 4 regioni

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Bonn: la Conferenza sul clima

(Regioni.it 3267 - 13/11/2017) I paesi in via di sviluppo hanno chiesto ai paesi industrializzati di rispettare i loro impegni sul clima, nel corso della prima settimana della conferenza sul clima a Bonn. I negoziati della Cop23 delle Nazioni Unite continuano fino a mercoledì prossimo a livello di delegazioni dei 197 Stati firmatari, che poi cederanno il passo ai responsabili politici - ministri, capi di stato e, per parte Usa, di un diplomatico.Due anni dopo l'adozione dell'accordo di Parigi, i paesi firmatari cominciano adesso a definire le regole per la sua applicazione: un iter tecnico che dovrebbe concludersi con la Cop24 nel 2018. Ma fin d'ora, al termine di un anno contrassegnato  da diverse catastrofi meteorologiche, i paesi in via di sviluppo sono arrivati a Bonn con un duro messaggio per i paesi ricchi, accusati di rompere le loro promesse. "Molte delle azioni climatiche proposte a Parigi sono condizionate dalla disponibilità di risorse e questa questione deve essere affrontata francamente", ha detto Mohamed Adow, della ong Christian Aid. "Non stiamo parlando di investimenti ma di debito climatico da nord a sud", afferma Amjad Abdulla, rappresentante delle piccole isole, per il quale i paesi ricchi, i primi emettitori di gas a effetto serra, hanno una maggiore responsabilità: sta a loro aiutare i più poveri a svilupparsi correttamente e ad affrontare gli impatti Inoltre, un gruppo di negoziatori tra cui alcuni paesi emergenti come Cina e India (oggi al primo e quarto posto per emissioni di gas serra) hanno convocato una conferenza stampa per ricordare l'impegno, preso dai paesi ricchi, di rafforzare i loro piani climatici prima persino del 2020, data dell'entrata in vigore dell'accordo di Parigi.
Nel 2012 "i paesi sviluppati hanno accettato di riesaminare i loro obiettivi di riduzione delle emissioni. Non vediamo alcun progresso, non solo mancano le azioni concrete, ma anche il sostegno ai paesi in via di sviluppo"", ha detto il delegato cinese Chen Zhihua. ""Se non rispettiamo le decisioni già prese, come costruire la fiducia e come dare una buona base per l'attuazione dell'accordo di Parigi? Tutto ciò che chiediamo è  la trasformazione in atti di questa urgenza e prima del 2020", ha dichiarato Walter Schuldt, presidente dell'Ecuador del gruppo G77 (134 paesi in via di sviluppo). "La tecnologia esiste, il capitale esiste ed esiste anche l'urgenza. Ciò che manca è la volontà politica dei paesi industrializzati, i più inquinanti", ha denunciato il negoziatore del Nicaragua, Paul Oquist. Per Teresa Ribera, direttore dell'Istituto di Relazioni Internazionali, questa rivendicazione ha anche una funzione tattica: "È un'offensiva per evitare di subire noi tutta la pressione (soprattutto per ridurre le emissioni), mentre la pressione non sembra aumentare né in Europa né negli Stati Uniti".
La fase "politica" della Cop23 si svolgerà a partire dal 15 novembre alla presenza della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente francese Emmanuel Macron, e di numerosi capi di stato africani. Gli Stati Uniti, in questa fase rappresentati da un gruppo "discreto ma attivo" di negoziatori, invieranno un diplomatico, Tom Shannon.
"La conferenza di Bonn sul clima arriva in un momento cruciale: nelle ultime settimana una serie di rapporti hanno fatto suonare campanelli d'allarme", ha detto il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, parlando ai giornalisti al Palazzo di Vetro. "Queste relazioni inviano due messaggi chiari - ha continuato - bisogna accelerare l'azione sul clima e avere più ambizione". Guterres ha spiegato che a Bonn farà pressione per ottenere progressi in cinque ambiziose aree d'azione. In primo luogo le emissioni, su cui "serve un taglio del 25% entro il 2020". Quindi la resilienza, poiché dobbiamo "fare di più per aiutare i paesi a rispondere agli shock climatici, soprattutto i più vulnerabili". Bisogna poi "ottenere i 100 miliardi di dollari annui concordati per i paesi in via di sviluppo - ha detto il segretario generale Onu - è cruciale per stimolare l'azione e creare fiducia". Guterres ha poi affermato che bisogna fare di più sulle partnership, e infine ha sottolineato il ruolo della leadership. "Nel settembre 2019 organizzero' un vertice sul clima e chiedo ai leader mondiali di mostrare il coraggio nel combattere gli interessi forti, saggezza nell'investire in opportunità per il futuro", ha concluso, sottolineando che da ex politico, "non ha dubbi che questo è il percorso verso il progresso oggi, e un'eredità significativa per il futuro".
