Regioni.it

n. 3268 - martedì 14 novembre 2017

Sommario

Documento della Conferenza delle Regioni del 9 novembre

+T -T
Legge di Bilancio 2018: proposte ed emendamenti

(Regioni.it 3268 - 14/11/2017) Dopo aver presentato al Parlamento - nel corso di un'audizione che si è tenuta il 7 novembre (cfr. "Regioni.it" n. 3263) - le prima valutazioni sulla manovra (vedi notizia successiva) - la Conferenza delle Regioni, ha approvato nella riunione del 9 novembre un documento contenente una serie di proposte emendative al disegno di legge di Bilancio 2018, alcune delle quali ritenute irrinunciabili. Tale dossier - contenente puntuali emendamenti - pubblicato integralmente  sul portale www.regioni.it (sezione "Conferenze") - è stato consegnato al Governo in occasione della Conferenza Unificata che si è tenuta lo stesso giorno. durante la quale le regioni hanno comunque richiesto il rinvio del punto.
Si riporta di seguito la parte del documento relativa ai soli "emendamenti irrinunciabili".
Posizione delle Regioni sul disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 (A.S. 2960)
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome chiede il rinvio dell’espressione del parere e approva il documento di proposte emendative.
EMENDAMENTI IRRINUNCIABILI
1.
Armonizzazione termini Intese
Alla lett. c) dell’articolo 68 del ddl “Bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 208 – 2020” Atto Senato n. 2960, le parole “30 aprile” sono sostituite con “31 gennaio”.
Relazione
La norma mira ad armonizzare e sistematizzare i processi di scambio / cessione degli spazi finanziari e riparto del contributo alla finanza pubblica delle Regioni. La scadenza del 30 aprile è incompatibile con la possibilità di dare maggiori spazi finanziari agli enti locali del proprio territorio per investimenti attraverso le Intese regionali con enti locali (art. 10 L.243/2012) il cui iter ha inizio il 15 gennaio (DPCM 21/2017), sarebbe, infatti, impossibile procedere alla eventuale cessione di spazi finanziari agli Enti locali fino al raggiungimento dell’Intesa del 30 aprile che delinea il contributo alla finanza pubblica per ciascuna Regione. Per avere un quadro unitario della programmazione della spesa regionale le scadenze delle intese per la definizione del contributo alla finanza pubblica delle Regioni sono riportati alla medesima data.
2. Emendamento contributo alla manovra delle RSO, attribuzione risorse per investimenti, riparto spazi per investimenti
All’articolo 68 del ddl “Bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 208 – 2020” Atto Senato n. 2960 sono apportate le seguenti modifiche:
1) al comma 2:
a) alla lett. b), parole “94,10 milioni” sono sostituite con “144,10 milioni”;
b) al fine di non ridurre gli stanziamenti per le politiche di cui alla tabella A per l’importo di 300 milioni, secondo quanto previsto nella colonna B, la lett. c) è soppressa. All’onere per l’anno 2018 si provvede per 50 milioni mediante abrogazione della spesa prevista al comma 9, dell’articolo 58 della presente legge; per 128 milioni mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione prevista al comma 1 dell’articolo 92 della presente legge; per 400 milioni mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 1, dell’articolo 95, della presente legge, le Regioni a statuto ordinario assicurano nell’anno 2018 investimenti nelle medesime finalità indicate dalla legge nel rispetto del saldo previsto al comma 466, dell’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n.232 per un valore corrispondente all’impatto di 400 milioni in termini di indebitamento netto. La quota del Fondo è ripartita fra le Regioni secondo gli importi indicati nella tabella B che possono essere modificati a invarianza del contributo complessivo, mediante accordo da sancire, entro il 31 gennaio 2018, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
2) Dopo il comma 2 è inserito il seguente:
“2 bis- Per gli anni 2019 – 2020 il contributo alla finanza pubblica delle Regioni a statuto ordinario per il settore non sanitario, di cui all’articolo 46, comma 6 del decreto legge 24 aprile 2014, n.66, convertito con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n.89, e di cui al comma 680, dell’articolo 1, della legge 28 dicembre 2015, n.208, è ridotto di 300 milioni. All’onere di provvede per 178 milioni per il 2019 e il 2020 mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione prevista al comma 1, dell’articolo 92, della presente legge; per 400 milioni per il 2019 e il 2020 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 1, dell’articolo 95, della presente legge, le Regioni a statuto ordinario assicurano negli anni 2019 e 2020 investimenti nelle medesime finalità indicate dalla legge nel rispetto del saldo previsto al comma 466, dell’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n.232 per un valore corrispondente all’impatto di 400 milioni in termini di indebitamento netto. La quota del Fondo è ripartita fra le Regioni secondo gli importi indicati nella tabella B che possono essere modificati a invarianza del contributo complessivo, mediante accordo da sancire, entro il 31 gennaio di ciascun anno, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Il Fondo per esigenze indifferibili di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 è ridotto.”
3) dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: 
“3 bis. Alla legge 11 dicembre 2016, n.232 sono apportate le seguenti modifiche:
1. i commi da 497 a 500, dell’articolo 1, sono soppressi;
2. dopo il comma 496, dell’articolo 1 è inserito il seguente: “496 bis. Dall’anno 2018 gli spazi finanziari di cui al comma 495 sono ripartiti fra le Regioni in sede di autocoordinamento, la proposta di riparto è recepita con Intesa in Conferenza permanente tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano entro il 31 gennaio di ciascun anno.”
Tabella A



Relazione
La norma ridefinisce il contributo alla finanza pubblica delle Regioni a statuto ordinario che a legislazione vigente ammonta a 12,9 miliardi per il 2018 di cui 2,6 miliardi non ancora coperti. Attraverso l’assegnazione di risorse per investimenti, sono salvaguardati i trasferimenti regionali per le politiche sociali, l’agricoltura e l’istruzione, - risorse assegnate dalle Regioni agli enti locali o alle famiglie a fini sociali.
La proposta emendativa attribuisce alle Regioni a statuto ordinario una quota pari a 400 milioni di euro per il 2018 per investimenti sul territorio a valere sul Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese con le medesime finalità previste dalla legge. La quota assegnata alle RSO è circa il 9,7% dello stanziamento pari a oltre 4 miliardi per il 2018 ed equivale allo 0,48% sul totale del Piano investimenti (di 83,5 miliardi fino al 2033). L’assegnazione di tali risorse alle Regioni non stravolge il piano di investimenti che oltre ad essere rifinanziato dal 2018 è allungato di un anno al 2033. La norma non determina effetti sulla finanza pubblica in quanto le risorse sono già stanziate nel bilancio dello Stato nel Fondo per assicurare il finanziamento degli investimenti e compensa parzialmente la rimodulazione effettuata dal Governo per 600 milioni in materia di edilizia sanitaria.
Sempre con la finalità di salvaguardare i trasferimenti indicati, si ripropone, anche per gli anni 2019 e 2020, l’assegnazione di risorse per investimenti sul territorio di una quota di 400 milioni di euro a valere sul Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese con i medesimi meccanismi del 2018. Il finanziamento pluriennale permette la programmazione di lungo periodo degli stessi con evidenti ricadute positive sulla crescita del Paese.
Inoltre, si prevede che le Regioni in sede di autocoordinamento definiscano il riparto degli spazi finanziari concessi nell’ambito dei patti di solidarietà nazionali entro il 31 gennaio. Il termine indicato si armonizza con quello entro cui le Regioni devono indicare il riparto fra le stesse del contributo in termini di finanza pubblica. Non vi sono oneri per la finanza pubblica.
La norma non determina oneri per la finanza pubblica utilizzando le risorse già presenti nel ddl bilancio 2018 dello Stato
3.
 Abrogazione norma rinvio applicazione d.lgs 68/2011
Il comma 4 dell’articolo 68 del ddl “Bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 208 – 2020” è soppresso. 
Relazione
L’emendamento abroga la norma che rinvia ulteriormente l’entrata in vigore del D.lgs 68/2011 in tema di “autonomia finanziaria” delle Regioni al 2020 (applicazione del d.lgs 56/2000 fino al 2019 compreso). L’applicazione della norma è stata rinvia con il DL 78/2015, all’art.9, comma 9, rinvio al 2017; il DL 113/2016 articolo 13, rinvio al 2018; il DL 50/2017, art.24, comma 2 bis, rinvio al 2019. A legislazione vigente la norma si applicherà nel 2019. 
