Regioni.it

n. 3271 - venerdì 17 novembre 2017

Sommario

Documento della Conferenza delle Regioni del 26 ottobre

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Emergenza idrica: "focus" per la commissione Ambiente della Camera

(Regioni.it 3271 - 17/11/2017) Donatella Spano - coordinatrice della commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni e assessore della Regione Sardegna - ha illustrato nel corso di un'audizione alla Commissione ambiente e lavori pubblici della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’emergenza idrica e sulle misure necessarie per affrontarla un documento sul tema predisposto e approvato dalla Conferenza delle Regioni .
Il testo è stato preparato dalla commissione Ambiente e dalla commissione Agricoltura della Conferenza delle Regioni ed è stato pubblicato integralmente sul portale www.regioni,it, sezione "Conferenze".
Se ne riportano di seguito alcuni stralci senza gli allegati riferiti alle singole situazioni regionali.
Documento informativo per l'indagine conoscitiva sull’emergenza idrica e sulle misure necessarie per affrontarla
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome presenta un documento che riporta gli approfondimenti svolti sull’impatto dell’emergenza idrica, sia sull’uso civile sia sull’uso irriguo dell’acqua e le misure intraprese o programmate al fine di mitigare gli effetti derivanti da tali emergenze.
Settore potabile
Premessa
Come è oramai a tutti noto il 2017 ha fatto registrare, su tutto il territorio nazionale, un notevole decremento delle precipitazioni con un deficit estivo di pioggia complessivo del 41%. Secondo i dati disponibili la primavera 2017 è risultata una delle più secche di sempre. Inoltre, come confermato dell’analisi dai dati dell’ultima stagione estiva, pubblicati dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR (http://www.isac.cnr.it/climstor/climate_news.html), l’estate 2017 è stata la tra le più calde dal 1800 ad oggi, infatti risulta al 2° posto per temperatura media con una anomalia di +2.48°C (Tabelle 1, 2 e 3 e figure 1, 2 e 3).
Dall’analisi degli stessi dati dell’ISAC-CNR, per quanto riguarda le precipitazioni, l’estate 2017 mostra uno scostamento del -41% riferito alle medie del trentennio 1971/2000, risultando la quarta più secca dal 1800 ad oggi (Tabella 4 e Figura 4)
Di seguito si riportano i risultati dell’analisi meteorologica effettuata su base annua con i valori del periodo dicembre 2016 - settembre 2017, dei dati dell’ISAC-CNR (tabelle 5, 6 e 7, Figure 5, 6 e 7).
Di seguito si riporta l’analisi meteorologica, condotta dall’ISAC-CNR, su base annua di lungo termine (Dicembre 2016 – Settembre 2017), in cui il valore corrispondente all’ordinata uguale a zero rappresenta la media dei valori, relativi allo specifico parametro (termometria o pluviometria), rilevati nel trentennio 1971-2000 (Figure 8-11).
L'indice SPI (Standarized Precipitation Index, Mc Kee et al. 1993), consente di definire lo stato di siccità in una località e quantifica il deficit di precipitazione per diverse scale temporali, nelle figure 12 a e 12 b viene riportata l’elaborazione dell’indice SPI a scala nazionale su base 3 e 6 mesi per il triennio 2015/17 (Bollettino Siccità dal sito istituzionale http://www.isprambiente.gov.it/ vedi tabella nel documento integrale).
Come evidente dalle figure sopra riportate, la crisi ha interessato in maniera differente le regioni italiane, pur tuttavia interessando tutto lo stivale e le isole. La situazione delineata ha, come noto, determinato la necessità di operare riduzioni nella erogazione relativa sia al settore idropotabile sia al settore irriguo e in alcuni casi ha anche portato alla dichiarazione dello stato di emergenza finalizzato alla attivazione di misure straordinarie sia di tipo strutturale che di tipo non strutturale, atte al superamento dello stato di crisi.
Nella figura 13 si riporta la distribuzione percentuale dei prelievi e degli usi della risorsa idrica per le principali attività in Italia nell’anno 2012, i valori sono espressi in miliardi di metri cubi (Fonte: Istat, Uso delle Risorse Idriche, 2012).
Figura 13 distribuzione percentuale dei prelievi e degli usi della risorsa idrica per le principali attività in Italia nell’anno 2012

Figura 14 Percentuale di perdite nelle reti delle regioni italiane periodo 2008-2012