"Se le cose restano come adesso il riscaldamento del pianeta sarà di 2,7 gradi. Dobbiamo quindi fare molto di più e andare oltre l'accordo di Parigi. Le trasformazioni necessarie devono essere decise a livello locale", "dobbiamo passare dalle parole agli atti e questo summit sul clima dimostra che le città e le regioni hanno già cominciato questo cambiamento".  E' l'appello lanciato dal presidente del Comitato europeo delle Regioni (CdR), Karl-Heinz Lambertz, intervenuto davanti a centinaia di leader locali e regionali di tutto il mondo riuniti a Bonn per partecipare alla Cop 23. "Bisogna avere degli approcci innovativi a livello locale", ha continuato Lambertz, secondo il quale la sfida è "cambiare qualcosa nella testa delle persone e poi nel loro comportamento, ma questo non è sempre facile". Il presidente Lambertz, giunto alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici alla guida di una delegazione di 20 membri del CdR, si è poi rivolto ai leader dei vari stati Usa: "vogliamo ringraziarvi per il vostro coraggio" nel prendere posizione contro la decisione del presidente Trump di ritirare il Paese dagli Accordi di Parigi, "saremo al vostro fianco".
"Noi che governiamo città e regioni sentiamo profondamente il problema" dei cambiamenti climatici, e "vogliamo essere in prima linea" nel portare avanti politiche ambientali. Così all'Ansa il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, mentre a Bonn proprio per partecipare alla Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici (Cop 23) in qualità di presidente del Consiglio dei Comuni e delle Regioni europee (Cemr). Il problema dell'inquinamento atmosferico che causa il surriscaldamento globale "riguarda tutti", afferma Bonaccini, "e noi come Cemr, che rappresenta 130mila enti locali di 41 paesi europei, vogliamo dare il nostro contributo in termini di proposte e di idee, perché crediamo che questa debba essere una delle principali preoccupazioni nell'agenda della politica e dei governi". "Ci auguriamo che Trump cambi idea" sull'annunciato ritiro degli Stati uniti dagli Accordi di Parigi, ma a Bonn "è presente il governatore della California Jerry Brown, uno dei leader protagonisti in questi anni nel cercare intese in tutto il mondo non solo con i governi nazionali, ma anche con quelli regionali e locali" sottolinea Bonaccini, che il prossimo anno parteciperà con il Cemr proprio in California a "un altro importante meeting" sul clima.
E dal fronte Usa arriva chiaro il messaggio del governatore della California, il democratico Jerry Brown, "La California non aspetta Trump", perché "i cambiamenti climatici stanno avendo effetti ovunque. L'America è un Paese con molte diversità e con un sistema federale. Non tutta l'autorità è a Washington, ma è distribuita fra le città e gli stati - ha spiegato Brown - e non abbiamo il lusso di poter aspettare centinaia di anni" per cambiare la nostra società, dobbiamo farlo in qualche anno e decennio, non possiamo attendere i nostri leader nazionali". Brown ha ricordato che anche la Virginia, dove è stato da poco eletto governatore il democratico Ralph Northam, ha annunciato che rispetterà gli accordi di Parigi. A chiudere i lavori del summit dei leader locali e regionali l'ex governatore della California, il repubblicano Arnold Schwarzenegger, che più volte ha preso posizione contro Trump, non solo sul clima.  "Il fatto che Trump si è ritirato dall'Accordo di Parigi non significa niente, grazie ai governi subnazionali", perché "continueremo a lavorare sull'efficienza energetica, a costruire centrali per energia eolica e pannelli solari, a riciclare, a ridurre l'inquinamento, come abbiamo sempre fatto", ha detto Arnold Schwarzenegger, chiudendo i lavori del Summit dei leader locali e regionali sul clima svoltosi a Bonn nel quadro della Cop 23. "Quando si comincia qualcosa bisogna finirla, ecco perché è essenziale che i leader del mondo continuino a lavorare per renderlo realtà", "l'inquinamento uccide le persone" e "io non aspetterò mai il governo federale o qualsiasi tipo di accordo internazionale per combattere questo" ha aggiunto Schwarzenegger, che nel 2011 ha fondato la ong R20-Regions of Climate Actions per supportare il finanziamento di infrastrutture "verdi" in tutto il mondo.