In subordine - Commissione per l’attuazione del Capo I del d.lgs 68/2011
All’articolo 68 del ddl “Bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 208 – 2020” Atto Senato n. 2960, è aggiunto il seguente comma 4 bis:
“4 bis- Ai fini dell’attuazione del d.lgs.68/2011, è istituita presso il Ministero dell’Economia e delle finanze una Commissione tecnica per l’analisi dei trasferimenti statali alle Regioni a statuto ordinario, a supporto dei lavori della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. La Commissione è composta, dal Ragioniere Generale dello Stato con funzioni di Presidente, dal Direttore del Dipartimento Affari regionali e le Autonomie, dal Direttore dell’Ispettorato Generale per la finanza delle pubbliche amministrazioni, dal Direttore delle Politiche fiscali e da tre rappresentanti delle Regioni a statuto ordinario. La Commissione è istituita senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e si avvale delle strutture e dell'organizzazione del Ministero dell'economia e delle finanze. Ai componenti della Commissione non è corrisposto alcun compenso, né indennità, né rimborso di spese.
La Commissione, entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente legge:
a) individua tutti i trasferimenti statali del D.lgs.68/2011 da sopprimere.
b) determina l’aliquota aggiuntiva dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), rispetto alla vigente aliquota di base, in modo tale da garantire al complesso delle Regioni a statuto ordinario entrate corrispondenti all’ammontare dei trasferimenti soppressi. Contestualmente la Commissione determina le aliquote dell'IRPEF di competenza statale che devono essere ridotte per mantenere inalterato il prelievo fiscale complessivo a carico del contribuente.
c) le Regioni che, applicando l’aliquota di cui alla lettera b) ricevono risorse eccedenti rispetto all’ammontare dei trasferimenti soppressi, alimentano attraverso l’eccedenza un fondo perequativo orizzontale, da cui attingono le Regioni che applicando l’aliquota di cui alla lettera b) ricevono risorse inferiori ai trasferimenti soppressi, in modo tale che nel primo anno di applicazione a ciascuna Regione sia comunque corrisposto un importo pari alla differenza tra l'ammontare dei trasferimenti soppressi   e il gettito derivante dall'applicazione dell’aliquota aggiuntiva dell'addizionale regionale all'IRPEF.
d) negli anni successivi al primo anno di applicazione, e fino all’applicazione delle norme del D. Lgs. 68/2011, l’aliquota dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) di cui alla lettera a) è applicata al reddito imponibile Irpef complessivo delle Regioni a statuto ordinario. Le Regioni propongono in autocoordinamento la ripartizione delle risorse.
e) l’attribuzione annuale delle risorse è effettuata con il DPCM di cui al D. Lgs.56/2000.
Relazione
Dopo innumerevoli rinvii, ai fini di dare avvio all’attuazione del d. lgs 68/2011 in tema di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario, si istituisce un’apposita commissione tecnica per l’analisi dei trasferimenti alle Regioni ai fini della loro soppressione e sostituzione con entrate autonome in misura pari ai trasferimenti soppressi, senza alcun onere per la finanza pubblica e senza alcun incremento di pressione fiscale per i contribuenti.
4. Attribuzione alle Regioni del gettito derivante dalla lotta all’evasione fiscale
All’articolo 77 del DDL “Conversione in legge del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili” Atto Senato n. 2942, è aggiunto il seguente comma: 
“All’articolo 9 del D. Lgs. 6 maggio 2011, n.68, sono apportate le seguenti modifiche:
1.
Al comma 2 dopo le parole “prevista dal presente decreto” sono inserite le parole “per la quota di competenza erariale mentre è riservata interamente alle Regioni la quota di spettanza regionale.”
2.
Al comma 4, le parole “di cui ai commi 1, 2 e 3.” sono sostituite con le parole “di cui ai commi 1, 2 in relazione alla quota erariale e 3.”
Relazione
L’emendamento risponde a quanto previsto al punto 8 della risoluzione al DEF 2017, approvata dal Parlamento, incentivando il ruolo attivo degli enti territoriali nell’attività di recupero dell’evasione fiscale. L’importanza di tale ruolo attivo è richiamato anche nella «Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva anno 2017» allegata alla nota di aggiornamento al DEF 2017.
5. Indennizzi emotrasfusi
Dopo l’articolo 41 del ddl “Bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 208 – 2020” Atto Senato n. 2960, è aggiunto il seguente comma:
“Articolo 41 bis- (Rifinanziamento legge n. 210/1992 – indennizzi emotrasfusi)
 1. “Al fine di ottemperare alle disposizioni di cui all’art. 1, comma 586 della legge 208/2015, è destinato, a decorrere dall’anno 2018, l’importo di Euro 173 milioni annuo al finanziamento delle Regioni per la corresponsione dell’indennizzo di cui alla Legge 25 febbraio 1992 n. 210 e successive modifiche e integrazioni.