A fronte di questi dati, che impongono ingenti interventi di ammodernamento degli schemi acquedottistici nonché interventi di manutenzione straordinaria, gli investimenti realizzati per rimodernare gli acquedotti sono tra i più bassi in Europa: 32 euro l'anno per abitante a fronte della Francia e della Germania che ne investono 88, il Regno unito 102 e la Danimarca 129. (dati Utilitalia). Come è noto l’attuale assetto legislativo prevede che gli investimenti nel settore idrico debbano trovare nel sistema tariffario la principale fonte di finanziamento. La normativa europea prevede infatti che la tariffa copra integralmente i costi di investimento e le risorse pubbliche dovrebbero pertanto rappresentare un sistema integrativo di finanziamento. Tuttavia tale impostazione unitamente al deficit strutturale sopra evidenziato, che marca l’esigenza di interventi straordinari, comporterebbe aumenti tariffari insostenibili per l’utente, ovvero tempi di realizzazione troppo lunghi non compatibili con l’esigenza di intervenire nel breve e medio periodo. Secondo il rapporto stilato nel 2015 dalla Struttura di missione per il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, con la collaborazione di Invitalia nell’ambito delle attività “Italiasicura”, il fabbisogno nazionale di investimenti si attesta intorno ai 4 – 5 miliardi di euro all’anno che, in linea con gli investimenti europei, corrisponde a circa 80 €/ abitante/anno. Tale necessità non trova copertura come detto sopra nella capacità di investimento da tariffa.
Il medesimo rapporto evidenzia lo stato degli investimenti a valere sulle risorse relative alle programmazioni FAS 2000-2006; FSC 2007-2013; risorse UE del medesimo periodo (Tabella 8 e figura 16).


Sono 5.812 gli interventi nel settore idrico finanziati con risorse pubbliche, per un importo totale di 11,85 miliardi di euro a valere soprattutto sul Fondo di Sviluppo e Coesione e sui Fondi Strutturali Europei. Il 70% di questi (4.039 interventi) risulta concluso, per un valore di 5,6 miliardi di euro. Nelle tabelle seguenti si riporta il numero degli investimenti suddivisi per tipologia con relativo importo (tabella 9), e distribuzione geografica degli stessi (tabella 10).

La figura 17 è riepilogativa dell’importo, espresso in milioni di Euro, e del numero degli interventi per ogni regione.

