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n. 3278 - martedì 28 novembre 2017

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Autonomia differenziata: Maroni, è una trattativa seria

Ai blocchi di partenza ci sono già tre Regioni

(Regioni.it 3278 - 28/11/2017) "Lombardia, Emilia, e spero presto anche il Veneto, sono il blocco di regioni, e se, poi, parteciperà una regione del Sud tanto meglio, che possono davvero fare la differenza". Lo dichiara il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, in merito alla trattativa, in corso con il governo centrale, su una maggiore autonomia su 23 materie, come previsto dalla Costituzione, rispetto alla quale però il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa ha già fatto presente che non concederà tutte le materie, ma “fa parte della trattativa: io di Bressa mi fido, è una trattativa seria che conviene alle Regioni e al governo", sottolinea, a margine del dopo Giunta, a Palazzo Pirelli, a Milano. "La Campania ha chiesto di partecipare ma il sottosegretario Bressa, giustamente, ha fatto presente, al mio amico De Luca, che non basta una lettera, bisogna mettere in moto una procedura in Consiglio regionale”, spiega. “Emiliano ci sta pensando e sono molto interessato che una regione del Sud partecipi", aggiunge. "Altre Regioni non mi risulta abbiano chiesto di partecipare ma va bene così”.
Dalle prospettive legate alla maggiore autonomia con una applicazione dell’articolo 116 della Costituzione, Maroni è poi passato ad affrontare alcuni temi legati alle prossime elezioni.
"A marzo, probabilmente, si sciolgono sia l'assemblea regionale che il parlamento e, quindi, non c'è altra alternativa che fare l'election day". Lo dichiara il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, ipotizzando come possibile data per l'election day il 18 marzo. "Non capisco chi dice di no", perché "vuol dire buttare via soldi pubblici, vuol dire chiedere ai lombardi di andare a votare due volte in due giornate diverse, poi non lamentiamoci se la gente non va a votare", commenta Maroni, a margine del dopo Giunta odierno, a Palazzo Pirelli, a Milano. "Nel 2013 ha funzionato, Lombardia, Lazio e altre Regioni, e anche nel 2018 deve essere così, non vedo argomenti per il contrario", ribadisce. "C'era l'ipotesi che il parlamento votasse a maggio e, siccome, per noi, il termine ultimo è fine aprile, ci sarebbe stato bisogno di una legge nazionale" ma "ne ho parlato con Minniti a suo tempo e non ha posto obiezioni", assicura il presidente lombardo. "Se si vota a marzo, non c'è bisogno di fare nulla: il presidente della Repubblica scioglierà il parlamento, il governo indirà la data e, conseguentemente, il prefetto di Milano abbinerà le elezioni regionali alle elezioni politiche", spiega. "E' una cosa logica, di buon senso, mi stupisce che qualcuno possa pensare di non farle, non riesco a capire il motivo", sottolinea. E a chi gli fa notare che il suo probabile antagonista di centrosinistra, Giorgio Gori, parteggi per il voto separato, tra regionali e politiche, per parlare di più di Lombardia, Maroni risponde: “Rispetto le opinioni di tutti, però, mi sembra una posizione piuttosto strampalata. Io parlo di Lombardia quotidianamente, qual è il problema, non capisco", continua Maroni. “Fare le elezioni separate vuol dire spendere il doppio, non mi pare sia una cosa intelligente da dire. E poi, vuol dire chiedere ai lombardi di andare a votare in due giorni diversi per una pura e semplice sciocchezza, visto che si è fatto nel 2013, lo rifaremo nel 2018: questo è l'impegno che prendo, cari lombardi si farà l'election day", sostiene. A chi gli chiede se la sua ricandidatura alla carica di Presidente della Lombardia sia certa, risponde: "voi avete obiezioni?"

 



( sm / 28.11.17 )
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