2. Per i medesimi fini di cui al comma 1 sono destinati per gli anni 2015, 2016 e 2017 euro 519 milioni”.
Relazione: L’emendamento si rende necessario in quanto le Regioni ai sensi dell’art. 1 comma 586 della Legge 208/2015, hanno anticipato per gli anni 2015, 2016 e 2017 le risorse per tale funzione e sono ancora in attesa del trasferimento dallo Stato delle somme dovute. Si rende necessario altresì ripristinare il finanziamento a regime per l’esercizio di tale funzione a decorrere dall’anno 2018.
6. Finanziamento Fondo da assegnare alle Regioni per fronteggiare le spese relative all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali
All’articolo 68 del ddl “Bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 208 – 2020” Atto Senato n. 2960, è aggiunto il seguente comma:
“Per le finalità di cui all’articolo 1, comma 947 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 è autorizzata la spesa di 112 milioni per il triennio 2018 – 2020. All’onere si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di riserva per le spese obbligatorie di cui all’ 26, c. 1, della legge 196/2009.”
Relazione
La norma rifinanzia il Fondo per fronteggiare le spese relative all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali che attualmente non ha alcun finanziamento. Le funzioni sono assegnate alle Regioni dalla legge 208/2015 senza alcun finanziamento per gli anni 2018 – 2020. La spesa a favore delle famiglie è considerata livello essenziale di prestazione, l’importo è stato riconosciuto dal Governo come fabbisogno minimo.
7. Norma in materia di personale di ricerca degli IRCCS pubblici e degli IZS
Articolo…..
(Norma in materia di personale di ricerca degli IRCCS pubblici e degli IZS)
1. Al fine di garantire e promuovere il miglioramento della qualità e dell’efficienza dell’attività di ricerca sanitaria, parte integrante del Servizio sanitario nazionale, e di consentire un’organica disciplina dei rapporti di lavoro del personale della ricerca sanitaria, è istituito presso gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici e gli Istituti zooprofilattici sperimentali, di seguito denominati “Istituti”, fermo restando il rispetto dei vincoli in materia di spesa del personale, un ruolo della ricerca sanitaria e delle attività di supporto alla ricerca sanitaria, nell’ambito rispettivamente della dirigenza sanitaria e della categoria apicale del Comparto.
2. Il rapporto di lavoro è disciplinato da specifica sezione del CCNL della Dirigenza Sanitaria e del Comparto della Sanità, secondo le procedure previste dal decreto legislativo n. 165 del 2001.
3. Ai fini del presente articolo, gli atti aziendali degli Istituti prevedono una specifica ed autonoma sezione dedicata alla dotazione organica per le funzioni di ricerca, facente capo al Direttore generale.
4. Per garantire un’adeguata flessibilità nelle attività di ricerca, gli Istituti assumono, per lo svolgimento delle predette attività, nel limite delle risorse finanziarie disponibili trasferite dal Ministero della Salute, nonché di quelle provenienti da altri finanziamenti destinati alla ricerca, personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, nel rispetto dei CCNL di cui al comma 2, da destinare alla ricerca sanitaria ed alle attività di supporto alla ricerca.
5. Il reclutamento del personale della ricerca sanitaria e dell’attività di supporto avviene con i requisiti, i titoli e le procedure concorsuali definiti, per le diverse figure professionali, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore dei CCNL di cui al comma 2, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e il Ministro dell’economia e delle finanze, previo Accordo sancito in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano.
6. Gli Istituti possono bandire le procedure concorsuali per il reclutamento di cui ai commi 4 e 5, per la specifica funzione professionale, previa verifica della disponibilità finanziaria. I vincitori sono immessi in servizio con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato della durata di cinque anni, con possibilità di un solo rinnovo per la durata massima di ulteriori 5 anni, previa valutazione ai sensi del successivo comma 7.
7. Il personale assunto ai sensi dei commi 4 e 5 è soggetto a valutazione annuale e a valutazione di idoneità per l’eventuale rinnovo a conclusione dei primi cinque anni, secondo modalità, condizioni e criteri stabiliti con decreto del Ministro della salute di concerto con Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e il Ministro dell’economia e delle finanze. Le progressioni economiche ed ogni altra forma incentivante sono subordinate a valutazione positiva, secondo i criteri definiti dai CCNL di cui al comma 2 previo accordo tra gli Istituti, fermo restando il consenso dell’interessato, è ammessa la cessione del contratto a tempo determinato.