Si stima che in media, sono necessari 5 anni e 6 mesi per realizzare un investimento pubblico nel settore (quasi 2 anni per la progettazione, poco più di un anno per l’affidamento dei lavori e 2 anni e 6 mesi per i lavori), ai quali si aggiungono oltre 3 anni per le lungaggini burocratiche.
Con i Patti per il Sud sono stati destinati circa 1miliardo di € per il recupero delle perdite idriche.
Tenuto conto che il fabbisogno nazionale di investimenti si attesta intorno ai 4 – 5 miliardi di euro all’anno e che gli investimenti nel periodo 2000/13 sono stati meno di 12 miliardi di euro, si ha uno stanziamento medio annuo di circa 785 milioni di euro che risultano ben al di sotto di quanto necessario.
Pertanto tra le misure urgenti da adottare per contrastare gli effetti della siccità sarà necessario:
- prevedere risorse adeguate per gli interventi strutturali
- migliorare l’efficienza delle reti idriche
- incentivare l’utilizzo dei reflui depurati
Le misure dovranno tenere conto anche degli aspetti non strutturali che rivestono un’importanza fondamentale nella governance in quanto concorrono al contenimento delle perdite e hanno una distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale quali:
- Rafforzare il ruolo dell’Osservatorio sulla Strategia Nazionale degli Adattamenti Climatici, che rappresenta la cabina di regia per il monitoraggio costante degli aspetti meteorologici e climatici e la programmazione delle conseguenti azioni. L’Osservatorio Nazionale, istituito in attuazione di quanto previsto dal Decreto Direttoriale del Ministero dell'Ambiente n. 86/2015, rappresenta infatti l’organo fondamentale di confronto tra lo Stato e le Regioni, per l’individuazione delle migliori azioni e interventi al fine di un monitoraggio in continuo dell'emergenza idrica.
- Incentivare il risparmio idrico anche attraverso il riuso e l’innovazione tecnologica, favorendo e valorizzando esperienze che mettano a sistema le migliori pratiche esistenti in uno sforzo continuo nella ricerca di soluzioni innovative.
- Valorizzare buone pratiche gestionali delle reti con forte contenuto di innovatività, sia nel settore potabile che nel settore irriguo.
Considerata la rilevanza della questione la Commissione Ambiente della Camera dei deputati, ha richiesto di svolgere un'indagine conoscitiva, ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, finalizzata a:
- acquisire elementi di informazione e dati sullo stato della emergenza idrica, nonché sulla sua evoluzione e sulle variazioni rispetto agli anni precedenti;
- valutare l'efficacia delle misure adottate ed a individuare ulteriori misure, anche nell'ambito di appositi strumenti di pianificazione e di programmazione degli interventi;
- acquisire elementi di informazione sul quadro degli investimenti programmati, realizzati e in corso di realizzazione, destinati al miglioramento delle reti. (Boll. Cam. Dep. 18/07/2017 - 854)
L’indagine conoscitiva dovrà essere conclusa entro il 31 dicembre 2017.
Con riferimento all’oggetto, è stato proposto alle Regioni lo schema di seguito riportato e sono pervenuti a questo Coordinamento i contributi delle Regioni Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana e Umbria e Veneto(vedi schema nel documento integrale).
Link alla situzione delle singole regioni nel documento integrale (da pagina 1 a paina 80)
Il settore agricolo
Al fine di dare un contributo nell’ambito dello svolgimento di una indagine conoscitiva sull'emergenza idrica e sulle misure necessarie per affrontarla, il Sistema delle Regioni e Province autonome, di parte agricola, ha convenuto di elaborare una scheda per titoli, sulla scorta degli ambiti di indagine richiesti, da sottoporre alla compilazione delle singole Regioni e Province autonome, sì da avere omogeneità di informazioni da parte delle stesse.
La scheda prevedeva l’inserimento delle seguenti informazioni:
- elementi di valutazione e dati sullo stato della emergenza idrica, nonché sulla sua evoluzione e sulle variazioni rispetto agli anni precedenti;
- un minimo di informazione sulle misure adottate e, se il caso, porre le basi per individuare ulteriori misure, anche nell’ambito di appositi strumenti di pianificazione e di programmazione degli interventi;
- elementi di informazione sul quadro degli investimenti programmati, realizzati, e in corso di realizzazione, destinati al miglioramento delle reti (cfr. lo schema proposto nel documento integrale):
Sono pervenute le schede da parte delle seguenti Regioni e Province Autonome: Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Provincia di Trento, Umbria e Veneto.
Dall’esame delle schede pervenute, emerge che il particolare andamento climatico dell’annata, caratterizzato da una scarsità di precipitazioni nel periodo invernale e primaverile e da una andamento delle temperature, nel periodo estivo, superiori alle medie stagionali, in alcuni casi con massime fino a 5°C più alte rispetto alle medie del periodo, ha determinato una situazione di elevata criticità relativa alla disponibilità di risorse idriche, che si è andata aggravando nei mesi successivi, tanto da indurre diverse Regioni a dichiarare lo stato di emergenza.
La carenza idrica determinatesi ha generato una condizione di stress:
-
sulle colture erbacee cerealicole e industriali, causando gravi danni anche al settore zootecnico, a seguito della forte riduzione delle produzioni foraggere (pascoli compresi);
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sulle colture arboree, in particolare su olivo e vite.
Per quanto riguarda l’andamento delle colture irrigue, oltre all’incremento dei consumi irrigui si sono registrate conseguenze negative sia sulle rese che sulla qualità delle produzioni, in particolare sulle colture orticole.