Il ruolo delle regioni e delle città nella lotta ai cambiamenti climatici è tra i punti chiave della Conferenza mondiale dell’ONU COP23. Coordinata dalle isole Fiji e in corso questi giorni a Bonn, la COP conta tra i relatori il presidente della Regione Francesco Pigliaru in rappresentanza del Comitato europeo delle Regioni. Il presidente Pigliaru, cui si deve il documento di Parere che ha delineato proprio la strategia per l’attuazione dell’Accordo di Parigi da parte delle amministrazioni regionali e locali, sarà impegnato a Bonn nelle giornate di domenica 12 e lunedì 13 novembre. Oltre agli incontri istituzionali in cui affiancherà il presidente del Comitato Karl-Heinz Lambertz, per Francesco Pigliaru ci sono ampi spazi da relatore, sia come portavoce delle regioni e delle città dell’Unione europea che come presidente della Regione Sardegna, di cui presenterà le buone pratiche sul fronte della sostenibilità ambientale e dell’adattamento ai cambiamenti climatici: dagli investimenti sulla mobilità elettrica a quelli sugli “edifici intelligenti” collegati da reti smart per condividere l’energia autoprodotta, sino alla politica degli acquisti green per la pubblica amministrazione. Da segnalare in agenda l’intervento alla sessione riservata al Patto globale dei Sindaci per il clima e l'energia, di cui il presidente Pigliaru è ambasciatore per conto del CdR. Si tratta di un tavolo particolarmente atteso perché la Conferenza di Bonn è la prima dopo l’annuncio, da parte di Donald Trump, dell’uscita degli USA dall’Accordo di Parigi. Insieme alla delegazione del governo di Washington sono infatti presenti a Bonn amministratori regionali e locali statunitensi che nonostante la posizione del governo centrale, hanno espresso la volontà di continuare a rispettare gli impegni presi nella lotta ai cambiamenti climatici. Non a caso la Cop23 è una chiamata all’unità e alla rapidità d’azione non solo ai governi ma a tutti gli attori per proporre, favorire e rilanciare una nuova e più ambiziosa azione globale in cui tutti siano coinvolti e allineati per raggiungere i maggiori risultati nel minor tempo possibile. Per Francesco Pigliaru, che sino a settembre di quest’anno ha guidato la Commissione ENVE (Ambiente, clima ed energia) del Comitato di Bruxelles e ora ne è relatore sul tema della lotta ai cambiamenti climatici, Bonn è la terza Conferenza delle Parti dopo Parigi e Marrakech.
Anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è intervenuto a Bonn affermando che "Senza la decarbonizzazione dell’Ilva, la strategia energetica nazionale che è stata presentata dal Governo giorni fa non ha alcun senso. È bene che tutti sappiano - ha detto Emiliano - che l’Ilva di Taranto e la centrale Enel di Cerano, entrambe localizzate in Puglia, rappresentano il 90% della produzione a carbone italiana. Ed è per questo che la Regione Puglia incalzerà senza sosta il Governo nazionale per essere coerente tra ciò che dice e ciò che fa”. “Non è un caso che la Regione Puglia sia per il terzo anno consecutivo invitata alla Conferenza sul Clima. Non è un caso che il nostro progetto di decarbonizzazione susciti l’attenzione del mondo scientifico internazionale e dei massimi esperti del settore. L’Italia, con la firma dell’accordo Cop21 a Parigi, si è impegnata ad abbandonare il carbone. Noi chiediamo che si cominci dall’Ilva di Taranto, perché adesso devono essere realizzati i lavori di ristrutturazione della fabbrica e quindi la decarbonizzazione dello stabilimento avrebbe un senso anche economico, oltre che ambientale. Investire miliardi di euro nell’Ilva per farla funzionare a carbone è invece una follia anacronistica, contradditoria rispetto a ciò che il Governo dice di voler fare”. “L’Unione europea ha avviato l’indagine per valutare se l’acquisizione di Ilva da parte di Acelor Mittal possa ridurre la concorrenza sul mercato dei prodotti di acciaio al carbonio, e mantiene alta l’attenzione sulle procedure di infrazione relative alle emissioni industriali prodotte dall’Ilva, come sottolineato dal commissario UE all’ambiente Karmenu. La decarbonizzazione dell’Ilva è la migliore tecnica disponibile per la produzione dell’acciaio. La nostra legislazione impone l’utilizzo di tali tecniche, ovvero quelle che possono ridurre i fattori di emissione e quindi garantire migliori condizioni ambientali e della salute. Il processo di decarbonizzazione dell’Ilva di Taranto e della centrale Enel di Cerano è concreto e realizzabile, grazie all’arrivo in Puglia di enormi quantitativi di gas. Di fronte a queste evidenze adesso bisogna agire”.


( red / 13.11.17 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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