8. Gli Istituti, nel rispetto delle vigenti disposizioni legislative in materia di contenimento delle spese di personale e dei requisiti di accesso previsti dalla disciplina concorsuale per i rispettivi profili, nell’ambito dei posti della complessiva dotazione organica, possono procedere all’inquadramento con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei ruoli del Servizio sanitario nazionale del personale che abbia completato il secondo periodo contrattuale con valutazione positiva, secondo la disciplina di cui al decreto interministeriale previsto al comma 7.
9. Al fine di valorizzare i giovani che esprimono alto potenziale e di favorire il rientro dall’estero delle alte professionalità, gli Istituti possono sottoscrivere i contratti a tempo determinato di cui ai commi 4 e 5 con i “Principal Investigator” vincitori di bandi pubblici competitivi nazionali o europei, secondo quanto previsto dal decreto di cui al comma 5.
10. Gli Istituti possono, altresì, utilizzare fino al 5 per cento delle disponibilità finanziaria per stipulare, contratti di lavoro subordinato a tempo determinato con ricercatori residenti all’estero, la cui produzione scientifica soddisfi i parametri stabiliti nel decreto di cui al comma 5.
11. Il personale di cui al presente articolo, che opera in strutture facenti parte della rete formativa delle scuole di specializzazione, è ammesso alla partecipazione per l’accesso in soprannumero al relativo corso di specializzazione, ai sensi dell’articolo 35, commi 4 e 5, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni.
12. In sede di prima applicazione, entro 180 giorni dall’entrata in vigore del contratto collettivo di cui al comma 2, il personale in servizio presso gli Istituti alla data del 31 dicembre 2017, con rapporto di lavoro flessibile instaurati a seguito di apposita procedura selettiva pubblica, che abbia maturato un’anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi cinque, può essere assunto con contratto di lavoro a tempo determinato secondo la disciplina prevista nel decreto di cui al comma 5.
13. Al fine di garantire la continuità nell'attuazione delle attività di ricerca, nelle more dell’inquadramento di cui al comma 12, gli Istituti possono continuare ad avvalersi del personale di cui al medesimo comma 12.
14. Per le finalità di cui al presente articolo, nei limiti delle risorse di cui al comma 4, i contratti a tempo determinato di cui al presente articolo sono stipulati in deroga ai limiti di cui all’articolo 9, comma 28, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, legge 30 luglio 2010, n. 122, ed all’articolo 2, comma 71, della legge n. 191 del 2009.
15.Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 44 milioni di euro l’anno, si provvede a decorrere dal 2018 mediante riduzione del Fondo speciale di parte corrente di cui all’articolo 21, comma 1 ter, lett. d) della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
8. Pay back farmaceutico
All’articolo 41 i commi 1, 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:
1. L’AIFA è tenuta a adottare la Determina avente ad oggetto il ripiano dell’eventuale superamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale e della spesa farmaceutica ospedaliera per l’anno 2016 a carico di ogni singola azienda farmaceutica titolare di AIC entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le aziende farmaceutiche provvedono alla corresponsione dell’importo dovuto entro i successivi 20 giorni. La determina di AIFA avente ad oggetto il ripiano dell’eventuale superamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale ed ospedaliera individua il pay back spettante a ciascuna Regione e provincia autonoma e costituisce titolo per l’iscrizione nel bilancio della Regione della quota di pay back spettante.
2. L’AIFA conclude, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge le transazioni con le aziende farmaceutiche titolari di autorizzazione all’immissione in commercio di medicinali relative ai contenziosi derivanti dall’applicazione dell’art. 21, commi 2 e 8, del decreto legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160, relativi al ripiano della spesa farmaceutica territoriale ed ospedaliera per gli anni 2013, 2014 e 2015, ancora pendenti al 31 dicembre 2017, che siano in regola con l’adempimento di cui al comma 1.
3. L’AIFA, entro ottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, anche tenendo conto delle transazioni di cui al comma 2., adotta una determina riepilogativa degli importi degli importi a carico di ciascuna azienda farmaceutica titolare di AIC per ciascuno degli anni 2013, 2014, 2015 e comunica altresì, sulla base di predetta determina, al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero della salute, con le modalità di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto ministeriale 7 luglio 2016, per ciascuno degli anni 2013, 2014, 2015, gli importi a carico di ciascuna azienda farmaceutica titolare di AIC spettanti a ciascuna Regione e provincia autonoma.. La predetta determina costituisce titolo per l’iscrizione nel bilancio di ciascuna Regione e provincia autonoma della quota di payback spettante per ciascuno degli anni 2013, 2014, 2015, e per l’effettuazione delle regolazioni di conguaglio sulle iscrizioni in bilancio già effettuate in base al d.l. 179/2015.   Conseguentemente, fermo restando quanto previsto al comma 3, dell’art. 5 del decreto ministeriale 7 luglio 2016, il Ministro dell’economia e delle finanze, onde consentire l’erogazione a ciascuna Regione e provincia autonoma della quota del fondo di cui all’art. 1 del decreto ministeriale 7 luglio 2016, provvede entro i successivi 20 giorni ad adottare il decreto di cui al citato comma 3, dell’articolo 5, del medesimo decreto ministeriale.