In definitiva, quindi, oltre ai danni alle colture non irrigue, la vera criticità è stata rappresentata, anche, da una preoccupante riduzione delle disponibilità di risorse idriche da destinare all’irrigazione. Infatti, si sono fortemente ridotte le portate delle sorgenti e dei fiumi, con abbassamenti, in alcuni casi di portata eccezionale, dei livelli dei laghi.
Rispetto all’anno idrologico in corso (con inizio il 1 ottobre 2016), sono stati registrati dei deficit di precipitazioni piuttosto elevati, che, in alcuni casi hanno toccato punte dell’80% (in particolare nella provincia di Trapani, in Sicilia) in meno, rispetto alla media degli anni precedenti.
Analogamente anche gli apporti nevosi, su tutto l’arco alpino e prealpino, sono stati tra i più bassi storicamente mai registrati. Le scarse precipitazioni, dal periodo autunnale al periodo primaverile, sommate al limitato apporto rinveniente dallo scioglimento della neve hanno condizionato pesantemente la ricarica dei corsi d’acqua e della falda sotterranea, particolarmente sofferenti.
Inoltre, si segnala che, nel corso degli ultimi anni si è registrato un profondo cambiamento del regime pluviometrico, con fenomeni di piogge intense concentrati in brevi periodi dell’anno. Le intense piogge, di breve durata, solo in parte si infiltrano nel suolo, assicurando una parziale ricarica delle falde mentre buona parte defluisce lungo i terreni e le aste fluviali. L’aumento delle temperature medie comporta, altresì, un incremento dell’evaporazione dei volumi invasati nelle dighe ed un incremento dell’evapotraspirazione dei suoli.
Per quanto concerne la “Pianificazione e programmazione degli interventi”, la quasi totalità delle Regioni e Province autonome ha evidenziato di aver fatto ricorso alle misure del PSR 2014-2020, attivandosi, anche, per addivenire alla richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza.
Altro strumento di intervento sono stati i diversi Piani o Programmi, finalizzati alle infrastrutture connesse alla gestione delle acque, vigenti nelle diverse Regioni e Province autonome.
Dal punto di vista degli ulteriori strumenti ritenuti importanti, per affrontare la problematica in questione, grande rilievo assumono gli interventi da attivare con il Programma di Sviluppo Rurale Nazionale e qualunque altro intervento finalizzato a contrastare il cambiamento climatico ed a migliorare, anche nel settore irriguo, l’utilizzo della risorsa disponibile.
Il Sistema delle Regioni e Province autonome ritiene necessario, al fine di conseguire l’atteso risultato, porre in essere una politica coordinata a livello comunitario, affinché:
-
in sede di predisposizione del Bilancio dell’Unione, sia garantita una quota adeguata di risorse da destinare al contrasto al cambiamento climatico, i cui effetti hanno pesantemente colpito i Paesi mediterranei ed in particolare l’Italia, anche con riferimento alla realizzazione di nuove opere irrigue ed alla manutenzione/adeguamento di quelle esistenti. Una condivisione di questa impostazione, eventualmente supportata anche da interventi nazionali, può quindi ridurre concretamente il gravissimo problema rappresentato dalla dispersione della risorsa per carenze strutturali delle opere di adduzione e contribuire al rilancio dell’economia, con particolare riferimento a settori – quali, a titolo d’esempio, quello delle costruzioni – che sono stati fortemente colpiti dalla crisi economica;
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nell’ambito della nuova PAC, si sostengano gli agricoltori che investono in “buone pratiche” agroambientali, anche incentivando la messa a punto e la diffusione di innovazioni per migliorare la competitività e le prestazioni di carattere ambientale – con particolare riferimento al corretto utilizzo di risorse non rinnovabili come acqua e suolo – delle aziende agricole;
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si promuova l’agricoltura di precisione, che ottimizzi i fattori della produzione in modo sostenibile e sviluppi modelli di agricoltura conservativa che consentano di contenere le emissioni di gas climalteranti;
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si salvaguardino le risorse finanziarie destinate all’agricoltura, anche con riferimento al mantenimento delle Organizzazioni comuni di mercato (OCM), che rappresentano uno strumento in grado di sostenere l’ammodernamento di alcuni settori di grande rilevanza per l’agricoltura italiana (ortofrutticolo, vitivinicolo) e di favorire l’aggregazione dei produttori;
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si enfatizzi il ruolo degli interventi infrastrutturali – adeguatamente valutati sotto il profilo dell’impatto ambientale – per migliorare la capacità di invaso e di ricarica della falda, per evitare gli sprechi e la dispersione della risorsa e per favorire la diffusione di adeguate modalità di distribuzione a livello territoriale;
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si valuti la opportunità, a livello nazionale e regionale, di realizzare opere strutturali a medio termine.
Quanto innanzi detto rappresenta la piattaforma comune del Sistema delle Regioni e Province autonome, fermo restando la evidente differenza tra esse e una più puntuale descrizione delle attività, così come contenute nelle schede che seguono.
Al fine di consentire una comprensione più puntale dei diversi fenomeni a livello regionale, si allega la raccolta che riporta integralmente le osservazioni pervenute.



( red / 17.11.17 )
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