4. Ai fini di un più efficiente utilizzo delle risorse e di una conseguente migliore organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, in via sperimentale per il triennio 2018-2020, il Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, avvia un monitoraggio degli effetti dell’utilizzo dei farmaci innovativi e innovativi oncologici sul costo del percorso terapeutico-assistenziale complessivo. Il monitoraggio, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, è effettuato per il tramite del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, di cui all’intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005(Repertorio atti n. 2271) su una o più aree terapeutiche ed è svolto sulla base dei dati di real world evidence e delle informazioni ricavate dai Registri dei farmaci innovativi e innovativi oncologici sottoposti al monitoraggio dell’ Agenzia italiana del farmaco ai sensi dell’articolo 15, comma 10, del decreto legge 6 luglio 2012, n.95,convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135.
Al fine assicurare un’attività di monitoraggio puntuale, AIFA fornisce alle Regioni la disponibilità di efficaci strumenti di controllo dei dati inseriti nei registri WEB Based sia attraverso l’implementazione della funzione di reportistica sia attraverso l’accesso diretto alla banca dati consultabile nella sua interezza e completezza.
Relazione
Le proposte di emendamento mirano a consentire l’iscrizione nei bilanci regionali delle somme derivanti dal pay back farmaceutico per gli anni 2013/2015 (comma 3) e 2016 (comma 1), anche in considerazione che solo per le annualità 2013 e 2014 era stata consentita l’iscrizione di una quota di pay back pari al 90% degli importi contenuti nell’apposita determina Aifa.
L’emendamento del comma 4 vuole rendere più agevole per le Regioni e Province Autonome l’utilizzo dei registri AIFA.
Gli emendamenti non comportano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica
9. Centri per l’impiego
Art. 68 – commi 17-22
1) al comma 17, nell’incipit, prima della locuzione “allo scopo di completare la transizione in capo alle Regioniaggiungere la locuzioneEntro il 31 dicembre 2018” e, nel corpo del testo, sostituire la parola “costituito” con “competente” e aggiungere, dopo la locuzione “in deroga al regime delle assunzioni previsto dalla normativa vigente”, la locuzione “ed ai tetti di spesa di cui all’art. 23, comma 2 del D. Lgs. 75/2017”;
2) Al comma 18, in principio, dopo la locuzione “Per le finalità di cui al comma 17” aggiungere il seguente inciso “, tenuto conto degli oneri finanziari connessi ai necessari adeguamenti retributivi del personale trasferito, e alla fine del comma, aggiungere il seguente periodo : “le Regioni e gli enti strumentali regionali, nell’ambito della propria autonomia, procederanno, in considerazione di quanto previsto dall’articolo 23, comma 2 del D. Lgs.75/2017, all’incremento, secondo i tempi e le modalità stabilite dal CCNL, delle risorse che alimentano i fondi destinati alla contrattazione integrativa per il riequilibrio dei trattamenti economici accessori del personale ad esse trasferiti”.
3) Al comma 18 dell’articolo 68 sostituire la locuzione “220 milioni” con la locuzione “249,25 milioni”.
4) Al comma 19 sostituire la parola “costituiti” con “competenti”.
5) Al comma 20, sostituire la parola “costituiti” con “competenti”, sostituire la locuzione “possono essere” con “sono” e al termine del comma aggiungerein deroga alle disposizioni dell’art. 19, comma 1 del Decreto legislativo n. 81/2015”
6) Al comma 22, sostituire la parola “costituiti” con “competenti”. Alla fine del periodo, dopo la parola “vigenti” aggiungere “Ai fini dell’attuazione del presente comma possono essere mutuate le modalità previste all’articolo 17 del DL 24 giugno 2016, n. 113, convertito in Legge 7 agosto 2016, n. 160.
Relazione
Con riferimento merito alle disposizioni concernenti il personale dei CPI all’interno dell’articolato della bozza di legge di bilancio 2018 (articolo 68, commi 17-22), si profilano alcuni elementi di criticità che appaiono dirimenti ai fini della sostenibilità e dell’applicabilità della norma.
In particolare:
1) a fronte di uno stanziamento originario di risorse nazionali per il personale a tempo indeterminato a decorrere dal 2018 pari a 249,25 milioni di euro (cfr. la seconda e terza bozza del provvedimento), la nuova bozza del disegno di legge presenta una considerevole riduzione delle stesse, che nel testo attuale ammontano a 220 milioni, con un decremento di risorse pari a trenta milioni. Tale diminuzione non appare conforme agli accordi politici intercorsi tra le Regioni e le amministrazioni centrali. In vista della chiusura della fase transitoria delle gestione del personale dei CPI – regolata, come noto, nel triennio 2015- 2017 da due fondamentali Accordi Quadro tra lo Stato e le Regioni, rispettivamente sottoscritti a luglio 2015 ed a dicembre 2016, in materia di politiche attive - le Regioni ed il Ministero del Lavoro lo scorso mese di settembre hanno convenuto sulla necessità che il passaggio a regime del sistema, con l’ingresso degli operatori alle dipendenze regionali o delle relative agenzie/enti, avvenisse prevedendo le adeguate coperture. In particolare, considerando che nei costi connessi al passaggio stabile del personale di derivazione provinciale nei ranghi regionali vanno contemplati anche i necessari adeguamenti per il riequilibrio della retribuzione (elementi accessori del salario, oneri previdenziali e assicurativi, ecc.), l’ammontare pari a 250 milioni di euro, modulato sulla base dati della Funzione Pubblica del 2015, come pattuito nell’accordo interistituzionale, da un lato si poneva in continuità con la fase transitoria e, di fatto, rappresentava una piattaforma minima congrua per sostenere anche i costi di tale regionalizzazione. Si chiede, pertanto, il ripristino dello stanziamento iniziale, come condizione primaria per la praticabilità del processo, tenendo conto che le amministrazioni regionali dovranno comunque far fronte anche agli oneri fissi di funzionamento dei CPI;
2) in connessione con il punto 1), si rende necessario prevedere nella legge di bilancio anche una deroga specifica al tetto di spesa imposto dal D. Lgs. 75 del 2017, art. 23 comma 2, in relazione al salario accessorio delle amministrazioni per l’anno 2016. In caso di trasferimento di funzioni e di personale da altre amministrazioni, la Regione può innalzare il tetto solo dell’importo di salario accessorio che veniva corrisposto al personale dalle precedenti amministrazioni. Poiché il salario accessorio della Regione è più alto rispetto a quello corrisposto dalle altre amministrazioni, si pone il problema di riequilibrare i fondi per evitare che con il trasferimento del personale vi sia un abbassamento del salario accessorio pro capite del personale già attualmente in servizio presso l’amministrazione regionale. Per superare questa criticità, appare necessario inserire nella legge di bilancio un emendamento che consenta una deroga a tale disposizione sia per il personale trasferito ai sensi della legge 56/2014 sia, più specificatamente per quanto attiene in questa sede, per il personale del mercato del lavoro.
3) occorre prevedere una fase transitoria per permettere alle Regioni la definizione e la messa in atto delle necessarie condizioni normative, amministrative e organizzative, al fine di garantire la continuità nei servizi. La norma deve essere pertanto completata inserendo un termine entro il quale avviare il percorso di trasferimento (ad esempio, entro il 31 dicembre 2018), in assenza della quale il processo è insostenibile, non potendo le Regioni al momento dell’entrata in vigore della legge assicurare alcun automatismo di ingresso;
4) sul versante delle risorse per i contratti a tempo determinato, anche ai fini del ricorso alle procedure di stabilizzazione di cui all’art. 20, comma 4 del D. Lgs. n. 75/2017, si rileva come la norma (al comma 19) faccia riferimento anche alle collaborazioni coordinate e continuative, oltre che ai contratti a termine, destinando ad entrambe le fattispecie lo stanziamento di 16 milioni di euro (comma 21). Si evidenzia che negli Accordi politici intercorsi non sono mai stati presi in considerazione i co.co.co. e che, a tal proposito, il fabbisogno di risorse è stato stimato sulla base dei soli tempi determinati. Si rischia, pertanto, di riaprire la partita inserendo anche i co.co.co, laddove non fosse previsto un adeguato incremento di risorse. Peraltro, dalla relazione tecnica si evince che il numero dei collaboratori segnalati da una sola amministrazione regionale appare considerevole (340 unità), con quasi un raddoppio della platea (da circa 355 a 695 unità). Occorre, pertanto, sia chiarire la fonte di rilevazione dei dati utilizzata dalle amministrazioni centrali per la quantificazione del personale con contratto a tempo determinato, sia prevedere una copertura finanziaria sostenibile, laddove la manovra venga estesa anche ai collaboratori. Infine, nell’ottica di consentire la regolare ed efficace erogazione delle prestazioni dei centri per l’impiego, occorre assicurare l’effettiva proroga dei contratti per il personale assunto a tempo determinato superando i limiti di durata dei medesimi contratti e tenendo conto di quanto già riportato nel precedente punto 2.
10. Copertura del contratto del personale dipendente e convenzionato della Sanità
Dopo l’articolo 41, aggiungere il seguente:
Art. 41 bis
Lo stanziamento del Fondo Sanitario Nazionale è incrementato a decorrere dall’anno 2018 di 1300 milioni di euro al fine di consentire il rinnovo del contratto del personale dipendente e convenzionato.
A l’onere si provvede riducendo in misura corrispondente l’importo attualmente previsto al comma 1 dell’articolo 58 che conseguentemente viene rideterminato in 1550 milioni di euro. 
Relazione
Il rinnovo del contratto in materia sanitaria non risulta compatibile con gli attuali stanziamenti di bilancio, conseguentemente occorre incrementare il Fondo Sanitario Nazionale del 3,48% del monte salari erogato. Tale emendamento è coerente con le disposizioni contenute nei commi 3 e 4 dell’articolo 58 in quanto esplicitano che gli oneri per il rinnovo del contratto sono posti a carico dei rispettivi bilanci ai sensi dell’articolo 48, comma 2, del Decreto Legislativo n. 165/2001.
11. Attuazione della Sentenza Costituzionale 205/2016.
Dopo l’articolo 68 del ddl “Bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 208 – 2020” Atto Senato n. 2960, è aggiunto il seguente:
“Articolo 68 bis - Fondo per il finanziamento delle funzioni riassegnate ad altri enti in attuazione della legge 56/2014”
Al fine di finanziare le funzioni riallocate ad altri enti a seguito della riforma della legge 56/2014, è istituito un fondo denominato “Fondo per il finanziamento delle funzioni riassegnate ad altri enti in attuazione della legge 56/2014” con la dotazione finanziaria di 3.000 milioni a decorrere dall’anno 2018. Il Fondo è ripartito fra le Regioni secondo la tabella allegata. All’onere si provvede mediante corrispondente riduzione lineare e strutturale degli stanziamenti dei Ministeri ai sensi dell’articolo 22 bis della legge 31 dicembre 2009, n.196.
 

Relazione
Attualmente le funzioni non fondamentali riallocate dalle Province non hanno il finanziamento statale richiesto in quanto i risparmi di Province e Città metropolitane riversati allo Stato non sono stati riassegnati “agli enti subentranti nell’esercizio delle stesse funzioni non fondamentali” (art. 1, comma 97, lettera b, della legge n. 56 del 2014).
Il Fondo per il finanziamento delle funzioni riassegnate ad altri enti in attuazione della legge 56/2014 mira, pertanto, a finanziare le funzioni “non fondamentali” che attualmente sono state riallocate ad altri enti senza il relativo finanziamento con le risorse del Fondo per l’esercizio delle funzioni da assegnare ai soggetti subentranti così come indicato dalla Corte Costituzionale.
La norma, infatti, attua la sentenza della Corte Costituzionale 21 luglio 2016, n.205 che indica il naturale evolversi secondo la legislazione vigente del trasferimento delle funzioni e dei relativi flussi finanziari. Il «processo riorganizzativo generale delle Province […] l’esercizio delle funzioni a suo tempo conferite – così come obiettivamente configurato dalla legislazione vigente – deve essere correttamente attuato, indipendentemente dal soggetto che ne è temporalmente titolare e comporta, soprattutto in un momento di transizione caratterizzato da plurime criticità, che il suo svolgimento non sia negativamente influenzato dalla complessità di tale processo di passaggio tra diversi modelli di gestione» (sentenza n. 10 del 2016), inoltre, è precisato che il versamento delle risorse da parte delle Province e Città metropolitane ad apposito capitolo del bilancio statale (così come l’eventuale recupero delle somme a valere sui tributi provinciali) è specificamente destinato al finanziamento delle funzioni provinciali non fondamentali e che tale misura si inserisce sistematicamente nel contesto del processo di riordino di tali funzioni e del passaggio delle relative risorse agli enti subentranti”.

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( red / 14.11.17 )
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